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	<title>Cacciavillani Carlos Alberto Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Cacciavillani Carlos Alberto Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Patrimonio architettonico religioso &#8211; Religious architectural heritage</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Apr 2017 14:08:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I contributi pubblicati in questo volume sono stati selezionati dal Comitato Scientifico del Convegno Internazionale Patrimonio architettonico religioso. Nuove funzioni e processi di trasformazione tra quelli inviati da studiosi di varie nazionalità in risposta alla procedura di call for paper attivata in vista del Convegno stesso, organizzato dal Dipartimento Architettura e Design del Politecnico di ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I contributi pubblicati in questo volume sono stati selezionati dal Comitato Scientifico del Convegno Internazionale Patrimonio architettonico religioso. Nuove funzioni e processi di trasformazione tra quelli inviati da studiosi di varie nazionalità in risposta alla procedura di call for paper attivata in vista del Convegno stesso, organizzato dal Dipartimento Architettura e Design del Politecnico di Torino e dall&#8217;Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana (Torino, 11 e 12 dicembre 2014). Il Comitato ha compiuto questa scelta allo scopo di conoscere in termini generali lo stato dell&#8217;arte della ricerca rispetto ai temi che il Convegno ha inteso sviluppare in modo organico. L&#8217;esito della call ha consentito di verificare sia l&#8217;interesse per il tema sia la grande varietà di punti di vista secondo cui il tema del riuso delle chiese viene attualmente affrontato in Italia e in altri Paesi, anche in un&#8217;ottica di apertura verso diverse confessioni religiose. I contributi sono stati pubblicati secondo la stessa articolazione del Convegno, nelle seguenti tre parti: La storia e la normativa, La consistenza del patrimonio architettonico religioso e Studi e progetti di restauro, valorizzazione e gestione.</p>
<p>CARLA BARTOLOZZI, architetto, professore di Restauro presso il Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino, referente del Corso di Laurea Magistrale in Architettura per il Progetto Sostenibile. Svolge studi su temi di conservazione del patrimonio architettonico, con interesse ai processi progettuali e alle azioni di valorizzazione. Da alcuni anni partecipa attivamente a gruppi di studio sul tema del patrimonio architettonico religioso dismesso. Responsabile scientifico di progetti di ricerca sui temi dei tessuti urbani storici, della pratica della manutenzione, dell&#8217;adeguamento liturgico, è autrice di saggi sui temi del restauro e di volumi dedicati alla metodologia progettuale (Progetti ed esperienze di conservazione e restauro, Torino 2008; Castelli canavesani. Temi di restauro e valorizzazione, Roma 2014, a cura con F. Novelli). Ha inoltre progettato e diretto molti interventi di restauro e di rifunzionalizzazione.</p>
<p>Testi di: Giancarlo Santi, Carla Bartolozzi, Isabella Bolgiani, Paolo Tomatis, Giusi Andreina Perniola, Daniela Ferrero, Alessandra Ferrighi, Federico Fazio, Simona Gatto, Emanuele Romeo, Alessia Bianco, Snežana Vecanski, Snežana Jeji, Giovanni Leoncini, Carmine Iuozzo, Claudio Mazzanti, Carlos Alberto Cacciavillani, Lidia Padricelli, Carla Zito, Valeria Minucciani, Giuseppe Damone, Rita Valenti, Sebastiano Giuliano, Riccardo Rudiero, Rita Capurro, Francesco Novelli, Demetrios Athanasoulis, Leonidas Koutsoumpos, Maria Vasilopoulou, Nikolaos Siomkos, Maria Carolina Campone, Saverio Carillo, Francesco Augelli, Susanna Bortolotto, Maria Mimmo, Lucio Speca, Ferdinando Zanzottera, Massimiliano Valdinoci, Fabio Saggioro, Manuela Mattone, Zorán Vukoszávlyev, Cristina Coscia, Elena Fregonara.</p>
