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	<title>Fiorani Donatella Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Fiorani Donatella Archivi | Gangemi</title>
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		<title>La basilica di San Benedetto a Norcia e il suo restauro</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/la-basilica-di-san-benedetto-a-norcia-e-il-suo-restauro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Oct 2024 12:45:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Prima dei gravi danneggiamenti subiti con il terremoto del 2016, la basilica di San Benedetto costituiva al tempo stesso un’architettura semplice, per tipologia e dimensioni, e complessa, per l’intensa stratificazione costruttiva e per il ruolo centrale assunto per la comunità e nel tessuto edilizio di Norcia. Il dramma di un terremoto e delle conseguenti distruzioni ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Prima dei gravi danneggiamenti subiti con il terremoto del 2016, la basilica di San Benedetto costituiva al tempo stesso un’architettura semplice, per tipologia e dimensioni, e complessa, per l’intensa stratificazione costruttiva e per il ruolo centrale assunto per la comunità e nel tessuto edilizio di Norcia. Il dramma di un terremoto e delle conseguenti distruzioni non offre risarcimenti adeguati a chi lo subisce, ma l’incremento d’interesse e degli studi, la maturazione di una nuova consapevolezza culturale e sociale che ne derivano costituiscono esiti importanti, non privi di componenti lenitive, non soltanto per chi continua a vivere nei luoghi investiti dal disastro. Il presente volume, nel fornire una testimonianza dei valori religiosi, culturali, architettonici e artistici della basilica nursina, illustra nel dettaglio il processo alla base del restauro e della ricostruzione intrapresi, opera collettiva di specialisti diversi e al tempo stesso risultato della partecipazione attiva della comunità religiosa e civile. Esso testimonia anche la complessità del percorso tecnico e procedurale necessario e costituisce il punto di riferimento in relazione al primo dei due lotti di lavorazioni previste, riguardante la ricostruzione dell’architettura e della struttura della basilica. Il secondo lotto di lavori, ancora in corso, è dedicato al restauro degli apparati decorativi interni, gli impianti e la funzionalizzazione della chiesa. La chiesa ricomposta riveste da oggi, pertanto, un’importanza significativa, oltre che per le vicende costruttive che ne hanno caratterizzato la vita passata, per la comprensione della natura storico-architettonica dei resti materiali salvati, per i riferimenti spaziali e figurativi cui tali resti sono stati nel tempo connessi e, non ultimo, per la rinnovata connotazione identitaria che essa riassume sia nel contesto locale che in quello, più ampio, della spiritualità cristiana.</p>
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<h4>RASSEGNA ONLINE</h4>
<ul>
<li><a href="https://www.spoletonline.com/174433/Riconsegnato-alla-popolazione-di-Norcia-il-Portico-delle-Misure">Spoletonline.com &#8211; 24/12/2024 &#8211; Riconsegnato alla popolazione di Norcia il Portico delle Misure</a></li>
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		<title>San Salvatore Maggiore sul Monte Letenano a Concerviano</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/san-salvatore-maggiore-sul-monte-letenano-a-concerviano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 May 2010 12:04:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Questo volume raccoglie il racconto sintetico, scritto e illustrato, di un lungo lavoro di restauro condotto per un ventennio sul complesso abbaziale di San Salvatore Maggiore, nell'alto Lazio. L'ampia mole, la storia ultra-millenaria e la densa stratificazione costruttiva rendono la fabbrica una testimonianza architettonica importante, purtroppo oggi poco conosciuta, la cui sopravvivenza fisica è stata ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo volume raccoglie il racconto sintetico, scritto e illustrato, di un lungo lavoro di restauro condotto per un ventennio sul complesso abbaziale di San Salvatore Maggiore, nell&#8217;alto Lazio. L&#8217;ampia mole, la storia ultra-millenaria e la densa stratificazione costruttiva rendono la fabbrica