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	<title>Rossi Ruben Massimo Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Rossi Ruben Massimo Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Angeli messaggeri, custodi e viandanti</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/angeli-messaggeri-custodi-e-viandanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 07:37:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“[…] Nella storia delle religioni e delle credenze popolari, gli angeli hanno sempre avuto un’incerta collocazione. Il giudizio sulla loro natura non è mai stato univoco: esseri immaginari o entità fantastiche, intermediari tra l’uomo e il Divino oppure figure emblematiche o semplici allegorie. Metafora del trascendente per alcuni, creature idealizzate per altri, i guardiani alati ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“[…] Nella storia delle religioni e delle credenze popolari, gli angeli hanno sempre avuto un’incerta collocazione. Il giudizio sulla loro natura non è mai stato univoco: esseri immaginari o entità fantastiche, intermediari tra l’uomo e il Divino oppure figure emblematiche o semplici allegorie. Metafora del trascendente per alcuni, creature idealizzate per altri, i guardiani alati hanno suscitato curiosità anche al di fuori di motivazioni spirituali, alimentando dispute, scetticismi e polemiche.<br />
Traendo spunto dalle Sacre Scritture, gli artisti di ogni epoca li hanno interpretati con ampia libertà, contribuendo alla fortuna del tema dal Rinascimento al Novecento fino ai nostri giorni, anche nella prosa, nel teatro e nella rêverie cinematografica”.</p>
<p>dalla prefazione di Massimo Rossi Ruben e Viviana Vannucci</p>
<p>Il volume, correlato alla fortunatissima rassegna ospitata nelle sale di Palazzo dei Conservatori ai Musei Capitolini, offre un percorso attraverso le molteplici rappresentazioni angeliche, rivelandone il valore simbolico, spirituale e artistico. Dipinti, sculture, modellati e altri manufatti si fondono in un racconto che attraversa epoche e stili, restituendo la complessità di queste figure sospese tra storia e mito, tra arte e trascendenza, tra materia e spirito, che invita a riflettere su come, nei secoli, la sensibilità degli artisti abbia tradotto in immagini l’eterno dialogo tra cielo e terra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>RASSEGNA ONLINE</strong><br />
<a href="https://www.quotidianoarte.com/2026/05/18/angeli-messaggeri-custodi-e-viandanti-in-mostra-ai-musei-capitolini/">Quotidianoarte.com &#8211; 18/05/2026 &#8211; “Angeli. Messaggeri, custodi e viandanti” in mostra ai Musei Capitolini</a><br />
<a href="https://www.artiespettacolo.it/angeli-ai-musei-capitolini-un-viaggio-spirituale-dedicato-alla-memoria-di-papa-francesco/">artiespettacolo.it &#8211; 23/05/2026 &#8211; “Angeli”, ai Musei Capitolini un viaggio spirituale dedicato alla memoria di Papa Francesco</a></p>
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		<title>Luca Ciaccia. Etico estetico</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/luca-ciaccia-etico-estetico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Dec 2019 14:09:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“La tavolozza di Ciaccia si anima di quella peculiare trama onirica trasfigurata dal filtro opale dei cinabri e delle malve: le tinte assumono una dimensione psicologica, rampicandosi sino a rivelare intrecci e vissuti in una drammatica ribellione espressionista. È qui che il pathos trasmigra, fino a mostrare il canovaccio romantico dell'artista, che nella pittura cerca ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“La tavolozza di Ciaccia si anima di quella peculiare trama onirica trasfigurata dal filtro opale dei cinabri e delle malve: le tinte assumono una dimensione psicologica, rampicandosi sino a rivelare intrecci e vissuti in una drammatica ribellione espressionista. È qui che il pathos trasmigra, fino a mostrare il canovaccio romantico dell&#8217;artista, che nella pittura cerca sollievo e distrazione ma anche ideali armonie e desiderio di compiacere, che è in fondo l&#8217;ambizione di addivenire all&#8217;arte tout court, affrancandosi dall&#8217;orrore, nel conforto che rende una qualche serenità alla sua travagliata esistenza di homo faber. […]”<br />da “Quella scuola nella discesa che porta ai Fori&#8230;” di Massimo Rossi Ruben</p>
