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	<title>Pistacchi Massimo Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Pistacchi Massimo Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Verdi e Roma</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/verdi-e-roma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2015 14:06:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La mostra Verdi e Roma, promossa dall'Accademia Nazionale dei Lincei grazie al sostegno del Comitato per il Bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stata inaugurata il 13 dicembre 2013 dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: essa è stata dedicata al musicologo linceo Pierluigi Petrobelli, scomparso nel 2012, ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La mostra Verdi e Roma, promossa dall&#8217;Accademia Nazionale dei Lincei grazie al sostegno del Comitato per il Bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stata inaugurata il 13 dicembre 2013 dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: essa è stata dedicata al musicologo linceo Pierluigi Petrobelli, scomparso nel 2012, il quale puntualmente indagò gli aspetti musicologici, teatrali e politici del compositore di Busseto, elaborando l&#8217;ampia divulgazione con raro rigore filologico. Verdi risiedette poche volte a Roma e per poco tempo: due i soggiorni di maggior rilievo. Il primo nel 1859, in occasione della rappresentazione al Teatro Apollo della nuova opera Un ballo in maschera, per la quale in precedenza il compositore si era scontrato con la censura. A Roma Verdi conobbe numerosi personaggi di spicco nella vita culturale della città, come lo scultore Vincenzo Luccardi, i musicisti Emilio Angelini e Eugenio Terziani, e Giuseppe Cencetti, Direttore di scena del Teatro Apollo e autore della Disposizione scenica per Un ballo in maschera. Il secondo per l&#8217;allestimento al Teatro Costanzi del Falstaff, nell&#8217;aprile del 1893, quando Verdi, ormai ottantenne, consolidò la sua amicizia (proseguita sino alla morte) con il poeta Cesare Pascarella. La prima sezione della mostra, dedicata all&#8217;Ottocento, ha ricostruito – attraverso l&#8217;esposizione di documenti d&#8217;archivio, molto spesso inediti – la nascita e l&#8217;affermazione delle quattro opere che videro il debutto nei teatri romani, I due Foscari (1844), La battaglia di Legnano (1849), Il trovatore (1853), Un ballo in maschera (1859), seguite dalle rappresentazioni al nuovo Teatro Costanzi dell&#8217;Otello (1887) e del Falstaff (1893). Le fonti attestano il rapporto ambivalente di Verdi con la città: affiora da un lato la critica nei riguardi dei teatri e della loro cattiva gestione, dall&#8217;altro le confessioni sulla piacevolezza delle serate romane. Di contro Roma, divenuta capitale, e finalmente dotata di un teatro cittadino, il nuovo Teatro Costanzi, ambisce a fare di Verdi uno dei simboli della cultura italiana, dapprima con Otello, poi con Falstaff, quando il musicista, accolto sin dal suo arrivo in stazione «con impetuoso entusiasmo di folla plaudente», affronta molteplici impegni istituzionali ed è insignito, infine, della cittadinanza onoraria. La seconda sezione ha ricostruito la fortuna dell&#8217;opera di Verdi nel Novecento nel teatro della capitale. Essa ha visto l&#8217;esposizione di bozzetti, figurini e costumi di scena, provenienti dal Teatro dell&#8217;Opera di Roma, e di altri materiali legati a interpreti di fama internazionale, quali Tito Gobbi (del quale nel 2013 si è celebrato il centenario della nascita) e alcuni cantanti legati tanto a Verdi quanto al teatro romano. A corredo della mostra la sezione multimediale ha proposto una scelta di registrazioni audio-video e la realizzazione del CD contenente la digitalizzazione del Manoscritto Archivio-Linceo 90 Una vendetta in dominò/Adelia degli Adimari, che riporta le manomissioni della censura napoletana e le vibranti proteste di Verdi. Il presente volume trascende la natura di mero catalogo per configurarsi come un contributo all&#8217;indagine dei molteplici aspetti del rapporto tra Verdi e Roma, emersi a seguito delle ricerche archivistiche, effettuate in particolar modo presso gli archivi e le biblioteche della capitale. Ciò spiega la nutrita serie di saggi che rispecchiano, ciascuno a suo modo, la scuola di Petrobelli: alcuni sono di natura musicologica, altri danno conto delle fonti archivistiche investigate. I saggi illustrano le vicende storiche sottese alle prime romane, la lingua dei libretti, le questioni censorie, le amicizie del compositore, nate prima nella città del papa e successivamente nella capitale. Il volume intende, inoltre, tributare omaggio ad alcuni voci verdiane di levatura storica come Antonietta Stella, Tito Gobbi, Sylvia Sass e Renato Bruson. Concludono il volume le schede di catalogo della mostra, che ripercorrono le sezioni tematiche dell&#8217;esposizione, arricchite da un ampio apparato illustrativo. Esso testimonia il rilievo dell&#8217;aspetto iconografico e scenico nell&#8217;opera verdiana, sul quale Petrobelli tanto ha insistito nella sua attività di ricerca.</p>
