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	<title>Scarano Alessandra Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Scarano Alessandra Archivi | Gangemi</title>
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		<title>La casa del villaggio palestinese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 14:08:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La vita quotidiana dei territori montuosi occidentali della Palestina, l'architettura e l'arredo, le attività agricole e di produzione del cibo, l'artigianato rurale e i metodi di realizzazione degli oggetti in vimini, della ceramica e dei tessuti. Frutto di una lunga ricerca effettuata tra i villaggi e gli abitanti del West Bank, e illustrato con fotografie ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La vita quotidiana dei territori montuosi occidentali della Palestina, l&#8217;architettura e l&#8217;arredo, le attività agricole e di produzione del cibo, l&#8217;artigianato rurale e i metodi di realizzazione degli oggetti in vimini, della ceramica e dei tessuti. Frutto di una lunga ricerca effettuata tra i villaggi e gli abitanti del West Bank, e illustrato con fotografie contemporanee e di archivio, oltre che con splendidi acquerelli del XIX secolo, un libro che è soprattutto un racconto, il racconto di un modo di vivere dalle radici antiche, di forme intese come &#8220;luoghi&#8221; intrisi di abitudini e credenze, dei colori di vesti sgargianti, dei suoni di una lingua che riecheggia l&#8217;incessante cantilena del vento secco che da secoli batte le case in pietra calcarea le cui cupole bianche si confondono con i profili sinuosi delle montagne. Un racconto che tenta di ricomporre i tasselli di una cultura oggi quasi del tutto cancellata dalla follia della guerra, di un mondo la cui memoria è parte integrante di quello &#8220;spirito mediterraneo&#8221; della vita e dei luoghi che anche noi, sulla &#8220;sponda occidentale&#8221; del mare comune, stiamo in altri modi distruggendo, rischiando di perdere uno degli elementi fondanti del nostro senso di appartenenza e di identità. Perché è solo guardando a chi di giorno in giorno perde la propria identità perdendo i propri luoghi, i propri oggetti, la propria memoria, che possiamo renderci conto di quanto invece a noi ancora resta sotto forma di pietre, di spazi, di forme in cui ogni pezzo riceve valore in relazione ad ogni altro pezzo, in una rete di storie, significati, colori e materiali la cui conoscenza rappresenta il solo possibile punto di partenza per combattere il dilagante senso di smarrimento e alienazione dell&#8217;epoca moderna, perché non si continui a creare un mondo di indefinito cemento grigio e percorsi rettilinei, ma si possa ritrovare il senso profondo della costruzione, di un muro, di uno spazio, della nostra futura memoria, di noi stessi.</p>
<p>Suad Amiri nasce a Damasco da genitori palestinesi nel 1951. Studia architettura alla American University di Beirut e all&#8217;Università del Michigan, specializzandosi infine ad Edimburgo. Nel 1981 torna come turista a Ramallah, nel West Bank, dove insegna alla Birzeit University. Nel 1991 fonda il Riwaq Center of Architectural Conservation, del quale è attuale direttrice. Vincitrice del Premio Viareggio Versilia 2004, ha scritto e curato numerosi volumi sui differenti aspetti dell&#8217;architettura palestinesi, oltre a romanzi editi in Italia dalla casa editrice Feltrinelli: Sharon e mia suocera (2003), Se questa è vita (2005), Niente sesso in città (2007).</p>
<p>Vera Tamari nasce a Gerusalemme nel 1945, studia Belle Arti a Beirut, ceramica a Firenze, e si specializza in Arte e Architettura Islamiche all&#8217;Università di Oxford. E&#8217; membro della Lega degli Artisti Palestinesi, ed ha partecipato a numerose mostre internazionali nei Paesi Arabi, in Europa e negli Stati Uniti. E&#8217; membro fondatore del gruppo di artisti &#8220;New Vision&#8221;, nato durante la prima Intifada, e del Wasiti Art Center di Gerusalemme. Insegna attualmente Arte e Architettura Islamiche all&#8217;Università di Birzeit.</p>
