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	<title>Guarino Liliana Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Guarino Liliana Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Alias Voces</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Oct 2006 12:02:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È stato detto che la pittura di Liliana Guarino si nutre di suggestioni culturali ed emotive strettamente legate al suo territorio d'appartenenza, Modica, nella cui vita sociale la Guarino ricopre un ruolo che non si esaurisce certamente nella sola attività artistica. Non dubito che sia così, ma diffiderei dal credere che la pittura della Guarino ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È stato detto che la pittura di Liliana Guarino si nutre di suggestioni culturali ed emotive strettamente legate al suo territorio d&#8217;appartenenza, Modica, nella cui vita sociale la Guarino ricopre un ruolo che non si esaurisce certamente nella sola attività artistica. <br />Non dubito che sia così, ma diffiderei dal credere che la pittura della Guarino sia legata in modo troppo vincolante al microcosmo di Modica, se non addirittura a quello di Rassabbia, le campagne nella strada per Frigintini dove la Guarino si rifugia per potersi concentrare al meglio, lontana dalle pressioni degli impegni pubblici, in un eremo sereno e confortevole che condivide con quanti vogliano soggiornare nelle sue antiche e rinnovate stanze. Al contrario, ho l&#8217;impressione che nella pittura della Guarino sia avvertibile un chiaro, evidente sentore di internazionalità, sul piano della forma come su quello dei contenuti, capace di porla in una dimensione di universalità che bilancia ampiamente il debito nei confronti della cultura locale di Modica, per quanto essa possa risultare rassicurante e affettivamente coinvolgente. <br />È un&#8217;internazionalità che dal punto di vista formale si compone di radici diverse e complementari, eredi di esperienze artistiche che sono state le più significative nel corso del Novecento. Radici che potrebbero essere state incrociate dalla Guarino anche in modo istintivo piuttosto che secondo intenzioni esplicite e dichiarate, probabilmente per via di una formazione atipica e non monotematica, autodidatta e variata nei molteplici interessi, alternata a quella professionale che l&#8217;artista ha maturato nell&#8217;ambito delle scienze naturali. Radici che comunque vengono rintracciate in un modo che sembra netto e consapevole, anche dal punto di vista della consequenzialità storica, senza individuare per esse alcuna contraddizione che impedisca la possibilità di una loro accorta e soddisfacente simbiosi.<br />Da una parte, esiste nell&#8217;arte della Guarino una componente astrattista che prende atto della svolta determinata dall&#8217;Informale, nelle sue manifestazioni europee (Wols, Mathieu, in parte Vedova) come in quelle americane (l&#8217;Action Painting di Pollock e di Hofmann), individuando nella perfetta simultaneità del gesto-segno-colore-materia la chiave di un nuovo modo di concepire la pittura, ugualmente individuale e lirico, vitalistico e spiritualistico. Dall&#8217;altra, c&#8217;è una componente figurativa che è spiccatamente espressionista e riunisce in un unico calderone, sincronicamente, il medievalismo primitivo di Kirchner e di Die Brucke, il Brut di Dubuffet, l&#8217;Espressionismo Astratto di De Stael e De Kooning, combinandoli con più recenti diramazioni quali possono essere ritenute la Transavanguardia di Clemente e De Maria, il “Post-Neue” di Baselitz, il Graffitismo di Basquiat. È una radice fondamentalmente nordica, “tribalista” nel concepire la figurazione in un modo quanto più possibile elementare, affinché non venga interrotto il flusso di energia interiore e irrazionale che una diversa disposizione mentale, maggiormente razionale e “culturale”, potrebbe del tutto adulterare. È una radice che rinnega decisamente lo spazio come entità misurabile col sistema