una testimonianza architettonica importante, purtroppo oggi poco conosciuta, la cui sopravvivenza fisica è stata minacciata dallo spoglio sistematico e dal progressivo degrado che ha investito murature, solai e coperture, strutture e finiture, materiali e dettagli figurativi. Se i lavori di restauro statico e di reintegrazione hanno finalmente invertito il processo di consunzione che procedeva inarrestabile nel corso degli ultimi due secoli, molto ancora c&#8217;è da fare per garantire al monastero la frequentazione, il rispetto e l&#8217;apprezzamento che dovrebbero spettargli. La scarsa notorietà, anche legata alla carenza di documentazione, rafforza invece ancora oggi la vulnerabilità per altri versi indotta dalle condizioni d&#8217;isolamento territoriale in cui il monumento si trova; se queste ultime hanno favorito l&#8217;incuria e l&#8217;abbandono, ma anche la sostanziale conservazione dei caratteri autentici e sedimentati della fabbrica e del paesaggio circostante, la mancanza di divulgazione costituisce un ostacolo ad una conservazione efficace non compensata da alcun vantaggio indiretto. Illustrare il monumento e i lavori che su di esso sono stati condotti costituisce pertanto un atto doveroso e imprescindibile, necessario alla prosecuzione di una storia che può attuarsi soltanto nel reiterarsi nel tempo della conoscenza e dell&#8217;uso da parte dell&#8217;uomo.</p>
<p>Giovanni Carbonara, Donatella Fiorani e Giancarlo Palmerio, architetti, sono professori di Restauro architettonico presso la Facoltà di Architettura dell&#8217;Università &#8220;Sapienza&#8221; di Roma. Amedeo Riccini lavora come architetto libero professionista.</p>
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		<title>La chiesa dei SS. Sebastiano e Rocco in San Vito Romano</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/la-chiesa-dei-ss-sebastiano-e-rocco-in-san-vito-romano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Oct 2003 12:01:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Descrizione della Chiesa dei SS. Sebastiano e Roccoin San Vito Romano e delle sue vicende storichein occasione della riapertura dopo i restauriil giorno 16 agosto 2003.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Descrizione della Chiesa dei SS. Sebastiano e Rocco<br />in San Vito Romano e delle sue vicende storiche<br />in occasione della riapertura dopo i restauri<br />il giorno 16 agosto 2003.</p>
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		<title>Il Monastero di San Giovanni in Fistola</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/il-monastero-di-san-giovanni-in-fistola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il monastero di San Giovanni in Fistola, presso Collalto Sabino (Ri), fonda le sue più importanti ragioni d'interesse nell'appartenenza ad un sistema più ampio di presenze religiose nella regione e nel forte radicamento nel paesaggio, nonché nella sua minuta ma persistente stratigrafia, che rimanda a sedimi storici lontani e poco noti. Il binomio architettura-paesaggio, caratterizzato ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il monastero di San Giovanni in Fistola, presso Collalto Sabino (Ri), fonda le sue più importanti ragioni d&#8217;interesse nell&#8217;appartenenza ad un sistema più ampio di presenze religiose nella regione e nel forte radicamento nel paesaggio, nonché nella sua minuta ma persistente stratigrafia, che rimanda a sedimi storici lontani e poco noti. Il binomio architettura-paesaggio, caratterizzato da manufatti e complessi architettonici &#8220;minori&#8221; emergenti in un&#8217;area poco antropizzata, poco accessibile e difficilmente attraversabile, costituisce per l&#8217;alto territorio sabino un elemento di ricchezza peculiare.<br />Nell&#8217;opera di salvaguardia che necessariamente dovrà coinvolgere l&#8217;insieme dei manufatti presenti nella zona, si inserisce il presente lavoro. Il progetto si delinea come una completa ricostruzione delle vicende del sito, ottenuta tramite un&#8217;attenta analisi delle fonti storico-documentarie, il rilievo analitico, la lettura geometrica della fabbrica e l&#8217;investigazione muraria, nonché il confronto accurato con altre realtà architettoniche e costruttive affini. L&#8217;insieme dei dati, viene analizzato e sintetizzato in un progetto di restauro, conservativo integrativo e funzionale, elaborato graficamente e coordinato da una visione critica in cui nulla viene affidato alla decisione accidentale e contingente.</p>
