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	<title>Freddo Silvana Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Freddo Silvana Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Isabella Ducrot. Bende sacre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Feb 2014 14:05:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Catalogo della mostra alla Galleria nazionale d'arte moderna. 4 marzo – 18 maggio 2014Tessuti ridotti ai minimi termini, al puro e semplice incrocio fra la trama e l'ordito prima ancora che il telaio lo riconducesse alla regolarità geometrica: tali sono le sciarpe votive tibetane che Isabella Ducrot ha scelto come supporti, o meglio come matrici, ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Catalogo della mostra alla Galleria nazionale d&#8217;arte moderna. 4 marzo – 18 maggio 2014</p>
<p>Tessuti ridotti ai minimi termini, al puro e semplice incrocio fra la trama e l&#8217;ordito prima ancora che il telaio lo riconducesse alla regolarità geometrica: tali sono le sciarpe votive tibetane che Isabella Ducrot ha scelto come supporti, o meglio come matrici, dei suoi lavori più recenti, raccolti in questa mostra sotto il titolo Bende sacre. Ricomposte e incollate su carta, queste garze di seta impalpabili ma resistenti sono percorse da “orbicoli”, da forme circolari o ellittiche, che si ripetono, sgranandosi come litanie. All&#8217;irregolarità delle maglie rade, si contrappone, così, il ritmo di queste tracce pittoriche, che evoca quello del respiro nella meditazione o quello cadenzato della preghiera vocale.<br />Non è certo la prima volta che Isabella Ducrot – nella sua passione dominante per il tessile – rielabora manufatti di altra epoca e provenienza culturale, riuscendo però a trovare fra passato e presente una coerenza semantica che impedisca al risultato di sconfinare nell&#8217;eclettismo. Questa volta il collegamento risiede nel persistere dell&#8217;atmosfera sacrale, nonostante la perdita della funzione, e nel ricorso all&#8217;archetipo della “collana mnemonica”, lo strumento di conto per la recitazione della preghiera che si basa sul filo e sui grani e che va dal rosario cattolico alla ma &#8211; la- buddhista.<br />Nella mostra figurano anche altri lavori ispirati alle sciarpe votive. La loro tessitura rada – a maglie tanto lente da non poter conservare a lungo la stessa forma – ha suggerito infatti, all&#8217;artista, in collaborazione con Luciano Trina, di usarle anche come tracciati grafici, da scansionare sulla carta con esiti sempre imprevedibili. Scomparsa la materia della seta, restano qui solo le linee madri della trama e dell&#8217;ordito.<br />“In principio era l&#8217;arte tessile”, scriveva Gottfried Semper nel 1860. Per lui, come per Isabella Ducrot, il punto di partenza della cultura umana va ricercato nel “valore e significato primigeni delle funzioni di legare e collegare”.</p>
<p>presentazione a firma di Maria Vittoria Marini Clarelli</p>
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		<title>Ardea e Manzù</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/ardea-e-manzu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 14:05:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Perché Ardea è stata l'approdo finale di Manzù? Una delle possibili risposte a questa domanda (che periodicamente si ripropone con il mutare del colore politico nazionale e/o locale) sta nelle fotografie che Roberto Galasso ha dedicato alle persone, ai luoghi e alle cose che, ancora oggi, attestano il legame dello scultore bergamasco con la cittadina ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Perché Ardea è stata l&#8217;approdo finale di Manzù? Una delle possibili risposte a questa domanda (che periodicamente si ripropone con il mutare del colore politico nazionale e/o locale) sta nelle fotografie che Roberto Galasso ha dedicato alle persone, ai luoghi e alle cose che, ancora oggi, attestano il legame dello scultore bergamasco con la cittadina laziale dove si trasferì nel 1964 e dove, dal 1991, riposa nel giardino del museo da lui donato allo Stato. [Maria Vittoria Marini Clarelli]
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