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	<title>Leone Rossella Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Leone Rossella Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Un fondale per l&#8217;Acqua Vergine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Nov 2017 14:08:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana INTERVENTI d'Arte sull'Arte dedicata alla cultura della conservazione d'arte a cura della Fondazione Paola Droghetti onlus n.21 In questo volume, presentiamo il restauro di un'opera straordinaria, il Modello ligneo della Fontana di Trevi del Museo di Roma a Palazzo Braschi. L'intervento sul Modello si inserisce nello stretto rapporto di collaborazione che da ben quindici ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana INTERVENTI d&#8217;Arte sull&#8217;Arte dedicata alla cultura della conservazione d&#8217;arte a cura della Fondazione Paola Droghetti onlus n.21</p>
<p>In questo volume, presentiamo il restauro di un&#8217;opera straordinaria, il Modello ligneo della Fontana di Trevi del Museo di Roma a Palazzo Braschi. L&#8217;intervento sul Modello si inserisce nello stretto rapporto di collaborazione che da ben quindici anni la Fondazione Paola Droghetti ha con l&#8217;Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro. Una collaborazione profondamente legata alla Scuola di Alta Formazione dell&#8217;Istituto e realizzata, in questo caso, attraverso l&#8217;assegnazione di quattro borse di studio per l&#8217;a.a. 2015/16 per giovani laureati/laureandi. Ma si inserisce anche nel proficuo rapporto di collaborazione che la nostra Fondazione ha, da ben undici anni, con la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.<br />
La straordinarietà dell&#8217;opera, le sue dimensioni, il suo valore storico-artistico e l&#8217;onerosità dei lavori di restauro, hanno fatto sì che nascesse una nuova e importante collaborazione tra la Fondazione Paola Droghetti e l&#8217;Associazione Amici dei Musei di Roma con la quale abbiamo condiviso non solo l&#8217;impegno economico dei lavori ma anche il forte interesse per la conservazione di un&#8217;opera così particolare che consentirà a tutti i cittadini di poterne godere pienamente e a lungo nella sua nuova collocazione nel Museo di Roma. Si realizza così al meglio uno degli scopi prevalenti della Fondazione: ridare luce e voce alle opere del nostro patrimonio artistico attraverso una sempre auspicata sinergia tra pubblico e privato e dando a giovani e bravi restauratori laureati presso l&#8217;ISCR un forte incoraggiamento a entrare nel mondo del lavoro compiendo, grazie alle borse di studio, un primo importante impegno lavorativo.</p>
<p>Dall&#8217;introduzione di Vincenzo Ruggieri<br />
Presidente della Fondazione Paola Droghetti onlus</p>
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		<title>I Papi della Memoria</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/i-papi-della-memoria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jan 2011 14:05:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Con grande ed intensa emozione, il Centro Europeo per il Turismo presenta quest'anno la mostra “I Papi della Memoria. La storia di alcuni grandi Pontefici che hanno segnato il cammino della Chiesa e dell'Umanità”. Curata da Mario Lolli Ghetti e realizzata in collaborazione con il Polo Museale di Roma, il Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo, ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con grande ed intensa emozione, il Centro Europeo per il Turismo presenta quest&#8217;anno la mostra “I Papi della Memoria. La storia di alcuni grandi Pontefici che hanno segnato il cammino della Chiesa e dell&#8217;Umanità”. Curata da Mario Lolli Ghetti e realizzata in collaborazione con il Polo Museale di Roma, il Museo Nazionale di Castel Sant&#8217;Angelo, i Musei Vaticani e la Fabbrica di San Pietro. La mostra, dal titolo significativo, traccia, per vari aspetti, una linea di congiunzione tra epoche e fatti. La manifestazione infatti cade nell&#8217;anno del Cinquantenario del Concilio Vaticano II, il grande Sinodo pastorale aperto da beato Giovanni XXIII l&#8217;11 ottobre 1962 e chiuso dal venerato Paolo VI, l&#8217;8 dicembre 1965e durante il settimo anno di Pontificato di Papa Benedetto XVI, cui la Mostra è dedicata. La ricorrenza importantissima del cinquantesimo anno dal Concilio, immancabilmente riporta alla memoria immagini della Basilica di San Pietro gremita dei Padri giunti da ogni parte del mondo e queste immagini