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	<title>Betti Fabio Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Betti Fabio Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Bollettino dei Musei Comunali N.S. XXX/2016</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/bollettino-dei-musei-comunali-n-s-xxx-2016/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 May 2017 14:07:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>FRANCESCO PAOLO ARATA Dal Campo Marzio al Campidoglio: l'elegans peristilii fragmentum del Tempio del Divo Adriano FABIO BETTI Antonio Muñoz e la scultura d'arredo carolingia in Roma capitale. Scoperte, restauri, mostre e musei ANGELA NAPOLETANO-ANNARITA MARTINI I sotterranei del Casino dell'Aranciera si raccontano FEDERICA PECCI La raccolta di ritratti degli Arcadi. Copie, repliche e tele ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>FRANCESCO PAOLO ARATA<br />
Dal Campo Marzio al Campidoglio: l&#8217;elegans peristilii fragmentum del Tempio del Divo Adriano</p>
<p>FABIO BETTI<br />
Antonio Muñoz e la scultura d&#8217;arredo carolingia in Roma capitale. Scoperte, restauri, mostre e musei</p>
<p>ANGELA NAPOLETANO-ANNARITA MARTINI<br />
I sotterranei del Casino dell&#8217;Aranciera si raccontano</p>
<p>FEDERICA PECCI<br />
La raccolta di ritratti degli Arcadi. Copie, repliche e tele autografe (XVIII-XX secolo)</p>
<p>MARIA ELISA TITTONI<br />
Racconti dal piatto di Marengo: l&#8217;attività di J.F.J. Swebach-Desfontaines a Sèvres durante il primo impero</p>
<p>GIULIA FUSCONI<br />
Il pittore Michelangelo Pacetti (Roma 1793-1865) amico e compare di Massimo d&#8217;Azeglio</p>
<p>MARTINA POMATA<br />
I ritratti di Michelangelo Caetani e Filippo Andrea V Doria Pamphilj: sulle tracce degli autori ignoti della Galleria d&#8217;Arte Moderna</p>
<p>GIULIA CALANNA<br />
Dalla collezione d&#8217;arte di Antonio Muñoz al Museo di Roma: dipinti e sculture</p>
<p>Dal Fondo Giglioli al Museo di Roma:<br />
MANUELA MONTICELLI<br />
Commemorazione di Giosue Carducci in Campidoglio. Mostra Archeologica del 1911<br />
DONATELLA GERMANÒ<br />
1927-1939. Dal Museo dell&#8217;Impero Romano alla Mostra Augustea della Romanità<br />
ANNA ALETTA<br />
Carte e libri Giglioli<br />
ANTONELLA PARISI<br />
“La casa grande di Trastevere con due fenili et una stalla”. Palazzo Cavalieri Leopardi e i suoi abitanti tra &#8216;400 e &#8216;500</p>
<p>ISABELLA SERAFINI-FRANCESCA BERTOZZI<br />
Il fregio recuperato di Palazzo Cavalieri Leopardi</p>
<p>SIMONETTA BARONI-FRANCESCA FIORUCCI<br />
Musei da toccare</p>
<p>PATRIZIA MASINI<br />
Pittori del Novecento e carte da gioco. La Collezione di Paola Masino (Palazzo Braschi)</p>
<p>BERNARDINO OSIO<br />
Ricordando Viviana Pecci Blunt</p>
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		<title>Fondi nel Medioevo</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/fondi-nel-medioevo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2016 14:08:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Questo volume raccoglie gli Atti del Convegno internazionale tenutosi a Fondi nell'ottobre 2013, che si poneva come obiettivo prioritario quello di far conoscere le straordinarie testimonianze storico-artistiche di età medievale emerse nell'ultimo quindicennio nella città di Fondi e nel suo territorio, grazie ad una incisiva campagna di restauro e valorizzazione. Tra i monumenti e le ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo volume raccoglie gli Atti del Convegno internazionale tenutosi a Fondi nell&#8217;ottobre 2013, che si poneva come obiettivo prioritario quello di far conoscere le straordinarie testimonianze storico-artistiche di età medievale emerse nell&#8217;ultimo quindicennio nella città di Fondi e nel suo territorio, grazie ad una incisiva campagna di restauro e valorizzazione. Tra i monumenti e le opere riscoperti e restaurati figurano il monastero di San Magno, il complesso di San Domenico, con la chiesa di San Tommaso