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	<title>Mercalli Marica Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Mercalli Marica Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Il mondo salverà la bellezza?</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/il-mondo-salvera-la-bellezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jul 2021 14:09:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Catalogo della mostra aperta a Roma, Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo dal 13 luglio al 4 novembre 2021La conservazione del nostro immenso patrimonio culturale è una priorità riconosciuta da tutti. Ancora oggi, nonostante l'instancabile lavoro delle Istituzioni, troppo viene perduto, depredato e sottratto alla fruizione della collettività. Quando si parla di conservazione, nell'immaginario collettivo, inevitabilmente ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Catalogo della mostra aperta a Roma, Museo Nazionale di Castel Sant&#8217;Angelo dal 13 luglio al 4 novembre 2021</p>
<p>La conservazione del nostro immenso patrimonio culturale è una priorità riconosciuta da tutti. Ancora oggi, nonostante l&#8217;instancabile lavoro delle Istituzioni, troppo viene perduto, depredato e sottratto alla fruizione della collettività. Quando si parla di conservazione, nell&#8217;immaginario collettivo, inevitabilmente si pensa alle grandi opere di restauro, conservazione e salvaguardia dei grandi monumenti. Ma anche il più piccolo oggetto può essere considerato un “Colosseo” per l&#8217;importanza storico artistica che esso racchiude. Ogni oggetto è unico, inimitabile e come tale va salvaguardato. Decontestualizzare un&#8217;opera, privandola dell&#8217;universo storico che la circonda, è una violenza che lo spoglia delle molteplici informazioni che esso racchiude, relegandola ad oggetto collezionistico e lucrativo. Per questo motivo è necessario tenere viva l&#8217;attenzione sul lavoro svolto dalle Forze dell&#8217;Ordine e in particolare il Comando Patrimonio Culturale dell&#8217;Arma dei Carabinieri che, ogni giorno protegge, indaga e salva un patrimonio collettivo che ci identifica e rappresenta soprattutto in un momento storico e culturale così delicato per il nostro Paese coinvolto in un&#8217;emergenza planetaria senza precedenti. Allo stesso modo non bisogna dimenticare il lavoro svolto dal Ministero della Cultura che, con una costante ed intensa opera di prevenzione dei reati legati al furto e alla commercializzazione illecita dei Beni Culturali, protegge e assicura la fruizione totale del Patrimonio italiano. Da questa necessità nasce l&#8217;idea di una esposizione che, presentando una serie di opere, conservate nei Musei, nelle Istituzioni e nelle Chiese, nonché nei caveau dell&#8217;Arma, possano accompagnare il visitatore, in un percorso narrativo attraverso le storie di prevenzione del crimine e di recupero del Patrimonio ripercorrendone lo sviluppo delle indagini degli investigatori. Ciò con l&#8217;intento, non solo di mettere in luce il valore delle opere protette e restituite, ma anche per far conoscere i processi investigativi ed il lavoro che c&#8217;è dietro questa difesa. Per rendere completa una mostra dedicata alla tutela non si può oggi trascurare il concetto di prevenzione e messa in sicurezza. Ciò appare difficile in un Paese come l&#8217;Italia che si presenta, per la straordinaria concentrazione di Beni archeologici, storici e artistici, come un “Museo Diffuso”. La mostra sarà quindi l&#8217;occasione per presentare, forse per la prima volta al pubblico, i sistemi di protezione attiva costituiti dagli impianti antintrusione, antifurto, antiaggressione e antieffrazione e della vigilanza: in altri termini dall&#8217;integrazione tecnologia-uomo.</p>
<p>Giuseppe Lepore<br />Presidente Centro Europeo per il Turismo, Cultura e Spettacolo</p>