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		<title>Simona Liberati. Opere recenti</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/simona-liberati-opere-recenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Oct 2016 14:08:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana SPAZIO, MEMORIA, PROGETTO diretta da Massimo Rossi Ruben n.8[…] L'arte di Simona Liberati è in costante divenire. Le immagini sono energicamente delineate e fissate e tuttavia è molto accentuata, in quest'artista, l'idea della folgorazione visiva, una folgorazione che scaturisce da una mano e una mente ben organizzate e strutturate e non è del tutto ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana SPAZIO, MEMORIA, PROGETTO diretta da Massimo Rossi Ruben n.8</p>
[…] L&#8217;arte di Simona Liberati è in costante divenire. Le immagini sono energicamente delineate e fissate e tuttavia è molto accentuata, in quest&#8217;artista, l&#8217;idea della folgorazione visiva, una folgorazione che scaturisce da una mano e una mente ben organizzate e strutturate e non è del tutto un caso che ella venga da una formazione di architetto e abbia per la dimensione tecnica un&#8217;attenzione ben più capillare di quanto si possa credere alla prima, osservando i suoi lavori. <br />dalla presentazione di Claudio Strinati</p>
<p>Simona Liberati nasce nel 1969. Comincia a disegnare e a dipingere fin da bambina, destando la meraviglia dei genitori che assecondano questa sua precoce inclinazione accompagnandola a visitare musei, gallerie e luoghi d&#8217;arte della città. Si iscrive al Liceo Artistico Sant&#8217;Orsola, nel cuore del Quartiere Italia, conseguendo la maturità nel 1986. Frequenta, a seguire, la Facoltà di Architettura de ”La Sapienza”, laureandosi in Progettazione con una tesi sulla riqualificazione urbanistica dell&#8217;area del Borghetto Flaminio. Dal 1994 alterna la produzione di opere agli impegni di architetto, che diverranno nel corso degli anni la sua principale occupazione, con significative affermazioni in termini partecipativi anche nell&#8217;ambito delle opere pubbliche e nel restauro conservativo di complessi ecclesiastici, a Roma e nelle Marche. Nel 2004 frequenta i corsi liberi di “nudo” e “pittura” presso la Rome University of Fine Arts (RUFA) e – nel biennio 2011-2012 – uno stage in discipline visive e plastiche presso l&#8217;International Summer Academy of Fine Arts di Salisburgo.  Nel clima dei confronti e degli scambi interculturali avviati durante l&#8217;esperienza maturata in Austria, istituisce nuovi importanti contatti con altri artisti, orientando la sua ricerca verso le tematiche della pittura neofigurativa e del portraitisme d&#8217;antan, proiettando progressivammente la sua attività artistica ed espositiva verso la dialettica del naturalismo ideologico. Ha all&#8217;attivo numerose partecipazioni in rassegne collettive e nel 2006 ha inaugurato a Roma la prima mostra personale, con lusinghieri consensi di pubblico e di critica. I suoi lavori figurano in collezioni private e legati artistici, sia nazionali che esteri. Si sono occupati della sua produzione autorevoli firme della critica d&#8217;arte, tra cui Claudio Strinati, Gloria Porcella e Alessandro Riva. Vive, lavora e dipinge a Roma.</p>
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		<title>Inversonero</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/inversonero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 14:05:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da cosa trae ispirazione un dipinto? Da un paesaggio ammaliato, dal desiderio di fermare l'attimo fuggente, di interpretare il favor optimi temporis, di assecondare uno stato d'animo nel fervore del genio, “ispirato”, appunto. E un componimento in versi? Cosa ispira una poesia? Un tramonto, diremmo banalmente. Magari l'esito felice di un “m'ama-non m'ama” con una ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Da cosa trae ispirazione un dipinto? Da un paesaggio ammaliato, dal desiderio di fermare l&#8217;attimo fuggente, di interpretare il favor optimi temporis, di assecondare uno stato d&#8217;animo nel fervore del genio, “ispirato”, appunto. E un componimento in versi? Cosa ispira una poesia? Un tramonto, diremmo banalmente. Magari l&#8217;esito felice di un “m&#8217;ama-non m&#8217;ama” con una margherita. Può aiutarci talvolta la forma delle nuvole o l&#8217;osservazione di certi fenomeni naturali, quali un arcobaleno o il sole che filtra dall&#8217;alto. Ma c&#8217;è poi lo spleen, quella condizione irripetibile dello spirito che produce estro e creatività, autentico gorgo di emozioni e malinconie timorate che accompagna fatalmente le giornate di certi artisti. È proprio lo spleen che potrebbe aver orientato Pasquale Nero Galante e Angelo Andriuolo (che muovono – è importante chiarirlo – da linguaggi ed ambiti espressivi diversi, seppur tradizionalmente contigui) verso l&#8217;oplà di una produzione – pittorica l&#8217;uno e letteraria l&#8217;altro – di interessantissima convergenza. Utile si rivelerebbe indagare nei rispettivi vissuti e ricercare i motivi di queste straordinarie affinità, che sembrano indirizzare verso un comune prodigioso sentire. Emerge invece che i due artisti (ci soccorre in tal senso il suggestivo racconto di Ottaviano Del Turco, che apre la pubblicazione) non si erano mai relazionati sui rispettivi intenti produttivi. Non nasce – dunque – la poesia di Andriuolo a commento delle opere di Nero Galante, né i lavori di Nero Galante offrono l&#8217;ambientazione ai versi di Andriuolo. Ancorché palesino a più riprese un rimando di immedesimazioni le due produzioni nascono infatti autonomamente e si rivelano insolitamente complementari l&#8217;una all&#8217;altra, consimili nel taglio narrativo e affini nel fluxus metaforico dei contesti. Si tratta dunque di parallelismi concatenanti, alieni nelle rispettive intuizioni generatrici, eppure l&#8217;uno monitore dell&#8217;altro di annotazioni che all&#8217;occhio attento si rivelano l&#8217;inaspettato commento didascalico del corrispondente. L&#8217;arte del resto – sotto forme varie e contraddittorie – è il passepartout ideale per alleggerire tormenti ed ansietà. Anche dello spleen.</p>
<p>ANGELO ANDRIUOLO vive da molti anni a Roma, giunto alla metropoli per imbocco diretto dal crocevia naturale che è il natio paese, Teggiano (SA), rocca storica a dominar il Vallo di Diano. Nato il 30 gennaio 1957, Andriuolo è laureato in giurisprudenza e per lungo tempo si è occupato in Aziende bancarie e finanziarie, ricoprendo importanti ruoli direttivi e di sviluppo commerciale. La padronanza della ferrea logica dei numeri e dei risultati ne ha eccitato l&#8217;innata versatilità, e unita a un antico amore per l&#8217;arte, lo ha convinto a farsi imprenditore di successo e di innovazione nel mercato artistico. Come gallerista e mercante d&#8217;arte, ha operato e tuttora opera in Italia e all&#8217;estero, curando fra l&#8217;altro l&#8217;organizzazione e l&#8217;allestimento di numerose esposizioni, sostenendo il cursus professionale di affermati artisti. Da tanto non domo, Andriuolo ha da sempre coltivato una privata oasi di creatività e di relazione più intima e personale con la suggestione artistica: la scrittura, specie quella poetica, è così valvola di sfogo e rifugio nei momenti intensi del quotidiano vivere, scrigno della memoria e dei sentimenti accaduti. Questa è la prima volta che ha accettato di pubblicare i suoi versi.</p>
