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	<title>Buranelli Francesco Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Buranelli Francesco Archivi | Gangemi</title>
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		<title>I Papi dei Concili dell&#8217;era moderna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 May 2018 14:09:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Catalogo della mostra presso i Musei Capitolini, Palazzo dei Conservatori dal 17 maggio al 9 dicembre 2018 “Questo mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione. La bellezza, come la verità, è ciò che infonde gioia al cuore degli uomini, è quel frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Catalogo della mostra presso i Musei Capitolini, Palazzo dei Conservatori dal 17 maggio al 9 dicembre 2018</p>
<p>“Questo mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione. La bellezza, come la verità, è ciò che infonde gioia al cuore degli uomini, è quel frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell&#8217;ammirazione. E questo grazie alle vostre mani&#8230;”.</p>
<p>Sono le parole di Paolo VI, al secolo Giovanni Battista Montini, nel suo messaggio agli artisti al termine dei lavori del Concilio Vaticano II, chiuso l&#8217;8 dicembre 1965.<br />
Parole che ribadivano l&#8217;impegno montiniano a favore di poeti, pittori, scultori e musicisti per l&#8217;alto valore tributato dallo stesso Pontefice all&#8217;arte e a quel suo ruolo di avvicinamento, per il tramite delle cose create, dell&#8217;esperienza sensibile allo spirito divino. È un cammino articolato e complesso, caratterizzato nei secoli dall&#8217;alternarsi di aspri conflitti a timide aperture che investivano, e condizionavano, usi e costumi dei tempi, del vivere quotidiano come dell&#8217;arte. Cambiamenti radicali, nella storia della Chiesa, sia sotto il profilo teologico-dottrinale, che artistico, sono stati determinati dagli ultimi tre Concili dell&#8217;era moderna, di cui questa mostra ripercorre la storia attraverso la figura dei Pontefici che li hanno indetti e officiati.<br />
Dipinti, sculture e cimeli a essi appartenuti alimentano un percorso espositivo per illustrare tre momenti salienti nella storia del gusto, sia sul piano artistico che su quello liturgico-devozionale, abbracciando quell&#8217;arco di tempo che dal 1545, anno in cui Paolo III Farnese apre il Concilio di Trento, passa per il Concilio Vaticano I, indetto da Pio IX Mastai Ferretti nel 1869, e arriva al Concilio Vaticano II, voluto da Giovanni XXIII nel 1962 e chiuso da Paolo VI nel 1965.<br />
“Bisogna ristabilire l&#8217;amicizia tra la Chiesa e gli artisti…” ebbe a dire Papa Montini solo un anno prima, il 7 maggio 1964, agli artisti riuniti nella magica sfera della Cappella Sistina. Era un auspicio, e un intento, volto a rinsaldare un antico sodalizio, forza necessaria alla Chiesa per assolvere al suo magistero di “far vedere” il fascino del Vangelo, e a proseguire sul cammino della innovazione nei rapporti tra mondo laico e fede cattolica.</p>
<p>Claudio Parisi Presicce<br />
Sovrintendente Capitolino ai Beni Culturali</p>
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		<title>Pintoricchio (Pinturicchio). Pittore dei Borgia</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/pintoricchio-pinturicchio-pittore-dei-borgia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 May 2017 14:08:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Catalogo della mostra aperta presso i Musei Capitolini - Palazzo Caffarelli dal 19 maggio al 10 settembre 2017La mostra che inauguriamo ai Musei Capitolini porta all'attenzione del pubblico quello stupefacente periodo, uno dei più fecondi della cultura romana, che vide alla fine del Quattrocento il tessuto dell'élite culturale e politica attraversato da un grande fermento ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Catalogo della mostra aperta presso i Musei Capitolini &#8211; Palazzo Caffarelli dal 19 maggio al 10 settembre 2017</p>
<p>La mostra che inauguriamo ai Musei Capitolini porta all&#8217;attenzione del pubblico quello stupefacente periodo, uno dei più fecondi della cultura romana, che vide alla fine del Quattrocento il tessuto dell&#8217;élite culturale e politica attraversato da un grande fermento umanistico, propugnato dagli intellettuali, ma fortemente controllato da una Curia romana che interpreta sé stessa come nuova Atene. Il filo conduttore dell&#8217;esposizione è il tentativo di riconoscere nelle lettere e nelle arti dell&#8217;epoca quella memoria della Roma antica, repubblicana e imperiale, sulla base della quale la Chiesa andava delineando il proprio “rinascimento” politico e religioso.<br />I protagonisti della mostra, già indicati nell&#8217;intrigante titolo “Pintoricchio pittore dei Borgia. Il mistero svelato di Giulia Farnese”, sono Bernardino di Betto, detto il Pintoricchio (Perugia c. 1454 – Siena 1513), uno degli artisti più estrosi del nostro Rinascimento, “occhio di gazza” come lo definì magistralmente Lionello Venturi già nel 1913, e il neoeletto papa Alessandro VI (Rodrigo Borgia, 1492-1503), notis-sima e controversa figura di pontefice che ebbe, tuttavia, tra i suoi meriti quello di richiamare a Roma l&#8217;artista umbro a decorare il suo nuovo appartamento in Vaticano.