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		<title>Il prossimo paesaggio</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/il-prossimo-paesaggio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 May 2018 14:09:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Pensare al paesaggio contemporaneo e a ciò che potrà essere nel prossimo futuro, significa provare a immaginare modelli di realtà diversi dagli attuali, denotati da maggiore complessità e forieri di grandi contraddizioni rispetto a quelli del passato. Si tratta di acquisire un nuovo sguardo per confutare scelte ideologiche appartenenti a una visione moderna semplicistica, nella ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Pensare al paesaggio contemporaneo e a ciò che potrà essere nel prossimo futuro, significa provare a immaginare modelli di realtà diversi dagli attuali, denotati da maggiore complessità e forieri di grandi contraddizioni rispetto a quelli del passato. Si tratta di acquisire un nuovo sguardo per confutare scelte ideologiche appartenenti a una visione moderna semplicistica, nella quale la realtà soccombe all&#8217;idea di modello, mettendo in atto un processo ormai non più in grado di produrre effetti significativi sulla dilagante crisi ambientale, territoriale e paesaggistica. In tal senso la triade vitruviana, schematizzata con un triangolo equilatero i cui vertici rappresentano l&#8217;utilità, la solidità e la bellezza, che incarna perfettamente i canoni classici dell&#8217;architettura, potrebbe rappresentare anche l&#8217;ideogramma delle relazioni fra il paesaggio, l&#8217;ambiente e il territorio. La bellezza di un paesaggio, la solidità di un ambiente sano, l&#8217;utilità di un territorio ben governato, trovano nel baricentro, punto di equilibrio delle masse, la dimensione umana e la radice per la sostenibilità del prossimo paesaggio.</p>
<p>FABIO BIANCONI (1966) Ingegnere, professore associato dell&#8217;Università degli Studi di Perugia, dottore di ricerca in “Disegno e Rilievo del patrimonio edilizio” dell&#8217;Università degli Studi di Ancona. È Responsabile del Laboratorio Internazionale di Ricerca sul Paesaggio (CIRIAF-SSTAM) dell&#8217;Università di Perugia. È docente nelle discipline della rappresentazione nei corsi di laurea in Ingegneria Civile ed Edile-Architettura. Ha insegnato presso l&#8217;Università di Roma “La Sapienza” e l&#8217;Università di Trento. Dal 1993 svolge la propria attività di ricerca nell&#8217;ambito della rappresentazione del paesaggio, dei sistemi informativi per la documentazione del patrimonio edilizio e ambientale, nel rilevamento di beni culturali e nello studio di superfici complesse e geometria parametrica.</p>
<p>MARCO FILIPPUCCI (1979) Ingegnere, assegnista di ricerca presso l&#8217;Università degli Studi di Perugia, dottore di ricerca in &#8220;Scienze della Rappresentazione e del Rilievo&#8221; della Sapienza Università di Roma, premio dell&#8217;Unione Italiana del Disegno (2012). Dal 2006 collabora all&#8217;attività di ricerca del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale e coordina il Laboratorio Internazionale di Ricerca sul Paesaggio (CIRIAF-SSTAM) dell&#8217;Università di Perugia. È docente nelle discipline del disegno nei corsi di laurea in Ingegneria Edile- Architettura, occupandosi prevalentemente di questioni inerenti il rapporto fra percezione e progetto, le tecniche di rappresentazione, la modellazione digitale avanzata e le connesse strategie di valorizzazione del paesaggio.</p>
<p>Saggi di: Fabio Bianconi, Marco Filippucci, Rossella Salerno, Alessandro Luigini, Tommaso Empler, Elisa Bettollini, Maria Pia Calabrò, Michela Meschini, Marco Seccaroni , Emanuela Chiavoni, Francesca Fatta, Daniele Colistra, Fabrizio Fiorini, Marica Mercalli, Luana Cenciaioli, Concetta Masseria, Riccardo Florio, Alma Esposito, Giovanna Massari, Roberto de Rubertis, Fabio Luce, Cristina Pellegatta, Stefano Brusaporci, Vittorio Lucchese, Pamela Maiezza, Elena Ippoliti, Mariateresa Cusanno, Giulia Pellegri, Giuseppe Amoruso, Marco Filippucci, Elisa Bettollini, Michela Meschini, Marco Seccaroni, Maria Elisabetta Ruggiero, Ruggero Torti, Francesco Pecorari, Luca Radi, Diego