<p>PASQUALE NERO GALANTE è nato a Carovigno (BR) il 1 agosto 1964. Per pugliesità e zodiaco d&#8217;indole dunque leonina, s&#8217;è colmato occhi e animo degli orizzonti profondi, delle tinte rosso-ferrigne, delle dure torsioni degli ulivi in terra salentina. Ha assorbito l&#8217;umanità diversa, di diversa e forte storia, che quel territorio remoto e antico impone alla natura delle sue genti. Di visioni e carattere, Galante ha fatto arte. Con la frequenza ai corsi del Liceo Artistico e dell&#8217;Accademia di Belle Arti di Lecce, ha iniziato prestissimo a esporre, dapprima incentrando la sua ricerca sulla relazione fra la materia pittorica, le tecniche delle tradizioni (quella della cartapesta salentina, le lavorazioni dei lapicidi e degli scalpellini, la manifattura delle stoffe e degli ornamenti barocchi) e i linguaggi della contemporaneità. Trasferitosi con ostica audacia a Roma, ha via via maturato un proprio personale codice espressivo, precipuamente pittorico, in cui la figura e la trascrizione del reale sono resi con pochi colori (i grigio-bruni, il bianco sporco e soprattutto il nero) e un&#8217;ombrosa impronta gestuale che macchia, ricopre, cancella superfici e particolari. Ha esposto in tutta Italia e molto all&#8217;estero, soprattutto in personali e in non poche, ma selezionate, collettive. Continua a vivere e lavorare a Roma, però inquietamente.</p>
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		<title>Luca Ciaccia. Orfico metamorfico</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/luca-ciaccia-orfico-metamorfico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 14:04:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana SPAZIO, MEMORIA, PROGETTO diretta da Massimo Rossi Ruben n.7Il filo dell'identità di Luca Ciaccia “artista” dimostra la giustezza del concetto espresso da De Staël circa il rapporto tra Natura ed Arte. Naturalismo è invenzione, indagine, ricerca quando è inteso come un modo per interpretare il circostante naturale, come chiave per comprenderlo e quindi trasfigurarlo ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana SPAZIO, MEMORIA, PROGETTO diretta da Massimo Rossi Ruben n.7</p>
<p>Il filo dell&#8217;identità di Luca Ciaccia “artista” dimostra la giustezza del concetto espresso da De Staël circa il rapporto tra Natura ed Arte. Naturalismo è invenzione, indagine, ricerca quando è inteso come un modo per interpretare il circostante naturale, come chiave per comprenderlo e quindi trasfigurarlo in una propria visione; in altre parole, per convertirlo in immagini che non si limitino ad evocare forme e colori del vero ma che esprimano sensibilità epidermica e temperamento d&#8217;artista, audacia ed abbandono per gli infingimenti, un&#8217;ineluttabile relatio con la tradizione; per ripetere le parole del Barone, “Per inventare ciò che natura non è” […]  [da “Cahier de poche” di Massimo Rossi Ruben]
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			</item>
		<item>
		<title>Discorsi visivi 2</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/discorsi-visivi-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 14:04:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana SPAZIO, MEMORIA, PROGETTO diretta da Massimo Rossi Ruben n.6Sulla pesta dello straordinario successo di pubblico e di critica riscosso dalla prima edizione di Discorsi visivi. Idee in Arte, l'Associazione Culturale Cosmoart ha inteso proporre - unitamente agli Enti patrocinanti - una nuova rassegna di arte contemporanea, coinvolgendo altri numerosi artisti, locali e di altre ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana SPAZIO, MEMORIA, PROGETTO diretta da Massimo Rossi Ruben n.6</p>
<p>Sulla pesta dello straordinario successo di pubblico e di critica riscosso dalla prima edizione di Discorsi visivi. Idee in Arte, l&#8217;Associazione Culturale Cosmoart ha inteso proporre &#8211; unitamente agli Enti patrocinanti &#8211; una nuova rassegna di arte contemporanea, coinvolgendo altri numerosi artisti, locali e di altre regioni.<br />La rassegna ha in animo di espandersi e diventare un appuntamento annuale finalizzato a coinvolgere un numero sempre maggiore di artisti in grado di promuovere gli attrattori sul territorio attraverso una produzione composita di opere che ne valorizzino gli aspetti culturali. La scelta iniziale degli organizzatori, quindi, di individuare la Rocca dei Rettori quale contenitore per la manifestazione, assume allora sempre più significato, legandosi essa alle identità storiche del Sannio e a quei percorsi che sdoganano questa felix insula nel mondo e con i quali ogni artista ha interagito per la produzione di molte delle opere presenti in mostra. Nell&#8217;attuale edizione