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	<title>Cecchi Roberto Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Cecchi Roberto Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Linee Guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jul 2008 14:08:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le Linee Guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale sono rivolte a tutti coloro, architetti e ingegneri in primo luogo, funzionari di amministrazioni pubbliche o liberi professionisti, che nel corso della propria attività si trovano ad affrontare, seppur con ruoli diversi (responsabili del procedimento, soggetti finanziatori, progettisti, direttori dei lavori, ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le Linee Guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale sono rivolte a tutti coloro, architetti e ingegneri in primo luogo, funzionari di amministrazioni pubbliche o liberi professionisti, che nel corso della propria attività si trovano ad affrontare, seppur con ruoli diversi (responsabili del procedimento, soggetti finanziatori, progettisti, direttori dei lavori, collaudatori), il tema dell&#8217;accessibilità nell&#8217;ambito dei luoghi di interesse culturale. Il testo si propone come strumento per stimolare la riflessione su un tema la cui complessità viene spesso sottovalutata (si pensi ad esempio alle cosiddette &#8220;barriere percettive&#8221; quasi sempre ignorate), al fine di superare la prassi corrente della mera &#8220;messa a norma&#8221;, evidenziando come le problematiche connesse con l&#8217;accessibilità costituiscano la base stessa della progettazione e della disciplina del restauro.</p>
<p>Il volume, a cura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali Direzione generale per i beni architettonici, storico-artistici ed etnoantropologici contiene testi di: Fabrizio VESCOVO, Direttore del corso di formazione post-lauream&#8221;Progettare per tutti senza barriere&#8221; presso la Facoltà di Architettura di Roma La Sapienza; Maria AGOSTIANO,Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Direzione Generale per i Beni Architettonici, Storico-artistici e Etnoantropologici); Lucia BARACCO, Responsabile del &#8220;Progetto Lettura Agevolata&#8221; del Comune di Venezia Componente della Commissione per l&#8217;analisi delle problematiche relative alla disabilità nello specifico settore dei beni e delle attività culturali; Andrea PANE, professore a contratto di &#8220;Teorie e storia del restauro&#8221; dell&#8217; Università degli studi di Napoli Federico II e Componente della Commissione per l&#8217;analisi delle problematiche relative alla disabilità nello specifico settore dei beni e delle attività culturali; Elisabetta VIRDIA, Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Direzione Generale per la Qualità e la Tutela del Paesaggio, l&#8217;Arte e l&#8217;Architettura Contemporanee).</p>
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		<title>Il patrimonio museale antropologico</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/il-patrimonio-museale-antropologico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jan 2008 13:03:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il volume, di cui questa è la terza edizione, è il risultato di un accurato monitoraggio sull'articolazione nel territorio e le analisi delle problematiche inerenti i musei Etnoantropologici. Il lavoro è stato eseguito da studiosi che in tutte le regioni italiane hanno individuato le varie tipologie dei musei, statali, regionali, provinciali, comunali e privati.La quantità, ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il volume, di cui questa è la terza edizione, è il risultato di un accurato monitoraggio sull&#8217;articolazione nel territorio e le analisi delle problematiche inerenti i musei Etnoantropologici. <br />Il lavoro è stato eseguito da studiosi che in tutte le regioni italiane hanno individuato le varie tipologie dei musei, statali, regionali, provinciali, comunali e privati.<br />La quantità, la ricchezza e l&#8217;eterogeneità dei dati raccolti testimonia l&#8217;importanza e l&#8217;interesse che tali musei hanno assunto negli ultimi anni. Lo studio antropologico che è alla base di questo lavoro mette in evidenza quanto il materiale raccolto rivesta un valore determinante in questo particolare momento storico in cui le testimonianze del passato sono essenziali per comprendere le dinamiche interculturali del presente e individuare le strategie più idonee per affrontare il futuro. <br />&#8220;Il Patrimonio museale Antropologico&#8221;, che ha avuto la sua prima edizione nel 2002 e la seconda nel 2004, è aggiornato fino a dicembre del 2007: il notevole aumento dei musei, rispetto alle precedenti edizioni, mette in luce quanto sia sempre più crescente in Italia l&#8217;interesse per i beni etnoantropologici e quanto essi siano importanti perché riguardano testimonianze irripetibili del nostro passato, delle nostre origini, delle nostre tradizioni.