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	<title>Giuliano Laura Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Giuliano Laura Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Guida breve al Museo d&#8217;Arte Orientale “Giuseppe Tucci”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Dec 2020 14:09:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Guide del Museo d'arte orientale “Giuseppe Tucci” / Museo delle Civiltà. Nuova SerieIl Museo Nazionale d'Arte Orientale, fortemente voluto da Giuseppe Tucci, era nato nel 1957 con l'intento di costituire un punto di riferimento per l'arte orientale di cui si proponeva di offrire una visione il più possibile esaustiva. Tramite un'accorta politica di scambi, depositi, ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://gangemi.com/prodotto/guida-breve-al-museo-darte-orientale-giuseppe-tucci/">Guida breve al Museo d&#8217;Arte Orientale “Giuseppe Tucci”</a> proviene da <a href="https://gangemi.com">Gangemi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Guide del Museo d&#8217;arte orientale “Giuseppe Tucci” / Museo delle Civiltà. Nuova Serie</p>
<p>Il Museo Nazionale d&#8217;Arte Orientale, fortemente voluto da Giuseppe Tucci, era nato nel 1957 con l&#8217;intento di costituire un punto di riferimento per l&#8217;arte orientale di cui si proponeva di offrire una visione il più possibile esaustiva. Tramite un&#8217;accorta politica di scambi, depositi, acquisti e acquisizioni le sue collezioni sono in grado di offrire al visitatore e allo studioso una immagine esaustiva delle civiltà orientali, non solo per quello che riguarda l&#8217;estensione geografica – dalla Spagna moresca al Giappone – e cronologica – dall&#8217;epoca protostorica fino all&#8217;età contemporanea – ma anche mostrando di una stessa cultura l&#8217;ambito colto e quello popolare, quello religioso e quello amministrativo, l&#8217;arte di corte e quella etnica. Grazie alla sempre maggiore diffusione di nuove modalità di approccio culturale caratterizzate, rispetto al passato, da una visione più critica, è oggi possibile attendersi una disponibilità a interpretare tali fenomenologie anche da parte del grande pubblico, nuova audience più consapevole della necessità di riferirsi a una dimensione planetaria. Resta tuttavia necessario rendere operativa, attraverso meccanismi di comunicazione basati sulla fondamentale competenza e conoscenza dei fenomeni, la più incondizionata apertura verso la partecipazione di criteri di analisi che non siano viziati da visioni del mondo preconcette e, a volte, pericolosamente riduttive. Provare a non fare mai prevalere l&#8217;interpretazione di una impostazione ideologica rispetto ad un&#8217;altra, mantenendo costante il proposito di non eleggere la centralità di alcuna cultura, per suggerire strumenti di lettura nuovi, utili alla rivalutazione di fenomeni culturali giudicati spesso frettolosamente, è il tipo di criterio che il MuCiv si pone come metodo fondamentale di ricerca sulle collezioni e di comunicazione del loro valore. In un mondo che si è ormai globalizzato, noi siamo abituati a mettere in confronto realtà molto distanti sul piano economico, sul piano politico, ma poco sul piano culturale. </p>
<p>&#8220;Un Museo come il nostro nasce proprio per stimolare la possibilità di comprendere i rapporti fra le culture e di imparare a rapportarsi con culture diverse.&#8221;<br />Filippo Maria Gambari</p>
<p>Guide del Museo d&#8217;Arte Orientale “Giuseppe Tucci” / Museo delle Civiltà . Nuova Serie<br />Il Museo delle Civiltà di Roma, che inizia la sua attività nel settembre 2016, raggruppa in un unico organismo il Museo Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini”, il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari “Lamberto Loria”, il Museo dell&#8217;Alto Medioevo “Alessandra Vaccaro”, il Museo d&#8217;Arte Orientale “Giuseppe Tucci”, il Museo Italo Africano “Ilaria Alpi”. Finalità del Museo delle Civiltà è la conservazione, la valorizzazione e la promozione delle ricche e rare collezioni archeologiche, storico-artistiche ed etnografiche provenienti anche da Paesi extraeuropei. Il Museo d&#8217;Arte Orientale, istituito nel 1957 e intitolato al famoso tibetologo Giuseppe Tucci nel 2010, raccoglie preziose collezioni archeologiche, storico-artistiche ed etnografiche che abbracciano l&#8217;intero continente asiatico dal Mediterraneo al Mar Giallo. Dopo il trasferimento del Museo all&#8217;EUR, e in attesa delle nuove sale espositive, una selezione delle opere è in mostra nei locali del Museo Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini”. La Guida breve al Museo d&#8217;Arte Orientale “Giuseppe Tucci” è la seconda di una serie di strumenti che, nell&#8217;ambito di una scelta di divulgazione scientifica in grado di unire un&#8217;alta qualità ad un&#8217;ampia accessibilità, il MuCiv ha scelto di pubblicare a cura dei suoi funzionari con Gangemi Editore.</p>