d&#8217;Aquino, i dipinti di Palazzo Caetani, il sito archeologico medievale di Casale Mosillo, i frammenti pittorici di Suio. Oltre alla manifesta quanto ovvia importanza del ritrovamento in sé, buona parte delle opere riportate alla luce consente di riflettere su un lungo periodo della storia artistica di Fondi – dall&#8217;alto Medioevo al principio del Trecento – rimasto finora in parziale ombra, a favore della più tarda fase rinascimentale. Le nuove scoperte permettono ora di accendere i riflettori anche su “un&#8217;altra Fondi”, svelando un panorama ricco e articolato, vincolato per sua natura alla produzione artistica della storica Terra di Lavoro ma aperto anche a quella della Marittima medievale o, addirittura, di Roma. Fondi, dunque, si rivela già in questi secoli come polo culturale e cerniera tra l&#8217;Urbe e il Regnum, inserendosi a pieno nel problematico e a volte persino paritetico rapporto tra “centro” e “periferia”, che fino al maturo XIII secolo strinse Roma e Montecassino al proprio circondario.</p>
<p>Manuela Gianandrea è docente di storia dell&#8217;arte medievale presso la Sapienza Università di Roma e curatrice del Museo domenicano di Santa Sabina all&#8217;Aventino. Ha organizzato diversi convegni internazionali e pubblicato numerosi saggi sul Medioevo romano e sul Meridione, intesi quale rilettura dei fenomeni artistici attraverso l&#8217;analisi delle fonti e il riesame della storiografia. </p>
<p>Mario D&#8217;Onofrio, già docente di storia dell&#8217;arte medievale alla Sapienza Università di Roma, è autore tra l&#8217;altro di importanti studi dedicati al romanico europeo, all&#8217;arte armena, a quella carolingia e, più recentemente, alla committenza artistica dei papi a Roma nel Medioevo. Ha promosso altresì alcune mostre e convegni di carattere internazionale.</p>
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		<title>Il Risorgimento dei romani &#8211; Il Risorgimento a colori &#8211; Giovanni Barracco</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/il-risorgimento-dei-romani-il-risorgimento-a-colori-giovanni-barracco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 14:03:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In un sonetto dei suoi, fulminante e impietoso,Giuseppe Gioacchino Belli accenna a "settantadue torzi de mela" (il numero dei cardinali dell'epoca) di cui uno sarà sempre "compagno" e successore del Papa.Ma aggiunge il poeta: "Puro abbasso la testa e nunme lagno / quann'esce quarch'editto che te gela / e qui a Roma ce sto perché ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In un sonetto dei suoi, fulminante e impietoso,Giuseppe Gioacchino Belli accenna a &#8220;settantadue torzi de mela&#8221; (il numero dei cardinali dell&#8217;epoca) di cui uno sarà sempre &#8220;compagno&#8221; e successore del Papa.Ma aggiunge il poeta: &#8220;Puro abbasso la testa e nunme lagno / quann&#8217;esce quarch&#8217;editto che te gela / e qui a Roma ce sto perché ogni ragno / è attaccato e vô bene a&#8217; la su&#8217; tela&#8221;. Le fotografie in mostra ne Il Risorgimento dei romani. Fotografie dal 1849 al 1870 raccontano di una città estremamente complessa in cui coabitano anime diverse e persino opposte. C&#8217;è la Roma dileggiata dei papalini e dei papisti: è la corte di Pio IX con tanto di esercito schierato a difesa del suo potere temporale; c&#8217;è la Roma dei patrioti: è quella di gente che va in battaglia, al Gianicolo come a Mentana; c&#8217;è la Roma degli artisti che, con curiosità, si affaccia alla giovane arte della fotografia e all&#8217;intuizione di Monsieur Daguerre; e infine c&#8217;è la Roma popolana, indifferente per costituzione al suo stesso destino, quale la descrisse Ferdinando Gregorovius nei suoi Diari &#8220;I romani non si curano affatto del concilio. Nessuno bada alle chiacchiere in S. Pietro…&#8221;. Così scrive il 7 gennaio dell&#8217;anno di grazia 1870, alba di quel 20 settembre in cui Roma divenne italiana, nonostante il grido di dolore del Pontefice contro gli invasori, &#8220;generazione perversa ed adultera&#8221; su cui s&#8217;invocava la misericordia di Dio. Non la libertà. [dalla presentazione di Umberto Croppi]