Repetto, Vincenzo Latina, Franco Zagari, Alessandra Pagliano, Stefano Andreani, Sergio Falchetti, Alessandro Merlo, Giulia Lazzari, Elisa Luzzi, Riccardo Montuori, Sara Caramaschi, Marco Cei, Gabriele Paolinelli, Daria Battista, Biagio Guccione, Fabio Di Carlo, Matteo Clemente, Francesco Nigro, Alessandro Bruni, Anna Osello, Arianna Fonsati, Luigi Bonifacino, Nicola Brizzo, Diego Zurli, Franco Cotana, Diana Salciarini, Evelina Volpe, Federica Ronchi, Maria Beatrice Sardegna, Claudio Tamagnini, Gianluca Paggi, Davide Sormani, Adriano Paolella, Raffaele Federici, Marina Dobosz, Franco Marini, Mauro Marinelli, Luca Fondacci, Urbano Barelli, Beatrice Marucci.</p>
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		<title>I paramenti liturgici di Castel Sant&#8217;Elia</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/i-paramenti-liturgici-di-castel-santelia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 14:04:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si conclude, dopo un lungo periodo, il complesso lavoro di conservazione e restauro di gran parte dei paramenti liturgici conservati a Castel Sant'Elia, curato dall'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro. Si tratta di un importantissimo complesso di manufatti tessili e in cuoio di periodo medioevale, noto a tutti gli studiosi, che trova oggi, ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si conclude, dopo un lungo periodo, il complesso lavoro di conservazione e restauro di gran parte dei paramenti liturgici conservati a Castel Sant&#8217;Elia, curato dall&#8217;Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro. Si tratta di un importantissimo complesso di manufatti tessili e in cuoio di periodo medioevale, noto a tutti gli studiosi, che trova oggi, dopo alterne vicende di spostamenti, una nuova sede espositiva nel ‘Museo della Spiritualità&#8217; di Castel Sant&#8217;Elia e una attenta custodia nel deposito attrezzato messo a disposizione dal Comune. Attraverso ricerche storiche, indagini scientifiche, sapienti operazioni di restauro, la conoscenza di questi manufatti ha sicuramente raggiunto un più alto grado e la loro conservazione un più adeguato livello, anche grazie ai controlli e ai monitoraggi ambientali messi in atto.</p>
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		<title>A scuola di restauro</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/a-scuola-di-restauro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Mar 2011 14:00:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ventitre articoli restituiscono, in forma breve, i contenuti di altrettante tesi di diploma discusse dagli allievi delle Scuole dell'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro e dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Selezionate tra le migliori degli anni accademici 2005-2007, esse documentano l'impegnativo e appassionante lavoro di studio, ricerca e sperimentazione svolto dagli allievi, ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ventitre articoli restituiscono, in forma breve, i contenuti di altrettante tesi di diploma discusse dagli allievi delle Scuole dell&#8217;Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro e dell&#8217;Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Selezionate tra le migliori degli anni accademici 2005-2007, esse documentano l&#8217;impegnativo e appassionante lavoro di studio, ricerca e sperimentazione svolto dagli allievi, con la guida e il supporto di tutti i loro docenti, su tipologie diverse di manufatti: dipinti murali e da cavalletto, ceramiche, metalli e tessuti. Il rigore metodologico e l&#8217;approccio interdisciplinare, comuni a tutti i lavori che si presentano, sono alla base dell&#8217;alto livello qualitativo che da sempre connota, riconosciuto anche in tutto il mondo, l&#8217;insegnamento delle due Scuole di Alta Formazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.</p>