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		<title>Gandhara</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/gandhara/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Feb 2015 14:06:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La pubblicazione dei dati scaturiti da questa prima ricerca sugli aspetti tecnologici della scultura del Gandhara si pone come un momento assolutamente preliminare, con la consapevolezza di quanto sia necessario ancora approfondire, specie riguardo alla quantità dei reperti da analizzare, provenienti anche da altri siti finora non presi in considerazione, ed alla quantità e varietà ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La pubblicazione dei dati scaturiti da questa prima ricerca sugli aspetti tecnologici della scultura del Gandhara si pone come un momento assolutamente preliminare, con la consapevolezza di quanto sia necessario ancora approfondire, specie riguardo alla quantità dei reperti da analizzare, provenienti anche da altri siti finora non presi in considerazione, ed alla quantità e varietà di analisi da effettuare. Si è certi comunque, già dai risultati ottenuti, che tale studio sia particolarmente stimolante e utile per meglio focalizzare alcune problematiche storiche e culturali, legate alle modalità di arrivo, di sviluppo e di espansione degli influssi artistici nel mondo buddhista del Gandhara, tra i quali anche il gusto per la scultura policroma, conservato in modo evidente, ancora fino ad oggi, nei paesi dell&#8217;area indo-himalayana.</p>
<p>The present publication of the results of a first phase of research on technological aspects of Gandharan sculptural tradition is a preliminary achievement. We are aware of how much remains to do, both in terms of the amount of artworks to study, and of the variety of analytical approaches that has to be applied. However, in the light of the results so far obtained, this line of research appears fruitful and promising for the investigation of the spread of artistic know-how in the great Buddhist gandharan tradition, including polychrome sculpture, still very popular in the Indo-Himalayan region.</p>
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		<title>Il dio benevolo e la dea inaccessibile</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/il-dio-benevolo-e-la-dea-inaccessibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2014 14:06:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana INTERVENTI d'Arte sull'Arte dedicata alla cultura della conservazione d'arte a cura della Fondazione Paola Droghetti onlus n.15Ancora una volta la Fondazione Paola Droghetti onlus conduce i suoi amici alla scoperta di tesori poco conosciuti: un intento che convive con quello di valorizzare musei spesso ignorati dall'attenzione sommaria del grande pubblico e per i quali ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana INTERVENTI d&#8217;Arte sull&#8217;Arte dedicata alla cultura della conservazione d&#8217;arte a cura della Fondazione Paola Droghetti onlus n.15</p>
<p>Ancora una volta la Fondazione Paola Droghetti onlus conduce i suoi amici alla scoperta di tesori poco conosciuti: un intento che convive con quello di valorizzare musei spesso ignorati dall&#8217;attenzione sommaria del grande pubblico e per i quali è sempre più difficile trovare fondi destinati al restauro e alla conservazione. <br />Siamo infatti intervenuti nell&#8217;anno 2012, finanziando il restauro di una stele medievale indiana, acquistata dallo Stato per il Museo Nazionale di Arte Orientale nel 1972, e qui conservata. Una scultura straordinaria, risalente al decimo-undicesimo secolo dopo Cristo, contemporanea a quando l&#8217;arte italiana era cristallizzata nei resti della figuratività bizantina, o nel linguaggio artistico ancora primitivo della civiltà longobarda, e che ci porta nel mondo orientale, permeato dal Buddhismo. Veniamo così a conoscere attraverso la stele in pietra con Siva, il dio motore del mondo, e la sua sposa Parvati, la coppia più venerata nella religiosità hindu, un mondo strettamente basato sul legame dell&#8217;umano e del divino con la natura. <br />Nella scultura insieme alla coppia divina, compare infatti il toro, simbolo di Siva, il leone “attributo” canonico di Parvati, il fiore del loto e delicate ghirlande vegetali di cui sono vestite a profusione le due divinità. E l&#8217;immagine si colora di una delicata connotazione sentimentale, nel gesto di Parvati che cerca con il palmo destro di aderire al piede dello sposo, esprimendo in modo delicato e lampante la sua devozione e l&#8217;intimità dell&#8217;unione fra i due coniugi. <br />Altrettanto elegante, ma più rarefatta è l&#8217;immagine della mitica Durga, la dea guerriera e inaccessibile raffigurata in una stele in legno nepalese secentesca proveniente probabilmente da una decorazione templare. Su quest&#8217;ultima, anch&#8217;essa conservata presso il Museo Nazionale d&#8217;Arte Orientale, la Fondazione Paola Droghetti è intervenuta, finanziando il restauro nel 2014. <br />In entrambi i manufatti prevale una gestualità pacata e solenne ed uno spirito lineare che ritroviamo nell&#8217;eleganza astratta dei prodotti indiani che invadono i nostri mercati (dai tessuti, ai gioielli, agli arredi) ma anche una potente forza espressiva, che il mondo indiano ci trasmette tuttora: ricordate “The Millionaire”?<br />Ecco perché assicurare la conservazione di due opere tanto raffinate quanto poco note come sono le due stele del Museo Nazionale d&#8217;Arte Orientale e poterle conoscere meglio attraverso gli scritti raccolti in questo volume è stato importante: perché lontano dal nostro mondo rigorosamente pragmatico e occidentale ci parlano di simboli e di valori eterni e per la maggior parte di noi tutti da scoprire. </p>
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