<p>Un artista a tal punto coinvolto dalla temperie della sua epoca da farsi e farne opera: quest&#8217;immagine nitidamente romantica ben descrive il senso di una mostra che celebra la presa di Roma. I nomi e le vicende dei pittori in esposizione oltrepassano del resto il puro dato critico: gli episodi risorgimentali saranno temi ricorrenti nel lavoro del messinese Dario Querci; di Michelangelo Pacetti conosciamo il suo legame d&#8217;amicizia con Massimo D&#8217;Azeglio; quanto a IppolitoCaffi, egli pagò con la prigionia il sospetto di amicizie troppo liberali; il londinese George Housman Thomas era di stanza a Roma proprio nei giorni caldi della Repubblica e la sua arte ne fu testimone; Girolamo Induno si arruolò a sua volta volontario a difesa di Roma, si battè e dipinse e le due attività finirono per confondersi; il fratello Domenico dovette fuggire in Svizzera dopo i moti milanesi; Michele Cammarano e Onorato Carlandi si arruolarono agli ordini del Generale Garibaldi;Carlo Ademollo, di ascendenze liberali, documentò i momenti salienti del nostro Risorgimento; la vita di Gioacchino Toma coincise con quella di un patriota perseguitato dall&#8217;oppressore. In Il Risorgimento a colori domina insomma il colore della libertà, quasi a racchiudere in sé tutte le tonalità possibili di un&#8217;arte che, allora, dipinse la nascente storia d&#8217;Italia, illustrandone l&#8217;eroismo, l&#8217;estremo atto di sacrificio, la speranza di una nazione unita e liberata. Dall&#8217;elezione di Pio IX al 1870- anno della sua sconfitta più amara e più necessaria- trascorrono ventiquattro anni di grande fermento e di ideali autentici, che questa mostra racconta ai suoi visitatori e ai romani, figli di quel tempo e riconoscenti a quegli artisti. [dalla presentazione di Umberto Croppi] </p>
<p>La vita di Giovanni Barracco rappresenta la parabola esemplare di un personaggio che ha attraversato un tratto saliente di storia italiana. Nato nel 1829 a Isola Capo Rizzuto nel pieno del borbonico Regno delle Due Sicilie (è l&#8217;anno in cui infuria la repressione poliziesca dello Stato pontificio guidata, di fatto, dal potente Cardinale Giuseppe Albani), Barracco morirà proprio all&#8217;alba del 1914, spartiacque decisivo della storia d&#8217;Europa, al termine di un&#8217;esistenza tutta votata alla condivisione dei destini d&#8217;Italia e di quel Meridione di cuimai avrebbe disconosciuto le sue origini. Ma ciò che nello specifico fa di Barracco un caso unico del nostro Ottocento sta nell&#8217;esser riuscito come nessuno a conciliare l&#8217;impegno politico con la grande passione della sua vita: l&#8217;arte. Egli infatti resterà deputato per ben 25 anni, finché Umberto I lo nominerà, nel 1886, Senatore del Regno, lui che nel 1869 aveva addirittura rifiutato il Ministero degli Affari Esteri per potersi dedicare con piena cura alle sue attività culturali! Fu del resto grazie alla sua perseveranza che furono emanate diverse leggi riguardanti le &#8220;belle arti&#8221;, tra le quali quella che istituiva la Passeggiata Archeologica. Collezionista di inarrivabile raffinatezza, Giovanni Barracco decise ai primi del &#8216;900 di donare il suo immenso tesoro alla città di Roma, dalla fine degli anni Quaranta ospitato nella &#8220;Farnesina ai Baullari&#8221;, spazio che pertanto, come pochi altri, sarà eletto come simbolo dell&#8217;Unità d&#8217;Italia e che oggi, in occasione del 150 anniversario, assume il senso di celebrare una delle figure più nobili della nostra storia, che seppe difendere con eguale impeto la causa nazionale e il sogno europeo.</p>
<p></p>
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		<item>