<p>BERNARDINA COLASANTI (L&#8217;Aquila 1981) laureata in ingegneria &#8211; edile architettura presso l&#8217;Università degli Studi dell&#8217;Aquila nell&#8217;aprile 2007, attualmente frequenta la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio dell&#8217;Università di Roma &#8220;Sapienza&#8221;.</p>
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		<title>Antiche ferite e nuovi significati. Permanenze e trasformazioni nella città storica (Cagliari)</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/antiche-ferite-e-nuovi-significati-permanenze-e-trasformazioni-nella-citta-storica-cagliari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il volume raccoglie i risultati del Seminario di restauro architettonico e urbano Permanenze e trasformazioni nella città storica, tenutosi a Cagliari dal 14 al 15 settembre 2007, all'interno del Workshop internazionale Cagliari e la città storica: antiche ferite e nuovi significati.L'obiettivo delle giornate di studio è stato quello di offrire ai discenti la diretta illustrazione, ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il volume raccoglie i risultati del Seminario di restauro architettonico e urbano Permanenze e trasformazioni nella città storica, tenutosi a Cagliari dal 14 al 15 settembre 2007, all&#8217;interno del Workshop internazionale Cagliari e la città storica: antiche ferite e nuovi significati.<br />L&#8217;obiettivo delle giornate di studio è stato quello di offrire ai discenti la diretta illustrazione, da parte dei progettisti invitati, architetti e ingegneri, sia italiani che stranieri, delle loro esperienze, idee, soluzioni, in modo da consentir loro di accedere ad uno stimolante processo di apprendimento.<br />Il tema della città storica, dopo cinquant&#8217;anni di dibattiti, resta un problema irrisolto, che, anzi, negli ultimi decenni ha assunto dimensioni drammatiche, a seguito del moltiplicarsi delle conurbazioni urbane, dell&#8217;estensione senza più limiti delle loro periferie e della rottura, ormai irrimediabile, di quell&#8217;equilibrio tra paesaggio urbano e paesaggio di natura che connotava il nostro ambiente fino alla metà del XX secolo. Per riconquistare una condizione di vivibilità occorre, dunque, restituire una dimensione umana alla città e al paesaggio, ricomponendo quella continuità della cultura tra antico e nuovo da tempo smarrita.</p>
<p>Caterina Giannattasio (Napoli 1970), architetto, dottore di ricerca in Storia e Conservazione dei Beni Architettonici (Seconda Università di Napoli), specialista in Restauro dei Monumenti (Università di Roma &#8220;La Sapienza&#8221;), è ricercatore di Restauro alla Facoltà di Architettura dell&#8217;Università di Cagliari. Svolge attività didattica e scientifica incentrandosi sui temi della storia e della conservazione del patrimonio architettonico, della tutela dei centri storici, dell&#8217;analisi delle tecniche costruttive tradizionali.</p>
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		<title>Il colore dell&#8217;edilizia storica</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/il-colore-delledilizia-storica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È di poco tempo fa la notizia che sono uscite di produzione le pellicole fotografiche per il bianco e nero. Un segnale chiaro del dominio del colore nella civiltà dell'immagine. Sarà davvero così? A riflettere più a fondo, gli esordi della fotografia e del cinema hanno proposto ed affermato con successo una interpretazione del mondo ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È di poco tempo fa la notizia che sono uscite di produzione le pellicole fotografiche per il bianco e nero. Un segnale chiaro del dominio del colore nella civiltà dell&#8217;immagine. Sarà davvero così? A riflettere più a fondo, gli esordi della fotografia e del cinema hanno proposto ed affermato con successo una interpretazione del mondo in bicromia, quale raramente la produzione di architettura e di arte ha praticato nella sua lunga storia. Ancora oggi – complice l&#8217;appeal del bianco e nero sulla formazione del gusto – per architetti, storici, critici, il colore è un pianeta frequentato poco e spesso arbitrariamente. Eppure vitale. <br />Dalla premessa alla seconda edizione di Donatella Fiorani e Angela Marino</p>
