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	<title>Talamo Giuseppe Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Talamo Giuseppe Archivi | Gangemi</title>
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		<title>L&#8217;Italia di Garibaldi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nessun protagonista del nostro Risorgimento raggiunse mai una popolarità paragonabile a quella di Giuseppe Garibaldi. Al suo nome sono legate molte tra le pagine più celebri della lotta per l'unificazione italiana tra cui la difesa di Roma nel 1849, l'impresa dei Mille, la vittoria di Bezzecca. Ma le imprese militari, per grandi che siano, non ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nessun protagonista del nostro Risorgimento raggiunse mai una popolarità paragonabile a quella di Giuseppe Garibaldi. Al suo nome sono legate molte tra le pagine più celebri della lotta per l&#8217;unificazione italiana tra cui la difesa di Roma nel 1849, l&#8217;impresa dei Mille, la vittoria di Bezzecca. Ma le imprese militari, per grandi che siano, non bastano da sole a spiegare lo straordinario fascino che Garibaldi esercitava sulle folle, l&#8217;aureola di leggenda che lo circondò ancora vivente non solo nel nostro paese: il segreto di questa leggenda, come di quelle imprese, sta nella personalità dell&#8217;uomo, nella sua vita avventurosa, nel suo carattere semplice e schietto, nei nobili ideali che l&#8217;animarono. <br />Protagonista del nostro Risorgimento, strenuo combattente, sensibile alla condizione dei ceti meno abbienti, disposto a difendere la libertà laddove questa fosse messa in discussione, ma anche padre affettuoso, marinaio tenace e agricoltore aperto alla sperimentazione di nuove tecniche, figura estremamente dignitosa nella sua vecchiaia non priva di mali fisici, Garibaldi appartiene agli italiani, ma anche, come volle sottolineare a suo tempo il Presidente Sandro Pertini nel nobile messaggio inviato alle Camere il 4 luglio 1982, in occasione del centenario della morte dell&#8217;eroe, alla causa dell&#8217;emancipazione dei popoli. Non si contano, a tale riguardo, i paesi del mondo che lo hanno elevato a simbolo delle loro lotte di liberazione.<br />Proprio in ragione di queste sue peculiarità, l&#8217;attività del Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi, che ho l&#8217;onore di presiedere, si è sviluppata lungo due direttive principali: da un lato in una serie di iniziative di carattere scientifico, volte ad analizzare sempre più in profondità la personalità, il pensiero, la azione del Generale nizzardo in relazione alle vicende sociali, politiche ed economiche che hanno caratterizzato il nostro paese; dall&#8217;altro nella promozione di una serie di manifestazioni capaci di riportare il comandante dei Mille nel vivo della coscienza e del costume nazionale. <br />Riguardo al primo obiettivo, quello cioè di stimolare il necessario ripensamento scientifico, il Comitato Nazionale ha promosso una serie di convegni, due dei quali a carattere internazionale, ai quali si aggiungerà un Dizionario storico-politico-letterario che intende riproporre le interpretazioni che, nel corso del tempo, sono state date di Garibaldi da intellettuali, uomini politici e artisti di ogni parte del mondo. Non vi è bisogno, in questa sede, di sottolineare il ruolo decisivo che il Ministero per i Beni e le Attività culturali assolve quale luogo primario deputato alla memoria storica della straordinaria vicenda di Giuseppe Garibaldi con i suoi musei, le sue biblioteche, i suoi archivi, custodi di testimonianze iconografiche, librarie e documentarie per molti versi ancora da esplorare.<br />L&#8217;altra direttiva cui il Comitato Nazionale ha tenuto fede, fin dall&#8217;inizio dei suoi lavori, è stata quella di cercare di portare la figura e l&#8217;immagine di Garibaldi nel vivo del dibattito civile. È stato dato, per questo, impulso a tre mostre di carattere nazionale: una che si è già aperta a Firenze il 24 maggio scorso, alla presenza del Capo dello Stato, e che ha per titolo Garibaldi tra storia e mito, mostra che, tra le altre cose, ci ha permesso di ammirare una parte della collezione garibaldina appartenuta a Giovanni Spadolini; un&#8217;altra che si aprirà tra breve al Palazzo Ducale di Genova e avrà come tema la grande pittura ottocentesca italiana; una terza, infine, che è quella di cui dà conto il presente catalogo.<br />Tema di fondo dell&#8217;esposizione è presentare allo spettatore il volto dell&#8217;Italia così come appariva al momento delle imprese di Garibaldi; intrecciare, cioè, in maniera scrupolosamente documentata, le imprese del condottiero nizzardo con la realtà sociale, politica, economica del nostro paese. Il tutto attraverso le immagini che ci sono offerte da scrittori, pittori, fotografi, incisori, taluni dei quali erano al fianco del generale nizzardo o, in ogni caso, ne seguivano quotidianamente le imprese. <br />Garibaldi, oggi, appartiene alla nazione ed è patrimonio di tutti gli italiani. Proprio per questo alla sua figura dobbiamo attribuire un significato particolare, significato che ci permetta di ritrovare quella certa idea dell&#8217;Italia che dal Risorgimento arriva fino a nostri giorni e che noi, e non parlo solo a nome del Comitato Nazionale da me presieduto, avremmo l&#8217;aspirazione di trasmettere alle nuove generazioni, perché dia loro modo, riflettendo sul passato, di valutare attentamente le vie nuove da intraprendere.</p>
