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	<title>Ardito Vitangelo Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Ardito Vitangelo Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Opus 3/2019</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/opus-3-2019/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jan 2020 14:09:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Editoriale/Editorial L'Aquila, dieci anni di ricostruzione L'Aquila, ten years of reconstruction Eleni Anna Chlepa Il restauro dell'antico teatro di Delfi: approccio metodologico e tecniche di conservazione The conservation of the ancient theatre in Delphi: Methodological and technical approach Elisa Debenedetti Giuseppe Valadier per Napoleone Giuseppe Valadier in Napoleonic Age Nicola Panzini Le radici del lavoro ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Editoriale/Editorial<br />
L&#8217;Aquila, dieci anni di ricostruzione<br />
L&#8217;Aquila, ten years of reconstruction</p>
<p>Eleni Anna Chlepa<br />
Il restauro dell&#8217;antico teatro di Delfi: approccio metodologico e tecniche di conservazione<br />
The conservation of the ancient theatre in Delphi: Methodological and technical approach</p>
<p>Elisa Debenedetti<br />
Giuseppe Valadier per Napoleone Giuseppe Valadier in Napoleonic Age</p>
<p>Nicola Panzini<br />
Le radici del lavoro di Rudolf Schwarz: identità, rinnovamento, interpretazione del castello di Rothenfels (1924-1934)<br />
The roots of Rudolf Schwarz&#8217;s work: identity, renovation, interpretation of the Rothenfels castle (1924-1934)</p>
<p>Vitangelo Ardito<br />
La rovina e l&#8217;ornamento. Hans Döllgast e la ricostruzione dei monumenti in Germania nel secondo dopoguerra<br />
The ruin and the ornament. Hans Döllgast and the reconstruction of monuments in Germany after the Second World War</p>
<p>Noelia Cervero Sánchez<br />
Urban subsidized housing in Spain: heritage on the outskirts of Zaragoza (1939-1961)<br />
Quartieri di edilizia sovvenzionata in Spagna: un patrimonio moderno a Saragozza (1939-1961)</p>
<p>Stefano D&#8217;Avino<br />
Il sisma e la memoria. L(&#8216;imprescindibile) conservazione del tessuto urbano dei centri storici<br />
Earthquake and Memory. The (indispensable) preservation of the urban fabric of historic downtown areas</p>
<p>Recensioni/Reviews<br />
C. Verazzo, S. Cecamore, P. Tunzi, L. Serafini, C. Varagnoli</p>
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		<item>
		<title>Tecniche tradizionali e artigianato nella Scuola di Stoccarda &#8211; Traditional techniques and crafts in the Stuttgart School of Architecture</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2017 14:08:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana ARCHINAUTI diretta da Claudio D'Amato / ARCHINAUTI series edited by Claudio D'Amato n.73Questo libro si colloca all'interno di un'ampia ricerca messa in campo dalla Facoltà di Architettura di Bari attorno alla figura e all'opera di Paul Schmitthenner (1884-1972). In Italia si conosce poco del lavoro pratico e teorico di Schmitthenner, se si fa eccezione ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana ARCHINAUTI diretta da Claudio D&#8217;Amato / ARCHINAUTI series edited by Claudio D&#8217;Amato n.73</p>
<p>Questo libro si colloca all&#8217;interno di un&#8217;ampia ricerca messa in campo dalla Facoltà di Architettura di Bari attorno alla figura e all&#8217;opera di Paul Schmitthenner (1884-1972). In Italia si conosce poco del lavoro pratico e teorico di Schmitthenner, se si fa eccezione per la monografia di Vitangelo Ardito comparsa in questa collana. Eppure il suo lavoro si mostra subito in tutta la sua complessità e ricchezza, audacia e parsimoniosa attenzione per il semplice e l&#8217;inapparente. Alla concezione sulla forma e al suo rapporto fondativo con le origini della costruzione si associa la particolare attitudine di Schmitthenner alla innovazione delle tecniche artigianali, sedimentate nell&#8217;alveo di quel mestiere che andava insegnando nella Stuttgarter Schule. Un aspetto questo che portava con sè