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	<title>de Cadilhac Rossella Archivi | Gangemi</title>
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	<title>de Cadilhac Rossella Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Monumenti di gloria</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/monumenti-di-gloria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 10:36:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le vicende della storia europea insegnano che i monumenti non sono soltanto manufatti di pietra o di marmo, ma luoghi nei quali si stratifica la memoria delle comunità. Essi custodiscono il tempo lungo delle civiltà, le forme della vita collettiva, il linguaggio simbolico attraverso cui i popoli hanno narrato se stessi. Nei momenti di crisi ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le vicende della storia europea insegnano che i monumenti non sono soltanto manufatti di pietra o di marmo, ma luoghi nei quali si stratifica la memoria delle comunità. Essi custodiscono il tempo lungo delle civiltà, le forme della vita collettiva, il linguaggio simbolico attraverso cui i popoli hanno narrato se stessi.</p>
<p>Nei momenti di crisi più acuta, tuttavia, proprio questi segni tangibili della memoria diventano bersaglio.<br />
Le guerre del Novecento hanno mostrato con drammatica evidenza come la distruzione del patrimonio culturale non rappresenti soltanto un danno materiale, ma un atto capace di incidere profondamente sull’identità dei popoli.<br />
Il volume Monumenti di gloria. La protezione del patrimonio architettonico in guerra: strategie, eventi e riflessioni, che raccoglie gli Atti del Convegno svoltosi a Bari il 23 aprile 2024, si inserisce in questo orizzonte di riflessione.</p>
<p>Esso riporta alla luce una pagina significativa della storia della tutela: quella stagione in cui amministrazioni pubbliche, studiosi e funzionari della conservazione seppero elaborare strategie per proteggere opere d’arte e architetture monumentali nel pieno della tragedia bellica. La salvaguardia del patrimonio, in quei frangenti, assunse il significato di gesto civile e politico nel senso più alto del termine.</p>
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		<title>San Venanzio a Camerino</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/san-venanzio-a-camerino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2023 14:09:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio VaragnoliQuesto libro tratta la vicenda costruttiva della basilica di San Venanzio a Camerino, un monumento densamente stratificato sito nell'entroterra dello Stato Pontificio: territorio ad elevata pericolosità sismica caratterizzato da continue riscritture del proprio patrimonio, e dunque scenario di un dibattito purtroppo sempre attuale sul destino dell'esistente e sul ruolo del ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli</p>
<p>Questo libro tratta la vicenda costruttiva della basilica di San Venanzio a Camerino, un monumento densamente stratificato sito nell&#8217;entroterra dello Stato Pontificio: territorio ad elevata pericolosità sismica caratterizzato da continue riscritture del proprio patrimonio, e dunque scenario di un dibattito purtroppo sempre attuale sul destino dell&#8217;esistente e sul ruolo del restauro. Tra le tante riscritture che la fabbrica di San Venanzio ha subito c&#8217;è quella, decisiva per l&#8217;entità dei lavori e per l&#8217;autorità dei committenti e progettisti, successiva al terremoto del 1799 e alla scelta di ricostruirla in stile neoclassico chiamando a supporto architetti del calibro di Benedetto Piernicoli e Luigi Poletti.