<br />Il Pintoricchio fu un artista protagonista del suo tempo capace di affrontare tutti i nodi centrali della pittura italiana del Quattrocento. Si cimentò, infatti, proponendo nuove soluzioni precorritrici di promettenti sviluppi, nella prospettiva lineare, nella pittura di paesaggio, nella pittura di storia, nella pittura di volte e soffitti, nello studio dell&#8217;antico. In tutti questi campi il Pintoricchio si dimostra spigliato, originale e anticonvenzionale; usando la felice espressione di Claudio Strinati, Bernardino di Betto fu il pittore del “tenue gigantismo”, capace, nelle sue opere più riuscite, di dilatare in registri quasi monumentali il calligrafico miniaturismo, spesso considerato un suo limite, e di avvicinarsi con sguardo consapevole e moderno alla lezione dell&#8217;antichità classica.</p>
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		<title>Per Grazia Ricevuta</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/per-grazia-ricevuta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Apr 2016 14:08:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Catalogo della mostra aperta presso l'Antiquarium degli Scavi di Pompei dal 29 aprile al 27 novembre 2016La mostra vuole approfondire per la prima volta il rapporto intimo e personale dell'uomo con il Divino che si perpetua nei secoli passando dal mondo antico pagano al mondo cristiano in una sorprendente continuità di espressione e rispetto delle ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Catalogo della mostra aperta presso l&#8217;Antiquarium degli Scavi di Pompei dal 29 aprile al 27 novembre 2016</p>
<p>La mostra vuole approfondire per la prima volta il rapporto intimo e personale dell&#8217;uomo con il Divino che si perpetua nei secoli passando dal mondo antico pagano al mondo cristiano in una sorprendente continuità di espressione e rispetto delle diversità religiose.</p>
<p>Questa iniziativa vuole, tra l&#8217;altro, mettere in luce come da sempre sia insito, nel cuore dell&#8217;uomo e della donna di ogni tempo, il legame con il soprannaturale e come sia viva e profonda la venerazione religiosa.<br />Ma essa aggiunge anche qualcosa che va oltre il significato più immediato, e che riguarda da vicino la realtà di Pompei, la nascita e lo sviluppo della “città mariana”. Come non pensare, infatti, a tutto il Santuario come a un mirabile “ex-voto” per ‘Grazia ricevuta&#8217; da parte di chi – e mi riferisco al Fondatore, il Beato avvocato Bartolo Longo –, dopo aver trovato la fede, ha avvertito come naturale il bisogno di investire questo specialissimo dono nel campo più vasto della promozione umana e della evangelizzazione? Se ogni Santuario rappresenta un monumento vivo alla fede, l&#8217;ex voto può essere considerato come un prezioso “mattone di costruzione” reso solido dalla malta della riconoscenza e della devozione, e dal cemento di una carità che si fa amore per il prossimo. Dall&#8217;introduzione di Mons. Tommaso Caputo</p>
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		<title>Papi in Posa. 500 anni di Ritrattistica Papale</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/papi-in-posa-500-anni-di-ritrattistica-papale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo la mostra “Papi in posa”, ospitata nell'autunno 2004 nel Palazzo Braschi sede del Museo di Roma, il tema della ritrattistica papale viene proposto per la prima volta in USA nel John Paul II Cultural Centre di Washington con la mostra “Portraits of Popes”. L'evento celebre il grande pontefice che ci ha lasciato in una ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la mostra “Papi in posa”, ospitata nell&#8217;autunno 2004 nel Palazzo Braschi sede del Museo di Roma, il tema della ritrattistica papale viene proposto per la prima volta in USA nel John Paul II Cultural Centre di Washington con la mostra “Portraits of Popes”.<br />
L&#8217;evento celebre il grande pontefice che ci ha lasciato in una sede prestigiosa a lui dedicata e si inaugura proprio il giorno della sua elezione. La mostra non si propone soltanto come una pregevole esposizione di capolavori provenienti da grandi musei internazionali – quali i Musei Vaticani o gli Uffizi – e da prestigiose collezioni private, ma si illustra soprattutto per essere una delle più importanti mostre di ritrattistica mai realizzate, sia per la ragguardevole qualità e la considerevole quantità dei dipinti e delle sculture presentati – eseguiti dai massimi artisti europei degli ultimi cinque secoli – sia per l&#8217;alto valore spirituale e sociale degli eminenti personaggi raffigurati: i principali Pontefici che dal XVI secolo ad oggi si sono succeduti sulla Cathedra Petri. È suggestivo constatare, percorrendo il singolare itinerario artistico proposto dai curatori della mostra, come attraverso il progressivo divenire delle epoche storiche ed in particolar modo in virtù della verve estetica e dell&#8217;intima sensibilità degli artisti, la descrizione della persona umana si sia orientata, con