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	<title>Giacomini Federica Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Giacomini Federica Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Immagini di Dea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2018 14:09:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana INTERVENTI d'Arte sull'Arte dedicata alla cultura della conservazione d'arte a cura della Fondazione Paola Droghetti onlus n.23La storia dei restauri delle sculture antiche dei Musei Capitolini non è stata ancora scritta: dai ritratti rilavorati già in antico – si pensi, su tutti, alla celebre Elena seduta al centro della Sala degli Imperatori del Palazzo ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana INTERVENTI d&#8217;Arte sull&#8217;Arte dedicata alla cultura della conservazione d&#8217;arte a cura della Fondazione Paola Droghetti onlus n.23</p>
<p>La storia dei restauri delle sculture antiche dei Musei Capitolini non è stata ancora scritta: dai ritratti rilavorati già in antico – si pensi, su tutti, alla celebre Elena seduta al centro della Sala degli Imperatori del Palazzo Nuovo –, alle sculture del Teatro del Belvedere Vaticano donate ai Conservatori da Pio V nel 1566, agli importanti interventi realizzati nel corso del Settecento alla vigilia dell&#8217;apertura del Museo Capitolino e all&#8217;indomani della stessa, fino ad arrivare alle più recenti campagne di restauro condotte negli ultimi decenni, le opere capitoline si offrono al pubblico come un palinsesto di interventi e, nello stesso tempo, consentono di ripercorrere, capitolo per capitolo, la storia del restauro, dall&#8217;antichità ai nostri giorni.<br />La varietà della casistica rappresentata dalle sculture capitoline è ben esemplificata dalle due teste colossali di divinità appena restaurate: la Testa diademata inv. S 332, probabilmente giunta al Museo già nel corso del 1734 con le altre sculture della collezione Albani, si può considerare come un caso esemplare dell&#8217;approccio all&#8217;integrazione proprio del Settecento, volto a restituire al frammento antico la sua integrità nel rispetto ‘filologico&#8217; dello stile e dell&#8217;iconografia; al contrario, la Testa di Minerva inv. S 17 giunge al Museo Capitolino come frammento negli anni centrali dell&#8217;Ottocento, la superficie coperta da incrostazioni: se si esclude un tentativo, subito abbandonato, di pulizia delle superfici, sulla testa non sarà programmato alcun intervento successivo, atteggiamento anche questo tipico dell&#8217;epoca, che precede le campagne di de-restauro messe in atto soprattutto nei musei tedeschi.<br />Le due teste colossali si offrono di nuovo al pubblico, finalmente leggibili nella raffinatezza del modellato e nella preziosità del marmo. Immagini di dea, un tempo collocate all&#8217;interno di uno spazio sacro, le due sculture riconquistano oggi una nuova centralità nella storia centenaria del primo museo pubblico dell&#8217;età moderna.</p>
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		<title>La Spina</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/la-spina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Nov 2016 14:08:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Catalogo della Mostra aperta a Roma ai Musei Capitolini Nell'anno in cui gli occhi di tutti sono puntati su San Pietro e i piedi di tanti pellegrini attraversano via della Conciliazione, nel volume si raccontano, come un viaggio a ritroso nel tempo, i luoghi demoliti per l'apertura di via della Conciliazione seguendone le profonde trasformazioni ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Catalogo della Mostra aperta a Roma ai Musei Capitolini</p>
<p>Nell&#8217;anno in cui gli occhi di tutti sono puntati su San Pietro e i piedi di tanti pellegrini attraversano via della Conciliazione, nel volume si raccontano, come un viaggio a ritroso nel tempo, i luoghi demoliti per l&#8217;apertura di via della Conciliazione seguendone le profonde trasformazioni dall&#8217;antichità fino al Giubileo del 1950, quando ne venne completato l&#8217;arredo urbano.</p>
<p>È la Spina il filo conduttore di questo racconto, nel doppio significato di toponimo – derivante dalla forma allungata dell&#8217;isolato, oggi scomparso, compreso tra lo spiazzo di fronte a Castel Sant&#8217;Angelo e quello antistante alla basilica – e di ‘corpo estraneo&#8217; che, con le demolizioni, di fatto è stato estratto dal tessuto connettivo della città.</p>
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