<br />L&#8217;aggiunta di un portico in facciata, già presente nel progetto di Piernicoli del 1802, è una transazione tra passato e presente cui Poletti darà esito nel tentativo di rivedere la fabbrica secondo il gusto dell&#8217;epoca e al contempo conservarne il frammento ritenuto più rappresentativo della facies originaria e maggiormente collegabile con la venerazione del Santo eponimo. Secondo una modalità assai ricorrente nella revisione ottocentesca delle fabbriche medievali, dallo stesso Poletti sperimentata con successo in più occasioni, il  pronao neoclassico è di fatto una sorta di diaframma monumentale dell&#8217;antico prospetto, conservato a guisa di reliquia che sembra anticipare e promettere quelle del martire conservate nella cripta. Estremi spaziali, la facciata e la cripta, tra i quali non c&#8217;è però spazio nella fabbrica per altre transazioni, posto che l&#8217;esigenza di guadagnarne principi di firmitas e venustas nuovi, dunque adeguati ai tempi, ai gusti e alle circostanze ne comportano la quasi completa ricostruzione a danno soprattutto delle aggiunte barocche, ma ad alimento, paradossalmente, di un palinsesto architettonico che il libro ripropone alla luce di nuove conoscenze e certezze sui valori del patrimonio e le sue istanze di tutela.</p>
<p>ROSSELLA DE CADILHAC è Professore associato per il ssd Icar/19 (Restauro), in servizio presso il dipartimento ArCoD del Politecnico di Bari. È titolare del Laboratorio di Restauro architettonico al IV anno del Corso di Laurea Magistrale in Architettura. Insegna Strumenti conoscitivi per lo studio del patrimonio al III anno del medesimo CdLM e Teoria del Restauro presso la Scuola di Specializzazione in “Beni Architettonici e del Paesaggio”. È componente del Collegio dei docenti nel DR Progetto per il patrimonio: conoscenza, tradizione e innovazione e nel DR Ingegneria per la sostenibilità e la sicurezza delle costruzioni civili e industriali presso il Politecnico di Bari.<br />Svolge attività scientifica volta all&#8217;approfondimento di questioni teoretiche, allo studio di aspetti storici, materiali e tecnici dell&#8217;architettura tradizionale, all&#8217;analisi stratigrafica per lo studio del patrimonio<br />costruito. Ha pubblicato saggi, capitoli di libri e contributi in atti di convegni nazionali e internazionali sulla tutela, la conservazione e il restauro del patrimonio architettonico, con particolare riguardo alle architetture degli ordini mendicanti, alle opere fortificate e ai luoghi dell&#8217;abbandono.<br />È responsabile scientifico di ricerche sulla conservazione e valorizzazione del patrimonio architettonico pugliese nell&#8217;ambito di convenzioni con il Segretariato Regionale del MiC per la Puglia e con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bari.</p>
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		<title>Claudio D&#8217;Amato Guerrieri e la “scuola barese” di architettura</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/claudio-damato-guerrieri-e-la-scuola-barese-di-architettura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2020 14:09:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana Archinauti del Politecnico di Bari diretta da Claudio D'Amato A più di un anno dalla sua scomparsa, dopo un periodo di raccoglimento e riflessione, il presente libro cerca di ricostruire la complessa personalità del prof. Claudio D'Amato, attraverso la raccolta di numerosi contributi scritti da autori a lui legati e appartenenti a generazioni anche ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana Archinauti del Politecnico di Bari diretta da Claudio D&#8217;Amato</p>
<p>A più di un anno dalla sua scomparsa, dopo un periodo di raccoglimento e riflessione, il presente libro cerca di ricostruire la complessa personalità del prof. Claudio D&#8217;Amato, attraverso la raccolta di numerosi contributi scritti da autori a lui legati e appartenenti a generazioni anche molto differenti: partendo dai maestri e amici, sino a raccogliere le testimonianze dei più giovani docenti e architetti formatisi presso la “scuola barese” di architettura. Quest&#8217;ultima, dal professore istituita e creata a partire dal 1990, è stata caratterizzata da una chiara forte identità, riconosciuta a livello accademico nazionale e internazionale, che ha attirato a sé grandi elogi e critiche per il suo modo di essere e voler essere differente e progressista per mezzo della tradizione e il culto della storia. L&#8217;intento è, dunque, quello di presentare più “letture” autoriali per tentare di dipanare il duplice e al contempo multiforme tema focalizzato sul prof. Claudio D&#8217;Amato e sulla sua scuola di architettura barese.<br />