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		<title>A scuola di restauro</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/a-scuola-di-restauro-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Feb 2008 13:03:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Venti articoli restituiscono, in forma breve, i contenuti di altrettante tesi di diploma discusse dagli allievi della Scuola dell'Istituto Centrale per il Restauro e dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Selezionate tra le migliori degli ultimi anni accademici, esse documentano l'impegnativo e appassionante lavoro di studio, ricerca e sperimentazione svolto dagli allievi, con la guida ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://gangemi.com/prodotto/a-scuola-di-restauro-2/">A scuola di restauro</a> proviene da <a href="https://gangemi.com">Gangemi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Venti articoli restituiscono, in forma breve, i contenuti di altrettante tesi di diploma discusse dagli allievi della Scuola dell&#8217;Istituto Centrale per il Restauro e dell&#8217;Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Selezionate tra le migliori degli ultimi anni accademici, esse documentano l&#8217;impegnativo e appassionante lavoro di studio, ricerca e sperimentazione svolto dagli allievi, con la guida e il supporto di tutti i loro docenti, su tipologie diverse di manufatti, dipinti murali e da cavalletto, vetri, arazzi, metalli.  Il rigore metodologico e l&#8217;approccio interdisciplinare, comuni a tutti i lavori  che si presentano, sono alla base dell&#8217;alto livello qualitativo che da sempre connota l&#8217;insegnamento delle due Scuole di Alta Formazione del Ministero per i Beni  e le Attività Culturali. <br />Quando nel 2003 per la prima volta si decise di presentare ad un pubblico più ampio le cinque migliori tesi degli allievi dell&#8217;Istituto Centrale per il Restauro, insieme a quelle degli allievi dell&#8217;Opificio delle Pietre Dure di Firenze, fu essenzialmente per dare conto, al di là di un intento che potrebbe apparire autocelebrativo, dell&#8217;alto livello  dei percorsi  formativi delle due Scuole del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. In quella presentazione, svoltasi nella sala dello Stenditoio al San Michele e  ripetuta  a Firenze nell&#8217;anno successivo, fu possibile realizzare l&#8217;incontro ‘A Scuola di Restauro&#8217;, titolo scelto anche per il  presente volume. <br />Questa iniziativa, che riscosse un buon successo di pubblico, soprattutto tra i giovani interessati alle problematiche del restauro, fu anche una prima felice esperienza di collaborazione tra le Scuole dei due Istituti. Nella scelta delle tesi da presentare si sono privilegiate quelle che meglio testimoniano le linee di ricerca e i progetti di studio condotti dall&#8217;ICR, anche attraverso una discussione collegiale che ha visto a confronto la componente scientifica, quella storica e quella tecnica.<br />Alcune tesi prendono infatti spunto da più ampie esperienze di laboratorio e di cantieri didattici, spesso svolti fuori sede, in base ad accordi di programma con le Soprintendenze territoriali.<br />La multidisciplinarità è una caratteristica comune dei brevi saggi che si presentano, necessariamente ristretti, quasi in forma di abstract, rispetto ai più ampi contenuti delle tesi, perché è sostanzialmente un metodo di lavoro che da sempre connota la prassi dell&#8217;Istituto Centrale per il Restauro.<br />Naturalmente, ognuna delle tesi sviluppa, con un diverso peso, una delle componenti individuate, dando di volta in volta più spazio allo studio scientifico di particolari materiali o aspetti di degrado, o alle scelte metodologiche di intervento, o infine allo studio storico e delle fonti d&#8217;archivio, senza tralasciare gli aspetti connessi alla conservazione in ambiente museale e alla corretta presentazione delle opere.<br />Le tesi, pertanto, sono il risultato tangibile di una formazione di alto profilo non solo sotto l&#8217;aspetto del concreto operare, ma anche sotto quello teorico e metodologico. <br />Consapevolmente posso quindi affermare che  la figura del restauratore che proviene dalle due Scuole non ha al momento termini di confronto e merita  l&#8217;atteso riconoscimento che effettivamente equipari il titolo di diploma a quello della laurea specialistica (D.Lgs. n. 156 del 2006, art. 29, comma 9 e 9 bis). <br />Tutto questo a riconferma di una peculiarità che i due Istituti e le loro Scuole di Alta Formazione hanno sempre difeso e perseguito e di cui possono vantare un ampio consenso a livello internazionale. </p>
