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	<title>Andaloro Maria Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Mosaici medievali a Roma attraverso il restauro dell&#8217;ICR 1991-2004</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/mosaici-medievali-a-roma-attraverso-il-restauro-dellicr-1991-2004/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jul 2017 14:08:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il volume Mosaici medievali a Roma attraverso il restauro dell'ICR è il resoconto puntiglioso dei restauri svolti dall'ICR riguardo a otto complessi musivi nel corso di circa 15 anni - dal 1991 al 2004 - ma anche e, soprattutto, la testimonianza del lungo, paziente, tenace, mai interrotto itinerario di ricerca e di studio compiuto, in ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://gangemi.com/prodotto/mosaici-medievali-a-roma-attraverso-il-restauro-dellicr-1991-2004/">Mosaici medievali a Roma attraverso il restauro dell&#8217;ICR 1991-2004</a> proviene da <a href="https://gangemi.com">Gangemi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il volume Mosaici medievali a Roma attraverso il restauro dell&#8217;ICR è il resoconto puntiglioso dei restauri svolti dall&#8217;ICR riguardo a otto complessi musivi nel corso di circa 15 anni &#8211; dal 1991 al 2004 &#8211; ma anche e, soprattutto, la testimonianza del lungo, paziente, tenace, mai interrotto itinerario di ricerca e di studio compiuto, in parallelo, intorno ad essi. Certo, compiuto in parallelo, ma anche in sintonia, dal momento che restauro e ricerche sono attività che hanno proceduto non separatamente, lungo binari differenti, ma in forte connessione fra loro, intessendo un dialogo a più voci, intorno al mosaico, a quel mosaico: dell&#8217;abside, della parete absidale, della controfacciata, che è stato di volta in volta oggetto di restauro.<br />
L&#8217;intento del volume è allora, proprio, questo. Raccogliere le voci del dialogo, comunicarle, rendendole pubbliche. E trasparenti. Perciò, nel desiderio di registrarle fedelmente, cogliendole quasi nel loro farsi, abbiamo pensato di far coincidere il punto di osservazione del resoconto con lo stesso spazio fisico e operativo nel quale s&#8217;è costruito quel dialogo, vale a dire il cantiere di restauro, immaginando di stare lì, sui ponteggi, dove si è operato giorno dopo giorno, davanti a quel mosaico da restaurare, affrontando la complessità della sua struttura esecutiva e materica e la sua fragilità. È, dunque, il cantiere il luogo specifico, l&#8217;attore protagonista, il filo conduttore del volume. Cantiere, da intendersi, com&#8217;è prevedibile, nell&#8217;accezione di luogo fisico, attrezzato per il restauro, ma anche di compagine progettuale e operativa, formata dagli addetti ai lavori (e vedremo, poi, di quali figure si tratta), costituita per eseguirlo, quel restauro, e che, traendo linfa dall&#8217;occasione specialissima di farlo, ha intrapreso contestualmente la via delle analisi, delle ricerche, degli studi.<br />
Già scorrendo il sommario, ad apertura del volume, balza agli occhi quanto centrale sia il ruolo del cantiere nella trama dell&#8217;opera. A dichiararlo è la ricorrenza certo non casuale del termine attorno a cui girano i titoli di ambedue le parti di cui si compone il sommario. Della prima che annuncia le “Storie di otto cantieri. Analisi e ricerche”, della seconda concentrata sugli “studi” “Attorno agli otto cantieri”.<br />
D&#8217;accordo, il cantiere. Ma da quale punto di vista si è invitati a fare i conti con esso? Dalla prospettiva, diremo, che si apre allo snodo fra due facce, temporalità, livelli diversi, quando essi vengono a contatto e interagiscono fra loro. Il che avviene allorquando la faccia moderna, quella, cioè del cantiere siglato ICR, che sta restaurando quel dato mosaico, poniamo della basilica di Santa Sabina, aggancia l&#8217;altra, la faccia del cantiere antico, l&#8217;originario, all&#8217;opera negli anni di papa Sisto III (432-440), per volontà del Presbyter ubis Pietro d&#8217;Illiria, svelandolo nella sua fisionomia strutturale e materica, facendocelo rivivere nello svolgimento delle dinamiche organizzative, di invenzione, esecutive.<br />
Perciò, infine e più propriamente, il volume rappresenta lo spazio dove vengono a raccogliersi i frutti di questo dialogo a più voci modulato su molteplici registri, nell&#8217;orizzonte del restauro di oggi, e dall&#8217;altra, incuneandosi in quell&#8217;“a tu per tu” fra le due facce, dispiegato fra il territorio del cantiere di oggi e quello del cantiere antico.<br />