<p>Alessandra Scarano nasce nel 1978 a Napoli, dove si laurea in architettura all&#8217;Università Federico II. E&#8217; dottore di ricerca in Composizione Architettonica e ha svolto incarichi di insegnamento nell&#8217;ambito della progettazione architettonica presso la Facoltà di Architettura. Da sempre studia i temi dell&#8217;identità dello spazio costruito e del rapporto di questo con l&#8217;ambiente naturale. Ha partecipato a numerose conferenze internazionali e ha pubblicato saggi e volumi tra i quali: Identità e differenze nell&#8217;architettura del Mediterraneo (Gangemi, 2006) e Luoghi e architetture del Mediterraneo (Gangemi, 2006).</p>
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		<item>
		<title>Abitare la Terra n.18/2007. Dwelling on Earth</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/abitare-la-terra-n-18-2007-dwelling-on-earth/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Aug 2007 14:02:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In questo numero: Paolo Portoghesi Editoriale: Parliamo della terra Editorial: Let's talk about the Earth Jalâl ad-Dîn Rûmî La scala dell'essere The ladder of existence Riccardo Maria Pulselli, Maria Cristina Forlani, Enrico Di Paolo, Nadia Marchettini, Enzo Tiezzi Abitare la terra: case e città della terra cruda Living on earth: unbaked earth houses and cities ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questo numero:</p>
<p>Paolo Portoghesi<br />
Editoriale: Parliamo della terra<br />
Editorial: Let&#8217;s talk about the Earth</p>
<p>Jalâl ad-Dîn Rûmî<br />
La scala dell&#8217;essere<br />
The ladder of existence</p>
<p>Riccardo Maria Pulselli, Maria Cristina Forlani, Enrico Di Paolo, Nadia Marchettini, Enzo Tiezzi<br />
Abitare la terra: case e città della terra cruda<br />
Living on earth: unbaked earth houses and cities</p>
<p>Leone Spita<br />
Bolle di sapone. Tomihiro Art Museum<br />
Soap bubbles. The Tomihiro Art Museum</p>
<p>Gaetano Fusco<br />
Geometrie della memoria. Edificio residenziale in piazzale Fedro a Parma<br />
Geometries of memory. Residential building in Piazzale Fedro (Parma)</p>
<p>Mario Pisani<br />
Ipostilo delle polveri. Ampliamento a carattere espositivo di un edificio per uffici<br />
The hypostyle of powdered paint. Turning an office building into a display space</p>
<p>Andrea Pesce Delfino<br />
Nel segno dei Macchiaioli. Intervista a Dario Durbè<br />
In the footsteps of the Macchiaioli. Interview with Dario Durbè</p>
<p>Claudio Lugi<br />
L&#8217;inesorabile avanzata del Pianeta Blu<br />
The relentless advance of the Blue Planet</p>
<p>Alessandra Scarano<br />
Progettare la vivibilità. Qualità architettonica e sostenibilità ambientale<br />
Designing liveability. Quality architecture and environmental sustainability</p>
<p>Recensioni</p>
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		<item>
		<title>Abitare la Terra n.9/2004. Dwelling on Earth</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/abitare-la-terra-n-9-2004-dwelling-on-earth/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Sep 2004 14:01:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In questo numero: Paolo Portoghesi Giuseppe Terragni 1904/1943 l'italianità di un architetto europeo Giuseppe Terragni 1904/1943 The italian traits of a european architect Reiner Maria Rilke: quasi ogni cosa... Es winkt zu fühlung... Fabio Capanni Paolo Zermani, La misura immaginata The imaginary measurement Leone Spita Shoei Yoh, Il gioco della natura Shoei Yoh, The enjoyment ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questo numero:</p>
<p>Paolo Portoghesi<br />
Giuseppe Terragni 1904/1943 l&#8217;italianità di un architetto europeo<br />
Giuseppe Terragni 1904/1943 The italian traits of a european architect</p>
<p>Reiner Maria Rilke: quasi ogni cosa&#8230;<br />
Es winkt zu fühlung&#8230;</p>
<p>Fabio Capanni<br />
Paolo Zermani, La misura immaginata<br />
The imaginary measurement</p>
<p>Leone Spita<br />
Shoei Yoh, Il gioco della natura<br />
Shoei Yoh, The enjoyment of nature</p>