raddoppieranno il numero degli artisti e verrà introdotta una nuova sezione dedicata alle tecniche visual-sperimentali, ai nuovi linguaggi correlati al web ed alle espressioni della ritrovata artigianalità; segnali, tutti, del ritorno all&#8217;attenzione per gli antichi mestieri ed alla perduta passione per il lavoro manuale. Molti degli artisti selezionati per la manifestazione vantano straordinarie esperienze ed hanno partecipato a festival e fiere, anche di profilo internazionale, confermandosi ambasciatori dell&#8217;arte italiana nel mondo; artisti del nostro tempo, in estrema sintesi, che a loro modo interpretano il circostante attraverso la personale visione di una realtà, talvolta estraniata ma pur sempre densa di suggestioni del loro sentire. Benevento conferma ancora una volta la propria vocazione al contemporaneo, accogliendo nelle proprie mura &#8211; e nel luogo ove risiede il cuore pulsante della città &#8211; espressioni ed esiti dallo spirito composito, tutti &#8211; nondimeno &#8211; volti alla promozione dell&#8217;arte e all&#8217;incoraggiamento del suo generarsi. [Augusto Ozzella, Ideatore dell&#8217;evento]
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			</item>
		<item>
		<title>Franco Angelosante. Spazio e volume</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/franco-angelosante-spazio-e-volume/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 14:04:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Catalogo della mostra al Complesso del Vittoriano a RomaIl lavoro di Franco Angelosante crea per impronta genetica la progressione dei tagli spaziali, delle forme e costruzioni, delle tematiche ideali che lo tengono omogeneo e coerente. Al tempo stesso mostra un'altrettanto intrinseca duttilità e dinamicità, da rivelare connessioni sempre diverse secondo i diversi piani da cui ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Catalogo della mostra al Complesso del Vittoriano a Roma</p>
<p>Il lavoro di Franco Angelosante crea per impronta genetica la progressione dei tagli spaziali, delle forme e costruzioni, delle tematiche ideali che lo tengono omogeneo e coerente. Al tempo stesso mostra un&#8217;altrettanto intrinseca duttilità e dinamicità, da rivelare connessioni sempre diverse secondo i diversi piani da cui si origina lo sguardo, e ancora moltiplicate e riflesse secondo la quantità e qualità di luce che le investe e che crea loro contesto. Sempre, lo spazio reale e lo spazio immaginario si fondono in un&#8217;unica volumetria insieme fisica e psichica, entro cui lavorano e si ordinano sequenze percettive e strutturazioni emotive, in cui la visione si interseca e si sovrappone con l&#8217;esperienza. Dove si osserva, al tempo stesso si vive. Spazio e volume. Dallo spazio al volume. Il modo, la pienezza, con cui la forma prende corpo nello spazio segue il filo di uno svolgimento narrativo, o di un percorso, un itinerario in cui viene a mancare ogni frazionamento di tappa o sosta.</p>
<p>Franco Angelosante è uno degli autori più originali e più creativi nel panorama artistico contemporaneo. La sua personalissima tecnica di lavoro coniuga la pittura con l&#8217;impiego di materie diverse e con l&#8217;applicazione di congegni di illuminazione e movimento all&#8217;interno delle opere.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Mario Ferrante. Work in progress</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/mario-ferrante-work-in-progress/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 13:04:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana SPAZIO, MEMORIA, PROGETTO diretta da Massimo Rossi Ruben n.3"Ho deciso di colorare di grigio gli spazi dove vivono i personaggi dei miei meridioni del mondo, perché è il colore della penitenza: proprio come la loro esistenza che mi appare simile ad una sottile ed invincibile saudade, vissuta cantando e danzando". [Mario Ferrante]L'arte di Mario ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://gangemi.com/prodotto/mario-ferrante-work-in-progress/">Mario Ferrante. Work in progress</a> proviene da <a href="https://gangemi.com">Gangemi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana SPAZIO, MEMORIA, PROGETTO diretta da Massimo Rossi Ruben n.3</p>