<p>	Andrea Marcucci<br />	Presidente del Comitato Nazionale per le Celebrazioni<br />	del bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi</p>
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		<title>L&#8217;occhio del nemico/Das Auge des Feindes/The Eye of Enemy</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/locchio-del-nemico-das-auge-des-feindes-the-eye-of-enemy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Può la fotografia di guerra essere un fatto artistico? Questo nucleo di fotografie realizzate da reparti specializzati dell'esercito austro-ungarico sembra poter rispondere in senso affermativo a questa domanda. L'elegante semplicità delle inquadrature, la classicità degli atteggiamenti e delle pose, la nitidezza della luce che scolpisce i particolari quasi lenticolari della natura, lo sguardo partecipato e ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Può la fotografia di guerra essere un fatto artistico? Questo nucleo di fotografie realizzate da reparti specializzati dell&#8217;esercito austro-ungarico sembra poter rispondere in senso affermativo a questa domanda.  L&#8217;elegante semplicità delle inquadrature, la classicità degli atteggiamenti e delle pose, la nitidezza della luce che scolpisce i particolari quasi lenticolari della natura, lo sguardo partecipato e solenne, presuppongono una cultura estetica non comune specie se raffrontato con le fotografie realizzate dai reparti italiani dove prevale un taglio più documentaristico e di reportage fotografico. Nelle fotografie italiane lo scopo è quello di fare cronaca, di documentare i luoghi, le attività, dare il senso del tutto, evitando sempre il particolare, che là dove affiora è del tutto casuale. In queste fotografie al contrario è sempre evidente la preoccupazione di analizzare con precisione il dettaglio. E anche lì dove il soggetto sembra indistinto e confuso, come nel caso di alcune fatte nel buio delle trincee  o delle camerate, avanza prepotente il senso emotivo del luogo, del momento, della condivisa partecipazione hic et nunc.  Le fotografie diventano perciò il filtro attraverso il quale confrontarsi con una diversa concezione dell&#8217;arte, un  modo di vedere il reale. Una serie di ritratti fotografici.  Si tratta di soggetti non identificati. Il fotografo si sofferma sui volti, sulle espressioni dei singoli soldati, sulle divise, cogliendo il tutto con esatta nitidezza. Ritratti di soldati. I soldati sono descritti all&#8217;interno di stanze o in quinte arboree messe a fuoco con analitica precisione. L&#8217;uomo ritorna ad essere un elemento della natura, parte integrante del paesaggio. Viene così recuperata una tradizione estetica che affonda le sue radici in Dürer e nei fiamminghi. La guerra sembra lontana e se ne coglie un meditato riverbero solo osservando le armi, le medaglie sulle divise, i pugnali. La fotografia incornicia vedute, apre finestre sul fronte della prima guerra mondiale,  inquadra gli scatti. (Marco Pizzo)</p>
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		<title>Verso il 2011</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/verso-il-2011/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 17 marzo 1861 veniva proclamato il Regno d'Italia; cinquant'anni dopo veniva solennemente inaugurato questo monumento dedicato all'Unità della Patria e alla Libertà dei Cittadini. "All'Unità del Patria", "Alla Libertà dei Cittadini": in queste due iscrizioni del Vittoriano è racchiusa l'eredità spirituale dei Padri. Sono gli ideali che hanno ispirato l'azione e le lotte degli ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 17 marzo 1861 veniva proclamato il Regno d&#8217;Italia; cinquant&#8217;anni dopo veniva solennemente inaugurato questo monumento dedicato all&#8217;Unità della Patria e alla Libertà dei Cittadini. &#8220;All&#8217;Unità del Patria&#8221;, &#8220;Alla Libertà dei Cittadini&#8221;: in queste due iscrizioni del Vittoriano è racchiusa l&#8217;eredità spirituale dei Padri. Sono gli ideali che hanno ispirato l&#8217;azione e le lotte degli uomini del Risorgimento; ideali ripresi dalla Resistenza e posti a fondamento delle scelte dei Costituenti. In questi stessi ideali si sono riconosciuti nel tempo milioni di Italiani, diversi per condizione economica e sociale, per convinzioni politiche e per credo religioso, tutti consapevoli della comune appartenenza. L&#8217;anniversario