<p>Mario Pisani<br />
La nuova Chiesa a terni di Paolo Portoghesi<br />
The new Church in Terni by Paolo Portoghesi</p>
<p>Gianni Pettena<br />
L&#8217;arte dell&#8217;architetto<br />
The art of architects</p>
<p>Gaetano Fusco<br />
La forma dell&#8217;ombra<br />
The shape of shadows</p>
<p>Alessandra Scarano<br />
Mediterraneo, identità culturali e antichi segni per un nuovo linguaggio dell&#8217;architettura<br />
The Mediterranean, Cultural identity and old symbols for a new architectural style</p>
<p>Marco Catucci<br />
Le case di Robinson<br />
Robinson&#8217;s houses</p>
<p>Recensioni<br />
Reviews</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Luoghi e architetture del Mediterraneo</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/luoghi-e-architetture-del-mediterraneo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana La nuova alleanza: Architettura &amp; Ambiente diretta da Paolo Portoghesi e Rolando ScaranoLa nozione di viaggio, se si esclude il significato comune di spostamento fisico in una porzione di spazio geografico, si presenta assai vasta. Tra i molteplici viaggi non materiali - o se vogliamo "immaginari" - abbiamo scelto di intraprenderne uno dalle caratteristiche ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana La nuova alleanza: Architettura &#038; Ambiente diretta da Paolo Portoghesi e Rolando Scarano</p>
<p>La nozione di viaggio, se si esclude il significato comune di spostamento fisico in una porzione di spazio geografico, si presenta assai vasta. Tra i molteplici viaggi non materiali &#8211; o se vogliamo &#8220;immaginari&#8221; &#8211; abbiamo scelto di intraprenderne uno dalle caratteristiche singolari: una sorta di viaggio alla seconda potenza ovvero un viaggio nei viaggi. Come in ogni viaggio che si rispetti, esiste un itinerario e una meta, che nel nostro caso possiede la caratteristica peculiare di coincidere con il punto di partenza, dal momento che non è collocata all&#8217;estremità di un&#8217;ipotetica linea, ma lungo un cerchio ideale che comprende l&#8217;intero bacino mediterraneo. Nel caso specifico, si tratta dunque di un &#8220;periplo&#8221; &#8211; che secondo l&#8217;etimo è una &#8220;navigazione circolare&#8221; &#8211; non intorno a un continente o a un&#8217;isola, ma lungo i &#8220;bordi&#8221; di un ambito geografico circoscritto che è quello del Mediterraneo, un &#8220;mare chiuso&#8221; per definizione. Del resto, la tradizione del periplo è connaturata alla civiltà marinara mediterranea e, a ragione, può essere considerata il simbolo che esprime la sua unità geografica e culturale, poiché alla fine si ritorna sempre nello stesso punto da cui si era partiti, dimostrando con ciò che ogni luogo che si affaccia su questo mare è un punto appartenente alla stessa circonferenza.<br />Delimitato l&#8217;ambito geografico e chiarita la modalità &#8220;geometrica&#8221; dell&#8217;itinerario, resta da definire lo scopo del viaggio che, intimamente legato a un&#8217;idea unitaria della civiltà mediterranea, ha la finalità di conoscere e comparare le forme differenti eppure simili di luoghi naturali, insediamenti e architetture presenti in un ambiente dalle stratificazioni millenarie. Si è partiti dall&#8217;ipotesi che nella letteratura di viaggio nel Mediterraneo, ossia nelle tante relazioni, memorie e diari delle personalità che qui si sono spinte, siano stati registrati &#8211; anche se molto spesso in forma embrionale e a volte in maniera del tutto &#8220;inconscia&#8221; &#8211; alcuni caratteri costanti che in seguito serviranno a identificare quella particolare &#8220;totalità ambientale&#8221;, quel vasto ambito paesaggistico, insediativo e architettonico che viene oggi definito &#8220;ambiente mediterraneo&#8221;.