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	<title>Sala Emilio Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Sala Emilio Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Il Casanova di Fellini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Aug 2017 14:08:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Casanova di Fellini ieri e oggi 1976-2016, con molti documenti inediti anche di Fellini – lettere, disegni, foto, testi da archivi e collezioni private – celebra quarant'anni dell'opera dove il regista affronta le sue ombre più profonde. Il film ispirato ai Mémoires dello scrittore veneto, non è una ricostruzione del Settecento alla Kubrick, che ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Casanova di Fellini ieri e oggi 1976-2016, con molti documenti inediti anche di Fellini – lettere, disegni, foto, testi da archivi e collezioni private – celebra quarant&#8217;anni dell&#8217;opera dove il regista affronta le sue ombre più profonde. Il film ispirato ai Mémoires dello scrittore veneto, non è una ricostruzione del Settecento alla Kubrick, che lo stesso anno gira Barry Lindon. Ma Fellini dipinge comunque un mirabile quadro della disfatta dell&#8217;Illuminismo alla vigilia della Rivoluzione. Simenon lo definì «Il più bell&#8217;affresco della storia del cinema» e «una vera e propria psicanalisi dell&#8217;umanità». È «un tuffo vertiginoso nelle profondità umane». La figura di Casanova vi incarna sia il rischio dell&#8217;artista, sia il rovescio della medaglia dei pregi dell&#8217;italiano proiettati nell&#8217;attualità. «Il ritratto psicologico dell&#8217;artista» che recita sempre una parte in preda alla vertigine del vuoto, si fonde con la mediocrità elevata ad eccellenza e con la compulsione sessuale del seduttore per antonomasia, perfino del vitellone attaccato a un piacere adolescenziale: un edonismo poi, di civiltà dei consumi.<br />Allo specchio del personaggio, Fellini vede l&#8217;archetipo di se stesso e dell&#8217;italiano tipico. Ha paura del Pinocchio che non diventa mai uomo, del «baco da seta che si agita &#8230; freneticamente nel suo bozzolo, non diviene mai farfalla». Teme la categoria rozza del fascista come essere collettivo soddisfatto di sé, che ha sperimentato nell&#8217;adolescenza. Ne conosce il pericolo sul piano spirituale, artistico, sociale: «l&#8217;approssimazione, l&#8217;indifferenziato, i luoghi comuni, il convenzionale, la facciata». Casanova diventa un mito perché «è proprio il vuoto, un universalismo senza senso: la Poesia, la Donna, l&#8217;Animo femminile, la Scienza, le Arti&#8230; una totale mancanza di individualità».<br />L&#8217;angoscia dello specchio profetizza perfino l&#8217;incomprensione che riguarderà la sua arte. Ma Fellini vince. L&#8217;ultimo grado di abiezione del vecchio Casanova deriso, con il sogno sul ghiaccio, attinge la profondità del pathos tragico.</p>
<p>Cinque Oscar hanno coronato la carriera di Federico Fellini (Rimini 1920 – Roma 1993), che tra i suoi ventiquattro film annovera Casanova (1976) come acme del trittico autobiografico che comprende Roma (1972) e Amarcord (1973).</p>
<p>Questo volume, aumentato di testi nuovi e in forma riveduta, riproduce gli Atti del Convegno e della Mostra “Il Casanova di Fellini ieri e oggi 1976-2016”, promossi dal Presidente della Commissione per la Biblioteca e per l&#8217;Archivio storico del Senato, Sergio Zavoli; convegno curato da Gérald Morin e Rosita Copioli e mostra allestita da Françoise e Gérald Morin dedicata a Federico Fellini in occasione dei quaranta anni dall&#8217;uscita del film Casanova in Italia. Roma, Biblioteca del Senato, 6-21 dicembre 2016.</p>
<p>Nel volume, interventi di Pietro Citati, Rosita Copioli, Flavio De Bernardinis, Carlo Della Corte, Paolo Fabbri, Federico Fellini, Pietro Grasso, Gérald Morin, Fiammetta Profili, Emilio Sala, Tiziano Rizzo, Karl Alfred Wolken, Sergio Zavoli.</p>
<p>ROSITA COPIOLI ha pubblicato libri di prosa, saggi, drammi, testi storici e raccolte di poesia (ultima Le acque della mente, Mondadori 2016). Ha diretto «L&#8217;altro versante » (1979-1989). Ha curato e tradotto Yeats, Saffo, curato opere di Leopardi, Goethe, Flaubert, e ha pronto un libro su Boiardo. Su Fellini, frequentato dal 1989, ha scritto saggi, curato la sezione “Fellini e i libri” e il video nella mostra “Fellini all&#8217;opera” del “Fellinianno 2013” a Rimini. Ha curato l&#8217;intervista di José Luis de Vilallonga a Fellini, Ho sognato Anita Ekberg, Medusa, 2014; con Gérald Morin il progetto inedito L&#8217;Olimpo (I miti greci), introduzione di Sergio Zavoli, SEM, 2016. Sempre su Fellini ha terminato un libro.</p>
<p>GÉRALD MORIN, produttore, regista, direttore di Festival e giornalista, è stato al fianco di Federico Fellini (1971- 1977), Francesco Rosi, Giuliano Montaldo, Michelangelo Antonioni, Lars von Trier, Jean-Jacques Annaud, Richard Donner&#8230; Con più di 13.500 documenti ha costituito la «Fondation Fellini pour le cinéma» di Sion, una delle maggiori collezioni felliniane. Nel 2003 ha co-prodotto Imago, L&#8217;immaginario di Fellini, di Antinozzi e De Michele. Nel 2009 ha pubblicato Avec Fellini et Casanova. Nel 2013 ha diretto il documentario Sulle tracce di Fellini. È capo-redattore di CultureEnJeu. Sta ultimando Roma-Amarcord- Casanova, la grande autobiografia di Fellini. Con Rosita Copioli ha curato L&#8217;Olimpo di Fellini.</p>