le modalità attraverso cui si attua il fare architettonico, e rispetto al quale era necessario un ulteriore lavoro di approfondimento e ricerca: esso rappresenta il nucleo tematico di questa pubblicazione. La presenza nel curriculum e il ruolo determinante assegnato sin dal primo anno di corso, nella preparazione dell&#8217;allievo, agli elementi della costruzione e ai caratteri della forma, al rapporto con il luogo e alla qualità dello spazio, erano tesi all&#8217;esercizio progettuale di un&#8217;architettura semplice e ben fatta, che si mostrasse vera rispetto ai rituali della vita che in essa si ripetono. L&#8217;insegnamento e il mestiere, la tradizione e la modernità si intrecciano continuamente senza mai distaccarsi da una legge dell&#8217;ordine delle cose, che ogni volta definisce la ragione della forma e l&#8217;appropriatezza della costruzione. Dall&#8217;ordinamento del processo, dalla razionalizzazione degli elementi e delle loro relazioni prende le mosse il titolo di questo libro: “artigianato” e “tecnica” sono anch&#8217;essi dei concetti desueti, che potrebbero apparire anacronistici rispetto agli sviluppi della tecnologia e delle mode; ma considerare l&#8217;architettura a partire dalle sue origini significa ricucire lentamente il nostro operato con ciò che è essenziale e duraturo, con ciò che ha valore in ogni tempo e che spinge la forma a mutare, a risiedere rinnovata e con pregnante significatività nel nostro tempo.</p>
<p>Nicola Panzini (Monopoli, BA 1984) Laurea nella Facoltà di Architettura del Politecnico di Bari (2010). Ha conseguito nel 2014 il titolo di Dottore di ricerca in Progettazione Architettonica, con un lavoro inerente la costruzione della città e dell&#8217;edificio urbano nelle opere e negli scritti di Theodor Fischer (1863-1938), svolto tra Stoccarda e Monaco di Baviera. Nel 2012 ha vinto una borsa di ricerca finanziata dal DAAD presso l&#8217;Istituto di Storia dell&#8217;Architettura dell&#8217;Università di Stoccarda (Germania), sotto la supervisione del prof. Klaus Jan Philipp. Nel 2015 ha vinto una borsa di ricerca post-doc finanziata dal DAAD presso il dipartimento di Architettura dell&#8217;Università Hafencity di Amburgo e il Fritz-Schumacher-Institut (Germania), sotto la supervisione del prof. em. Hartmut Frank. Nel 2016 ha vinto una borsa triennale di ricerca finanziata dalla CEI sulle opere e gli scritti di Emil Steffann e Hans van der Laan. </p>
<p>Nicola Panzini (Monopoli, BA 1984) He graduated in Architecture at Polytechnic of Bari (2010), where he got (2014) his Ph. D. in architectural design entitled: “Stadtbaukunst. The construction of the city and buildings in the theoretical research and technical design of Theodor Fischer (1862- 1938)”. In 2012, he was awarded with a grant funded by the DAAD at the Institut für Architekturgeschichte, Universität Stuttgart (Germany), under the supervision of Prof. Klaus Jan Philipp. In 2015, he is awarded with a grant post-doc funded by the DAAD at the Department Architektur, HafenCity Universität Hamburg and the Fritz-Schumacher-Institut (Germany), under the supervision of Prof. em. Hartmut Frank. In 2016, he is awarded with a three-year research grant financed by the CEI on the works and writings of E. Steffann and H. van der Laan.</p>
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		<title>Architetture rurali nei paesaggi dell&#8217;Alta Murgia</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/architetture-rurali-nei-paesaggi-dellalta-murgia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2015 14:06:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L'obiettivo generale del presente lavoro è stato quello di promuovere e favorire il recupero integrato e la valorizzazione delle architetture rurali, dei borghi e dei relativi contesti ambientali, in ambito mediterraneo, con particolare riferimento al sistema della rete tratturale che attraversa la Puglia murgiana. Nella storia dell'uomo, sin dall'antichità, il concetto di strada ha rivestito ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;obiettivo