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	<title>Albiero Roberta Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Albiero Roberta Archivi | Gangemi</title>
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		<title>La valigia di Valter</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Nov 2012 14:05:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La valigia di Valter è il progetto di un libro e di una mostra itinerante che esplorano e documentano la ricerca di Valter Tronchin, scomparso improvvisamente nell'ottobre di tre anni fa. È anche l'omaggio a un amico amato e sempre presente, che ricordiamo come architetto e artista dotato e appassionato, ben sapendo che le pagine ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La valigia di Valter è il progetto di un libro e di una mostra itinerante che esplorano e documentano la ricerca di Valter Tronchin, scomparso improvvisamente nell&#8217;ottobre di tre anni fa. È anche l&#8217;omaggio a un amico amato e sempre presente, che ricordiamo come architetto e artista dotato e appassionato, ben sapendo che le pagine di questo libro non bastano certo a raccontarne l&#8217;opera e il carisma. Insieme a Lucia Ravagni e Marco Gaggio abbiamo raccolto e ordinato alcuni materiali significativi da cui emerge un territorio di ricerca ricco e complesso, un percorso fatto di continue interferenze tra architettura e arte, in tutte le sue manifestazioni: dalla pittura alla scultura, dal cinema alla fotografia, dalla musica alla danza e alla poesia. Soprattutto per le arti visive la relazione con l&#8217;immaginario architettonico è così forte che non è possibile, in alcuni casi, scinderne le componenti. La forma, il disegno, il colore, la geometria rappresentano strumenti in funzione di una più alta logica compositiva, che emerge come tensione continua, senza trovare mai un punto di arresto, di stasi. Anche nei progetti compiuti e realizzati, si avverte la presenza di più possibilità e soluzioni compositive che lasciano aperte le porte dell&#8217;immaginazione. La ricerca formale di Valter si avvale della pittura come di un terreno libero sul quale declinare potenzialità di strutture compositive e cromatiche che, seppure ridotte all&#8217;ambito bidimensionale, alludono, sempre, a una spazialità architettonica. Così come il disegno di una pianta o di un alzato rivela sempre una propria matrice iconografica.</p>
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		<title>Abitare il recinto</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/abitare-il-recinto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jan 2008 13:03:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Abitare il recinto è una raccolta di riflessioni attorno al tema della casa a patio, realizzata sulla base di sperimentazioni didattiche. Tali esercitazioni sono state condotte all'interno di due facoltà di architettura, Venezia e Ascoli, che hanno visto coinvolti due laboratori di progettazione del primo anno in una sorta di gemellaggio fondato sullo scambio di ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Abitare il recinto è una raccolta di riflessioni attorno al tema della casa a patio, realizzata sulla base di sperimentazioni didattiche. Tali esercitazioni sono state condotte all&#8217;interno di due facoltà di architettura, Venezia e Ascoli, che hanno visto coinvolti due laboratori di progettazione del primo anno in una sorta di gemellaggio fondato sullo scambio di saperi, collaborazioni e confronti e, non ultimo, su un rapporto di amicizia.<br />I materiali contenuti nel libro, pazientemente ordinati da Alessandro Gabbianelli, sono costituiti da contributi teorici delle due docenze attorno al tema dell&#8217;abitare, con particolare riferimento al tipo della casa a patio, e da alcune sperimentazioni progettuali svolte dagli studenti.<br />Il primo anno, in molti corsi di studi incentrato sull&#8217;approfondimento dell&#8217;abitazione, rappresenta un&#8217;occasione importante, un banco di prova, per sviscerare il nucleo primario dell&#8217;idea di abitare. Perché la casa a patio, è presto detto. Essa rappresenta uno degli archetipi dell&#8217;organizzazione spaziale della casa. Ci è sembrato opportuno prendere l&#8217;avvio dallo studio di un modello originario, vivisezionandolo, reinterpretandolo per giungere, ampliando lo sguardo alle modalità dell&#8217;abitare<br />contemporaneo, a coglierne la profonda attualità.<br />La ricerca sulla casa in Italia sta vivendo un periodo di stasi e il nostro interesse intende spingersi al di là del significato didattico di tale lavoro, per aprire una riflessione più ampia sulle problematiche attuali dell&#8217;housing.<br />La casa a patio costituisce, a nostro avviso, un valido modello alternativo, contrapposto alla casa unifamiliare su lotto che ha contribuito a costruire per anni il paesaggio della città diffusa. Essa ingloba inoltre il codice genetico di tessuti urbani minori che da sempre<br />hanno rappresentato quel connettivo così riconoscibile nella città araba e, in generale, mediterranea.<br />Il nostro sforzo, insieme a quello degli studenti, è volto pertanto a indagare e trasmettere, seppure in modo incompleto, come tale archetipo possa essere ancora portatore di valenze, di suggestioni, di visioni per una nuova idea di casa.</p>
