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	<title>Alemanno Gianni Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Alemanno Gianni Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Le Regioni. Regioni e testimonianze d&#8217;Italia per il 150° anniversario</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 14:04:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Leggiamo oggi Carlo Cattaneo e ci appare assolutamente convincente il suo appello di allora a salvare le diversità regionali, portando in sede nazionale il meglio che esse esprimevano. Non meno convincente ci appare il progetto di regionalismo che Marco Minghetti riuscì a portare sino al tavolo del Governo e che lì fu fermato per decisione ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Leggiamo oggi Carlo Cattaneo e ci appare assolutamente convincente il suo appello di allora a salvare le diversità regionali, portando in sede nazionale il meglio che esse esprimevano. Non meno convincente ci appare il progetto di regionalismo che Marco Minghetti riuscì a portare sino al tavolo del Governo e che lì fu fermato per decisione dello stesso Cavour. Eppure l&#8217;Italia nacque centralista e forse non poteva essere altrimenti. Troppo deboli erano, in quel momento, le istituzioni unitarie per permettersi un decentramento che avrebbe potuto rendere difficile un processo di unificazione che era tutto da fare. Troppo forti erano ancora i sentimenti di appartenenza locale per esser certi che quelle difficoltà non avrebbero finito per trasformarsi in veri e propri impedimenti. Questo dovette pensare Cavour mentre fermava Minghetti, nella consapevolezza, una volta di più, che l&#8217;Italia possibile non era necessariamente l&#8217;Italia migliore, ma era quella, appunto, che si poteva fare. Certo si è che, da allora, la scelta centralista ha gravato a lungo sul paese, gli ha dato il suo scheletro unitario, ma ha contribuito non poco a limitarne le potenzialità. Con un paradosso per nulla inspiegabile, si è rivelata incapace di rimuovere differenze contrarie all&#8217;unità nello stesso momento in cui ha tarpato diversità che l&#8217;unità l&#8217;avrebbero arricchita. Sono passati centocinquant&#8217;anni e il clima è totalmente cambiato. Fu già la Costituzione della Repubblica a ripudiare oltre sessant&#8217;anni fa la scelta centralista a favore di un regionalismo segnato dalla diffusione dello stesso potere legislativo, così come aveva predicato Cattaneo. Si ritenne giustamente allora, che una democrazia con forti radici popolari come quella che si stava costruendo, non solo fosse compatibile con il decentramento, ma ne avesse addirittura bisogno, proprio per essere più vicina ai cittadini e a fornire loro più sedi e occasioni di partecipazione attiva. E sebbene ci siano voluti poi molti anni perché il nuovo ordinamento venisse attuato, quella strada non è stata più abbandonata. È stata anzi rafforzata con la riforma costituzionale del 2001, che ha addirittura fatto dell&#8217;architettura del potere istituzionale una costruzione che parte non più dall&#8217;alto, ma dal basso, trovando nei Comuni il luogo primigenio di quel potere, mentre è in corso di ulteriore avanzamento oggi, con le prospettive concretamente aperte di un regionalismo tanto avanzato da essere definito federalismo. In questo clima, la Mostra delle Regioni diviene, più di ogni altra, la mostra dell&#8217;Italia che abbiamo, la mostra dell&#8217;unità &#8211; perché è l&#8217;unità che celebriamo &#8211; attraverso le diversità che la compongono e le danno forza. È importante che ci siano tutte e che tutte ci mostrino il loro volto, con la loro cultura, i loro prodotti e le loro tradizioni, che sono allo stesso tempo tradizioni, produzioni e cultura italiane. Nella storia delle celebrazioni dell&#8217;unità d&#8217;Italia è la prima volta che accade. È certo vero &#8211; e significativo &#8211; che neppure negli anni del centralismo le Regioni fossero dimenticate in occasione di tali celebrazioni. Non lo furono infatti nel 1911, né lo furono nel 1961, quando, nonostante la Costituzione, la nascita delle istituzioni regionali (salvo quelle a statuto speciale) era ancora di là da venire. Ma questa volta sono le Regioni che presentano se stesse, che scelgono quindi ciascuna il volto con cui vogliono farlo. Questa è dunque una Mostra diversa da quelle del passato. Dobbiamo esserne grati a chi l&#8217;ha organizzata, superando difficoltà comprensibilmente accresciute dal peso e dalla quantità dei soggetti che era necessario sollecitare e coordinare. E grati a tutte le Regioni che, con la loro presenza, ci parlano di quel federalismo a cui giungono le nazioni mature, allo scopo di rappresentare e governare meglio le loro diversità interne. Non di quello, che in Italia non può avere accesso, che apre la strada alla divisione e all&#8217;indebolimento di tutti. Buon compleanno all&#8217;Italia e alle sue Regioni.<br />[Giuliano Amato, Presidente del Comitato dei Garanti per le Celebrazioni dei 150 anni dell&#8217;Unità d&#8217;Italia]
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		<title>Il Natale di Roma</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/il-natale-di-roma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da secoli il nome di Roma evoca realtà e idee che vanno ben oltre i confini materiali, come del resto affermava già Camillo Benso conte di Cavour in un suo celebre discorso, tenuto alla Camera il 25 marzo 1860, definendola come la sola città d'Italia che non abbia memorie esclusivamente municipali: tutta la storia di ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Da secoli il nome di Roma evoca realtà e idee che vanno ben oltre i confini materiali, come del resto affermava già Camillo Benso conte di Cavour in un suo celebre discorso, tenuto alla Camera il 25 marzo 1860, definendola come la sola città d&#8217;Italia che non abbia memorie esclusivamente municipali: tutta la storia di Roma dal tempo dei Cesari al giorno d&#8217;oggi è la storia di una città la cui importanza si estende infinitamente al di là del suo territorio&#8221;.<br />
Roma, per usare un paradosso, è più grande e universale della &#8220;romanità&#8221;. Per questo il Natale di Roma, l&#8217;antica festa delle Palilie in onore della dea dell&#8217;agricoltura, viene ripreso in pieno Rinascimento, quando la riscoperta dell&#8217;antico si collega con l&#8217;entusiasmo di rinnovare e di ricostruire, e poi ancora nell&#8217;Ottocento, dapprima come celebrazione accademica, poi sempre più come festa di popolo, una festa che non si restringe alla sola città ma che idealmente coinvolge tutti.<br />
Festeggiare il 21 aprile, data della fondazione di Roma, significa rafforzare la nostra comune responsabilità nei confronti del presente, un tempo da vivere pienamente e consapevolmente, un tempo intenso e partecipato. Le opere esposte in questa importante mostra al Complesso del Vittoriano proprio di questo parlano e raccontano: di come la memoria del passato debba essere la base dell&#8217;impegno di oggi, la scelta di rendere davvero Roma terra di incontro e centro di solidarietà&#8221;.<br />
(dalla prefazione di Sandro Bondi, Ministro per i Beni e le Attività Culturali)</p>
<p>Il catalogo è a cura di Maria Elisa Tittoni e Alessandro Nicosia con interventi e saggi di: Sandro Bondi, Gianni Alemanno, Umberto Croppi, Umberto Broccoli, Andrea Carandini e Claudio Rendina.</p>
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