Il libro è articolato in tre parti: I curatori, Tre Rettori del Politecnico di Bari e Contributi. La prima parte è relativa a due saggi: la visione dell&#8217;ex alunno ora docente (Giuseppe Fallacara), e quella di un collega caro amico (Amerigo Restucci). La seconda parte raccoglie i contributi dei Rettori del Politecnico di Bari che hanno segnato tre tappe fondamentali della vita di D&#8217;Amato: l&#8217;origine della creazione della Facoltà di Architettura (Umberto Ruggiero), l&#8217;assegnazione del titolo di Professore Emerito (Eugenio Di Sciascio), l&#8217;attuale Rettore (Francesco Cupertino). La terza parte rappresenta la raccolta di tutti i contributi suddivisi in sei sezioni: 3.1. Il maestro; 3.2. Gli amici; 3.3 La Facoltà di Architettura di Bari; 3.4. I primi allievi e docenti; 3.5. Gli allievi, i dottori di ricerca e gli specializzati; 3.6. Recensioni. Le sezioni, tutte organizzate nella successione alfabetica degli autori, si compongono secondo un avvicendamento generazionale che dal maestro Paolo Portoghesi giunge sino ai più giovani autori, come Ilaria Cavaliere e Dario Costantino, che hanno conosciuto il professore solamente ai primi anni del loro percorso universitario barese e che oggi studiano e indagano sul suo operato ancora foriero di grandi e profonde riflessioni future, con un contributo dal titolo Didattica dell&#8217;Architettura e Professione: l&#8217;ultimo convegno organizzato da Claudio D&#8217;Amato. I contributi, con la componente personale che li connota, vengono accomunati da alcuni temi ricorrenti, quali i ricordi di esperienze trascorse insieme a D&#8217;Amato – soprattutto nel caso degli amici –; la storia della Facoltà di Architettura di Bari a partire dalla sua fondazione; l&#8217;attività accademica a cui il professore ha dedicato tutto sé stesso; gli indirizzi di ricerca che hanno caratterizzato e che continuano a caratterizzare la scuola barese; le esperienze degli allievi.<br />
Si ringraziano per questo tutti coloro che hanno partecipato, con il loro apporto, alla realizzazione di questo volume.<br />
(Giuseppe Fallacara, Amerigo Restucci, Introduzione, pp. XIV, XV).</p>
<p>Giuseppe Fallacara (Bitonto &#8211; Bari, 17 dicembre 1973) è Architetto e Dottore di Ricerca.<br />
Dal primo aprile 2020 è Professore Ordinario in Composizione Architettonica presso il Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura del Politecnico di Bari, dove dirige il New Fundamentals Research Group. È coordinatore del CESAR, Corso di Alta Formazione Applicata in Architettura e Restauro della Scuola di Specializzazione del Politecnico di Bari. Esperto di Stereotomia e architettura in pietra, ha pubblicato numerose monografie e articoli scientifici sul tema e ha realizzato prototipi sperimentali litici. Ha esposto alla Biennale di Architettura di Venezia nel 2006 e annualmente, dal 2005, al Marmomac di Verona, nel settore Università e Ricerca. È stato visiting professor, tra le altre università, presso il NYIT (New York Institute of Technology) e il MISIS (National University of Science et Technology) di Mosca. È stato curatore della mostra Stereotomy 2.0 and Digital Construction Tools (New York, maggio 2018) ed è stato invitato da Alessando Melis a esporre presso il Padiglione Italia della Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia del 2021.</p>
<p>Amerigo Restucci (Matera, 10 novembre 1942) laureato in Architettura.<br />
Ha insegnato Storia dell&#8217;Architettura in qualità di Professore Ordinario all&#8217;Università IUAV di Venezia, della quale è stato Rettore dal 2010 al 2016. Dal 1987 al 1995 ha insegnato presso la Scuola di Specializzazione in Archeologia e Storia dell&#8217;Arte dell&#8217;Università degli Studi di Siena. Nel 1989 è stato eletto nel Consiglio Superiore del Ministero dei Beni Culturali e ha esaminato, tra gli altri, i restauri della cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze, del Ponte Sisto a Roma, delle Torri medioevali di Pavia e della Reggia di Caserta. Dal 1992 è entrato nel Consiglio Direttivo dell&#8217;ICOMOS-UNESCO per la tutela del patrimonio mondiale nel settore dei monumenti e dell&#8217;ambiente e nel 1996 è stato nominato nel comitato internazionale per lo studio ed il restauro