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		<title>L&#8217;Architettura della Compagnia di Gesù nelle Colonie meridionali dell&#8217;America Latina</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/larchitettura-della-compagnia-di-gesu-nelle-colonie-meridionali-dellamerica-latina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Oct 2005 12:01:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 27 settembre del 1540, il papa Paolo III riconosceva ufficialmente un nuovo Ordine religioso, la Compagnia di Gesù, diretta dal suo fondatore, San Ignazio di Loyola. Nove anni dopo i primi gesuiti arrivavano nel Nuovo Mondo, dove agli inizi del XVII secolo avevano consolidato la loro presenza nei principali nuclei urbani. La Compagnia di ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 27 settembre del 1540, il papa Paolo III riconosceva ufficialmente un nuovo Ordine religioso, la Compagnia di Gesù, diretta dal suo fondatore, San Ignazio di Loyola. Nove anni dopo i primi gesuiti arrivavano nel Nuovo Mondo, dove agli inizi del XVII secolo avevano consolidato la loro presenza nei principali nuclei urbani.  La Compagnia di Gesù ha lasciato in Iberoamerica chiese, scuole, noviziati, tenute, officine artigianali e grandi biblioteche. Conseguentemente all&#8217;espulsione dai territori americani, la produzione artistica dei gesuiti, di elevata qualità, fu ereditata dal clero secolare e da altri ordini religiosi, il che ha permesso la conservazione parziale del patrimonio artistico dell&#8217;Ordine, la cui indelebile orma in America Latina risponde al carattere multiforme della Compagnia, tra i cui membri figurarono storiografi, scienziati, matematici, ingegneri, architetti, pittori, scultori e musicisti, provenienti da tutti gli strati sociali ed etnici.  Il nuovo continente sarebbe stato, nel secolo XVI, scenario del più ambizioso progetto evangelizzatore della storia. I primi gesuiti arrivarono nel Nuovo Mondo nei territori portoghesi, approdando nel 1549 a Salvador de Bahia. La presenza della Compagnia nei territori spagnoli incomincia nel 1567-1568 con l&#8217;arrivo a Lima dove fondarono la chiesa e la scuola. Dopo pochi anni costruirono chiese e scuole anche a Cuzco e a Potosí. Lo stesso modello di insediamento si riprodusse in Nueva España, dove nel 1572 si stabilirono nelle città di Mexico, Puebla, Oaxaca e Pátzcuaro. Nel Perù si concentrarono soprattutto sul versante meridionale delle Ande e nelle terre alte. In Ecuador e in Colombia svilupparono la loro attività in alcune città, iniziando a dare importanza alle visite di insediamenti delle popolazioni rurali circostanti, per evangelizzarle e battezzarle. La situazione in Bolivia fu simile, ma nel se-colo XVIII fondarono numerose missioni in Chiquitos e Moxos. Dopo quasi un secolo, solo in seguito a vari tentativi fallimentari, la Compagnia di Gesù, dall&#8217;Alto Perù, si mobi-litò verso sud per stabilirsi anche nella regione del Tucumán, con tre insediamenti principali: Asunción, Buenos Aires e Córdoba. Oltre alla evangelizzazione, il maggiore contributo sociale dei Gesuiti in America Latina fu legato all&#8217;insegnamento, impartito nelle numerose scuole che fondarono. L&#8217;eccellenza del sistema educativo gesuita ottenne il suo maggiore risultato in questa regione, dove il Colegio Maximo di Córdoba nel 1622 fu elevato ad Università dall&#8217;autorità regia, rappresentando un attivo polo di irradiazione culturale. La presenza dei Gesuiti nelle colonie meridionali dell&#8217;America Latina fu fondamentale, poiché diede corpo ad esperienze di tipo religioso, economico e sociale, rispettose delle caratteristiche delle popolazioni originarie. Nella provincia di Córdoba si svilupparono le estancias, centri di produzione e di sostentamento per i Gesuiti, i quali ebbero un ruolo importante nello sviluppo rurale, con la realizzazione di monumenti di alto significato che modificarono l&#8217;ambiente naturale; dopo il loro insediamento nelle città, i Gesuiti incominciarono ad addentrarsi nei territori vergine per svolgere attività missionaria fra gli indios. Nel 1576, a dispetto di alcune perplessità iniziali, si stanziarono a Juli, in Perù, creando una prima missione, modello per quelle che poi si sarebbero  realizzate nella zona del Paraguay. Queste missioni di indios, anche chiamate reducciones o doctrinas, che si estesero dalle zone corrispondenti agli attuali Paraguay e Cile, fino all&#8217;Arizona ed alla Bassa California, costituirono un capitolo fondamentale dell&#8217;impresa americana gesuitica. Il Noviziato di Córdoba venne istituito nel 1608, mentre la prima missione nel territorio dei guaraníes, quella di S. Ignacio Iguazú, era stata fondata nel 1609. Le due iniziative si svilupparono parallelamente fino all&#8217;espulsione dell&#8217;Ordine.