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		<title>La chiesa dei SS. Sebastiano e Rocco in San Vito Romano</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/la-chiesa-dei-ss-sebastiano-e-rocco-in-san-vito-romano-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La storia costruttiva e le questioni di restauro relative alla chiesa dei SS. Sebastiano e Rocco sono in un certo senso esemplari della problematicità che contraddistingue in genere le architetture antiche: fabbrica ‘minore', ma ugualmente densa di valori, palinsesto costruttivo e decorativo e contemporaneamente preziosa testimonianza dell'eco che la cultura barocca determinò nella provincia romana ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://gangemi.com/prodotto/la-chiesa-dei-ss-sebastiano-e-rocco-in-san-vito-romano-2/">La chiesa dei SS. Sebastiano e Rocco in San Vito Romano</a> proviene da <a href="https://gangemi.com">Gangemi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La storia costruttiva e le questioni di restauro relative alla chiesa dei SS. Sebastiano e Rocco sono in un certo senso esemplari della problematicità che contraddistingue in genere le architetture antiche: fabbrica ‘minore&#8217;, ma ugualmente densa di valori, palinsesto costruttivo e decorativo e contemporaneamente preziosa testimonianza dell&#8217;eco che la cultura barocca determinò nella provincia romana del tardo Seicento, edificio ecclesiastico rurale e poi cerniera dell&#8217;espansione urbana dell&#8217;abitato di San Vito Romano, impianto centrico successivamente ‘longitudinalizzato&#8217;. La piccola chiesa ha disvelato la sua complessità solo tramite un&#8217;attenta e prolungata ricerca, che ha trovato supporto e verifica nel corso del cantiere. Quest&#8217;ultimo è nato, come spesso accade, da urgenti necessità conservative (derivanti dall&#8217;avanzato stato di dissesto in copertura e sulle parti alte delle murature, nonché dal profondo degrado del rivestimento in facciata) ed è poi proseguito in lotti di lavori successivi, portando a compimento una progettazione intesa come atto di sensibilità e cultura, prima che come mero esercizio tecnico. Il volume raccoglie la documentazione della ricerca, del progetto e dei lavori svolti, illustrandone il percorso, le ragioni e i risultati.</p>
<p>DONATELLA FIORANI è professore associato in Restauro Architettonico nell&#8217;Università dell&#8217;Aquila e collabora con la Scuola di Specializzazione in Restauro dei Monumenti dell&#8217;Università di Roma “La Sapienza”; è membro di redazione di diverse riviste di Storia dell&#8217;Architettura e di Restauro. Ha redatto studi nel campo della storia dell&#8217;architettura, delle tecniche costruttive e del restauro, pubblicando, fra l&#8217;altro, Tecniche costruttive murarie medievali. Il Lazio meridionale, Roma, «L&#8217;Erma» di Bretschneider, 1996; Il colore dell&#8217;edilizia storica, Atti del convegno (L&#8217;Aquila, 13-14 novembre 2000), Roma, Gangemi Editore, 2000; Restauro architettonico e strumento informatico. Guida agli elaborati grafici, Napoli, Liguori 20043. Ha progettato, diretto e seguito come consulente scientifico i restauri di diversi edifici storici nel centro Italia.</p>
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			</item>
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		<title>Il forte di Nettuno</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/il-forte-di-nettuno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un'attenzione specifica e costante da parte della storiografia ha contrassegnato da sempre il piccolo forte borgiano realizzato a Nettuno agli albori del XVI secolo. Fin dall'Ottocento, gli scrittori dediti a ricostruire gli sviluppi delle opere di fortificazione a seguito dei progressi tecnologici dell'artiglieria hanno segnalato l'importanza di questa fabbrica, individuandone il valore nodale nell'evoluzione delle ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;attenzione specifica e costante da parte della storiografia ha contrassegnato da sempre il piccolo forte borgiano realizzato a Nettuno agli albori del XVI