invitano alla riflessione sui fatti e sui cambiamenti che ne sono scaturiti e che hanno contribuito in modo inequivocabile, a prendere coscienza della nostra identità di cristiani. Di questi fatti e di molti altri ancora, la mostra intende recuperarne memoria, evidenziando, come gli aspetti innovativi, a volte rivoluzionari – dall&#8217;istituzione del Giubileo di Bonifacio VIII alla riforma del calendario di Papa Gregorio XIII, dalla trasformazione barocca della Città Eterna alla nascita delle Accademie, dall&#8217;aggiornamento della Chiesa del Concilio Vaticano II al Giubileo del 2000 – abbiano un carattere duraturo e continuo, al quale ormai sembriamo inevitabilmente abituati avendone forse dimenticato la portata innovativa. La Rassegna è quindi un percorso attraverso frammenti di memoria di fede, di scienza e di arte, ma anche del vissuto e dell&#8217;umanità dei Pontefici, del loro rapporto con i sommi artisti di tutte le epoche. È un viaggio tra i capolavori di grandi artisti provenienti dai maggiori musei d&#8217;Italia e le testimonianze grafiche, fotografiche e filmiche che hanno visto i Pontefici come protagonisti della storia e della cultura. [GIUSEPPE LEPORE &#8211; Presidente Centro Europeo per il Turismo]
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		<title>Papi in Posa. 500 anni di Ritrattistica Papale</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/papi-in-posa-500-anni-di-ritrattistica-papale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo la mostra “Papi in posa”, ospitata nell'autunno 2004 nel Palazzo Braschi sede del Museo di Roma, il tema della ritrattistica papale viene proposto per la prima volta in USA nel John Paul II Cultural Centre di Washington con la mostra “Portraits of Popes”. L'evento celebre il grande pontefice che ci ha lasciato in una ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la mostra “Papi in posa”, ospitata nell&#8217;autunno 2004 nel Palazzo Braschi sede del Museo di Roma, il tema della ritrattistica papale viene proposto per la prima volta in USA nel John Paul II Cultural Centre di Washington con la mostra “Portraits of Popes”.<br />
L&#8217;evento celebre il grande pontefice che ci ha lasciato in una sede prestigiosa a lui dedicata e si inaugura proprio il giorno della sua elezione. La mostra non si propone soltanto come una pregevole esposizione di capolavori provenienti da grandi musei internazionali – quali i Musei Vaticani o gli Uffizi – e da prestigiose collezioni private, ma si illustra soprattutto per essere una delle più importanti mostre di ritrattistica mai realizzate, sia per la ragguardevole qualità e la considerevole quantità dei dipinti e delle sculture presentati – eseguiti dai massimi artisti europei degli ultimi cinque secoli – sia per l&#8217;alto valore spirituale e sociale degli eminenti personaggi raffigurati: i principali Pontefici che dal XVI secolo ad oggi si sono succeduti sulla Cathedra Petri. È suggestivo constatare, percorrendo il singolare itinerario artistico proposto dai curatori della mostra, come attraverso il progressivo divenire delle epoche storiche ed in particolar modo in virtù della verve estetica e dell&#8217;intima sensibilità degli artisti, la descrizione della persona umana si sia orientata, con estrema duttilità plastica ed acutezza fisiognomica, a rappresentare non soltanto le linee somatiche caratterizzanti il soggetto effigiato ma, in particolar modo, i tratti più intimi dell&#8217;animo, la vivace mobilità del pensiero, le più riposte linee caratteriali, in un intenso dialogo di notazioni chiaroscurali dal quale si evincono le note caratterizzanti di personalità complesse, che appaiono in modo affatto chiaro ed evidente unicamente a coloro che sono capaci di sublimare il loro sguardo rendendolo acuta osservazione. Da questa prestigiosa galleria di ritratti emerge inequivocabilmente come il cammino in senso antropocentrico del pensiero umano si sia palesemente riverberato nell&#8217;ambito delle arti figurative attraverso una progressiva contestualizzazione, che vede il soggetto rappresentato svincolato da un&#8217;aura metatemporale di rarefatta astrazione e collocato, naturalisticamente, in un preciso e ben definito ambito spazio-temporale. Parallelamente si assiste ad una graduale definizione del personaggio rappresentato in quanto portatore di una chiara connotazione personale – il sé e l&#8217;identità, che sembrano essere invisibili e dunque impossibili da rappresentare – e non più, pareneticamente, quale emblema idealizzato e metaforico di valori assoluti in ossequio ad una concezione estetica marcatamente etico-pedagogica.<br />