<br />Prende così progressivamente forma nei viaggiatori &#8211; anche sotto gli impulsi provenienti a metà dell&#8217;Ottocento dalla cultura romantica d&#8217;oltralpe, che afferma il mito, dalle ascendenze più remote, di un&#8217;architettura delle origini, nata in accordo con le leggi della natura e all&#8217;insegna di una sauvagerie di stampo rousseauiano &#8211; la consapevolezza dell&#8217;esistenza nel Mediterraneo di un&#8217;architettura nativa, più tardi frettolosamente liquidata dagli storici ufficiali con la qualifica di &#8220;minore&#8221;, di grande forza figurativa: le case dei contadini, gli insediamenti spontanei, alcuni tipi edilizi perpetuatisi da millenni, ovvero tutte quelle costruzioni dove non compariva la mano dell&#8217;architetto. L&#8217;interesse verso queste manifestazioni, con l&#8217;implicito riconoscimento del loro valore, si ritroverà intatto anche nel secolo successivo, in molte personalità dell&#8217;ambito letterario e artistico, e in alcuni protagonisti del Movimento Moderno come Le Corbusier, la cui esemplare lettura dell&#8217;architettura mediterranea, pur con i limiti ideologici, mira in realtà a dimostrare la bontà dei principi architettonici moderni che per l&#8217;appunto si ritrovavano integri e applicati in maniera del tutto naturale nelle costruzioni spontanee. Questa attenzione all&#8217;architettura &#8220;senza architetti&#8221; ha riportato alla luce alcune qualità &#8220;strutturali&#8221; profonde in essa contenute, attualmente oggetto di un rinnovato interesse da parte della cultura progettuale, impegnata a chiarire la natura dell&#8217;immenso patrimonio dell&#8217;architettura mediterranea, i suoi &#8220;valori&#8221; e i suoi insegnamenti, da inserire ancora come elementi vitali nel progetto dello spazio di vita contemporaneo. </p>
<p>La nuova alleanza: <br />Architettura &#038; Ambiente<br />Collana diretta da Paolo Portoghesi e Rolando Scarano </p>
<p>Una nuova alleanza tra l&#8217;uomo e la natura e, quindi, tra l&#8217;uomo e l&#8217;ambiente della sua vita, tra l&#8217;uomo e la terra, è l&#8217;obiettivo primario di chi sente profondamente la responsabilità verso il futuro verso le generazioni che verranno e che hanno il diritto di ereditare dalle nostre un mondo non impoverito rispetto a quello che noi stessi abbiamo ereditato dai nostri padri. Il tema della Nuova Alleanza, enunciato con chiarezza nel libro di Ilya Prigogine e Isabelle Stengers, vede nella azione degli architetti, principali agenti di trasformazione della crosta terrestre, uno dei fattori decisivi per tradurre in realtà questa aspirazione, il solo grande ideale che abbiamo visto affacciarsi tra la fine del Novecento e l&#8217;inizio del nuovo millennio.<br />I volumi che la collana ospiterà indagheranno i nuovi strumenti che la tecnologia ha messo a disposizione della società per affrontare i problemi della Nuova Alleanza e le riflessioni teoriche che postulano un sostanziale cambiamento, la necessità di una nuova architettura capace di affrontare i problemi e le malattie della città contemporanea.<br />&#8220;Così la scienza&#8221;, hanno scritto Prigogine e la Stengers, &#8220;può ora pretendere di essere una scienza umana, una scienza fatta dall&#8217;uomo per un mondo umano. Nella nostra società, con il suo vasto spettro di conoscenze tecniche, la nostra scienza occupa la singolare posizione di ascolto poetico della natura &#8211; nel senso etimologico della parola, per cui un poeta è un artefice &#8211; cioè esplorazione attiva, manipolatrice e calcolatrice ma ormai capace di rispettare la natura che essa fa parlare. Fuori dal dialogo con la natura condotto dalla scienza classica, con la sua visione di una natura robotica, si è sviluppata una visione molto diversa, in cui proprio il fatto che noi interroghiamo la natura è parte dell&#8217;intrinseca attività della natura.&#8221;<br />Perché &#8211; ci chiediamo &#8211; anche l&#8217;architettura non può tornare scienza umana, capace di un ascolto poetico della natura, parte essa stessa dell&#8217;intrinseca attività della natura? La collana si propone di contribuire alla costruzione di una cultura della Nuova Alleanza.</p>