generale del presente lavoro è stato quello di promuovere e favorire il recupero integrato e la valorizzazione delle architetture rurali, dei borghi e dei relativi contesti ambientali, in ambito mediterraneo, con particolare riferimento al sistema della rete tratturale che attraversa la Puglia murgiana. Nella storia dell&#8217;uomo, sin dall&#8217;antichità, il concetto di strada ha rivestito un ruolo fondante nello sviluppo e nel controllo di una nazione o di un impero, in quanto linea di collegamento tra persone, paesi e, più in generale, luoghi. La ricerca si colloca all&#8217;interno delle tematiche affrontate dal Dipartimento DICAR ed, in particolare, nel filone di studi che ha per oggetto l&#8217;architettura ed i sistemi territoriali nell&#8217;area del bacino del Mediterraneo, intesa sia come area geografico-culturale, che come area tecnico-costruttiva. I caratteri architettonici, urbani e paesaggistici del territorio pugliese sono stati interpretati come esito di una profonda relazione tra forma della città e forma della campagna. Le aree-studio selezionate sono state indagate nelle loro varianti storiche formali e funzionali, attraverso le pratiche del rilievo, della schedatura, del fondamentale metodo della classificazione dei tipi formali ed edilizi. II territorio e stato interpretato proprio come un insieme di fatti urbani, come sistema unitario e coerente, espressione della sintesi morfo-tipologica e luogo della rappresentazione delle logiche tettoniche. La conoscenza scaturisce, a sua volta, dall&#8217;analisi storica e formale, dallo studio della tipologia e dall&#8217;approfondimento della tecnica e della costruzione. Questo studio ha come oggetto un territorio che e la testimonianza di un abbandono iniziato nel XVI secolo, con il passaggio dalla pratica agricola alla pastorizia stanziale e nomade, e protrattosi sino al XIX secolo, quando l&#8217;aumento delle coltivazioni diversificate favori il pendolarismo dei braccianti. Da questo fenomeno di progressivo abbandono nasce il problema della salvaguardia del valore, oltre che dell&#8217;uso, dei paesaggi e dei manufatti rurali che rischiano di essere trasformati, o meglio stravolti, da esigenze esclusivamente turistiche e speculative, non rispettose del carattere identitario di questo patrimonio storico, culturale ed ambientale. Per queste ragioni la ricerca si configura come un progetto che, andando oltre le esigenze di una pianificazione puntuale, ribadisce la necessità di fondare ogni tipologia d&#8217;intervento sulla conoscenza dell&#8217;architettura del territorio; un progetto costruito non solo attraverso l&#8217;identificazione dei materiali, i criteri della lettura stilistica, ma integrato in un dibattito più ampio che si pone tra le occasioni della tradizione e le ragioni della cultura moderna.</p>
<p>Loredana Ficarelli a nata a Foggia nel 1957: è professore ordinario in Composizione architettonica ed urbana presso it Dipartimento di Scienze dell&#8217;Ingegneria Civile e dell&#8217;Architettura (DICAR) del Politecnico di Bari. Dal 1999 insegna Composizione architettonica nei Laboratori di progettazione e di laurea del Corso di Laurea in Architettura. Dal 2003, svolge missioni scientifiche all&#8217;estero (Egitto, Siria, Turchia) orientate verso lo studio dei caratteri dell&#8217;architettura e del paesaggio mediterraneo. L&#8217;attività di ricerca 6 connessa alla partecipazione a ricerche nazionali ed internazionali, documentata da diversi saggi pubblicati in riviste, atti di convegno e monografie.</p>
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		<item>