Dalle opere esposte, che si collocano a pieno titolo fra le testimonianze più insigni della ritrattistica, traspare una profonda armonia spirituale generatrice di bellezza e scaturisce un vivace dialogo con l&#8217;osservatore fondato su una vera e propria economia dello sguardo, pur svincolata dall&#8217;esercizio di uno psicologismo orientato verso derive incontrollabili. La ricezione del significato dei sistemi formali – pose e gesti riflessivi – implica infatti la presenza attiva dello spettatore in una sorta di dialogo visivo con il ritratto, che non viene considerato esclusivamente come un sistema commemorativo fisso bensì quale struttura interattiva. Nella prospettiva della ricezione l&#8217;osservatore si fa un elemento fondamentale per la costruzione del significato dell&#8217;immagine che, in questa particolarissima prospettiva, risente di evidenti trasformazioni epocali.<br />
Osservatore ed immagine divengono così parti integranti di un affascinante sistema di scambio visivo del tutto simile ai meccanismi del dialogo verbale: entrambi i membri della “coppia” rivestono contemporaneamente il duplice ruolo di soggetto – oggetto, riproponendo la complessa rete relazionale che si stabilisce in un rapporto tra un “io” e un “tu”. Al di là delle contingenze temporali, ogni ritratto si racconta e ci seduce attraverso il linguaggio universale della fama: esso incarna, nel profondo, il tentativo dell&#8217;artista di descrivere la personalità dei soggetti ritratti, consegnandone la multiforme essenza del carattere ad un gesto o ad una singola espressione, facendo ricorso ad una raffinata introspezione psicologica nel tentativo di rendere, visivamente, l&#8217;interiorità.<br />
È a motivo delle considerazione esposte in precedenza che, mentre plaudo alla felice iniziativa di dare vita ad una mostra di così vasto respiro culturale, sono ad augurare che tutti coloro i quali avranno il piacere di visitarla o almeno di sfogliare le pagine del presente catalogo, possano percepire i ritratti dei singoli pontefici non come altrettanti elementi a-sé-stanti, bensì come parti integranti di un insieme corale di uomini che, pur dibattendosi fra le molteplici ambasce del quotidiano, si sono studiati di servire Cristo nei fratelli, ciascuno nella chiara percezione di sé in quanto servus servorum Dei!<br />
Attraverso sguardi, gestualità, simboli, che l&#8217;artista consegna in un articolato codice iconografico alla pagina pittorica o scultorea, l&#8217;osservatore accorto non può non cogliere una larvata armonia spirituale, che riflette il profondo mistero della fede e propaga una eco della ineffabile bellezza di Dio, rivelando come, attraverso l&#8217;arte, l&#8217;uomo – divaricato tra l&#8217;eterno e il transeunte – tenti di avvicinarsi al suo Creatore.</p>
<p>Cardinal Francesco Marchisano<br />
Vicario del Papa per lo Stato della Città del Vaticano</p>
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		<title>Papi in Posa. 500 Years of Papal Portraiture</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/papi-in-posa-500-years-of-papal-portraiture/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>The exhibition entitled “Papi in Posa,” i.e., “Papal Portraiture,” with the highly refined and historically significant Braschi Palace – home of the Museum of Rome – in 2004, and now in Washington, The John Paul II Center, is not offered only as an excellent exposition of masterpieces from major international museums – such as the ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>The exhibition entitled “Papi in Posa,” i.e., “Papal Portraiture,” with the highly refined and historically significant Braschi Palace – home of the Museum of Rome – in 2004, and now in Washington, The John Paul II Center, is not offered only as an excellent exposition of masterpieces from major international museums – such as the Vatican Museums – and prestigious private collections, but stands out in particular because it is one of the most important expositions of portrait painting ever because of both the outstanding quality and the considerable number of paintings and sculptures offered – executed by Europe&#8217;s leading artists from the last five centuries – and the great spiritual and social significance of the personages portrayed: the greatest Pontiffs who from the 16th century to the present have sat in the Chair of Saint Peter.