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		<title>La Prima Guerra Mondiale e l&#8217;Umbria</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/la-prima-guerra-mondiale-e-lumbria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2015 14:06:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Catalogo della mostra aperta a Palazzo Baldeschi al Corso di Perugia dal 25 febbraio al 2 giugno 2015“Da due giorni il cannone tace. La montagna dorme nel suo silenzio e nel suo candore, terribilmente bella. Fino a poco fa, ci pareva di conquistarla contro un nemico che ce la contrastava; oggi sentiamo che noi non ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Catalogo della mostra aperta a Palazzo Baldeschi al Corso di Perugia dal 25 febbraio al 2 giugno 2015</p>
<p>“Da due giorni il cannone tace. La montagna dorme nel suo silenzio e nel suo candore, terribilmente bella. Fino a poco fa, ci pareva di conquistarla contro un nemico che ce la contrastava; oggi sentiamo che noi non conquistiamo, né gli austriaci difendono la montagna, ma la montagna tollera noi e loro”. (3 ottobre 1915)</p>
<p>Sono le parole di Enzo Valentini, ragazzo perugino, classe 1896. Convinto interventista, non appena compì diciotto anni si arruolò come volontario nel 51° reggimento di Fanteria “Cacciatori delle Alpi” e venne inviato sul fronte sul massiccio della Marmolada.</p>
<p>In questa direzione va intesa questa mostra “La Prima guerra mondiale e l&#8217;Umbria” ospitata da Palazzo Baldeschi al Corso di Perugia: “fare memoria” non solo delle vicende che coinvolsero l&#8217;intera Nazione, ma ricordare anche il coinvolgimento dei territori italiani in questo tragico conflitto.</p>
<p>Sulle targhe commemorative, sulle lapidi, sui monumenti ai caduti che troviamo nelle nostre città leggiamo lunghi elenchi di nomi e cognomi. Ma quei nomi e cognomi erano persone, con un volto, un&#8217;identità, una famiglia. E in ogni casa italiana ci sono ricordi di qualcuno di loro. </p>
<p>Ecco quindi che in questa mostra l&#8217;attenzione si focalizza, non solo sulle vicende storiche nazionali della Grande Guerra, ma anche sui volti dei ragazzi umbri, che in molti partirono e in pochi tornarono, sulle loro parole scritte nelle lettere ai familiari o nei diari. Come Enzo Valentini, del quale in mostra troviamo la raccolta delle lettere che scrisse alla mamma, ogni giorno del conflitto.</p>
<p>Dall&#8217;introduzione di Franco Marini, Presidente del Comitato storico scientifico per gli anniversari di interesse nazionale</p>
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		<title>Giuseppe Verdi</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/giuseppe-verdi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Nov 2013 14:05:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Catalogo della mostra al Complesso del Vittoriano di Roma dal 7 dicembre 2013 al 19 gennaio 2014.Giuseppe Verdi è l'Italia. Da due secoli. E' l'Italia nel mondo e il popolo italiano lo sa. Questa è la ragione che ha indotto i milanesi a stringersi a lui nel giorno della sua morte, il 27 gennaio 1901, ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Catalogo della mostra al Complesso del Vittoriano di Roma dal 7 dicembre 2013 al 19 gennaio 2014.</p>
<p>Giuseppe Verdi è l&#8217;Italia. Da due secoli. E&#8217; l&#8217;Italia nel mondo e il popolo italiano lo sa. Questa è la ragione che ha indotto i milanesi a stringersi a lui nel giorno della sua morte, il 27 gennaio 1901, a commemorare il primo centenario della sua nascita nel 1913, quando Arturo Toscanini diresse il Falstaff a Busseto, a celebrare il primo centenario dalla sua morte nel 2001 con un grande Festival Verdi a Parma, e a festeggiare il bicentenario della nascita nel 2013. Il Parlamento ha assunto l&#8217;iniziativa delle celebrazioni con una apposita legge e ha istituito il Comitato nazionale per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi. In nome del popolo italiano, perché questa è la passione musicale e civile che il nome di Giuseppe Verdi evoca in ogni tempo. Questa è anche la ragione della mostra approvata dal Comitato nazionale che si apre al Vittoriano, sotto l&#8217;Alto Patronato del Presidente della Repubblica, dedicata a Verdi, alla sua musica, alla cultura e alla identità nazionale che la figura del Maestro evoca.</p>
<p>Giuseppe Verdi appartiene alla coscienza nazionale. “Pianse ed amò per tutti”, come disse Gabriele D&#8217;Annunzio; cantò la vita e la morte, l&#8217;amore e il dolore, la libertà e la schiavitù; di ogni sentimento umano è stato interprete. Cantò l&#8217;amore di ogni popolo per la propria patria, sotto il cielo dell&#8217;Italia, dell&#8217;Egitto, di Israele. Interpretò il sentimento di unità del popolo italiano nel secolo che rese l&#8217;Italia una. La sua musica è universale. Oggi Giuseppe Verdi è celebrato a Pechino nella mostra promossa dal Comitato nazionale, in Australia ai piedi della montagna sacra degli aborigeni, in ogni parte del mondo. Verdi è un uomo europeo, ha sentito l&#8217;unità di un continente che da Parigi a San Pietroburgo ascoltava la stessa musica, viveva gli stessi sentimenti. Così è oggi nel mondo globale. </p>
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