<p>Alessandro Gabbianelli nasce a Corinaldo nel 1973, si laurea in Architettura a Venezia nel 2005 con Roberta Albiero, con lei condivide anche attività di ricerca dal 2000 al 2005 e partecipa a concorsi di progettazione pubblicati su libri e riviste di architettura. Dal 2005 frequenta la scuola di dottorato in Conoscenza e progetto delle forme d&#8217;insediamento presso l&#8217;Università degli Studi di Camerino &#8211; Facoltà di Architettura di Ascoli Piceno.<br />Nella stessa facoltà collabora all&#8217;attività didattica e di ricerca di Luigi Coccia. I suoi studi e le sue ricerche si rivolgono principalmente all&#8217;architettura del paesaggio. Svolge attività professionale nelle Marche dedicandosi al garden design.</p>
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		<title>Città e luoghi</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/citta-e-luoghi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>LA SITUAZIONELa città fabbrica, la città del capitale, la città per parti, la città collage, la città di latta, la città di quarzo, la città dei bite, la città fortezza, la città postmoderna, la città evento, oppure la città vivente, istantanea, analoga, frontale, fisica, invisibile, visibile, dialettica, diffusa, bella, generica, generale, atopica, globale, narcotica, disfatta, ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>LA SITUAZIONE<br />La città fabbrica, la città del capitale, la città per parti, la città collage, la città di latta, la città di quarzo, la città dei bite, la città fortezza, la città postmoderna, la città evento, oppure la città vivente, istantanea, analoga, frontale, fisica, invisibile, visibile, dialettica, diffusa, bella, generica, generale, atopica, globale, narcotica, disfatta, digitale, banale, variabile, aperta, perduta, interrotta, sana, concreta, aleatoria, necessaria, elementare, complessa, possibile, dispersa, emergente; la città sembra ormai non avere più consistenza se non attraverso una serie di aggettivi che la specificano e le conferiscono un&#8217;essenza tendenziosa, sottraendola a un processo di costante e inarrestabile perdita di identità. </p>
[&#8230;]
<p>UN&#8217;IPOTESI<br />Assumere la fine della città come principio comporta la relativa metafora della fine della città come termine spaziale dell&#8217;insediamento, linea lungo la quale si collocano gli interventi marginali prima introdotti. Da questo punto di vista la nozione di fine della città è intrinsecamente periferica, ovvero anticentralistica, tesa a negare ogni racchiudersi dell&#8217;insediamento attorno a se stesso, ogni sua corporeità ma anche qualsiasi sua estensione reticolare, dal momento che questa non sarebbe altro che una forma diversa di omogeneità&#8230;<br />[Franco Purini, in LA FINE DELLA CITTÀ]Franco Purini<br />Nato a Isola del Liri (Fr) nel 1941. Docente di Composizione architettonica e urbana presso la Facoltà di architettura “Valle Giulia” dell&#8217;Università “La Sapienza” di Roma. <br />Roberta Albiero<br />È nata a Padova nel 1965. Si laurea nel 1992 in architettura all&#8217;Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Dopo alcune esperienze lavorative in Portogallo (Porto e Lisbona) si stabilisce a Venezia dove attualmente lavora. Dal 1994 collabora con i corsi e i laboratori di progettazione architettonica tenuti da Franco Purini presso l&#8217;Istituto Universitario di Architettura di Venezia. È Dottore di Ricerca in Progettazione Architettonica e Urbana al Politecnico di Milano. Ha partecipato a numerosi concorsi, mostre e seminari. È autrice di un libro su Adalberto Libera e di numerosi articoli pubblicati su riviste nazionali e internazionali. È professore a contratto presso lo IUAV.<br />Valter Tronchin<br />È nato nel 1967 a Treviso. Si laurea in Architettura nel 1997 a Venezia con Franco Purini con il quale collabora ai corsi di progettazione architettonica presso lo IUAV. È dottore in Teorie della Composizione Architettonica all&#8217;Università La Sapienza di Roma. Partecipa a numerosi seminari. Suoi progetti e articoli sono stati pubblicati in riviste e catologhi italiani. Dal 1984 affianca alla progettazione architettonica attività di ricerca sul rapporto architettura e arte e sui problemi della forma.</p>
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