metrico decimale, riconoscendo alla sua dimensione planare la precisa corrispondenza con una condizione dello spirito che niente può avere a che fare con le convenzioni illusionistiche della mimèsis. <br />Confrontatasi con queste differenti radici, la Guarino è riuscita a convogliarle in una matrice comune che nel dichiarare la propria modernità adotta una linea espressiva caratterizzata da un forte anticlassicismo, poco sensibile alle lusinghe di una tradizione italiana che avesse come primi riferimenti storici Giotto, il Rinascimento e la Metafisica, quindi la priorità del disegno, la resa prospettica dei volumi e della profondità spaziale, il perseguimento di un determinato sapere tecnico da interpretare come un&#8217;evoluzione aggiornata del “buon mestiere antico”. <br />Ecco perché sarebbe opportuno considerare la “sicilianità” culturale di Liliana Guarino, anzi la sua “modicità”, come una categoria critica da concepire in modo necessariamente elastico e relativo, se è vero che si avrebbero ottimi argomenti per mettere in dubbio perfino l&#8217;“italianità” e la “mediterraneità” della sua arte. Impressionantemente nordico, e lontano da qualunque visione distaccata del mondo, è per esempio il profondo senso del dramma esistenziale che pervade molte delle opere della Guarino, assai più vicino a Soutine e a Bacon di quanto non possa essere a De Chirico o a Balthus. Un senso del dramma che potrebbe anche sorprendere in una donna come la Guarino, che apparentemente avrebbe tutte le ragioni per sentirsi bene appagata dalla vita. E che invece, nel privato delle sue meditazioni, cerca nell&#8217;arte non la soddisfazione di ambizioni mondane, vanesie, strettamente personali, non la consolazione di un canone estetico dal valore universale, ma l&#8217;urlo più disperato dell&#8217;anima collettiva che si oppone alla negazione della giustizia e del piacere, selvaggio e incontrollabile, empirico nelle sue variabili manifestazioni, confidando nella sua forza dirompente e rigeneratrice. <br />È un&#8217;arte che volutamente inquieta e intimorisce, già a partire da certi titoli ermetici e sibillini, un po&#8217; come quelli di vecchi film thrilling alla Dario Argento. È un&#8217;arte che si esemplifica come un processo di lacerazione interiore e di espiazione morale, duro e sofferto come la Passione, che dal dolore della dannazione intende condurci al riscatto, alla salvezza, al conseguimento intuitivo delle verità primigenie dalle quali derivi ogni senso possibile riguardante l&#8217;uomo e la natura. <br />Ma si tratta di un limbo che non finisce mai, una strada terribilmente lunga e tortuosa per la quale talvolta temiamo di non intravedere alcun traguardo positivo. E il dubbio non può che macerarci, corrodendo a poco a poco. <br /> Vittorio Sgarbi</p>
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		<title>Arlecchino intimacy</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/arlecchino-intimacy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Claudio StrinatiLiliana Guarino appartiene a quella categoria di artisti che danno forte rilievo anche al titolo delle loro opere. Non è per tutti così. C'è chi considera il quadro finito a prescindere da una sua intitolazione, c'è chi attribuisce al titolo un ruolo non meramente collaterale ma determinante per il completamento dell'atto creativo. Sembra legittimo ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Claudio Strinati<br />Liliana Guarino appartiene a quella categoria di artisti che danno forte rilievo anche al titolo delle loro opere. Non è per tutti così. C&#8217;è chi considera il quadro finito a prescindere da una sua intitolazione, c&#8217;è chi attribuisce al titolo un ruolo non meramente collaterale ma determinante per il completamento dell&#8217;atto creativo. Sembra legittimo dire che questo è particolarmente valido per la Guarino.