		<title>Paul Schmitthenner 1884-1972</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/paul-schmitthenner-1884-1972/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Feb 2014 14:05:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana ARCHINAUTI diretta da Claudio D'Amato / ARCHINAUTI series edited by Claudio D'Amato n.60A metà degli anni cinquanta su Schmitthenner scendeva il silenzio. In pochi parlarono dell'edificio ad Hechingen, nessuno di Bourdon sur Somme. Era considerato, nella storia dell'architettura del secolo scorso, neppure un minore, ma semplicemente un reazionario su cui bisognava tacere. Questo libro ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://gangemi.com/prodotto/paul-schmitthenner-1884-1972/">Paul Schmitthenner 1884-1972</a> proviene da <a href="https://gangemi.com">Gangemi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana ARCHINAUTI diretta da Claudio D&#8217;Amato / ARCHINAUTI series edited by Claudio D&#8217;Amato n.60</p>
<p>A metà degli anni cinquanta su Schmitthenner scendeva il silenzio. In pochi parlarono dell&#8217;edificio ad Hechingen, nessuno di Bourdon sur Somme. Era considerato, nella storia dell&#8217;architettura del secolo scorso, neppure un minore, ma semplicemente un reazionario su cui bisognava tacere. <br />Questo libro si occupa di Paul Schmitthenner (1884- 1972) allievo di Riemerschmid e Fischer, amico di Tessenow e Bonatz, professore presso la Technische Hohenschule di Stoccarda (1919-1945). <br />Lo studio è stato orientato alla conoscenza dei suoi edifici, soprattutto realizzati, dalla scuola di Zuffenhausen alla Sala della Memoria del cimitero di Bourdon Somme, passando per gli edifici residenziali, la ricostruzione dell&#8217;Alte Schloss, la Königin-Olga-Bau e la banca di Heilbronn, gli edifici di Kilchberg, il municipio di Hechingen e il palazzo delle assicurazioni Frankona a Monaco. <br />Il punto di indagine è affine all&#8217;interesse che ha Schmitthenner per quel “nucleo originario” della forma che chiama Baugestaltung – la concezione costruttiva dell&#8217;edificio – che è insieme arte del costruire e forma dell&#8217;architettura. Un tema che è possibile ricondurre alla tradizione della Baukunst” e alla declinazione personale che ne dà lo stesso Schmitthenner con la Gebaute Form (la Forma costruita): una sintesi di forma – tecnica – struttura, che è il contributo sempre attuale del lavoro di Schmitthenner alla modernità. <br />Il libro è strutturato in nove capitoli dai quali emergono tematiche specifiche della “costruzione”: la forma non apparente e il Roh-Bau, il classicismo mite e la costruzione ordinaria, la forma astratta e la costruzione tettonica, la struttura a traliccio e la Gebaute Form, il dettaglio monumentale e la complessità della costruzione moderna. <br />Questo lavoro sembra possa colmare un vuoto. <br />L&#8217;opera di Schmitthenner, nel suo insieme, è testimonianza di un percorso diverso rispetto a quello dell&#8217;architettura moderna, un percorso che definire “tradizionalista” sembra riduttivo: occorre parlarne, nei termini proposti dallo stesso autore, di una “vera modernità”, il cui carattere riconoscibile è proprio questa unità tra concezione ed esecuzione, progetto e costruzione, idea e tecnica. </p>
<p>Vitangelo Ardito (Casamassima, 1960). <br />Laurea alla Facoltà di Architettura di Pescara (1985) e apprendistato allo studio di Volfango Frankl a Roma (1986-87). Vincitore di Borsa di Studio-C.N.R. (1995), dal 1996 svolge attività didattica presso la Facoltà di Architettura di Bari, dove è risultato vincitore di concorso per Ricercatore universitario in Tecnologia dell&#8217;Architettura nel 2003. <br />È professore nel Laboratorio 1A di Costruzione dell&#8217;Architettura e Coordinatore nei Laboratori di laurea. Ha partecipato a ricerche universitarie nazionali. Dal 2012 è professore di Tecnologia dell&#8217;Architettura e tutor alla Scuola di Dottorato della Facoltà di Architettura del Politecnico di Tirana. Dal 2008 svolge una ricerca su alcuni architetti tedeschi dell&#8217;altra modernità. <br />Tra gli scritti: Monaco di Baviera, L&#8217;altra modernità (2010), La forma della casa (2012), La mite legge dell&#8217;arte. Il contributo teorico di Paul Schmitthenner (2012), La costruzione non apparente della casa (2013), Paul Schmitthenner 1884-1972 (2013). <br />Vincitore del “Leone di Pietra” alla X Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia (2006), è stato premiato in concorsi nazionali e internazionali.</p>
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