		<title>Il Risorgimento dei romani</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/il-risorgimento-dei-romani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 13:04:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In un sonetto dei suoi, fulminante e impietoso,Giuseppe Gioacchino Belli accenna a "settantadue torzi de mela" (il numero dei cardinali dell'epoca) di cui uno sarà sempre "compagno" e successore del Papa.Ma aggiunge il poeta: "Puro abbasso la testa e nunme lagno / quann'esce quarch'editto che te gela / e qui a Roma ce sto perché ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In un sonetto dei suoi, fulminante e impietoso,Giuseppe Gioacchino Belli accenna a &#8220;settantadue torzi de mela&#8221; (il numero dei cardinali dell&#8217;epoca) di cui uno sarà sempre &#8220;compagno&#8221; e successore del Papa.Ma aggiunge il poeta: &#8220;Puro abbasso la testa e nunme lagno / quann&#8217;esce quarch&#8217;editto che te gela / e qui a Roma ce sto perché ogni ragno / è attaccato e vô bene a&#8217; la su&#8217; tela&#8221;. Le fotografie in mostra ne Il Risorgimento dei romani. Fotografie dal 1849 al 1870 raccontano di una città estremamente complessa in cui coabitano anime diverse e persino opposte. C&#8217;è la Roma dileggiata dei papalini e dei papisti: è la corte di Pio IX con tanto di esercito schierato a difesa del suo potere temporale; c&#8217;è la Roma dei patrioti: è quella di gente che va in battaglia, al Gianicolo come a Mentana; c&#8217;è la Roma degli artisti che, con curiosità, si affaccia alla giovane arte della fotografia e all&#8217;intuizione di Monsieur Daguerre; e infine c&#8217;è la Roma popolana, indifferente per costituzione al suo stesso destino, quale la descrisse Ferdinando Gregorovius nei suoi Diari &#8220;I romani non si curano affatto del concilio. Nessuno bada alle chiacchiere in S. Pietro…&#8221;. Così scrive il 7 gennaio dell&#8217;anno di grazia 1870, alba di quel 20 settembre in cui Roma divenne italiana, nonostante il grido di dolore del Pontefice contro gli invasori, &#8220;generazione perversa ed adultera&#8221; su cui s&#8217;invocava la misericordia di Dio. Non la libertà. [dalla presentazione di Umberto Croppi]
<p>Il  volume è a cura di Maria Elisa Tittoni, Anita Margiotta, Fabio Betti.</p>
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		<title>Testaccio</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/testaccio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 13:03:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il rione Testaccio è forse l'ultimo avamposto di una Roma ormai quasi scomparsa. Uno spicchio di città sotto l'Aventino da una parte e il monte dei Cocci dall'altra, tra l'ansa del Tevere a Ripa Grande e la Piramide Cestia, rimasto quasi intatto nell'irresistibile ascesa verso quella dimensione metropolitana che ha travolto lo spirito originario di ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il rione Testaccio è forse l&#8217;ultimo avamposto di una Roma ormai quasi scomparsa. Uno spicchio di città sotto l&#8217;Aventino da una parte e il monte dei Cocci dall&#8217;altra, tra l&#8217;ansa del Tevere a Ripa Grande e la Piramide Cestia, rimasto quasi intatto nell&#8217;irresistibile ascesa verso quella dimensione metropolitana che ha travolto lo spirito originario di Roma e dei suoi abitanti nel secondo Novecento. Basta fare quattro passi a Santa Maria Liberatrice, o aggirarsi per i banchi del mercato rionale, o spingersi ai confini, verso il Mattatoio o Campo Testaccio o il Cimitero Acattolico, incontrare i testaccini e parlarci &#8211; di politica o dell&#8217;amata squadra del cuore non importa &#8211; per rendersi conto di come questa realtà abbia mantenuto l&#8217;atmosfera umana e popolare che l&#8217;ha sempre caratterizzata e di come anche le novità si siano integrate in essa senza alterarne lo spirito.</p>