<br />Si tratta, in verità, di un&#8217;artista che ha avuto una parabola complessa e tale complessità si riflette in modo evidente anche nei titoli riferiti alle singole opere. Questo è del tutto lampante se si esamina la sua carriera fino a oggi e lo è specificamente in questa mostra che viene a inserirsi in una fase di felice creatività della pittrice, susseguente a periodi di diverso impegno.<br />La cosa è sintomatica per entrare un po&#8217; meglio nel suo spazio creativo e per coglierne i significati e gli orientamenti. La Guarino è un&#8217;artista, infatti, con una formazione implicante aspetti molteplici della creatività. Si è interessata, nel corso del tempo, a vari fenomeni dell&#8217;universo artistico, con una costante attenzione a una mentalità anche scientifica, che l&#8217;ha spinta a ricerche e indagini sull&#8217;immaginario popolare, sulla dimensione dell&#8217;infanzia, su forme di creatività diverse dall&#8217;atto pittorico in sé.<br />Da questa singolare forma di &#8220;antropologia&#8221;, sempre però orientata in senso estetico, è scaturita la sua pittura attuale, gremita di sensazioni e informazioni, di spontaneità e immediatezza del gesto e di meditazioni non subito perspicue. E, a proposito di titoli, va ricordato come un suo quadro recente e di qualità assai sensibile, si chiami L&#8217;Armonioso intrico e forse è possibile partire proprio da un ` opera del genere e dal titolo che 1&#8217;accompagna per accostarsi all&#8217;insieme del suo lavoro che è, in effetti, tutto leggibile come un &#8220;armonioso intrico&#8221;.<br />C&#8217;è nella nostra artista una forma di ispirazione che scaturisce da principi analoghi a quelli di certi grandi maestri del passato, altrettanto suggestionati dall&#8217;idea dell'&#8221;intrico&#8221;, tra cui verrebbe da pensare a un personaggio come Paul Klee. Non per motivi stilistici, sia ben chiaro, perché non c&#8217;è nessun rapporto tra il segno di un Klee e quello della nostra pittrice ma per un simile approccio all&#8217;idea stessa di pittura. Come Klee, infatti, la Guarino affronta il tema figurativo come se questo fosse una matassa da dipanare, rintracciando, negli innumerevoli fili che la fantasia sottende, un elemento conduttore cui è possibile attribuire anche un vero e proprio titolo, che non ha tanto il fine di spiegare il contenuto dell&#8217;opera quanto quello di ritrovare uno stato d&#8217;animo da cui il quadro è scaturito. <br />Il pensiero, insomma, prende una duplice forma, di scrittura e di pittura ma i due termini della questione non si annullano, anzi sostengono tra loro, senza che 1&#8217;uno abbia la pretesa assoluta di spiegare l&#8217;altro.<br />La verità appare e scompare nella trama figurativa. Essere insieme espliciti e reticenti, chiarissimi e oscuri, diretti e misteriosi, questo sembra il presupposto, non dichiarato ma molto vissuto, da cui scaturisce la forma pittorica ricercata dalla Guarino. Una specie di universo di maschere visive che celano e svelano e, infatti, alla dimensione della maschera e del gioco di infanzia ( così caro anche a Klee) la mostra stessa potrebbe essere intitolata.<br />Dagli elegantissimi titoli si partono, allora, i tanti temi sondati e raccontati dall&#8217;autrice e, sulle tele, si alternano memorie, brandelli di figurazione, filamenti di colore che attraversano lo spazio, impronte, sensazioni quasi indistinte e marcatissime emozioni.<br />La pittura della Guarino corre, letteralmente, a inseguire i suoi temi e, ogni tanto, ha bisogno di soste e di riposo. Con un&#8217;occhio insieme incantato e consapevole, la pittrice contempla le sue maschere, sente, dentro lo spazio stesso della pittura, anche altre percezioni. Sente suoni e rumori, crolli e fremiti, canti e silenzi, fantasmi e rovine. Si sposta continuamente da impressioni di vaghezza e indistinto, a impressioni di nette visioni. A volte è come afflitta da disturbi e fastidi, a volte è ironica e disincantata. Su tutto domina forte il tema sovrano della vita e della morte, sentito nella sua naturalezza e immediatezza, ma sopraffatto dalle maschere dell&#8217;esistenza, come in uno strano circo disabitato.