estrema duttilità plastica ed acutezza fisiognomica, a rappresentare non soltanto le linee somatiche caratterizzanti il soggetto effigiato ma, in particolar modo, i tratti più intimi dell&#8217;animo, la vivace mobilità del pensiero, le più riposte linee caratteriali, in un intenso dialogo di notazioni chiaroscurali dal quale si evincono le note caratterizzanti di personalità complesse, che appaiono in modo affatto chiaro ed evidente unicamente a coloro che sono capaci di sublimare il loro sguardo rendendolo acuta osservazione. Da questa prestigiosa galleria di ritratti emerge inequivocabilmente come il cammino in senso antropocentrico del pensiero umano si sia palesemente riverberato nell&#8217;ambito delle arti figurative attraverso una progressiva contestualizzazione, che vede il soggetto rappresentato svincolato da un&#8217;aura metatemporale di rarefatta astrazione e collocato, naturalisticamente, in un preciso e ben definito ambito spazio-temporale. Parallelamente si assiste ad una graduale definizione del personaggio rappresentato in quanto portatore di una chiara connotazione personale – il sé e l&#8217;identità, che sembrano essere invisibili e dunque impossibili da rappresentare – e non più, pareneticamente, quale emblema idealizzato e metaforico di valori assoluti in ossequio ad una concezione estetica marcatamente etico-pedagogica.<br />
Dalle opere esposte, che si collocano a pieno titolo fra le testimonianze più insigni della ritrattistica, traspare una profonda armonia spirituale generatrice di bellezza e scaturisce un vivace dialogo con l&#8217;osservatore fondato su una vera e propria economia dello sguardo, pur svincolata dall&#8217;esercizio di uno psicologismo orientato verso derive incontrollabili. La ricezione del significato dei sistemi formali – pose e gesti riflessivi – implica infatti la presenza attiva dello spettatore in una sorta di dialogo visivo con il ritratto, che non viene considerato esclusivamente come un sistema commemorativo fisso bensì quale struttura interattiva. Nella prospettiva della ricezione l&#8217;osservatore si fa un elemento fondamentale per la costruzione del significato dell&#8217;immagine che, in questa particolarissima prospettiva, risente di evidenti trasformazioni epocali.<br />
Osservatore ed immagine divengono così parti integranti di un affascinante sistema di scambio visivo del tutto simile ai meccanismi del dialogo verbale: entrambi i membri della “coppia” rivestono contemporaneamente il duplice ruolo di soggetto – oggetto, riproponendo la complessa rete relazionale che si stabilisce in un rapporto tra un “io” e un “tu”. Al di là delle contingenze temporali, ogni ritratto si racconta e ci seduce attraverso il linguaggio universale della fama: esso incarna, nel profondo, il tentativo dell&#8217;artista di descrivere la personalità dei soggetti ritratti, consegnandone la multiforme essenza del carattere ad un gesto o ad una singola espressione, facendo ricorso ad una raffinata introspezione psicologica nel tentativo di rendere, visivamente, l&#8217;interiorità.<br />
È a motivo delle considerazione esposte in precedenza che, mentre plaudo alla felice iniziativa di dare vita ad una mostra di così vasto respiro culturale, sono ad augurare che tutti coloro i quali avranno il piacere di visitarla o almeno di sfogliare le pagine del presente catalogo, possano percepire i ritratti dei singoli pontefici non come altrettanti elementi a-sé-stanti, bensì come parti integranti di un insieme corale di uomini che, pur dibattendosi fra le molteplici ambasce del quotidiano, si sono studiati di servire Cristo nei fratelli, ciascuno nella chiara percezione di sé in quanto servus servorum Dei!<br />
Attraverso sguardi, gestualità, simboli, che l&#8217;artista consegna in un articolato codice iconografico alla pagina pittorica o scultorea, l&#8217;osservatore accorto non può non cogliere una larvata armonia spirituale, che riflette il profondo mistero della fede e propaga una eco della ineffabile bellezza di Dio, rivelando come, attraverso l&#8217;arte, l&#8217;uomo – divaricato tra l&#8217;eterno e il transeunte – tenti di avvicinarsi al suo Creatore.</p>
<p>Cardinal Francesco Marchisano<br />
Vicario del Papa per lo Stato della Città del Vaticano</p>
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		<title>Papi in Posa. 500 Years of Papal Portraiture</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/papi-in-posa-500-years-of-papal-portraiture/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>The exhibition entitled “Papi in Posa,” i.e., “Papal Portraiture,” with the highly refined and historically significant Braschi Palace – home of the Museum of Rome – in 2004, and now in Washington, The John Paul II Center, is not offered only as an excellent exposition of masterpieces from major international museums – such as the ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>The exhibition entitled “Papi in Posa,” i.e., “Papal Portraiture,” with the highly refined and historically significant Braschi Palace – home of the Museum of Rome – in 2004, and now in Washington, The John Paul II Center, is not offered only as an excellent exposition of masterpieces from major international museums – such as the Vatican Museums – and prestigious private collections, but stands out in particular because it is one of the most important expositions of portrait painting ever because of both the outstanding quality and the considerable number of paintings and sculptures offered – executed by Europe&#8217;s leading artists from the last five centuries – and the great spiritual and social significance of the personages portrayed: the greatest Pontiffs who from the 16th century to the present have sat in the Chair of Saint Peter.