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	<title>Campo Giovanni Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Campo Giovanni Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Città e territori a rischio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jan 2000 13:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana "Città, Territorio, Piano" diretta da Giuseppe Imbesi n.23L'imprevedibilità del quando "ordinari" eventi naturali (idrologici o sismici) possano riproporre gli effetti sconvolgenti di Polesine, Sarno e Quindici (o di Belice, Friuli, Irpinia, Marche ed Umbria), amplificata nel riferimento a scenari catastrofici "di progetto", finisce con l'assegnare a tali eventi caratteri di "eccezionalità", ne rimuove a ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana &#8220;Città, Territorio, Piano&#8221; diretta da Giuseppe Imbesi n.23</p>
<p>L&#8217;imprevedibilità del quando &#8220;ordinari&#8221; eventi naturali (idrologici o sismici) possano riproporre gli effetti sconvolgenti di Polesine, Sarno e Quindici (o di Belice, Friuli, Irpinia, Marche ed Umbria), amplificata nel riferimento a scenari catastrofici &#8220;di progetto&#8221;, finisce con l&#8217;assegnare a tali eventi caratteri di &#8220;eccezionalità&#8221;, ne rimuove a livello psico-sociale le problematiche, limitate a soluzioni di protezione civile, e trascura l&#8217;efficacia di misure di civile prevenzione urbanistica. È infatti del tutto prevedibile dove (in un Paese idrogeologicamente e geotettonicamente instabile) e come (a quali danni) siano soggette le popolazioni esposte (negli stessi tempi) all&#8217;interno di medesimi spazi urbani. Ma si studiano misure antisismiche solo per ridurre il degrado edilizio, e si tralascia il progetto di mitigazione del degrado urbanistico che usi impropri di attrezzature ed infrastrutture infliggono a città e territori. Nella prospettiva di una pianificazione preventiva (a tutela storica della salute, del decoro e della sicurezza dei cittadini), l&#8217;urbanistica diventa così scienza delle costruzioni di città e territori: progetto e calcolo di strutture urbane e territoriali nelle relazioni tra i loro elementi (aree attrezzate ed infrastrutture), soggetti a carichi e spinte &#8220;accidentali&#8221;. E ritrova nello stress, che terremoto o inondazione esaltano, i fili maestri disciplinari generalmente sfumati nello studio di città e territori &#8220;normali&#8221; o presunti tali. È ciò che dimostrano gli studi su città e territori della Sicilia orientale, i cui centri antichi, piuttosto che pretestuosa remora alle radicali sostituzioni edilizie sperimentate in realtà dove proprio l&#8217;assenza di patrimonio storico verifica differenti sismicità dei suoli (Giappone e California), sono anzi testimonianza fisica dell&#8217;investimento ordinario nella cura manutentiva e nel rispetto culturale delle caratteristiche intrinseche di materiali, terreni, e regole naturali.</p>
<p>Giovanni Campo insegna dal 1983 Pianificazione territoriale nell&#8217;Università di Catania. È tra i fondatori del Centro di Iniziative e Studi per la Prevenzione Antisismica e fa parte del Comitato locale del Progetto Catania del CNR-GNDT. È stato primo firmatario di due disegni di legge (Senato, XII Legislatura), che introducono il miglioramento antisismico di strutture urbane e territoriali. Coordina, presso il Dipartimento di Architettura e Urbanistica dell&#8217;Università di Catania, il Laboratorio per la sicurezza e la sostenibilità di sistemi territoriali ed ambientali, per lo studio dei rischi insediativi. È autore di pubblicazioni e saggi in ordine all&#8217;evoluzione della normativa urbanistica, al recupero del patrimonio edilizio ed urbanistico esistente, alla politica dei trasporti, alla difesa idrogeologica, alla tutela paesistica ed al miglioramento antisismico di strutture urbane e territoriali. È dagli effetti del terremoto del Belice che il suo interesse scientifico è rivolto al tema della prevenzione, sollecitato dal dialogo con Vincenzo Cabianca e sulla scorta degli esperimenti pionieri di Giuseppe Imbesi.</p>