<p>nella stessa collana<br />Antonietta Piemontese e Rolando Scarano<br />ENERGIA SOLARE E ARCHITETTURA<br />il fotovoltaico tra sostenibilità e nuovi linguaggi<br />Paolo Portoghesi<br />Architettura e Memoria<br />James Steele<br />ARCHITETTURA E COMPUTER<br />azione e reazione nella rivoluzione del progetto digitale<br />Paolo Portoghesi e Rolando Scarano<br />L&#8217;ARCHITETTURA DEL MEDITERRANEO<br />Paolo Portoghesi e Rolando Scarano<br />L&#8217;ARCHITETTURA DEL SOLE</p>
<p>Alessandra Scarano <br />è dottore di ricerca in Composizione Architettonica e collabora attivamente in ricerche nazionali ed europee con il Dipartimento di Progettazione Architettonica e Ambientale dell&#8217;Università degli Studi di Napoli Federico II. Ha collaborato, inoltre, con il Dipartimento <br />di Conservazione e Storia dell&#8217;Architettura e con il Dipartimento Indaco <br />del Politecnico di Milano, nell&#8217;ambito di progetti cofinanziati dal Ministero dell&#8217;Università e della ricerca scientifica. <br />Opera nel Centro Regionale di Competenza INNOVA per lo sviluppo e il trasferimento dell&#8217;innovazione applicata ai beni culturali e ambientali della Regione Campania. Ha scritto articoli sulla rivista Abitare la Terra, diretta da Paolo Portoghesi e all&#8217;interno di INTBAU (International Network for Traditional Building, Architecture and Urbanism), patrocinato dal principe di Galles e finalizzato allo studio e al supporto dell&#8217;ambiente costruito tradizionale. <br />Dal 2002 svolge attività didattica nella facoltà di Architettura <br />di Napoli, ed è attualmente titolare di un contratto per attività didattiche integrative presso il Laboratorio di Progettazione Architettonica.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Identità e differenze nell&#8217;architettura del Mediterraneo</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/identita-e-differenze-nellarchitettura-del-mediterraneo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana La nuova alleanza: Architettura &amp; Ambiente diretta da Paolo Portoghesi e Rolando ScaranoIl bacino del Mediterraneo, da sempre considerato uno dei più grandi esempi di vivacità culturale, baricentro naturale di tante civiltà costantemente in dialogo tra loro, è oggi un'area dominata dall'assenza di ricerca di nuovi linguaggi che lascia spazio a trasformazioni che non ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://gangemi.com/prodotto/identita-e-differenze-nellarchitettura-del-mediterraneo/">Identità e differenze nell&#8217;architettura del Mediterraneo</a> proviene da <a href="https://gangemi.com">Gangemi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana La nuova alleanza: Architettura &#038; Ambiente diretta da Paolo Portoghesi e Rolando Scarano</p>
<p>Il bacino del Mediterraneo, da sempre considerato uno dei più grandi esempi di vivacità culturale, baricentro naturale di tante civiltà costantemente in dialogo tra loro, è oggi un&#8217;area dominata dall&#8217;assenza di ricerca di nuovi linguaggi che lascia spazio a trasformazioni che non dialogano in alcun modo con il contesto storico e naturale nel quale si inseriscono, e che generano i &#8220;non-luoghi&#8221; e la mancanza di riconoscibilità di tante periferie metropolitane e della maggior parte dei complessi turistici. Basti pensare ai tanti insediamenti costieri della Spagna, della Francia o delle isole greche, che sradicano gli aspetti più particolari in cambio di ambienti artificiali e totalmente indifferenti al preesistente. I processi di &#8220;identificazione&#8221; e &#8220;orientamento&#8221; diventano sempre più difficili, poiché &#8220;l&#8217;insediamento, quale luogo entro la natura, non esiste più, né esistono i fulcri urbani come luoghi di vita in comune, o gli edifici come sotto-luoghi significativi, capaci di trasmettere sia individualità che appartenenza. Anche il rapporto con la terra e con il cielo è andato perduto. La maggior parte degli edifici moderni esiste in un &#8220;nulla&#8221; senza alcun rapporto con il paesaggio o con un insieme urbano coerente: una vita astratta, in una specie di spazio matematico-tecnologico, ove a malapena il sopra si differenzia dal sotto&#8221; (C. Norberg-Schulz). L&#8217;intensità delle modificazioni paesistiche operate