<p>Caterina Bon Valsassina<br />Direttore dell&#8217;Istituto Centrale per il Restauro e Direttore<br />della Scuola di Alta Formazione per il Restauro dell&#8217;ICR</p>
<p>Non esito ad affermare che lavori di tesi paragonabili a quelli degli allievi delle due Scuole di Alta Formazione italiane nel restauro delle opere d&#8217;arte, presso l&#8217;Istituto Centrale del Restauro a Roma e l&#8217;Opificio delle Pietre Dure a Firenze, se ne vedono pochi, o forse nessuno addirittura, s&#8217;intende in campi affini. Lavori in cui la ricerca storica, la verifica scientifica, la riflessione metodologica vanno di pari passo con la progettazione di un intervento, che viene puntualmente calibrato sull&#8217;‘oggetto&#8217; o sul tema proposto: e quello infine il candidato compie e svolge, riferendone in sede di tesi. E&#8217; questa fase manuale che fa la differenza con la generalità di elaborati teorici o compilativi: è esperienza compiuta sul campo sotto la guida di docenti di rara preparazione, è tirocinio pratico dove finalmente la formazione teorica è messa al servizio dell&#8217;opera d&#8217;arte, conosciuta prima nelle sue criticità, poi recuperata; è collaudo della sensibilità, test di abilità, banco di prova per la mente, il cuore, le mani. E lo stesso vale per indagini, metodi, tecniche e strumentazioni a carattere innovativo, che pure possono fornire argomenti di tesi.<br />Il valore di questi lavori originali viene riconosciuto anche al di fuori degli ambiti specialistici, tanto che, per meritoria iniziativa dell&#8217;Associazione Bancaria Italiana, quest&#8217;anno 2007 una diplomata dell&#8217;Opificio scelta sulla base del merito è stata premiata, e messa in grado con il premio di avviare una propria attività .<br />La discussione delle tesi in Opificio, non rituale ma vivamente partecipata dagli allievi  e, negli ultimi anni, supportata da presentazioni in Power Point di indiscutibile professionalità, è un momento di tale soddisfazione generale che ci è sembrato giusto – con Caterina Bon Valsassina e Massimo Bonelli pienamente d&#8217;accordo da parte dell&#8217;ICR – condividerlo con un pubblico più ampio. L&#8217;impegno di Maurizio Michelucci, di Alessandra Griffo e di tanti colleghi da parte fiorentina, hanno trasformato il sogno in realtà: e grazie all&#8217;ospitalità del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, le dieci migliori tesi del 2003 sono state presentate nella Sala dello Stenditoio nel complesso di San Michele a Roma, una giornata ripetutasi l&#8217;anno successivo a Firenze presso l&#8217;Auditorium dell&#8217;Archivio di Stato.<br />Di questa sortite (nel senso non solo di gite, ma di stimolante uscita dagli schemi consueti) si è voluto serbare memoria, pubblicando questo volume con le sintesi delle venti tesi. Argomenti e approcci, come nota Alessandra Griffo, non potrebbero essere più vari. Ma il rigore di fondo che si richiede a chi si appresta a esercitare la professione di restauratore, quello sì è comune a tutti i lavori. A questi giovani bravissimi, cui auguriamo una vita professionale piena di soddisfazioni, ne seguiranno altri, se le risorse e le energie non ci verranno meno. Piacerebbe infatti trasformare questo evento eccezionale in una bella abitudine, intensificando tra Firenze e Roma quegli scambi che già fanno parte della tradizione e dell&#8217;attualità dei due Istituti.</p>
<p>Cristina Acidini<br />Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino e,<br />ad interim, dell&#8217;Opificio <br />delle Pietre Dure</p>