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		<title>Strutture urbane e territoriali</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/strutture-urbane-e-territoriali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jan 2000 13:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana "Città, Territorio, Piano" diretta da Giuseppe Imbesi n.24Piuttosto che investire sui lenti ritorni economici connessi alla cura del proprio patrimonio culturale, l'Italia ha scelto la via dell'impari competizione coi Paesi ricchi di altre "materie prime". Ha fidato cioè sulle immediate risposte dell'industria che ora lascia al Nord cassintegrati ed aree dimesse e al Sud ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana &#8220;Città, Territorio, Piano&#8221; diretta da Giuseppe Imbesi n.24</p>
<p>Piuttosto che investire sui lenti ritorni economici connessi alla cura del proprio patrimonio culturale, l&#8217;Italia ha scelto la via dell&#8217;impari competizione coi Paesi ricchi di altre &#8220;materie prime&#8221;. Ha fidato cioè sulle immediate risposte dell&#8217;industria che ora lascia al Nord cassintegrati ed aree dimesse e al Sud disoccupazione e distruzione di suolo, aria, ed acqua. Così del Paese viene fuori un&#8217;immagine &#8220;urbanistica&#8221; abbastanza simile a quella di Gela, città emblematicamente evocata come esempio di «non finito» abusivo, di trascuratezza, d&#8217;inquinamento marino ed atmosferico, di soffocamento di archeologia e beni naturalistici. Nella linea costituzionale del complesso e vasto esame di elementi tecnici, economici, finanziari, politici preordinati al momento attuativo della pianificazione, e per riprendere i fili distintivi di matrici provenienza-destinazione di benefici e costi delle trasformazioni territoriali, al &#8220;realismo&#8221; esasperato di mercato, è qui contrapposta l&#8217; &#8220;utopia&#8221; di cittadini non più soggetti al ricatto dello sviluppo facile (che promette lavoro e deserto sociale per alcuni, disperazione e deserto fisico per gli altri), ma paladini consapevoli della titolarità diffusa dei beni sociali: «soprintendenti» appassionati, tutori d&#8217;identità e valori immateriali, ispiratori di pratiche locali di sostenibilità ambientale. Le riflessioni proposte (molte inedite), nella testimonianza pubblicistica sui temi dell&#8217;identità dei luoghi, dei rischi ambientali, della mobilità e del cosiddetto sviluppo sostenibile di un&#8217;Isola, offrono una lettura delle trasformazioni urbane e territoriali che districa e intreccia aspetti tecnici e politici di piano, e assegna alla sostenibilità il ruolo di «ideologia» discriminante tra politiche &#8220;di destra&#8221; e &#8220;di sinistra&#8221;. Ruolo trascurato dalle realistiche improvvisazioni obbligate a livello locale per amministratori &#8220;del maggioritario&#8221;; e trascurato, a livello globale, dalle realistiche assuefazioni (a condizionamenti di mercato, ad ingerenze politiche, e persino ad invasioni militari), che traducono in verità storico-scientifiche le azioni prodotte da politiche &#8220;di centro&#8221; per il mantenimento di posizioni di privilegio. Senza ricadere in certo fondamentalismo ambientalista, da Bolgheri a Seattle ricorrono tuttavia momenti di riflessione sull&#8217;insostenibile leggerezza di uno sviluppo suicida.</p>
<p>Giovanni Campo insegna dal 1983 Pianificazione territoriale nell&#8217;Università di Catania. Nel corso della XII Legislatura, eletto al Senato della Repubblica, è stato primo firmatario di due disegni di legge miranti a riformare il quadro legislativo in materia urbanistica. È autore di pubblicazioni e saggi in ordine all&#8217;evoluzione della disciplina urbanistica, al recupero del patrimonio edilizio ed urbanistico, al miglioramento antisismico di strutture urbane, alla politica dei trasporti, alla difesa idrogeologica ed alla tutela paesistica del territorio. Coordina, presso il Dipartimento di Architettura e Urbanistica (DAU) dell&#8217;Università di Catania, il Laboratorio per la sicurezza e la sostenibilità di sistemi territoriali ed ambientali, rivolto ad Enti locali per lo studio dei rischi ambientali insediativi. È stato consulente dell&#8217;Assessorato Regionale dei Beni Culturali, Ambientali e della Pubblica Istruzione per la redazione delle Linee-Guida del Piano Territoriale Paesistico Siciliano, ed è componente del Comitato tecnico scientifico incaricato dall&#8217;Assessorato regionale del Territorio e dell&#8217;Ambiente della redazione del Piano Urbanistico Territoriale regionale.</p>
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