<br />Quello delle reducciones del Paraguay, grande esperimento socio-politico, stroncato nel XVIII secolo dagli inte-ressi colonialisti, è contemporaneamente uno spazio urbano e rurale, pianificato con rigore, nel quale si poteva constatare l&#8217;osservanza delle raccomandazioni delle Leyes de Indias, strumento con il quale la Corona di Spagna stabiliva le norme urbanistiche per i nuclei di colonizzazione spagnola in America. Alcuni elementi ricordano gli accampamenti romani o certe città ideali rinascimentali, ma potevano anche ricordare le bastidas di influenza ci-stercense. Si trattava, nell&#8217;immaginario religioso, di uno spazio sacro, rigidamente ordinato, morfologicamente strutturato, dal quale avrebbe dovuto essere quasi assente l&#8217;irregolarità. Spazio ordinato, con una pianta geometricamente tracciata, con le strade invariabilmente rette e identiche, che si incrociano sempre ortogonalmente, parte di un ordine spaziale di natura matematica, strutturata a partire dalla chiesa che è, anche, l&#8217;elemento principale del nucleo dell&#8217;urbanizzazione, costituito dalla piazza quadrangolare. Le estancias, a differenza delle reducciones, non raggiunsero le dimensioni di un borgo rurale, tanto meno di una città; le abitazioni degli indigeni e degli schiavi costituirono le cosiddette rancherías, costruzioni isolate e prive di una organizzazione urbana. L&#8217;impianto delle estancias ricorda molto la distribuzione classica delle reducciones, infatti, rispetto alla chiesa erano presenti, ad un lato il cimitero e dall&#8217;altra parte le abitazioni dei padri intorno al chiostro. Le realizzazioni dei Gesuiti in America Latina costituirono un evento eccezionale per la portata della loro diffusione, per la rapidità con cui si concretizzarono e per le circostanze che le accompagnarono, nonché come testimonianza storica e come documento artistico. Tutto ciò costituisce il risultato concreto dell&#8217;occupazione di un grande territorio, pianificata secondo un modello che prevedeva l&#8217;integrazione totale degli indigeni, basandosi sull&#8217;economia agricola e sullo sviluppo dell&#8217;artigianato. Con l&#8217;espulsione dei Gesuiti, artefici di questo sistema, ebbe inizio la decadenza delle reducciones, che furono poi distrutte nella loro totalità; le estancias, invece, in gran parte si conservano e sono state restaurate. Nelle colonie dell&#8217;America Latina, la fine tragica dell&#8217;opera svolta dai padri della Compagnia di Gesù  non è la prova che questa abbia avuto un successo effimero od appena apparente, poiché rimane una pagina di straordinaria importanza nella storia dell&#8217;evangelizzazione. L&#8217;architettura gesuitica nelle colonie meridionali dell&#8217;America Latina trova i referenti principali nel Cinquecento e nel Barocco europeo, sia nella modalità italiana, che in quella spagnola e tedesca, coniugando le nuove architetture attraverso metodi costruttivi specifici dei nativi, quali la costruzione dei muri in adobe, e le modalità tipologiche e tecniche importate dall&#8217;Europa; attraverso la decisa semplificazione spaziale tipologica e costruttiva i mo-delli europei saranno reinterpretati, come specificità di invenzione e costituiranno una sorta di nuova creazione, di tutto un formulario stilistico-decorativo, che rielabora i modi e le cadenze decorative rinascimentali e barocche, fino al punto di farne una realtà espressiva del tutto diversa. Ordini architettonici che vengono presi a puro pretesto de-corativo, ricavato dalle modalità espressive precedenti alla colonizzazione europea; sono espressioni di una caratterizzazione che colpisce per la sua genuina primitività: attraverso essa prende corpo un ricco processo di ibridazione