<p>&#8220;Ho deciso di colorare di grigio gli spazi dove vivono i personaggi dei miei meridioni del mondo, perché è il colore della penitenza: proprio come la loro esistenza che mi appare simile ad una sottile ed invincibile saudade, vissuta cantando e danzando&#8221;. [Mario Ferrante]
<p>L&#8217;arte di Mario Ferrante e le opere che ci sta regalando sono ormai un patrimonio della cultura mondiale, punta di diamante emblematica quanto originale di una pittura neo figurativa approdata ormai ad una piena maturità; è una maturità che tuttavia assume come propria componente vitale, e quindi irrinunciabile, una permanente sperimentazione che induce nuove aspettative alimentando l&#8217;attesa delle emozioni e delle conoscenze che ci darà con l&#8217;opera che verrà fatta domani. Il colore di Mario Ferrante esplode come nella vita reale esplode a Rio, ma canta, come si canta a Rio, la gioia e la tristezza di questa realtà. Di Benevento, in tutto ciò, c&#8217;è la condivisione dei miti, della magia, dell&#8217;incantesimo che nei quadri di Mario Ferrante hanno tanta straordinaria presenza, magia di personaggi, di spiagge e paesaggi, di storie antiche e moderne, cose che vivono nel presente anche quando sanno di cose che vengono dal passato. [dalla presentazione di Aniello Cimitile, Presidente Provincia di Benevento]
<p>Il volume è a cura di Massimo Rossi Ruben.</p>
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		<title>Mario Ferrante</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/mario-ferrante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana SPAZIO, MEMORIA, PROGETTO diretta da Massimo Rossi Ruben n.1La città, gli angeli ed il filo rosso, ci propone una riflessione nuova e positiva sulla perdita di valori e d'orientamento della Bit generation. Affascinato e sedotto anch'egli dal luccichio di vetrine e locali e dal rumore di auto e tram, non dimentica mai di omaggiare ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana SPAZIO, MEMORIA, PROGETTO diretta da Massimo Rossi Ruben n.1</p>
<p>La città, gli angeli ed il filo rosso, ci propone una riflessione nuova e positiva sulla perdita di valori e d&#8217;orientamento della Bit generation. Affascinato e sedotto anch&#8217;egli dal luccichio di vetrine e locali e dal rumore di auto e tram, non dimentica mai di omaggiare la presenza immanente dell&#8217;uomo, vero protagonista, anche quando assente. L&#8217;atmosfera vibrante della vita cittadina, resa dalla corposità materica di luce e colore e dall&#8217;incisivo segno della spatola, coniugano in un sodalizio armonioso le due dimensioni della modernità: quella fugace del ritmo cittadino e quella intimista e contemplativa dell&#8217;uomo. Ferrante ci invita a partecipare con entusiasmo alla festa di luci, colori, suoni e odori che la città offre ai nostri sensi, esortandoci a non perdere mai di vista la dimensione umana. È un richiamo sincero e convincente ad osservare e capire i comportamenti e ad ascoltare le parole silenziose tanto della collettività quanto del singolo. (Cecilia Limpido)<br />A chi ha avuto modo di visitare la mostra che la Soprintendenza al Polo Museale di Roma ha voluto dedicare nel 2007 a Mario Ferrante nelle sale di Palazzo Venezia, non sarà certo sfuggito l&#8217;impegno dell&#8217;artista di rendere icastica una serie di visioni metropolitane rappresentate nell&#8217;atto del compiersi, evidente modulazione teatrale inesausta legata alle sue passeggiate con macchina fotografica e baedeker sottobraccio, nulla più che appunti iconologici di artista. Caratteristica di tale ciclo è la qualità dell&#8217;evento che viene colto nel suo farsi, nel divenire, prima, visione, poi, capacità di avvolgimento badiale e fantasioso, processo rutilante di manualità e vocazione. Dagli anni della recherche ad oggi Ferrante ha progressivamente placato la violenza dello scatto represso, fino al manifestarsi del contemporaneo enigmatico. Ecco, allora, il Ferrante impetuoso &#8211; pennelli riposti e spatola di ordinanza &#8211; insinuarsi, savio e riservato, a caccia di istantanee sulla contemporaneità.(Massimo Rossi Ruben)</p>