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		<title>Verdi e Roma</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/verdi-e-roma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2015 14:06:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La mostra Verdi e Roma, promossa dall'Accademia Nazionale dei Lincei grazie al sostegno del Comitato per il Bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stata inaugurata il 13 dicembre 2013 dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: essa è stata dedicata al musicologo linceo Pierluigi Petrobelli, scomparso nel 2012, ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La mostra Verdi e Roma, promossa dall&#8217;Accademia Nazionale dei Lincei grazie al sostegno del Comitato per il Bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stata inaugurata il 13 dicembre 2013 dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: essa è stata dedicata al musicologo linceo Pierluigi Petrobelli, scomparso nel 2012, il quale puntualmente indagò gli aspetti musicologici, teatrali e politici del compositore di Busseto, elaborando l&#8217;ampia divulgazione con raro rigore filologico. Verdi risiedette poche volte a Roma e per poco tempo: due i soggiorni di maggior rilievo. Il primo nel 1859, in occasione della rappresentazione al Teatro Apollo della nuova opera Un ballo in maschera, per la quale in precedenza il compositore si era scontrato con la censura. A Roma Verdi conobbe numerosi personaggi di spicco nella vita culturale della città, come lo scultore Vincenzo Luccardi, i musicisti Emilio Angelini e Eugenio Terziani, e Giuseppe Cencetti, Direttore di scena del Teatro Apollo e autore della Disposizione scenica per Un ballo in maschera. Il secondo per l&#8217;allestimento al Teatro Costanzi del Falstaff, nell&#8217;aprile del 1893, quando Verdi, ormai ottantenne, consolidò la sua amicizia (proseguita sino alla morte) con il poeta Cesare Pascarella. La prima sezione della mostra, dedicata all&#8217;Ottocento, ha ricostruito – attraverso l&#8217;esposizione di documenti d&#8217;archivio, molto spesso inediti – la nascita e l&#8217;affermazione delle quattro opere che videro il debutto nei teatri romani, I due Foscari (1844), La battaglia di Legnano (1849), Il trovatore (1853), Un ballo in maschera (1859), seguite dalle rappresentazioni al nuovo Teatro Costanzi dell&#8217;Otello (1887) e del Falstaff (1893). Le fonti attestano il rapporto ambivalente di Verdi con la città: affiora da un lato la critica nei riguardi dei teatri e della loro cattiva gestione, dall&#8217;altro le confessioni sulla piacevolezza delle serate romane. Di contro Roma, divenuta capitale, e finalmente dotata di un teatro cittadino, il nuovo Teatro Costanzi, ambisce a fare di Verdi uno dei simboli della cultura italiana, dapprima con Otello, poi con Falstaff, quando il musicista, accolto sin dal suo arrivo in stazione «con impetuoso entusiasmo di folla plaudente», affronta molteplici impegni istituzionali ed è insignito, infine, della cittadinanza onoraria. La seconda sezione ha ricostruito la fortuna dell&#8217;opera di Verdi nel Novecento nel teatro della capitale. Essa ha visto l&#8217;esposizione di bozzetti, figurini e costumi di scena, provenienti dal Teatro dell&#8217;Opera di Roma, e di altri materiali legati a interpreti di fama internazionale, quali Tito Gobbi (del quale nel 2013 si è celebrato il centenario della nascita) e alcuni cantanti legati tanto a Verdi quanto al teatro romano. A corredo della mostra la sezione multimediale ha proposto una scelta di registrazioni audio-video e la realizzazione del CD contenente la digitalizzazione del Manoscritto Archivio-Linceo 90 Una vendetta in dominò/Adelia degli Adimari, che riporta le manomissioni della censura napoletana e le vibranti proteste di Verdi. Il presente volume trascende la natura di mero catalogo per configurarsi come un contributo all&#8217;indagine dei molteplici aspetti del rapporto tra Verdi e Roma, emersi a seguito delle ricerche archivistiche, effettuate in particolar modo presso gli archivi e le biblioteche della capitale. Ciò spiega la nutrita serie di saggi che rispecchiano, ciascuno a suo modo, la scuola di Petrobelli: alcuni sono di natura musicologica, altri danno conto delle fonti archivistiche investigate. I saggi illustrano le vicende storiche sottese alle prime romane, la lingua dei libretti, le questioni censorie, le amicizie del compositore, nate prima nella città del papa e successivamente nella capitale. Il volume intende, inoltre, tributare omaggio ad alcuni voci verdiane di levatura storica come Antonietta Stella, Tito Gobbi, Sylvia Sass e Renato Bruson. Concludono il volume le schede di catalogo della mostra, che ripercorrono le sezioni tematiche dell&#8217;esposizione, arricchite da un ampio apparato illustrativo. Esso testimonia il rilievo dell&#8217;aspetto iconografico e scenico nell&#8217;opera verdiana, sul quale Petrobelli tanto ha insistito nella sua attività di ricerca.</p>
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