creativa di particolare fascino. In questo senso l&#8217;esprimento socio-politico e religioso del popolo degli indios guaraníes, guidato dai Gesuiti, è altamente emblematico. L&#8217;organizzazione urbanistica delle reducciones gesuitiche prende corpo in modalità diverse rispetto ad altri espe-rimenti analoghi, tentati dai Domenicani e dai Francescani. Le reducciones e le estancias furono realizzate se-condo modi aggregativi che tenevano conto dei gusti degli indios, così come i Gesuiti tentarono di valorizzare anche specifici aspetti, propri dell&#8217;espressività religiosa dei nativi; soprattutto nel campo della decorazione architettonica, in cui prese più corpo il ruolo delle maestranze indigene, furono raggiunti risultati di ibridazione interessantissimi. L&#8217;esperienza dell&#8217;architettura della Compagnia di Gesù in America Latina, con l&#8217;alto livello di risultati testimoniato, ha valorizzato le qualità autoctone, attivando un positivo sincretismo tra indicazioni europee e culture locali. </p>
<p>Carlos Alberto Cacciavillani, si è laureato in Architettura presso l&#8217;Università di Córdoba (Argentina) nel 1972. Ha conseguito il Dottorato di Ricerca in &#8216;Storia dell&#8217;Architettura&#8217; presso l&#8217;Università Cattolica di Córdoba, e la specializzazione in &#8216;Studio e Restauro dei monumenti&#8217; presso la Scuola di Specializzazione dell&#8217;Università &#8220;La Sapienza&#8221; di Roma. Si è da sempre interessato alla storia dell&#8217;architettura ed in particolare a quella dei paesi dell&#8217;America Latina, ove lungamente ha operato: è stato professore di Storia dell&#8217;Architettura Argentina e Latinoamericana presso l&#8217;Università di Córdoba nel periodo 1972-1980. Ha partecipato con contributi propri a conferenze, corsi, seminari, congressi, nazionali e internazionali, su diverse tematiche riguardanti l&#8217;Urbanistica, la Trattatistica e la Storia della Architettura in Italia e all&#8217;estero. Segue da tempo diversi filoni di ricerca: uno proteso allo studio delle città coloniali, e dell&#8217;architettura latinoamericana, l&#8217;altro allo studio dell&#8217;architettura Iberica (Spagna e Portogallo), nonché alla trattatistica Ispanica dal &#8216;400 all&#8217;800. Ha pubblicato saggi in riviste specializzate, contributi in diversi bollettini e quaderni di ricerche universitarie tra i quali: Brasile Ieri; Viaggio intorno al Brasile coloniale e alle sue architetture; L&#8217;architettura nel Viceregno del Rio de La Plata, dalla conquista all&#8217;Indipendenza; Riflessi dell&#8217;architettura Europea in America Latina: Argentina e Cile; L&#8217;architettura del Modernismo Catalano: autori e opere. In Italia, è attualmente docente presso la cattedra di Storia dell&#8217;Architettura II e la cattedra di Storia delle Tecniche Architettoniche nella Facoltà di Architettura di Pescara, dell&#8217;Università &#8220;G. D&#8217;Annunzio&#8221; di Chieti.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;architettura del modernismo catalano</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/larchitettura-del-modernismo-catalano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Nov 2003 13:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Carlos Alberto Cacciavillani, si è laureato in Architettura presso l'Università di Córdoba (Argentina) nel 1972. Ha conseguito il Dottorato di Ricerca in "Storia dell'Architettura" presso l'Università Cattolica di Córdoba, e la specializzazione in "Studio e Restauro dei monumenti" presso la Scuola di Specializzazione dell'Università La Sapienza di Roma. Si è da sempre interessato alla storia ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Carlos Alberto Cacciavillani, si è laureato in Architettura presso l&#8217;Università di Córdoba (Argentina) nel 1972. <br />Ha conseguito il Dottorato di Ricerca in &#8220;Storia dell&#8217;Architettura&#8221; presso l&#8217;Università Cattolica di Córdoba, e la specializzazione in &#8220;Studio e Restauro dei monumenti&#8221; presso la Scuola di Specializzazione dell&#8217;Università La Sapienza di Roma. Si è da sempre interessato alla storia