<br />It is suggestive to observe, as we scan the unique artistic itinerary offered by the curators of the exhibition, how through the succession of historical periods and particularly by virtue of the esthetic verve and inner sensitivity of the artists, the description of the human person was oriented, with extreme plastic ductility and acuity in their perception of their subjects&#8217; physiognomy, to represent not only the body lines of the subject being depicted but, in particular, the most intimate traits of the heart, the lively mobility of their thought, the innermost lines of the subject&#8217;s character, in an intense dialogue of chiaroscuro observations from which the characterizing notes of complex personages are evinced – persons who appear completely clear and evident only to those who are capable of sublimating their outward appearance into an acute observation.<br />From this prestigious gallery of portraits it emerges unmistakably how the anthropocentric path of human thought has manifestly reverberated within the bounds of the figurative arts through a progressive contextualization, which sees the subject represented unbound through a metatemporal aura of rarefied abstraction and placed, naturalistically, in a precise and well defined spatiotemporal sphere. At the same time, we witness a gradual definition of the personage portrayed as the bearer of a clear personal connotation – the self and the identity, which seem to be invisible and thus impossible to represent – no longer, hortatively, as an idealized and metaphoric emblem of absolute values in deference to a markedly ethical and pedagogical conception.<br />The exhibited works, which rightfully range themselves among the most outstanding expressions of portraiture, reveal a deep spiritual harmony evocative of beauty and unleash a lively dialogue with the onlooker based on a real and inherent economy of the act of viewing, albeit freed from the exercise of a psychologism oriented toward uncontrollable wanderings.<br />The reception of the meaning of the formal systems – thoughtful poses and attitudes – involves, to be sure, the active presence of the spectator in a sort of visual dialogue with the portrait that is not considered exclusively as a fixed commemorative system but rather as an interactive structure.<br />In the perspective of the reception, the observer becomes a fundamental element for the construction of the meaning of the image that, from this very private perspective, undergoes obvious momentous transformations.<br />Observer and image thus become integral parts of a fascinating system of visual exchange not unlike the mechanisms of verbal dialogue: both members of the “pair” take on contemporaneously the dual role of subject/object, restructuring the complex relational web established in a rapport between an “I” and a “you.”<br />Beyond the temporal contingencies, each portrait is recounted and seduces us through the universal language of fame: this incarnates, deeply, the artist&#8217;s attempt to describe the personality of the subjects portrayed, consigning the multiform essence of their nature to one attitude or to a single expression by resorting to a refined psychological introspection in an attempt to render visually the subject&#8217;s inner world.<br />It is owing to the above considerations that, while I applaud the felicitous initiative of giving life to such a culturally transcendent exhibition, I would wish that all those who will have the pleasure of visiting it or at least of perusing the pages of this catalogue will be able to perceive the portraits of the individual popes not as so many freestanding elements, but rather as integrated parts of a related set of men who, albeit struggling with the many and varied anxieties of everyday life, endeavored to serve Christ among their brothers, each one with a clear perception of himself as servo servorum Dei – the servant of God&#8217;s servants!<br />Through looks, attitudes and symbols committed by the artist in a well-constructed iconographic code to the pictorial or sculptural page, the discerning observer cannot help but grasp a veiled spiritual harmony that reflects the profound mystery of faith and propagates an echo of the ineffable beauty of God, revealing how, through art, man – pulled between the eternal and the transient – strives to draw close to his Creator.</p>
<p>Francesco Cardinal Marchisano<br />Vicar General of the Pope for the State of Vatican City</p>
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