<p>Il volume curato da Roberto Lucignani è appunto una testimonianza di tutto ciò. Anch&#8217;egli testaccino e conoscitore del suo rione ha saputo riproporre, con la sua ricerca iconografica e i testi che l&#8217;accompagnano, quella dimensione fragrante che è merce rara nella nostra realtà quotidiana. La curiosità e l&#8217;attenzione di Lucignani alla realtà del quartiere fanno il paio con la passione e l&#8217;affetto per i luoghi e le persone e lo stesso spirito si ritrova negli interventi e nelle testimonianze che si alternano alle immagini, capaci di dare di Testaccio un&#8217;immagine a tutto tondo. A partire dal sottotitolo &#8220;dove batte più forte &#8220;er core&#8221; dei romani&#8221;, Lucignani ha messo a punto un viaggio nella memoria del suo rione: si trascorre dai luoghi più noti a quelli che lo sono meno, dalla socialità alla religione, dal territorio alle professioni. Una affettuosa flânerie dall&#8217;antichità ai giorni nostri, un abbraccio appassionato.<br />A chi voglia, dunque, romano o no, testaccino o no, respirare l&#8217;aria della città d&#8217;altri tempi, intrattenersi virtualmente nelle botteghe, rinfrescare le sbiadite memorie della storia recente questo libro offre un filo rosso che basterà seguire con la stessa partecipazione dei suoi autori.</p>
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		<item>
		<title>Roma la magnifica visione</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/roma-la-magnifica-visione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La mostra allestita nelle sale del I piano di Palazzo Braschi è innanzi tutto un'iniziativa esemplare di valorizzazione del cospicuo patrimonio del Museo di Roma.Le 35 opere in mostra selezionate dalle collezioni del Gabinetto delle stampe e dei disegni - acqueforti, acquerelli e tempere su carta, con l'aggiunta di alcuni dipinti - raccontano una storia ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La mostra allestita nelle sale del I piano di Palazzo Braschi è innanzi tutto un&#8217;iniziativa esemplare di valorizzazione del cospicuo patrimonio del Museo di Roma.<br />Le 35 opere in mostra selezionate dalle collezioni del Gabinetto delle stampe e dei disegni &#8211; acqueforti, acquerelli e tempere su carta, con l&#8217;aggiunta di alcuni dipinti &#8211; raccontano una storia affascinante lunga due secoli, che è una storia della visione, ossia di come la città di Roma sia stata vista e restituita dagli artisti attraverso quel genere di grande fortuna rappresentato, nel &#8216;700 e nell&#8217;800, dalle vedute panoramiche.<br />La mostra ci accompagna nella diffusione dell&#8217;immagine di Roma secondo punti d&#8217;osservazione diversi, ripresa principalmente da quei luoghi che, fisicamente, favorivano una visione generale della città, come Villa Ludovisi, il Gianicolo, l&#8217;Aventino, Monte Mario o lo stesso Campidoglio.</p>
<p>Attraverso il materiale esposto è possibile ripercorrere l&#8217;itinerario visivo degli artisti e dei viaggiatori del tempo che dai diversi colli potevano abbracciare in un solo sguardo l&#8217;immensa e sorprendente sequenza dei monumenti antichi e moderni. Ecco perché, senza tralasciare l&#8217;ovvio valore documentario, l&#8217;esposizione si presenta ricca di fascino.<br />È interessante constatare &#8211; in questo viaggio diacronico nella visione &#8211; come il paesaggio divenga occasione per raccontare la storia di Roma non solo nelle sue vicende edilizie ma anche politiche, come nell&#8217;acquaforte di Kandler e Andreae che descrive gli scontri sul Gianicolo tra i francesi e i garibaldini corsi in difesa della Repubblica Romana del 1849.<br />Il valore stesso della mostra, d&#8217;altronde, risiede proprio nella volontà di far conoscere al più grande pubblico la ricchezza delle collezioni del Museo di Roma, proseguendo così un percorso già avviato, volto a valorizzare e a promuovere, attraverso la rotazione delle esposizioni, anche le opere meno note ma non per questo meno importanti. (Umberto Croppi, Assessore alle Politiche Culturali)</p>
<p>Il catalogo è a cura di Patrizia Masini, Anna Aletta e Fabio Betti.</p>
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