dell&#8217;architettura ed in particolare a quella dei paesi dell&#8217;America Latina, ove lungamente ha operato: è stato professore di Storia dell&#8217;Architettura Argentina e Latino-Americana presso l&#8217;Università di Córdoba nel periodo 1972-1980. <br />Ha partecipato con contributi propri a conferenze, corsi, seminari, congressi, nazionali e internazionali, su diverse tematiche riguardanti l&#8217;Urbanistica, la Trattatistica e la Storia della Architettura in Italia e all&#8217;estero. Segue da tempo diversi filoni di ricerca: uno proteso allo studio delle città coloniali, e dell&#8217;architettura Latino-Americana, l&#8217;altro allo studio dell&#8217;architettura Iberica, nonché alla trattatistica Ispanica dal &#8216;400 all&#8217;800.<br />Ha pubblicato saggi in riviste specializzate, contributi in diversi bollettini e quaderni di ricerche universitarie tra i quali: Brasile Ieri; Viaggio intorno al Brasile coloniale e alle sue architetture; L&#8217;architettura nel Viceregno del Rio de La Plata, dalla conquista all&#8217;Indipendenza; Riflessi dell&#8217;architettura Europea in America Latina, Argentina e Cile. In Italia, è attualmente docente presso la cattedra di Storia dell&#8217;Architettura e la cattedra di Storie delle Tecniche Architettoniche nella Facoltà di Architettura di Pescara, dell&#8217;Università “G. D&#8217;Annunzio”.</p>
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		<title>Brasile ieri</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/brasile-ieri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jan 2000 13:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Questo libro è dedicato principalmente a quelle persone che operano in campi di attività del tutto diversi da quelli dello storico o dell'architetto di professione, ma che desiderano saperne di più sul Brasile e sulle sue espressioni artistiche e in particolare architettoniche dei secoli passati, superando i limiti con i quali il paese è spesso ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo libro è dedicato principalmente a quelle persone che operano in campi di attività del tutto diversi da quelli dello storico o dell&#8217;architetto di professione, ma che desiderano saperne di più sul Brasile e sulle sue espressioni artistiche e in particolare architettoniche dei secoli passati, superando i limiti con i quali il paese è spesso riguardato dai mass-media. Il dedicare uno studio a tal genere di potenziali lettori vuol dire anche cercare di avvicinare gli stessi, per quanto possibile, alla tematica spiegando loro, sia pure in maniera necessariamente molto succinta, i presupposti culturali e filosofici che in Europa e segnatamente in Italia, ove quelle forme artistiche e architettoniche nacquero, hanno portato a forme espressive nuove, che, filtrate in larga misura dalle culture iberiche e lusitane in particolare, ed esportate nelle nuove terre, hanno dato luogo, in maniera spesso originale, ad innumerevoli esempi delle stesse in Brasile.<br />Ciò spiega il motivo della lunga introduzione al tema, che viene proposta ed il perché, prima di affrontare il capitolo brasiliano, si siano occupate non poche pagine alla descrizione delle architetture portoghesi dell&#8217;epoca, i cui modelli ritroveremo al di là dell&#8217;oceano, pur reinterpretati di sovente da una cultura locale.</p>
<p>Sergio Bonamico. Laureato in Ingegneria Civile, professore ordinario; ha insegnato all&#8217;Università di Roma, all&#8217;Istituto di Architettura di Reggio Calabria, ad Udine, dove ha fondato e diretto l&#8217;Istituto di Urbanistica e Pianificazione ed infine all&#8217;Aquila, dove per oltre un decennio è stato direttore del Dipartimento di Architettura e Urbanistica dell&#8217;Ateneo Aquilano. Autore di numerose pubblicazioni, è stato fra i primi in Italia ad interessarsi dei problemi della conservazione e rivalorizzazione dei patrimoni storici ambientali e architettonici obsoleti o dimenticati.</p>