Nei cantieri per gli otto mosaici si è proceduto così, restaurandoli e al contempo studiandoli; mettendo a punto di volta in volta le metodologie d&#8217;intervento più idonee per la loro migliore conservazione e però intraprendendo analisi, ricerche, studi al fine di comprendere come è stato fatto quel mosaico e quell&#8217;altro ancora, quali siano le fasi della sua preparazione e le modalità esecutive nel loro complesso, partendo dalla superficie del monumento destinata ad accogliere il mosaico con il suo assetto compositivo, per passare alla successione degli strati preparatori e giungere, infine, all&#8217;allettamento delle tessere; interrogandosi sull&#8217;uso di quali materiali &#8211; paste vitree, calcari, marmi, ma anche altro &#8211; consta lo splendente tessuto musivo, spesso ancora oggi apprezzabile; quali le caratteristiche che lo contraddistinguono.</p>
<p>Passiamoli, allora, velocemente in rassegna questi otto cantieri, che, in ordine all&#8217;esecuzione del loro restauro, si dispongono in questo modo:<br />
&#8211; Il pannello con la figura stante di san Sebastiano, collocato originariamente sulla controfacciata della basilica di San Pietro in Vincoli, staccato a massello, e ricollocato sopra il secondo altare della navata sinistra della medesima basilica, opera risalente all&#8217;ultimo quarto del VII secolo<br />
&#8211; Il mosaico della calotta absidale di Santa Cecilia, del tempo di papa Pasquale I (816-825)<br />
&#8211; I mosaici dell&#8217;abside e dell&#8217;arco absidale della basilica superiore di San Clemente risalenti al 1118 circa<br />
&#8211; Il mosaico absidale della chiesa di San Teodoro al Palatino, dell&#8217;avanzata seconda metà del VI secolo<br />
&#8211; Il brano musivo con la figura della Theotokos, staccato dalla storia della Natività facente parte del ciclo cristologico che originariamente rivestiva le pareti dell&#8217;Oratorio di papa Giovanni VII (705-707), situato sulla controfacciata della navata laterale destra dell&#8217;antica basilica costantiniana di San Pietro in Vaticano<br />
&#8211; Il mosaico con l&#8217;iscrizione monumentale e la raffigurazione delle due Eclesiae, Eclesia ex circoncisione ed Eclesia ex gentibus, situato sulla controfacciata della basilica di Santa Sabina, degli anni 432-440<br />
&#8211; Il mosaico dell&#8217;arco absidale della basilica pelagiana della basilica di San Lorenzo flm (579-590)<br />
&#8211; Il mosaico absidale della basilica di Santa Maria Nova, denominata anche di Santa Francesca Romana (1143-1161)</p>
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		<title>La Cappadocia e il Lazio rupestre &#8211; Kapadokya ve kayalik Lazio bölgesi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2009 12:03:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Cappadocia e la Tuscia rupestre, regioni per molti aspetti dalle caratteristiche geomorfologiche differenti, risultano affratellate dalla condivisione di una realtà comune: quella degli spazi nella roccia a destinazione religiosa e dotati di pitture di soggetto cristiano.È il fenomeno del rupestre, vitalizzato o rivitalizzato in età medievale alla luce del sacro e nell'alveo della religiosità ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Cappadocia e la Tuscia rupestre, regioni per molti aspetti dalle caratteristiche geomorfologiche differenti, risultano affratellate dalla condivisione di una realtà comune: quella degli spazi nella roccia a destinazione religiosa e dotati di pitture di soggetto cristiano.<br />È il fenomeno del rupestre, vitalizzato o rivitalizzato in età medievale alla luce del sacro e nell&#8217;alveo della religiosità cristiana, il denominatore comune fra Cappadocia e Tuscia, e anche il filo conduttore specifico della mostra fotografica: Terre di roccia e pittura.</p>
<p>Il volume è a cura di Maria Andaloro con testi di Daniela Sgherri e Geraldine Leardi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gangemi.com/prodotto/la-cappadocia-e-il-lazio-rupestre-kapadokya-ve-kayalik-lazio-bolgesi/">La Cappadocia e il Lazio rupestre &#8211; Kapadokya ve kayalik Lazio bölgesi</a> proviene da <a href="https://gangemi.com">Gangemi</a>.</p>
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