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	<title>Conti Giulio Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Primipiani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Testo e Immagine: due modalità di osservazione che si snodano lungo i percorsi intrapresi da Giulio Conti e Rita Simone. Due diversi sguardi che si sono soffermati sull'architettura contemporanea, l'uno valutandone ombre, tessiture, trasparenze, profondità e quant'altro concorre all'arte fotografica, l'altro cercando di capire quanto un consistente numero delle opere oggetto d'attenzione, nell'accezione di "immagine" ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Testo e Immagine: due modalità di osservazione che si snodano lungo i percorsi intrapresi da Giulio Conti  e Rita Simone. Due diversi sguardi che si sono soffermati sull&#8217;architettura contemporanea, l&#8217;uno valutandone ombre, tessiture, trasparenze,  profondità e quant&#8217;altro concorre all&#8217;arte fotografica, l&#8217;altro cercando di capire quanto un consistente numero delle opere oggetto d&#8217;attenzione, nell&#8217;accezione di &#8220;immagine&#8221; rispondente alle richieste della nuova comunicazione globalizzata, incarnasse un&#8217;idea collettivamente riconosciuta della contemporaneità. Nello svolgersi di un unico testo, dunque, composto da &#8220;parole&#8221; e &#8220;scatti&#8221;, prende forma un insieme di elementi diffusi all&#8217;interno di un territorio senza limiti caratterizzanti: architetture come punti strategici di una città globale data dall&#8217;annullamento dei confini geografici e popolata da oggetti trasformati in icona di un mondo dove l&#8217;arte riacquista un carattere narcotico e all&#8217;esasperazione tecnologica si associa una diffusa idea di perfezione. Una nuova comunità, quindi, costruitasi a mano di un&#8217;omologazione che annulla le specificità dei singoli autori focalizzando l&#8217;attenzione sul &#8220;primo piano&#8221; piuttosto che sull&#8217;interezza dell&#8217;architettura, e che la proietta all&#8217;interno di un sistema di divulgazione generalizzato guidando lo sguardo e, quindi, l&#8217;obbiettivo. Se da un lato, però, l&#8217;appartenere a tale circuito fa sì che queste opere entrino nel quotidiano come mai accaduto, dall&#8217;altro il loro divenire oggetti di consumo accelera un processo di invecchiamento non legato al deteriorarsi dei materiali nel tempo quanto, piuttosto, al consumarsi di un&#8217;immagine altamente pubblicizzata. Assunte nella loro contraddittoria condizione di rudere, queste affascinanti ma silenziose presenze inducono a interrogarsi su un rinnovato senso dell&#8217;architettura.</p>
<p>Giulio Conti, parallelamente all&#8217;attività professionale, ha sviluppato un continuo impegno nell&#8217;ambito della ricerca fotografica. Dal &#8217;65 ad oggi, la sua produzione è stata oggetto di mostre &#8211; individuali e collettive &#8211; tra cui: &#8220;Cartier Bresson&#8221;, &#8220;Una provincia da salvare&#8221;, &#8220;Isole Eolie: architettura, ambiente e domanda di sviluppo&#8221;, &#8220;Le chiese basiliane nella Provincia di Messina&#8221;, &#8220;Messina una città ricostruita&#8221;, &#8220;L&#8217;architettura parigina negli anni Ottanta&#8221;, &#8220;Sopraelevazioni e decoro urbano a Messina&#8221;. Ha pubblicato, come curatore della parte fotografica, &#8220;Messina ‘43&#8221; (1976) e &#8220;Il fascismo a Reggio&#8221; (1978); in qualità di autore, &#8220;Eoliana&#8221; (1977), &#8220;Le impronte del passato&#8221; (1978), &#8220;Feste popolari e religiose a Messina&#8221; (1980), &#8220;Immagini del tempo&#8221; (1990), &#8220;Le sontuose pietre&#8221; (1992), &#8220;Fotografia come racconto&#8221; (1998), &#8220;Acque e terre dello Stretto&#8221; (2003), e infine, come coautore e coordinatore della parte fotografica, &#8220;Sicilia i luoghi e gli uomini&#8221; (1994). È iscritto alla Federazione Italiana Associazioni Fotografiche nell&#8217;ambito della quale ha ricoperto incarichi di rilievo ed ha ricevuto i premi &#8220;Anassilaos &#8211; Arte, cultura e scienza&#8221; (Reggio Calabria 1999) e &#8220;Neschen &#8211; L&#8217;industria incontra l&#8217;arte&#8221; (Bückeburg 1998).</p>
<p>Rita Simone, 1959, architetto. È professore associato in Progettazione Architettonica presso la Facoltà di Architettura dell&#8217;Università Mediterranea di Reggio Calabria e svolge la propria attività di ricerca all&#8217;interno del Dipartimento di Arte, Scienza e Tecnica del Costruire. Ha partecipato a numerosi concorsi nazionali ed internazionali, seminari di progettazione e mostre, sviluppando parallelamente una personale ricerca sul progetto d&#8217;architettura. Suoi scritti e progetti sono stati pubblicati su riviste di settore, cataloghi e testi di altri autori. È autrice dei libri &#8220;La città di Messina tra Norma e Forma&#8221;, (Gangemi Ed., 1996) e &#8220;Joao Luis Carrilho da Graça. Opere e progetti&#8221; (con R. Albiero, Electa Ed., 2003). </p>
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