<br />It is suggestive to observe, as we scan the unique artistic itinerary offered by the curators of the exhibition, how through the succession of historical periods and particularly by virtue of the esthetic verve and inner sensitivity of the artists, the description of the human person was oriented, with extreme plastic ductility and acuity in their perception of their subjects&#8217; physiognomy, to represent not only the body lines of the subject being depicted but, in particular, the most intimate traits of the heart, the lively mobility of their thought, the innermost lines of the subject&#8217;s character, in an intense dialogue of chiaroscuro observations from which the characterizing notes of complex personages are evinced – persons who appear completely clear and evident only to those who are capable of sublimating their outward appearance into an acute observation.<br />From this prestigious gallery of portraits it emerges unmistakably how the anthropocentric path of human thought has manifestly reverberated within the bounds of the figurative arts through a progressive contextualization, which sees the subject represented unbound through a metatemporal aura of rarefied abstraction and placed, naturalistically, in a precise and well defined spatiotemporal sphere. At the same time, we witness a gradual definition of the personage portrayed as the bearer of a clear personal connotation – the self and the identity, which seem to be invisible and thus impossible to represent – no longer, hortatively, as an idealized and metaphoric emblem of absolute values in deference to a markedly ethical and pedagogical conception.<br />The exhibited works, which rightfully range themselves among the most outstanding expressions of portraiture, reveal a deep spiritual harmony evocative of beauty and unleash a lively dialogue with the onlooker based on a real and inherent economy of the act of viewing, albeit freed from the exercise of a psychologism oriented toward uncontrollable wanderings.<br />The reception of the meaning of the formal systems – thoughtful poses and attitudes – involves, to be sure, the active presence of the spectator in a sort of visual dialogue with the portrait that is not considered exclusively as a fixed commemorative system but rather as an interactive structure.<br />In the perspective of the reception, the observer becomes a fundamental element for the construction of the meaning of the image that, from this very private perspective, undergoes obvious momentous transformations.<br />Observer and image thus become integral parts of a fascinating system of visual exchange not unlike the mechanisms of verbal dialogue: both members of the “pair” take on contemporaneously the dual role of subject/object, restructuring the complex relational web established in a rapport between an “I” and a “you.”<br />Beyond the temporal contingencies, each portrait is recounted and seduces us through the universal language of fame: this incarnates, deeply, the artist&#8217;s attempt to describe the personality of the subjects portrayed, consigning the multiform essence of their nature to one attitude or to a single expression by resorting to a refined psychological introspection in an attempt to render visually the subject&#8217;s inner world.<br />It is owing to the above considerations that, while I applaud the felicitous initiative of giving life to such a culturally transcendent exhibition, I would wish that all those who will have the pleasure of visiting it or at least of perusing the pages of this catalogue will be able to perceive the portraits of the individual popes not as so many freestanding elements, but rather as integrated parts of a related set of men who, albeit struggling with the many and varied anxieties of everyday life, endeavored to serve Christ among their brothers, each one with a clear perception of himself as servo servorum Dei – the servant of God&#8217;s servants!<br />Through looks, attitudes and symbols committed by the artist in a well-constructed iconographic code to the pictorial or sculptural page, the discerning observer cannot help but grasp a veiled spiritual harmony that reflects the profound mystery of faith and propagates an echo of the ineffable beauty of God, revealing how, through art, man – pulled between the eternal and the transient – strives to draw close to his Creator.</p>
<p>Francesco Cardinal Marchisano<br />Vicar General of the Pope for the State of Vatican City</p>
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