<p>Dieci casi di studio affrontati in sei degli undici settori di restauro in cui si articola l&#8217;Opificio delle Pietre Dure di Firenze che nel 2003 e 2004 hanno condotto al diploma gli allievi formatisi per quattro anni nei laboratori di arazzi, bronzi, dipinti, commesso di pietre dure e mosaico, materiali ceramici e plastici e oreficerie. Se questi sono i numeri che sintetizzano amministrativamente metà di questa pubblicazione &#8211; speculare all&#8217;altra, della gemella scuola dell&#8217;Istituto Centrale per il Restauro di Roma &#8211; basta scorrere titoli e sottotitoli per capire quanto siano stati invece variegati per questi giovani restauratori, e lo siano per chi ogni giorno lavora in Opificio, i compiti, l&#8217;attività di ricerca e quella applicativa.<br />Nel caso delle tesi che presentiamo questo è vero a partire dalle opere. Capolavori da manuale come la Croce di Ognissanti riferita a Giotto, o armi anonime, quelle esotiche del Museo Stibbert; rilievi di ortodossa iconografia come le Madonne con Bambino in stucco e cartapesta del Bargello o l&#8217;inconsueto Nano Morgante di Bronzino, a doppia faccia, virtuosisticamente tridimensionale; manufatti tessili reali, l&#8217;arazzo della serie di Giuseppe Ebreo commissionato da Cosimo I de&#8217; Medici, o un tempo presunti tali, l&#8217;Alessandro Magno tardoseicentesco già descritto come ‘succo d&#8217;erba&#8217; per Palazzo Chigi Zondadari di San Quirico d&#8217;Orcia; in discreto stato di conservazione, il reliquiario del Libretto dal Battistero di Firenze o al contrario frantumate in ottanta pezzi, per un esemplare alto pochi centimetri, come la brocchetta in cristallo di rocca del Museo degli Argenti.<br />Una varietà di epoche, tipologie, materiali, tecniche, urgenze conservative ed esigenze espositive affrontate dagli allievi con una serietà di approccio metodologico che è prima di tutto capacità di adattarsi alle necessità dell&#8217;opera; interpretata  in una lettura spesso condotta a più voci a segnalare, senza nulla togliere all&#8217;originalità della dissertazione, la consapevolezza di come un restauro moderno sia anche un lavoro di équipe ispirato a curiosità multidisciplinari.<br />Perciò, secondo i casi, sono stati sviluppati gli aspetti diagnostici, la sperimentazione di nuove tecnologie, l&#8217;aggiornamento di approcci e di modalità esecutive tradizionali. Con l&#8217;avvertenza che molto del lavoro è restituito solo in parte dalla pagina scritta, è in qualche misura documentato dal corredo iconografico, di necessità limitato, ma soprattutto si può leggere sulle opere originali, come deve essere per chi crede, come accade nelle scuole del Ministero per i Beni e delle Attività Culturali, che l&#8217;insegnamento del restauro sia una disciplina non solo da descrivere e discutere ma anche concretamente da eseguire.<br />Se un auspicio può farsi è che questi dieci casi di studio non si esauriscano nei brevi ma efficaci contributi qui raccolti, ma possano aprire la strada a sviluppi, confronti, applicazioni e, con sincerità, a futuri impegni professionali per i nostri promettenti allievi.</p>
<p>Alessandra Griffo<br />Direttore della Scuola di Alta Formazione  per il Restauro <br />dell&#8217;OPD  di Firenze</p>
<p>L'articolo <a href="https://gangemi.com/prodotto/a-scuola-di-restauro-2/">A scuola di restauro</a> proviene da <a href="https://gangemi.com">Gangemi</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Mattia Preti un ponte tra Italia e Malta &#8211; Mattia Preti a bridge between Italy and Malta</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/mattia-preti-un-ponte-tra-italia-e-malta-mattia-preti-a-bridge-between-italy-and-malta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2005 13:02:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il restauro dell'opera San Giorgio e il drago di Mattia Preti ospitato nella Co-Cattedrale della Valletta, rappresenta un significativo successo nell'ambito della collaborazione fra il Governo Italiano