<br />È interessante il segno della pittrice che alterna larghezza di campiture a flussi leggeri di materia che passano nell&#8217;aria come se fosse rinata in lei la sovrana leggerezza di un Wols o un Mathieu. La straordinaria freschezza e genuinità che contraddistinsero, cinquanta anni fa, i maestri dell'&#8221;action painting&#8221; statunitense nella affermazione di un&#8217;arte gestuale e segnica, riemerge in certe personalità della pittura dei nostri tempi, come, appunto, Liliana Guarino.<br />Senza voler proporre impossibili accostamenti che, a distanza di tanto tempo non avrebbero un vero senso critico, non si può non segnalare, tuttavia, l&#8217;energica volontà da parte di una pittrice come la Guarino di dare al proprio lavoro un marchio acuto e sensibile, scaturito da un amore del segno che è evidente.<br />Tutti insieme i quadri presenti in questa esposizione compongono un organismo unitario, coerente e ricco di riflessi interni. Molto esplicito è 1&#8217;aggancio alla realtà concreta del mondo intorno a noi e alla storia del Presente, come nel riferimento alla tragedia delle Due Torri dell&#8217;11 settembre, un argomento delicatissimo che 1&#8217;autrice affronta senza retorica e senza compiacimento, inserendolo con assoluta logica nel flusso della sua sostanza stilistica, dentro questa sorta di magma di segno e materia che passa da un quadro all&#8217;altro e mantiene alta la tensione morale di un lavoro sempre improntato a una dimensione etica e comportamentale, mai fine a se stesso, ma concretamente volto alla conoscenza di se stessi e delle cose che ci circondano.</p>
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		<title>Liliana Guarino. Voces</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/liliana-guarino-voces/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Catalogo della Mostra alla Galleria d'Arte Moderna Le Ciminiere, CataniaCercare continuamente i valori della vita. Chiedersi il perché dell'esistenza umana. Dialogare intensamente con Chi ci ha creati e messi al mondo, per farci conoscere ogni giorno il Suo progetto di amore per l'uomo. L'arte di Liliana Guarino sta solo apparentemente sulle tele, si esprime soltanto ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Catalogo della Mostra  alla Galleria d&#8217;Arte Moderna Le Ciminiere, Catania</p>
<p>Cercare continuamente i valori della vita. Chiedersi il perché dell&#8217;esistenza umana. Dialogare intensamente con Chi ci ha creati e messi al mondo, per farci conoscere ogni giorno il Suo progetto di amore per l&#8217;uomo. <br />L&#8217;arte di Liliana Guarino sta solo apparentemente sulle tele, si esprime soltanto in parte con i pennelli, comunica appena in superficie con i colori. Ma se si osservano attentamente le sue opere, si scopre il linguaggio dell&#8217;anima, che travalica ogni definizione artistica, ogni tentativo di inquadramento in questa o in quella corrente pittorica. <br />È per questo che l&#8217;arte di Liliana Guarino è innanzitutto vocazione, è stimolo spirituale ancor prima che impulso artistico o primitivo istinto di lasciare traccia di sé nei cataloghi e nelle mostre. <br />La Galleria d&#8217;arte moderna del nostro centro culturale e congressuale Le Ciminiere si pregia, pertanto, di ospitare le composizioni materiche di quest&#8217;artista, &#8220;scultrice&#8221; di tele (per l&#8217;intensità dei colori e delle tecniche utilizzate, a cominciare dall&#8217;olio) e pittrice dell&#8217;anima. <br />Già dal titolo della mostra, &#8220;Voces&#8221;, si comprende, quindi, quale sia il sentiero tracciato dai suoi quadri, una trentina fra Deposizione, Crocifissione, Sindone, per riallacciarsi, in percorsi astratti, al filo conduttore dell&#8217;amore: quello di una madre per un figlio, quello di Dio per l&#8217;uomo, quello di una pittrice per la propria vita. E quello di chi vuol parlare, comunicare attraverso la propria vocazione, che per molti si traduce in preghiera. </p>