<p>Il volume è a cura di Francesco Giulio Farachi e Massimo Rossi Ruben.</p>
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		<title>Mario Ferrante. Sinfonia di Berlino / Negro no coração</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/mario-ferrante-sinfonia-di-berlino-negro-no-coracao/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana SPAZIO, MEMORIA, PROGETTO diretta da Massimo Rossi Ruben n.2Ferrante, nel corso degli anni, ha maturato un acume e una consapevolezza invero piuttosto rari, e per di più in un artista che agisce sempre e soltanto sotto l'impulso di un forte stato emotivo e quello vuole trasferire con la maggiore immediatezza possibile sullo spazio della ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana SPAZIO, MEMORIA, PROGETTO diretta da Massimo Rossi Ruben n.2</p>
<p>Ferrante, nel corso degli anni, ha maturato un acume e una consapevolezza invero piuttosto rari, e per di più in un artista che agisce sempre e soltanto sotto l&#8217;impulso di un forte stato emotivo e quello vuole trasferire con la maggiore immediatezza possibile sullo spazio della tela. La duplice esperienza italiana e brasiliana ha giocato un ruolo determinante nella sua evoluzione e si può pensare che, se le vicende fossero state altre, forse il Maestro non sarebbe arrivato a quella potente intensità di passione che lo pone su un piano ragguardevole nel panorama artistico attuale. Ora lavora in modo indefesso con la spatola, con cui segna e plasma la superficie, strumento di elaborazione e di scavo all&#8217;interno della materia, potentemente evocativo e descrittivo insieme. Insegue immagini di giovani che vagano e cercano le tracce di sé sulla riva del mare o in giro per la città. Ma, in sostanza, tutta la produzione di Ferrante è una poetica della consapevolezza e dell&#8217;autoconsapevolezza.</p>
<p>Ferrante, ao longo dos anos, amadureceu um acume e uma consciência para dizer a verdade, muito raro, sobretudo em um artista que age sempre e somente sob o impulso de um forte estado emocional e que quer transferi-lo com grande imediatismo no espaço da tela. A dupla experiência italiana e brasileira cumpriu um papel determinante em sua evolução e pode-se pensar que, se os acontecimentos tivessem sido outros, talvez o Mestre não teria chegado àquela poderosa intensidade de paixão que o coloca num plano importante no panorama artístico atual. Agora trabalha de forma incansável com a espátula, com a qual marca e plasma a superfície, instrumento de elaboração e de escavação dentro da matéria, potentemente evocativa e descritiva ao mesmo tempo. Recorre a imagens de jovens que vagam e procuram os rastros de si mesmos na beira do mar ou nos arredores da cidade. Mas, afinal, toda a produção de Ferrante é uma poética da consciência e da auto-consciência</p>
<p>Ferrante hat im Laufe der Jahre Scharfsinn und Bewusstheit in einem seltenen Maße entwickelt, und obendrein noch in einem Künstler, der stets und ausschließlich unter dem Impuls einer starken Gefühlserregung handelt und genau diesen Zustand mit größter Unvermitteltheit in den Raum der Leinwand übertragen möchte. Die italienisch-brasilianische Doppelerfahrung hat eine entscheidende Rolle in seiner Entwicklung gespielt und man geradezu annehmen, dass der Künstler, wenn dies anders gekommen wäre, wahrscheinlich nicht zu dieser kraftvollen Leidenschaft gefunden hätte, die ihm einen bedeutenden Platz in der gegenwärtigen Kunstlandschaft sichert. Jetzt arbeitet er unermüdlich mit dem Spachtel, mit dem er die Oberfläche zeichnet und formt. Der Spachtel ist ein Werkzeug eingreifenden Veränderns im Stofflichen, zugleich höchst beschwörend und beschreibend. Er verfolgt Bilder von Jugendlichen, die umherschweifen und Spuren ihrer selbst am Ufer des Meeres oder auf Streifzügen durch die Stadt suchen. Aber im Grunde ist das gesamte Schaffen Ferrantes eine Poetik der Bewusstheit und der Selbst-Bewusstwerdung.</p>
<p>Testi di: Michele Valensise, Everton Vieira Vargas, Francesco Giulio farachi, Massimo Rossi Ruben, Jean Pierre el Kozeh.</p>
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