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	<title>Giovannone Carla Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Giovannone Carla Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Polidoro da Caravaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jun 2007 12:02:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il “Quaderno” che la Fondazione Paola Droghetti, insieme all'Istituto Centrale per il Restauro e al Museo di Roma di Palazzo Braschi, oggi offre agli studiosi è il secondo di una collana nata nel 2005 a conclusione del restauro dell'Anastasis della Basilica paleocristiana di San Clemente. I quaderni sono appunto destinati a fissare la fine del ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il “Quaderno” che la Fondazione Paola Droghetti, insieme all&#8217;Istituto Centrale per il Restauro e al Museo di Roma di Palazzo Braschi, oggi offre agli studiosi è il secondo di una collana nata nel 2005 a conclusione del restauro dell&#8217;Anastasis della Basilica paleocristiana di San Clemente. I quaderni sono appunto destinati a fissare la fine del restauro di singole opere che fanno però parte di ampi complessi pittorici.<br />Il nuovo quaderno raccoglie gli studi compiuti dall&#8217;équipe di lavoro dell&#8217;ICR, nel corso del restauro di due dipinti murali “in chiaroscuro”, di Polidoro da Caravaggio e Maturino Fiorentino, che sembra provengano dal “giardino di messer Stefano dal Bufalo, vicino alla fontana di Trevi”, come dice Vasari.<br />Questi dipinti – che raffigurano rispettivamente La Fortuna e il Sacrificio in onore degli dei offerto da Perseo dopo aver liberato Andromeda – furono conservati nel Museo di Roma dopo essere stati “strappati” dal loro luogo di origine, il giardino “dal Bufalo”, distrutto in occasione dell&#8217;ampliamento di via del Tritone nella seconda metà dell&#8217;Ottocento.<br />Da alcuni anni i due dipinti erano stati trasferiti nei laboratori dell&#8217;Istituto per essere restaurati in attività didattica. Le cattive condizioni di conservazione, in parte derivanti dal dannoso sistema (lo “strappo”) utilizzato per portare via i dipinti dalle pareti, la possibilità di studiare “dal vero” la tecnica del “chiaroscuro”, l&#8217;aspettativa di compiere un restauro che avrebbe richiesto interventi complessi sul supporto e sulla superficie pittorica rendevano le opere particolarmente interessanti per la Scuola dell&#8217;Istituto.<br />Per il completamento dei lavori, la Fondazione ha bandito, come ogni anno già dal 2004, un concorso per l&#8217;assegnazione di una borsa di studio, da destinare ad una allieva diplomata all&#8217;ICR nell&#8217;ultimo anno, la quale, come le altre studentesse destinatarie delle borse di studio degli anni precedenti, ha così avuto la possibilità di affacciarsi nel mondo del lavoro autonomo, in condizioni favorevoli.<br />L&#8217;impegno della Fondazione però non si ferma qui: i due dipinti che si presentano oggi sono parte di un ciclo che ne comprende sei; la Fondazione ha ritenuto di potersi impegnare, con l&#8217;Istituto Centrale per il Restauro e col Museo di Roma, a destinare una borsa di studio per due anni consecutivi a due allievi, neo-diplomati dell&#8217;Istituto, che si dedicheranno al completamento del restauro delle quattro pitture, della stessa provenienza, negli anni 2008 e 2009.<br />Questo programma, che vede la collaborazione con due Istituzioni pubbliche, permette alla Fondazione di percorrere una strada più impegnativa, collaborando a un progetto che comporta come prima fase il restauro degli altri elementi del ciclo pittorico e come seconda fase la loro riunione in un ambiente prestigioso. In tal modo si mette in atto l&#8217;unico rimedio oggi opponibile alla brutale operazione subita dagli affreschi (lo “strappo” nell&#8217;Ottocento) che non solo li ha danneggiati nella materia costitutiva, ma li ha anche privati del contesto culturale e storico per il quale erano stati ideati e dipinti. <br />Oggi essi rappresentano un raro esempio di una tecnica pittorica e di un gusto ampiamente diffusi nella prima metà del Cinquecento, perché delle molte pitture su facciate di edifici romani – dipinte dai due pittori (Polidoro e Maturino) e delle quali parlano con ammirazione le fonti storiche e in primo luogo Vasari – quasi tutto è andato distrutto.</p>
<p>La Mostra, curata dall&#8217;Istituto e ospitata nella sede di San Michele del Ministero per i Beni e le Attività Culturali illustrerà gli aspetti più interessanti del restauro compiuto.<br />Nel 2008 è prevista la pubblicazione di un “Quaderno” che darà conto del restauro del secondo gruppo di dipinti, mentre i risultati finali degli studi, delle operazioni di restauro e delle scelte espositive, relativi al complesso dei sei dipinti di cui si è detto, verranno raccolti in un nuovo volume della collana “Interventi”, che seguirà i tre volumi già pubblicati: “Il Polittico di Ludovico Urbani, La Madonna col Bambino Angeli e Santi” Recanati, Museo Diocesano (2004); “La samaritana al pozzo, affresco del sec. XVII” Roma, Museo di Roma – Palazzo Braschi (2005); “Iacopo Sansovino, La Madonna in cartapesta del Bargello” Firenze, Museo del Bargello (2006).</p>
<p>	Maria Stella Spampinato<br />	Comitato scientifico Fondazione Paola Droghetti</p>
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		<title>Filologia dei materiali e trasmissione al futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Benché i dipinti murali scoperti nelle città vesuviane, a partire dalla scoperta di Ercolano nel 1738, siano tra gli oggetti più studiati, sul versante strettamente archeologico, molto meno esplorata ne è la storia più recente, sviluppatasi a partire dal momento dello scavo. I pochi studi dedicati a questo specifico argomento si sono finora concentrati prevalentemente ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Benché i dipinti murali scoperti nelle città vesuviane, a partire dalla scoperta di Ercolano nel 1738, siano tra gli oggetti più studiati, sul versante strettamente archeologico, molto meno esplorata ne è la storia più recente, sviluppatasi a partire dal momento dello scavo. I pochi studi dedicati a questo specifico argomento si sono finora concentrati prevalentemente sull&#8217;analisi delle fonti, piuttosto che sull&#8217;esame delle opere, con il forte rischio che, in un&#8217;epoca in cui riallestimenti emostre si susseguono ormai a ritmo serrato, in assenza di adeguate informazioni che indirizzino verso indagini e scelte conservative coerenti e mirate, la storia materiale dei dipinti si perda per sempre. Queste riflessioni sono state alla base del progetto che l&#8217;Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro ha attuato sui dipinti murali staccati custoditi nei depositi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che possiede la più grande collezione al mondo di queste opere. Il lavoro si è avvalso di una scheda conservativa creata ad hoc &#8211; qui presentata per la prima volta &#8211; che ha l&#8217;ambizione di coniugare i dati relativi alle tecniche conservative ed allo stato di conservazione attuale con la storia dell&#8217;oggetto. Indagini scientifiche mirate hanno poi arricchito le conoscenze sull&#8217;ambiente di conservazione e sulla storia del restauro, in particolare sui materiali e le modalità utilizzati per l&#8217;imponente struttura lignea e per il risarcimento delle lacune, nonché per ravvivare e/o proteggere le superfici dipinte. Lo studio contribuisce ad accrescere in modo decisivo le nostre conoscenze sulla storia del restauro di queste opere, rendendo disponibile ai responsabili dei musei uno strumento per scelte conservative meditate.</p>
<p>Il volume è a cura di Gabriella Prisco.</p>
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