<p>Carlos Alberto Cacciavillani. Laureato in architettura presso l&#8217;Università di Cordoba (Argentina), si è da sempre interessato della storia dell&#8217;architettura ed in particolare di quella dei paesi dell&#8217;America Latina, ove lungamente ha operato. Autore di numerose pubblicazioni in materia, trasferitosi in Italia, è attualmente docente presso la Facoltà di Architettura di Pescara e è chiamato spesso all&#8217;estero per conferenze e seminari.</p>
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		<title>La città di fondazione del Nuovo Continente</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/la-citta-di-fondazione-del-nuovo-continente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La grande vicenda della scoperta, esplorazione e conquista del Nuovo Mondo è caratterizzata da una sequenza di avvenimenti che sono stati pazientemente esaminati al fine di conseguire una migliore interpretazione del periodo storico in esame e comprendere al meglio la realtà urbana che ne è la più diretta espressione. Il continente americano ha sempre presentato, ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://gangemi.com/prodotto/la-citta-di-fondazione-del-nuovo-continente/">La città di fondazione del Nuovo Continente</a> proviene da <a href="https://gangemi.com">Gangemi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La grande vicenda della scoperta, esplorazione e conquista del Nuovo Mondo è caratterizzata da una sequenza di avvenimenti che sono stati pazientemente esaminati al fine di conseguire una migliore interpretazione del periodo storico in esame e comprendere al meglio la realtà urbana che ne è la più diretta espressione. Il continente americano ha sempre presentato, anche prima dell&#8217;arrivo degli europei, una unitarietà culturale tra le popolazioni precolombiane nonostante le sue notevoli dimensioni potessero far pensare il contrario. Tanti popoli autoctoni si sono avvicendati in periodi diversi in questo territorio, costruendo tassello dopo tassello un paesaggio urbano singolare che manifesterà tutta la sua forza ed efficacia nell&#8217;ineluttabile divenire della storia. La città precolombiana, infatti, nasceva come luogo sacro e luogo dell&#8217;incontro e anche se in prima istanza il tessuto della città non rispondeva a norme geometriche, con il tempo assunse il carattere di un impianto ortogonale modulare il cui fulcro era il centro cerimoniale. Quest&#8217;ultimo era uno spazio monumentale, sul quale sorgevano le più importanti architetture cittadine quali i templi e le residenze dei nobili, mostrando in questo il loro ruolo: rivestire la massima espressione politico-religiosa-amministrativa per la società del tempo. Spesso per la nascita di una città i popoli precolombiani si appoggiavano sull&#8217;impianto già esistente dei villaggi agricoli, i quali possedevano, di fatto, una propria struttura socio-economica autosufficiente: questi piccoli nuclei passavano da un urbanizzato semplice, a volte poco definito, ad un sistema urbano più complesso il quale riassumeva in sé tutti gli aspetti cittadini. In altre occasioni la città fu disegnata e fondata ex-novo da re, sacerdoti o rappresentanti della classe dirigente; ma in entrambi i casi essa era il luogo dove vivere, lavorare e svolgere al meglio quelle funzioni urbane di tipo politico-amministrativo, militare e religioso. La rete stradale si dipartiva dal centro caratterizzando tutto il tessuto urbano e la sua importanza era da attribuirsi soprattutto all&#8217;esigenza di rendere il più possibile semplici i collegamenti tra le parti urbanizzate sia per gli abitanti sia per il trasporto delle merci. All&#8217;interno della città stessa vi era poi una gerarchia degli assi urbani: quelli più importanti, in base al ruolo svolto nella città, si allacciavano alla rete viaria extra-urbana, la quale permetteva il collegamento tra i centri abitati di regioni tra loro anche molto lontane. Con l&#8217;arrivo dei conquistadores spagnoli le popolazioni indigene furono assoggettate ad un nuovo potere centrale e il vasto territorio americano fu in breve investito da una nuova realtà urbana: ciò che si presentò agli occhi dei conquistadores non passò inosservato, anzi degno di ogni rispetto, fu annotato con attenzione dai cronisti che seguivano le spedizioni stendendo minuziose