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	<title>Ercolini Michele Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Amazzonia Co Yvy Ore Retama</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Co Yvy Ore Retama, in lingua Tupi vuol dire Questa Terra è Nostra. È significativo che nel 1989, nello scegliere lo stemma dello Stato di Tocatins, si sia utilizzato il grido disperato degli Indios Tupi! Una rivendicazione di possesso, nella terra dei Senza Terra! La rivendicazione di un popolo espropriato delle proprie risorse per causa ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Co Yvy Ore Retama, in lingua Tupi vuol dire Questa Terra è Nostra. È significativo che nel 1989, nello scegliere lo stemma dello Stato di Tocatins, si sia utilizzato il grido disperato degli Indios Tupi! Una rivendicazione di possesso, nella terra dei Senza Terra! La rivendicazione di un popolo espropriato delle proprie risorse per causa della continua deforestazione dell&#8217;Amazzonia. Deforestazione avvenuta anche con il concorso, non indifferente, delle agenzie internazionali erogatrici di enormi interventi. <br />In Brasile, come in altri paesi in via di sviluppo, l&#8217;incremento dell&#8217;agricoltura, dell&#8217;allevamento e dello sfruttamento delle risorse (legname, attività estrattive, eccetera…) è avvenuta a discapito delle foreste originarie.<br />Incentivata anche dai capitali provenienti da organismi internazionali sotto varie forme di finanziamento (Banca Mondiale, Bird &#8211; Banca Internazionale di Ricostruzione e Sviluppo &#8211; Fondo Monetario Internazionale, CEE, G8), la deforestazione e la trasformazione del paesaggio brasiliano sono avvenuti negli ultimi decenni con ritmi sempre più allarmanti. Mutamenti che hanno innescato enormi problemi, sia sulle fasce meno protette della popolazione, in primo luogo gli Indios, sia  sulle caratteristiche, spesso delicatissime, dell&#8217;ambiente e del paesaggio. Ai problemi precedenti si aggiungono quelli inerenti al controllo e la gestione dei programmi attivati con finanziamenti esteri che in molte aree dell&#8217;enorme territorio brasiliano, sembrano essere la causa principale del fallimento di molte politiche tese allo sviluppo socioeconomico della popolazione e contemporaneamente alla tutela delle risorse naturali. </p>
<p>Giulio G. Rizzo (Albi, 1946), architetto, professore ordinario di Urbanistica presso il dipartimento di Urbanistica e Pianificazione del Territorio della facoltà di Architettura dell&#8217;Università di Firenze. Direttore della scuola di dottorato in Progettazione della città del territorio e del paesaggio. Coordina il dottorato di ricerca in Progettazione paesistica della stessa università. Direttore della Ri-vista (http://www3.unifi.it/ri-vista), e dei Quaderni della Ri-vista (http://www3.unifi.it/ri-vista/quaderni), pubblicati dalla University Press. Ha scritto in varie riviste tra le quali Controspazio, Paesaggio Urbano e Architettura del paesaggio. Per i nostri tipi ha pubblicato: Tuscia romana. Paesaggio e territorio. Metodi e modelli di valutazione, v. 1-2, 1990; L&#8217;attuazione urbanistica (con Umberto De Martino), 1994; Ricchezza e marginalità della città sub-tropicale, 1997; Città globale e metropoli terzomondista. Rio de Janeiro, 2003. Ha inoltre pubblicato Roberto Burle Marx. Il giardino del Novecento, Firenze 1992; Labirinti di memoria, Roma 1992.</p>
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		<title>Cultura dell&#8217;acqua e progettazione paesistica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Parlare di Cultura dell'acqua e progettazione paesistica significa, anzitutto, confrontarsi con la complessità dell'elemento "acqua". Liquido incolore e insapore, origine dell'umanità, "oro blu" del pianeta, protagonista dinamico, camaleontico ed imprevedibile del territorio, componente del paesaggio in perenne trasformazione nei confini, nelle forme, mai eguale a se stesso, con valenze simboliche, rituali e metafisiche difficilmente eguagliabili. ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Parlare di Cultura dell&#8217;acqua e progettazione paesistica significa, anzitutto, confrontarsi con la complessità dell&#8217;elemento &#8220;acqua&#8221;. Liquido incolore e insapore, origine dell&#8217;umanità, &#8220;oro blu&#8221; del pianeta, protagonista dinamico, camaleontico ed imprevedibile del territorio, componente del paesaggio in perenne trasformazione nei confini, nelle forme, mai eguale a se stesso, con valenze simboliche, rituali e metafisiche difficilmente eguagliabili. Parlare di Cultura dell&#8217;acqua e progettazione paesistica significa affrontare la questione della sostenibilità in termini ecologico-ambientali, economici, etici. Parlare di Cultura dell&#8217;acqua e progettazione paesistica significa porre l&#8217;accento sulle criticità e sull&#8217;emergenze. Emergenza a scala &#8220;globale&#8221;, vera e propria crisi planetaria che vede l&#8217;acqua tra due estremi: da una parte, l&#8217;acqua che fa paura perché manca, non c&#8217;è (siccità e desertificazione) e, all&#8217;opposto, l&#8217;acqua che fa paura in quanto calamità che distrugge, devasta, inonda (alluvioni). Emergenza alla scala del &#8220;quotidiano&#8221; da ricercarsi nella persistente offesa ai paesaggi d&#8217;acqua (dai fiumi, ai laghi, alle zone umide), al sempre più colorito e poco rispettoso lessico fatto di &#8220;indifferenza&#8221;, &#8220;emarginazione&#8221; e degrado. Parlare di Cultura dell&#8217;acqua e progettazione paesistica significa mettere in primo piano il patrimonio di memorie, valori, saperi ed identità, oggi sempre più a rischio estinzione e per questo da recuperare e salvaguardare. Parlare di Cultura dell&#8217;acqua e progettazione paesistica significa, infine, impegnarsi nella costruzione di una piattaforma comune di riferimenti conoscitivi e di opzioni strategiche, da cui far discendere indicazioni per la definizione di regole e di indirizzi (&#8220;sistema delle scelte&#8221;) in grado di soddisfare le diverse esigenze e le aspettative delle comunità locali, in accordo con i principi della sostenibilità, dello sviluppo e della qualità paesistica dei luoghi d&#8217;acqua.</p>
<p>Michele Ercolini (La Spezia, 1974), Architetto, Dottore di Ricerca in Progettazione paesistica, attualmente è Assegnista di ricerca (ICAR/15) presso il Dipartimento di Urbanistica e Pianificazione del Territorio dell&#8217;Università degli Studi di Firenze. Dal 2006 svolge attività didattica come Docente a contratto presso le Università degli Studi di Firenze, Perugia e Bologna. Ha promosso, organizzato e coordinato Seminari di studio e Convegni nazionali ed internazionali. Oltre all&#8217;attività didattica e di ricerca, dal 2001 ha intrapreso collaborazioni professionali con particolare riguardo agli interventi su aree sensibili, pianificazione paesistica, pianificazione delle aree protette, riqualificazione ambientale, pianificazione urbanistica, eccetera. Ha pubblicato libri, saggi e articoli su riviste specializzate.</p>
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