<br />Il numero considerevole di musei riportati e descritti in questo volume, notevolmente aumentato rispetto al precedente, testimonia l&#8217;interesse non solo degli enti regionali e locali, ma anche quello di privati volenterosi e appassionati che hanno voluto raccogliere i materiali per renderli ampiamente fruibili dal più vasto pubblico possibile.<br />La terza edizione di questo volume si è resa necessaria non solo perché le precedenti pubblicazioni sono state esaurite in breve tempo, ma anche perché si è ritenuto indispensabile un aggiornamento per quello che riguarda la situazione dei musei etnoantropologici.<br />Musei che, dall&#8217;ultimo aggiornamento del 2004, hanno subìto una crescita ragguardevole, segno dell&#8217;interesse per questi beni che sono connotati da una peculiarità particolare rispetto ad altri: sono la testimonianza della vita, delle abitudini, dell&#8217;abilità, della fabrilità dei nostri più vicini antenati che ricopre un arco di tempo di circa 150 anni.</p>
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		<title>I Nostri Giardini</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/i-nostri-giardini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I nostri giardini: il titolo sembrerebbe indicare un senso di proprietà; al contrario, il possessivo "nostri" vuol suggerire la necessità del "prendersi cura", l'urgenza di una nuova responsabilità che non sia solo di chi possiede o ha in gestione il parco o il giardino, ma diventi un sentire comune. La scelta dei "case studies" è ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I nostri giardini: il titolo sembrerebbe indicare un senso di proprietà; al contrario, il possessivo &#8220;nostri&#8221; vuol suggerire la necessità del &#8220;prendersi cura&#8221;, l&#8217;urgenza di una nuova responsabilità che non sia solo di chi possiede o ha in gestione il parco o il giardino, ma diventi un sentire comune. La scelta dei &#8220;case studies&#8221; è ricaduta su alcuni giardini di proprietà demaniale – gestiti dalle Soprintendenze e dai Poli museali – interessati in anni recenti da progetti o da interventi di restauro: il Parco di Racconigi, Villa Pisani a Stra, il Parco di Miramare a Trieste, il Giardino di Boboli, il Parco della Villa del Colle del Cardinale a Perugia, Villa d&#8217;Este a Tivoli, il Parco della Reggia di Caserta. A queste &#8220;sette stelle&#8221; del Ministero si sono poi aggiunte tre altre diverse realtà: il Parco delle Terme di Lévico, in gestione alla Provincia Autonoma di Trento, i giardini della Kolymbetra, in consegna al Fondo per l&#8217;Ambiente Italiano, il Parco del castello di S. Maria del Monte a Montella. Ne è emersa una casistica ampia: restauri nella maggior parte dei casi attenti alla fragilità del manufatto, idealmente legati fra loro da un comune intento conservativo, ma talvolta oggetto anche di scelte non sempre condivise. Il risultato è un confronto sui metodi e sulle tecniche di intervento nei parchi e nei giardini storici, sulle modalità di uso e sulle strategie di valorizzazione; un confronto utile a disegnare una politica nazionale coordinata, che dia un senso più incisivo  all&#8217;impegno che caratterizza l&#8217;attività svolta nelle diverse sedi.</p>
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		<title>Cantiere Uffizi</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/cantiere-uffizi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Gli Uffizi nei loro oltre quattro secoli di storia hanno conosciuto molte mutazioni. Sono stati "wunderkammer" e "speculum mundi" nel tempo dell'Antico Regime. Nell'Ottocento e nel primo Novecento, nell'età del positivismo e degli specialismi, sono diventati biblioteca di figure. Si sono trasformati nel catalogo dei massimi autori e della suprema qualità e dunque nel manuale ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli Uffizi nei loro oltre quattro secoli di storia hanno conosciuto molte mutazioni. Sono stati &#8220;wunderkammer&#8221; e &#8220;speculum mundi&#8221; nel tempo dell&#8217;Antico Regime. Nell&#8217;Ottocento e nel primo Novecento, nell&#8217;età del positivismo e degli specialismi, sono diventati biblioteca di figure. Si sono trasformati nel catalogo dei massimi autori e della suprema qualità e dunque nel manuale base della grande storia artistica europea. Nella seconda metà del secolo scorso, di fronte al turismo dei grandi numeri e al nuovo uso sociale del museo, gli Uffizi sono stati costretti a diventare &#8220;grandi&#8221; e comunque &#8220;nuovi&#8221;.  &#8220;In fine omnis motus velocior&#8221; recita un principio fondamentale della cinetica. Ci sono voluti quasi 35 anni &#8211; dagli elaborati di Nello Bemporad del &#8217;64 all&#8217;atto di indirizzo del &#8217;99 &#8211; perché l&#8217;idea dei Nuovi Uffizi prendesse forma compiuta. Sono bastati pochi mesi &#8211; dall&#8217; agosto del 2003 al febbraio del 2004 perché si mettesse a punto il progetto esecutivo. Fra quattro anni un&#8217;idea venuta dal cuore del Novecento avrà concluso il suo percorso. Ciò che conta è che non si sia perso nelle mutazioni succedutesi nei secoli, e non si perda nell&#8217;ultima che stiamo per avviare, il carattere di un luogo che è stato esemplare per la civiltà del mondo.</p>
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