descrizioni. Infatti, il cronista che era chiamato a raccontare la realtà americana con la quale si confrontava, spesso arricchiva il racconto mediante aneddoti profondamente vissuti dall&#8217;interno e riportati con intensa vitalità. In tal modo il cronista Diego de Landa, ad esempio, nella sua Relación de las cosas de Yucatán, redatta intorno al 1566, riuscì ad entrare in contatto con le popolazioni dell&#8217;America Centrale, trasmettendoci una serie di informazioni sul loro modo di vivere e pensare. L&#8217;incarico di cronista ufficiale delle Indias fu attribuito dalla Corona spagnola nel 1571 a Juan López de Velasco, presidente e riformatore del Consejo de las Indias. Tuttavia il primo cronista autentico fu proprio Cristoforo Colombo che &#8230;se movía con los impulsos descubridores de un hombre del Rinacimiento, pero su mente era de temple medieval: si può affermare che la cosiddetta cuadrícula utilizzata dai conquistadores ricalca il sistema delle bastides, benché esso fosse applicato con qualche variazione secondo gli scopi e l&#8217;ambiente in cui s&#8217;inseriva. In questa fase, nella realtà del Nuovo Mondo, due culture erano a confronto: quella del colonizzato prevalentemente rurale e quella del colonizzatore che si riconosceva nel sistema urbano propriamente inteso, in altre parole la città. Fin dai primi anni della scoperta, l&#8217;obiettivo della Corona spagnola era stato quello di adottare una politica ordinatrice e sistematica in modo da organizzare gli insediamenti definendo un modello urbano che fosse capace di fornire un&#8217;unità formale e strutturale in qualsiasi nuova città fondata nel continente appena scoperto, ma che fosse anche un&#8217;espressione indiscutibile del nuovo potere. Sicuramente nei primi periodi dopo la scoperta, il sistema delle encomiendas, volute da Colombo nel 1499, con le quali gli indios erano obbligati a servire gli spagnoli che avrebbero insegnato loro la lingua, la religione e i costumi del popolo iberico, ebbe una certa fortuna. Le encomiendas non ebbero lunga vita perché gli indios erano sfruttati e le denunce alla Corona obbligarono la stessa a stabilire che ci fosse un buon trattamento per gli indigeni, ma poiché le condizioni per gli indios non cambiarono l&#8217;encomienda fu soppressa per ordine della regina Isabella di Castiglia nel 1502. Attraverso i viaggi i conquistatori avevano il preciso compito di diffondere la fede cristiana fra tutti i popoli autoctoni, in ossequio a un disegno di natura provvidenziale che regolava ogni scoperta. Durante il periodo della conquista, infatti, la Chiesa svolse un ruolo rilevante con la fondazione alla periferia dei territori colonizzati, di un nutrito gruppo di missioni che costituivano un&#8217;interessante realtà di radice utopica. Grazie alla concessione da parte della Chiesa alla Corona spagnola di regolare le questioni ecclesiastiche, il pensiero teologico ispirò quello politico. Un altro ruolo di tutto rispetto fu svolto dai pueblos de Indios i quali erano concepiti come fossero più di una semplice città, infatti, erano unità urbano-rurali autosufficienti, ma la loro particolarità urbana fece sì che i francesi e gli inglesi li prendessero a modello per le loro fondazioni nell&#8217;America settentrionale. In materia d&#8217;urbanistica la Corona includeva sempre, nelle istruzioni affidate ai propri rappresentanti che si avviavano verso il Nuovo Mondo, le direttrici urbane da seguire, anche se esse nei primi anni furono piuttosto vaghe; Carlo V diede per primo indicazioni più chiare, in seguito Filippo II dispose il riordino di tutta la legislazione delle Indie con attenzione particolare alle nuove fondazioni: il 13 luglio 1573 furono pubblicate le ordinanze che esprimevano il volere del re, le Nuevas Ordenanzas de Descubrimientos, Población y Pacificación de las Indias. Di questo codice si suole analizzare e mettere in risalto le direttrici urbane come contributo di uno dei testi urbanistici capisaldi dell&#8217;Età Moderna, tra i primi dove si fa programmazione e progettazione urbana. Le Ordenanzas sono strutturate per essere valide congiuntamente: non si possono, quindi, separare