della Basilica di Sant&#8217;Antonio a Padova. Dal 1999 al 2003 è stato Presidente dell&#8217;Accademia delle Belle Arti di Venezia. Nel 2002 è stato eletto nel Consiglio Direttivo della Biennale di Venezia; nel 2004 ha ricevuto l&#8217;incarico da parte del Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo del MIBACT e dell&#8217;APT della Basilicata per la progettazione degli itinerari di Federico II di Svevia in Basilicata e Puglia. Nel 2015 ha coordinato l&#8217;elaborazione del dossier di candidatura de Il paesaggio vitivinicolo delle colline di Conegliano e Valdobbiadene iscritto nel 2019 nella Lista del Patrimonio Mondiale dell&#8217;Umanità UNESCO.</p>
<p><em>Con saggi di:</em><br />
Giuseppe Fallacara, Amerigo Restucci, Francesco Cupertino, Eugenio Di Sciascio, Umberto Ruggiero, Paolo Portoghesi, Alfonso Acocella, Giuseppe Arcidiacono, Lucio Valerio Barbera, Enrico Bordogna, Augusto Romano Burelli, Francesco Cellini, Giangiacomo D&#8217;Ardia, Alberto Ferlenga, Cherubino Gambardella, Ghisi Grütter, Giuseppe Carlo Marano, Marco Trisciuoglio, Bruno Messina, Vincenzo Pavan, Domenico Potenza, Franz Prati, Franco Purini, Fabio Tellia, Paolo Tombesi, Angelo Torricelli, Duccio Trombadori, Paolo Zermani, Michele Balice, Rossana Carullo, Giovanni Cucci, Rossella de Cadilhac, Francesco Defilippis, Loredana Ficarelli, Matteo Ieva, Antonio Labalestra, Marco Mannino, Anna Bruna Menghini, Mauro Mezzina, Carlo Moccia, Michele Montemurro, Lorenzo Netti, Spartaco Paris, Attilio Petruccioli, Antonio Riondino, Giorgio Rocco, Giuseppe Strappa, Vincenzo Paolo Bagnato, Annalisa Di Roma, Calogero Montalbano, Giulia Annalinda Neglia, Anna Rosa Pagliarulo, Nicola Parisi, Mariangela Turchiarulo, Mariangela Alicino, Maurizio Barberio, Micaela Colella, Nicola Boccadoro, Claudia Calabria, Maria Rita Campa, Vito Cascione, Ilaria Cavaliere, Dario Costantino , Niccolò Dambrosio, Vito De Bellis, Graziella Fittipaldi, Alessandro Iacovuzzi, Rosaria Valeria Loliva, Nicola Martielli, Alessandra Mongelli, Ubaldo Occhinegro, Marco Stefano Orsini, Alessandra Paresce, Giuseppe Rociola, Hilde Grazia Teresita Romanazzi, Nicola Sacco, Mohamed Saidi, Raffaella Sanseverino, Alessandra Scarcelli, Francesco Scricco, Marco Stigliano, Luigi Alini, Roberta Amirante</p>
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		<title>La Chiesa di San Francesco a Fermo</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/la-chiesa-di-san-francesco-a-fermo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2015 14:06:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La chiesa di san Francesco è per la città di Fermo un monumento emblematico dall'elevato valore simbolico. Luogo secolare di fede e testimonianza altrettanto viva di arte e di storia, la chiesa catalizza l'attenzione del visitatore, come dello studioso, per la solenne bellezza, l'essenzialità dei volumi, l'ampia e slanciata spazialità interna, la sobrietà delle linee, ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La chiesa di san Francesco è per la città di Fermo un monumento emblematico dall&#8217;elevato valore simbolico. Luogo secolare di fede e testimonianza altrettanto viva di arte e di storia, la chiesa catalizza l&#8217;attenzione del visitatore, come dello studioso, per la solenne bellezza, l&#8217;essenzialità dei volumi, l&#8217;ampia e slanciata spazialità interna, la sobrietà delle linee, i misurati accenti plastici. L&#8217;uso sapiente del mattone, che conferma la regola di costruire “secundum loci conditionem et morem patriae” in conformità alle pratiche locali, si coniuga con l&#8217;impiego delle decorazioni in cotto le quali, grazie ai loro delicati effetti cromatici e chiaroscurali, si aggiungono con discrezione all&#8217;essenzialità dell&#8217;architettura francescana, intenzionalmente semplice ed umile in sintonia con la Regola francescana. Ricco palinsesto che riassume quasi otto secoli di storia, la chiesa di San Francesco offre lo spunto per cogliere nel tempo la dialettica tra innovazione, conservazione, restituzione in pristino, la quale spesso è al centro di reiterate polemiche, particolarmente utili per comprendere la mutazione dei valori che è sempre insita nel restauro, innegabilmente legato alle contingenze della storia e della cultura. Nonostante permangano ancora alcuni nodi da sciogliere della complessa storia evolutiva della fabbrica, il testo propone una sintesi aggiornata delle conoscenze acquisite finora, che vengono rielaborate in questo volume allo scopo di offrire uno strumento finalizzato alla diffusione della conoscenza di una testimonianza di arte e di storia, ma anche di una coscienza critica, che è il momento preliminare e il presupposto insostituibile ai fini della conservazione.</p>