e quello Maltese nel settore dei Beni Culturali ed è, anche, una testimonianza preziosa della perizia dei tecnici dell'Istituto Centrale per il Restauro, che lo hanno salvato dal ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://gangemi.com/prodotto/mattia-preti-un-ponte-tra-italia-e-malta-mattia-preti-a-bridge-between-italy-and-malta/">Mattia Preti un ponte tra Italia e Malta &#8211; Mattia Preti a bridge between Italy and Malta</a> proviene da <a href="https://gangemi.com">Gangemi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il restauro dell&#8217;opera  San Giorgio e il drago di Mattia Preti ospitato nella Co-Cattedrale della Valletta, rappresenta un significativo successo nell&#8217;ambito della collaborazione fra il Governo Italiano e quello Maltese nel settore dei Beni Culturali ed è, anche, una testimonianza preziosa della perizia dei tecnici dell&#8217;Istituto Centrale per il Restauro, che lo hanno salvato dal degrado.<br />Nella mia veste istituzionale, in rappresentanza del Governo Italiano, ebbi modo, nel febbraio del 2004, di assicurare che, in breve tempo, si sarebbe concluso il restauro di quest&#8217;opera del grande artista calabrese per poter, poi, proseguire con gli altri restauri programmati dal V Protocollo italo-maltese: l&#8217;organo dell&#8217;Oratorio della Co-Cattedrale di San Giovanni Battista, importante e raro esempio di arte organaria, probabilmente siciliana, della fine del XVI secolo; il restauro della Cappella d&#8217;Italia, sempre nella Co-Cattedrale, che riguarderà le pareti decorate con intagli in pietra maltese, dorati e dipinti, risalenti al XVII secolo; l&#8217;altar maggiore, in marmi policromi e le statue in marmo, disegnato dal Carapecchia, uno dei più dotati architetti del Barocco romano, allievo di Carlo Fontana. Ed, infine, il monumento al Gran Maestro Gregorio Carafa, attribuito a Ciro Ferri, allievo di Pietro da Cortona,  con le due tele delle lunette raffiguranti Scene della vita di santa Caterina.<br />L&#8217;Italia, anche grazie alla sua costante attività in gran parte del mondo, nel campo degli  interventi conservativi e di restauro delle opere d&#8217;arte, ha raggiunto livelli di eccellenza tali da essere stata scelta dall&#8217;UNESCO quale· paese di riferimento per coordinare azioni di tutela del patrimonio culturale minacciato da eventi bellici, terroristici o di calamità naturali. Una sorta di “caschi blu della cultura&#8221; che operano, così come di recente a Bam, in Iran – a seguito del terremoto – ed ancor prima a Baghdad – dove il Governo Italiano sta sostenendo la riorganizzazione del Museo Nazionale iracheno – e in Afghanistan, per poter assicurare con  tempestività i primissimi interventi e la messa in sicurezza del patrimonio minacciato e per coordinarne poi l&#8217;integrale recupero.<br />Una posizione, quindi,  dell&#8217;Italia in primissima linea sul terreno della cooperazione internazionale e in particolare  in un settore, la cultura, fondamentale per costruire percorsi di pace e di comprensione tra i popoli.<br />Ciò a maggior ragione se tali azioni vengono condotte nei confronti di un popolo, quello Maltese, con cui corrono vincoli di antica e consolidata amicizia.<br />Anche quest&#8217;opera testimonia l&#8217;antico legame tenendo presente che fu realizzata a Napoli, a metà del 1600, da Mattia Preti su commissione del Gran Maestro dell&#8217;Ordine di Malta e poi trasferita a La Valletta.<br />L&#8217;applicazione del “V Protocollo” segna quindi non solo un atto formale di cooperazione tra i nostri due Paesi, ma s&#8217;inserisce con coerenza nel progetto italiano di valorizzazione del turismo culturale che, oltre ad una straordinaria potenzialità di sviluppo economico, favorisce la realizzazione di operazioni di recupero, valorizzazione e fruizione del Patrimonio culturale a beneficio del rafforzamento della comune identità mediterranea.</p>
<p>on. Nicola Bono<br />Sottosegretario per i Beni e le Attività Culturali</p>
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