i consigli urbanistici dalle restanti disposizioni, perché né Filippo II né i suoi consiglieri pretesero di codificare solo una forma urbana, anche se l&#8217;obiettivo primario, che accomuna tutte le scelte delle Ordenanzas, è la fondazione delle città nei nuovi territori. Possiamo affermare che già nell&#8217;atto della fondazione di una nuova città vi erano insite una serie di scelte sia fisiche sia di tipo legale-amministrativo, ma è indiscutibile l&#8217;importanza del rito della stessa fondazione che era solenne, e voleva rafforzare in questo il senso di conversione e misticismo che caratterizzava la conquista, poiché si sperava così di riparare almeno in parte agli orrori che essa aveva perpetrato. Per prima cosa si segnavano sulla terra le tracce dei lotti principali dell&#8217;impianto partendo da quello centrale destinato alla Plaza Mayor, dove si affacciavano importanti costruzioni quali la Cattedrale e gli edifici rappresentativi della città. Partendo da questo spazio centrale s&#8217;iniziava la suddivisione del territorio sino a coprire tutto il terreno investito dalle previsioni del piano. Dopo aver definito i lotti si passava alla loro assegnazione che avveniva secondo l&#8217;importanza della persona in questione ed in base al ruolo svolto all&#8217;interno della città. Con l&#8217;analisi dei piani delle città ispanoamericane si è posto l&#8217;accento sui diversi modelli urbani che hanno accompagnato nel tempo l&#8217;evoluzione della città. Il modello che meglio simboleggia la realtà urbana latino-americana, interpretato quale risultato della transculturazione della esperienza europea in dialogo diretto con la cultura urbana precolombiana, è quello ippodamico, la cui semplicità geometrica si converte in un sistema urbano dal valore più complesso, dove le parti si riconoscono in un unicum che non nega le singolarità e rispetta il territorio dove esso prende vita attraverso la progettazione della città. L&#8217;interazione degli elementi formali è la condizione base che caratterizza il processo di occupazione progressiva anche nei secoli successivi alla fase di fondazione della città ispanoamericana.</p>
<p>Carlos Alberto Cacciavillani, si è laureato in Architettura presso l&#8217;Università di Córdoba (Argentina) nel 1972. Ha conseguito il Dottorato di Ricerca in &#8216;Storia dell&#8217;Architettura&#8217; presso l&#8217;Università Cattolica di Córdoba, e la specializzazione in &#8216;Studio e Restauro dei monumenti&#8217; presso la Scuola di Specializzazione dell&#8217;Università &#8220;La Sapienza&#8221; di Roma. Si è da sempre interessato alla storia dell&#8217;architettura ed in particolare a quella dei paesi dell&#8217;America Latina, ove lungamente ha operato: è stato professore di Storia dell&#8217;Architettura Argentina e Latinoamericana presso l&#8217;Università di Córdoba nel periodo 1972-1980. Ha partecipato con contributi propri a conferenze, corsi, seminari, congressi, nazionali e internazionali, su diverse tematiche riguardanti l&#8217;Urbanistica, la Trattatistica e la Storia della Architettura in Italia e all&#8217;estero. Segue da tempo diversi filoni di ricerca: uno proteso allo studio delle città coloniali, e dell&#8217;architettura latinoamericana, l&#8217;altro allo studio dell&#8217;architettura Iberica (Spagna e Portogallo), nonché alla trattatistica Ispanica dal &#8216;400 all&#8217;800. Ha pubblicato saggi in riviste specializzate, contributi in diversi bollettini e quaderni di ricerche universitarie tra i quali: Brasile Ieri; Viaggio intorno al Brasile coloniale e alle sue architetture; L&#8217;architettura nel Viceregno del Rio de La Plata, dalla conquista all&#8217;Indipendenza; Riflessi dell&#8217;architettura Europea in America Latina: Argentina e Cile; L&#8217;architettura del Modernismo Catalano: autori e opere. In Italia, è attualmente docente presso la cattedra di Storia dell&#8217;Architettura II e la cattedra di Storia delle Tecniche Architettoniche nella Facoltà di Architettura di Pescara, dell&#8217;Università &#8220;G. D&#8217;Annunzio&#8221; di Chieti.</p>
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