<p>ROSSELLA DE CADILHAC è professore associato nc di Restauro Architettonico presso il Politecnico di Bari (corso di Laurea Magistrale in Architettura). Svolge attività di ricerca presso il Dipartimento di Scienze dell&#8217;Ingegneria Civile e dell&#8217;Architettura (dicar). È responsabile scientifico del gruppo di ricerca “Patrimonio architettonico e città storica” che riconosce nella salvaguardia e valorizzazione delle emergenze architettoniche e dei tessuti urbani un tema di grande rilevanza e attualità. Da alcuni anni si occupa dello studio di palinsesti architettonici, con particolare riguardo alle architetture conventuali e a quelle fortificate. Ha pubblicato saggi e articoli sulle tecniche costruttive tradizionali, su questioni di restauro e consolidamento nel dibattito contemporaneo, sui problemi di conservazione e valorizzazione dei borghi abbandonati.</p>
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		<title>L&#8217;arte della costruzione in pietra</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/larte-della-costruzione-in-pietra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli n.6Il tema vastissimo della costruzione in pietra affrontato in una particolare tipologia regionale, quella delle chiese con cupole in asse, si apre, in questo volume, a considerazioni che investono la produzione architettonica nel suo complesso, senza rinnegare la continuità con una tradizione storiografica che accomuna il corretto inquadramento storico ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli n.6</p>
<p>Il tema vastissimo della costruzione in pietra affrontato in una particolare tipologia regionale, quella delle chiese con cupole in asse, si apre, in questo volume, a considerazioni che investono la produzione architettonica nel suo complesso, senza rinnegare la continuità con una tradizione storiografica che accomuna il corretto inquadramento storico dell&#8217;edificio alla conservazione dei molteplici messaggi veicolati dalla sua struttura. Senza risalire agli specialisti ottocenteschi, il tema ha, anche in tempi recenti, attirato più volte l&#8217;attenzione degli studiosi. Fra gli saggi monografici, dopo i contributi rispettivamente di Krönig, Berucci e Simoncini al convegno di Storia dell&#8217;Architettura del 1955, giunsero gli studi di Venditti negli anni Sessanta, collegati allo studio sulle influenze bizantine nella regione, e in seguito quelli di Laganara (1975) e Cardamone (1976). Un nuovo impulso offrirono la mostra Alle sorgenti del Romanico con il catalogo curato da Pina Belli D&#8217;Elia (1975), gli studi mirati di Mongiello (1988) e Ambrosi (1990), fino al più recente lavoro di Fiore (1997); e la stessa de Cadilhac aveva già affrontato il tema in due contributi del 2005, in questa sede ampliati e integrati con nuovi risultati e rilievi. Rispetto alle pubblicazioni precedenti, il lavoro di Rossella de Cadilhac analizza il tema sulla base di schedature tratte dall&#8217;esame diretto degli edifici. Grazie ad una stretta aderenza alla costruzione, vista soprattutto nei suoi aspetti tipologici, spaziali e tecnici, secondo la migliore tradizione degli studi di storia dell&#8217;architettura e restauro, il libro passa in esame un numero vastissimo di esempi selezionati in Terra di Bari, attraverso rilievi inediti di piante, sezioni, apparecchi murari, elementi decorativi, che costituiscono un corpus completo e affidabile del tema di studio (dalla Presentazione). </p>
<p>Testi di: Rossella de Cadilhac, Anita Guarnirei, Vincenzo Muncipinto, Gabriele Rossi, Maria Aurora Trentadue, Paola Chiara Vino.</p>
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