negli ultimi decenni, ha determinato un&#8217;ulteriore perdita del legame con lo spazio e con il paesaggio, cancellando gli antichi riferimenti e le antiche memorie con il conseguente smarrimento per chi in esse si era identificato. A questa costante perdita di identità, si oppone la sempre più evidente ricerca di radici e certezze, sostenuta dalla necessità di riconoscere e riconoscersi nei luoghi abitati e dalla volontà di sviluppare un senso comune di appartenenza. Ecco dunque l&#8217;importanza della ricerca di parametri che permettano di definire le &#8220;soglie&#8221; entro le quali un ambiente costruito possa essere definito e percepito quale &#8220;mediterraneo&#8221;, ricerca che potrebbe portare all&#8217;elaborazione di nuovi linguaggi architettonici più sensibili ed aperti al dialogo con i contesti culturali e ambientali. Dove ricercare le matrici di questi nuovi linguaggi? Non converrà indagare i caratteri dell&#8217;appartenenza alla &#8220;matrice mediterranea&#8221; nei luoghi della città diffusa, delle campagne in via di urbanizzazione o delle estese periferie, in quanto troppo lontani dal sistema di condizioni che in passato permetteva agli insediamenti di svilupparsi in armonia con il contesto. Perché questi luoghi non subiscano ulteriori trasformazioni di &#8220;disurbanizzazione&#8221;, tendenti ad un&#8217;omologazione del costruito, essi devono acquisire nuovi valori che si ricolleghino a quelli che in passato hanno generato quel particolare &#8220;spirito dei luoghi&#8221; che definisce la &#8220;mediterraneità&#8221;. Maggiori sono le possibilità di indagare questi valori nei luoghi &#8220;minori&#8221;, nei piccoli centri, nelle isole. È infatti nei cosiddetti luoghi marginali che realtà materica &#8211; il paesaggio costruito &#8211; e vita &#8211; intesa come cultura, comportamenti, stati d&#8217;animo &#8211; restituiscono ancora una visione più vera e sincronica del rapporto uomo-ambiente. L&#8217;individuazione di caratteristiche e valori si configura come il necessario presupposto alla prefigurazione di nuove vie di qualificazione e di utilizzo delle risorse dei diversi paesaggi mediterranei, in particolare di quelli in via di omologazione: scoprendo modi di riattribuzione di significati ai segni presenti si potrà infatti ridare spessore alle diverse identità paesaggistiche e architettoniche mediterranee, articolando il nuovo come risposta ad un moderno sistema di bisogni e di valori, che si fondi sull&#8217;analisi e sulla comprensione delle dinamiche culturali che lo hanno generato, in una prospettiva di continuità fra passato e presente la cui importanza è oggi troppo spesso ignorata.</p>
<p>Alessandra Scarano  (Napoli, 1978) è dottore di ricerca in Composizione Architettonica e collabora attivamente in ricerche nazionali ed europee con il Dipartimento di Progettazione Architettonica e Ambientale dell&#8217;Università degli Studi di Napoli Federico II. Ha collaborato, inoltre, con il Dipartimento di Conservazione e Storia dell&#8217;Architettura e con il Dipartimento Indaco del Politecnico di Milano, nell&#8217;ambito di progetti cofinanziati dal Ministero dell&#8217;Università e della ricerca scientifica. Opera nel Centro Regionale di Competenza INNOVA per lo sviluppo e il trasferimento dell&#8217;innovazione applicata ai beni culturali e ambientali della Regione Campania. Ha pubblicato nella stessa collana il volume Luoghi e architetture del Mediterraneo: viaggiatori alla scoperta del genius loci; ha scritto articoli sulla rivista Abitare la Terra, diretta da Paolo Portoghesi e all&#8217;interno di INTBAU (International Network for Traditional Building, Architecture and Urbanism), patrocinato dal principe di Galles e finalizzato allo studio e al supporto dell&#8217;ambiente costruito tradizionale. Dal 2002 svolge attività didattica nella facoltà di Architettura di Napoli, ed è attualmente titolare di un contratto per attività didattiche integrative presso il Laboratorio di Progettazione Architettonica.</p>
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