secolo. Fin dall&#8217;Ottocento, gli scrittori dediti a ricostruire gli sviluppi delle opere di fortificazione a seguito dei progressi tecnologici dell&#8217;artiglieria hanno segnalato l&#8217;importanza di questa fabbrica, individuandone il valore nodale nell&#8217;evoluzione delle strutture difensive a cavallo fra Quattrocento e Cinquecento. E ciò è stato riconfermato via via, in un quadro sempre più ampio di conoscenze, da tutta la letteratura successiva, sino ai nostri giorni. Molteplici sono dunque i riferimenti e le considerazioni di cui l&#8217;opera ha beneficiato, seppure molto limitata sia stata la sua analisi diretta e approfondita, tanto sul piano filologico che in merito a quelle stesse qualità particolari che vi si riscontrano. Da qui l&#8217;iniziativa del presente volume che affronta il monumento da diverse angolazioni, trattando temi storici, costruttivi e di restauro, nell&#8217;ottica di un inquadramento diacronico. Obiettivo prescelto, infatti, è stato quello di intraprendere un&#8217;indagine organicamente coordinata, tesa a presentare l&#8217;edificio in modo circostanziato, a ricostruirne il più possibile la vicenda, ad individuare istanze e a focalizzare ambiti dì riferimento di vasta portata in cui esso rientra.  In questo senso, i saggi redatti dai diversi autori &#8211; in sé autonomi e frutto di approfondimenti mirati &#8211; compongono nel loro insieme un&#8217;analisi dell&#8217;opera in rapporto alle sequenze spazio-temporali che la riguardano, sino al presente, ossia immersa nella storia.</p>
<p>Maurizio Caperna è professore associato di restauro architettonico presso l&#8217;Università degli studi di Roma &#8220;La Sapienza&#8221;. Autore di diversi saggi e articoli su riviste specializzate, rivolge soprattutto la sua attenzione all&#8217;analisi dei processi di trasformazione delle architetture e della città, con particolare riguardo al tardo Cinquecento e all&#8217;Ottocento romano. <br />Oggetto delle sue principali pubblicazioni sono stati: la chiesa di S. Girolamo degli Schiavoni (1989, 1990, 1992); la piazza del Quirinale e le Scuderie papali (1990, 2001, 2007), la pianta di Roma al tempo di Sisto V (1992), il &#8216;quartiere del Rinascimento&#8217; (1994), la decorazione interna della basilica di S. Pietro in Vaticano (1997), la basilica di S. Prassede (1993, 1999, 2002). Attualmente è impegnato nello studio dei restauri eseguiti sulle chiese romane al tempo di Pio IX e nell&#8217;approfondimento relativo alle opere di sistemazione compiute nel campo dell&#8217;archeologia cristiana durante il XIX secolo.</p>
<p>Marta Acierno, specializzanda in Restauro dei monumenti, sta ultimando la sua tesi di Dottorato in Storia e Restauro dell&#8217;architettura presso il Dipartimento di Storia dell&#8217;architettura, Restauro e Conservazione dei beni architettonici (Università di Roma &#8220;La Sapienza&#8221;), con una ricerca sugli &#8220;Edifici religiosi dell&#8217;XI secolo in Terra di Lavoro&#8221;. </p>
<p>Clemente Busiri Vici, architetto (Roma), svolge attività professionale. Pronipote di Carlo Busiri Vici (1856-1925), restauratore nel 1920 del forte di Nettuno, ha curato in questo volume una nota biografica sulla sua figura.</p>
<p>Piero Cimbolli Spagnesi, professore associato di Storia dell&#8217;architettura (Prima Facoltà di architettura &#8220;L. Quaroni&#8221;, Università di Roma &#8220;La Sapienza&#8221;). È autore di studi diversi: sull&#8217;architettura greca e romana augustea ad Atene; su quella indo-greca; sulle costruzioni medievali dell&#8217;isola greca di Chios; sull&#8217;architettura degli ordini mendicanti in Italia e in America Latina; sulla basilica Vaticana in età barocca; sul Castel S. Angelo di Roma e sull&#8217;architettura militare dello Stato ecclesiastico in età moderna.</p>
<p>Leonardo Faraone, architetto (Anzio), si è laureato nel 2002 con una tesi in restauro sul forte di Nettuno (Prima Facoltà di architettura &#8220;L. Quaroni&#8221;, Università di Roma &#8220;La Sapienza&#8221;, rel. prof. Maurizio Caperna), ripresa in questo volume.</p>