<p>On. Raffaele Lombardo <br />Presidente della Provincia Regionale di Catania</p>
<p>L&#8217;arte come metafora</p>
<p>Prima di concludere il mandato di Soprintendente per i beni culturali e ambientali di Ragusa, vincendo l&#8217;agguerrita concorrenza di un altro soggetto pubblico siciliano parimenti motivato, riuscii a far giungere nell&#8217;ex convento dei Padri Mercedari di Modica, nel centenario dalla nascita, acquisendolo dal figlio Alessandro, il poliedrico &#8220;archivio&#8221; di Salvatore Quasimodo, che una legge regionale del 1996 vuole costituisca, in locali comunali, l&#8217;Archivio Biblioteca Salvatore Quasimodo, esposto quest&#8217;anno a Stoccolma, ove il poeta è stato insignito nel 1959 del Nobel per la letteratura. Modica volle sottolineare l&#8217;evento con alcune manifestazioni celebrative, in una delle quali ebbi occasione di conoscere Liliana Guarino, che non da molto aveva deciso di tornare a dedicarsi alla pittura.<br />Pochi giorni dopo, in pausa pranzo, appresi dalla radio di un bar del centro di Ragusa, davanti a una granita di mandorle tostate, che il World Trade Center stava per disfarsi nel Ground Zero.<br />Un big bang a rovescio, una &#8220;stella implosa nel suo buco nero&#8221; per volontà di supponenti dei ribaltati, non fonte di vita ma Trionfo della morte, che ha catturato cuori e menti e orientato l&#8217;energia creativa di molti artisti verso l&#8217;interpretazione e la rappresentazione di tanto orrore: un Urlo collettivo, manifesta consapevolezza dell&#8217;arte non promessa di libertà né dostojevskiana salvezza del mondo, ma testimone triste e tormentato della sofferenza dell&#8217;umanità.<br />Anche la pittura di Liliana Guarino, stoppata all&#8217;11 settembre, ha urlato, con strani stridori, drammi spettrali di lacerazioni e rovine, gemiti hanno scavato guanciali (2002) e pesanti deliri hanno sconvolto fronti di donne dolenti, pantere dalle sembianze umane salmodianti sacre cantilene storpiate e neri ippocampi scortanti folli zattere in grigi silenzi verso un epilogo crudele di Crocifissione universale (2003) … oltre il quale può esser solo Resurrezione.<br />Ground Zero è diventato il luogo simbolo di una rinnovata coscienza e da &#8220;sofferenza e dolore&#8221; dell&#8217;arte di Liliana &#8211; come &#8220;il seme, che il contadino affida alle zolle della terra, deve prima nascondersi, decomporsi e imputridire, per essere fecondo&#8221; &#8211; sono nate &#8220;nuove piante, nuove vite&#8221;: tra armoniosi intrichi e giochi circensi di personali arlecchini (2002), correnti di linfa sconosciuta, albe di notti d&#8217;amore, emozioni infantili, supremi bagliori di tenerezza, fiori d&#8217;ambra, lattescenti infusi d&#8217;astri, sciami di sogni indistinti (2003), rinnovando la speranza che &#8220;la bellezza salverà il mondo&#8221;, narrandone le meraviglie.<br />Così, dopo improbabili conflitti di civiltà o religione e improponibili guerre preventive, risorgano dal nostro Mediterraneo pratiche di accoglienza tra i popoli del nord e del sud del mondo e di rispetto e valorizzazione delle diversità culturali, opponendo pacifica resistenza all&#8217;appiattimento indotto dai processi di incalzante globalizzazione.<br />La Provincia Regionale di Catania &#8211; che l&#8217;Amministrazione in carica ha indicato &#8220;euromediterranea&#8221;, volendo caratterizzare sulla centralità geopolitica che la contraddistingue il proprio programma &#8211; rivendica protagonismo in questa direzione e nella prospettiva dell&#8217;imminente attivazione (2010) della Zona di Libero Scambio Euromediterranea, frontiera politica di questo secolo, il cui primo pensiero, in tempo di guerra fredda, fu di un poeta della politica della stessa terra di Quasimodo e Liliana, Giorgio La Pira, di cui pure abbiamo da poco commemorato il centenario dalla nascita.</p>
<p>arch. Gesualdo Campo<br />Assessore alle Politiche Culturali della Provincia Regionale di Catania</p>
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