<p>Donatella Fiorani, professore straordinario di Restauro architettonico (Facoltà di Ingegneria, Università di L&#8217;Aquila), insegna presso la Scuola di Specializzazione in Restauro dei monumenti dell&#8217;Università di Roma &#8220;La Sapienza&#8221;. Ha svolto ricerca prevalentemente nel campo delle tecniche costruttive storiche, dell&#8217;architettura medievale, della teoria del restauro in architettura, argomenti su cui ha pubblicato diversi saggi e monografie. Ha progettato e diretto diversi restauri su monumenti dell&#8217;Italia centrale.</p>
<p>Emanuela Montelli, specialista in Restauro dei monumenti, sta ultimando la sua tesi di Dottorato in Storia e Restauro dell&#8217;architettura presso il Dipartimento di Storia dell&#8217;architettura, Restauro e Conservazione dei beni architettonici (Università di Roma &#8220;La Sapienza&#8221;), con una ricerca su &#8220;Mattoni e laterizi medievali in area romana&#8221;.</p>
<p>Barbara Repetto, architetto (Roma), dopo studi iniziali su Baccio Pontelli, architetto militare, ha conseguito un Master Europeo in restauro presso la facoltà di Architettura dell&#8217;Università degli Studi di Roma Tre e partecipato come relatrice a convegni in Italia e all&#8217;estero, approfondendo il tema dell&#8217;architettura militare in Italia centrale nella seconda metà del XV secolo.</p>
<p>Paola Zampa, professore associato di Storia dell&#8217;architettura (Prima Facoltà di architettura &#8220;L. Quaroni&#8221;, Università di Roma &#8220;La Sapienza&#8221;). È autrice di numerosi saggi sull&#8217;architettura e la trattatistica italiana tra XV e XVIII secolo, con particolare riguardo agli studi sull&#8217;antico e alla nascita, formazione e trasformazione del linguaggio degli ordini architettonici<br />.</p>
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		<title>Finiture murarie e architetture nel medioevo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le finiture murarie giocano un ruolo di primaria importanza nella percezione finale dell'architettura medievale, determinando in buona misura i valori cromatici, plastici e chiaroscurali espressi dalle pareti. Deperibilità, trascuratezza, mutamenti di sensibilità estetica hanno determinato nel tempo la perdita di un ricco repertorio di soluzioni tecniche che rimandavano ad una ben definita figuratività della fabbrica, ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le finiture murarie giocano un ruolo di primaria importanza nella percezione finale dell&#8217;architettura medievale, determinando in buona misura i valori cromatici, plastici e chiaroscurali espressi dalle pareti. Deperibilità, trascuratezza, mutamenti di sensibilità estetica hanno determinato nel tempo la perdita di un ricco repertorio di soluzioni tecniche che rimandavano ad una ben definita figuratività della fabbrica, mentre i restauri condotti a partire dal XIX secolo non hanno spesso compreso e saputo difendere soddisfacentemente questo patrimonio materiale fragile e minuto.<br />L&#8217;indagine diretta condotta su numerose chiese medievali, particolarmente nel Lazio e in Abruzzo, ha restituito un ampio repertorio di finiture (su pietra e mattoni, giunti di malta, rivestimenti ecc.) ancora in parte conservate, consentendo di ricomporre una panoramica generale che rimanda a specificità territoriali e cronologiche dell&#8217;Italia centro-meridionale e di istituire relazioni precise con altri contesti costruttivi, soprattutto centro europei.<br />L&#8217;approfondimento su tre interessanti fabbriche dell&#8217;Abruzzo interno, infine, nel restituire l&#8217;identità storico-artistica e le vicende di trasformazione degli edifici nel tempo, consente di precisare meglio il rapporto fra soluzioni tecniche e scelte architettoniche, evidenziando il significato specifico della ricerca sin qui condotta, le sue difficoltà interpretative, la connessione profonda fra comprensione, giudizio e proposta operativa nel restauro.</p>
<p>DONATELLA FIORANI è professore ordinario in Restauro Architettonico. Dopo aver insegnato per dieci anni presso il corso di laurea in Ingegneria edile-architettura dell&#8217;Università dell&#8217;Aquila, dal novembre 2008 è titolare di cattedra presso la facoltà di Architettura &#8220;Valle Giulia&#8221;, dell&#8217;Università &#8220;Sapienza&#8221; di Roma. Ha progettato e realizzato restauri di edifici storici in centro Italia e ha redatto diversi saggi su temi dell&#8217;architettura medievale e sul restauro.</p>
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