dell&#8217;Unità della Nazione è opportunità per dare avvio a questo processo. Il tempo che ci separa dal 2011 deve essere utilizzato per creare circostanze, eventi, momenti, &#8220;prodotti&#8221; che favoriscano una riflessione diffusa e insieme approfondita sul significato dell&#8217;essere italiani oggi; una rivisitazione del nostro passato e con essa la consapevolezza dei valori che lo hanno animato, rendendo possibile il conseguimento di impegnativi traguardi. Dalla coscienza e dall&#8217;orgoglio della nostra storia dobbiamo trarre l&#8217;energia per ritrovare slancio e fiducia in noi stessi. Il successo del 2011 si misurerà su questo terreno. Tali sono i sentimenti che ispirano il lavoro del Comitato dei Garanti, ricco delle diversità dei suoi componenti; sentimenti in cui si è pienamente riconosciuto, trovandovi la propria coesione. Come è noto al Comitato dei Garanti sono assegnati dalla legge compiti di &#8220;verifica e monitoraggio&#8221; dell&#8217;insieme delle manifestazioni celebrative del 2011, mentre le funzioni di programmazione, di istruttoria e di valutazione dei progetti e delle iniziative proposte sono affidate all&#8217;esclusiva responsabilità del Comitato dei Ministri appositamente costituito, coadiuvato da una struttura amministrativa operante presso la Presidenza del Consiglio. Il Comitato dei Garanti si occuperà di assicurare la coerenza con l&#8217;evento e la qualità delle iniziative, in particolare di quelle di carattere culturale, nell&#8217;ambito del percorso che ci condurrà alla scadenza del 2011. Su alcuni indirizzi generali esso si è già espresso con orientamento unanime: necessità di rivolgersi ai giovani e di farli partecipi della costruzione della memoria storica; preferenza per opere e iniziative di carattere duraturo; diffusione delle manifestazioni su tutto il territorio nazionale. Ricordo che già nel 2009 celebreremo il 150° anniversario della seconda guerra d&#8217;indipendenza, che liberò dalla dominazione straniera gran parte dell&#8217;Italia Settentrionale. Nel 2010 celebreremo i Plebisciti dell&#8217;Italia Centrale, manifestazione di libertà piena, espressione diretta della volontà popolare. Nello stesso anno ricorderemo l&#8217;impresa dei Mille che, sotto le insegne garibaldine, riunì uomini &#8220;di tutte le età e di tutti i ceti, di tutte le parti e di tutte le opinioni&#8221; per ricongiungere all&#8217;Italia il Sud; nel 2010 cade anche il bicentenario della nascita di Cavour, il grande &#8220;tessitore&#8221; dell&#8217;Unità. Penso a Cavour &#8220;unico uomo veramente europeo del Risorgimento&#8221;. Europeo per formazione, cultura, interessi, aspirazioni, al punto che uno dei nostri maggiori storici lo definì &#8220;lontano dalla tradizione culturale italiana&#8221;. Forse il giudizio di Chabod è eccessivo, ma non c&#8217;è dubbio che ci fossero  Guizot e Constant, BenthameAdamSmith a influenzare il pensiero di Cavour e il suomodo di porsi di fronte ai problemi etici, politici, sociali, intellettuali che l&#8217;Europa del suo tempo, borghese e liberale, si trovava ad affrontare. Era, quella Europa dei primi decenni dell&#8217;Ottocento, una società in profonda trasformazione e il giovane Cavour ne prendeva conoscenza e coscienza non solo attraverso le letture, ma direttamente con la presenza assidua nelle due nazioni dove più si agitavano i fermenti del cambiamento: Francia e, soprattutto, Inghilterra, &#8220;madre delle istituzioni liberali, modello insuperabile di quel progresso graduale e moderato al quale guardavano con invidia i liberali di tutto il mondo&#8221;. Francia e Inghilterra &#8211; annotava Cavour citando de Lamartine &#8211; erano &#8220;il piedistallo dei diritti del genere umano&#8221; perché &#8220;la libertà del mondo ha un piede sul suolo britannico, un piede sul suolo francese&#8221;. A Parigi coglie appieno lo spirito del suo tempo, &#8220;di una società e di un&#8217;epoca &#8211; fa osservare Romeo &#8211; che, accanto a forme rinnovate di scetticismo voltairiano, che contribuivano in tanti settori al trionfo di un mediocre e volgare materialismo, esaltavano la passione e il sentimento, alimentando un culto dei valori e una capacità di dedizione all&#8217;ideale che non senza ragione sono rimasti nella coscienza comune come il tratto più caratteristico dell&#8217;era romantica&#8221;. Ieri come oggi non è nella progettazione astratta delle riforme che si esercita il genio politico, &#8220;ma nella intuizione del limite e delle condizioni&#8221;; Cavour mostrò sempre di esserne consapevole, agendo di conseguenza. Al tempo stesso restò coerente con i principi ai quali si era formato e ai quali la sua azione non venne mai sostanzialmente meno. L&#8217;espressione dell&#8217;adesione convinta e della pratica di quei principi si ritrova nell&#8217;affermazione e nella realizzazione della libertà dei commerci e dell&#8217;integrazione delle economie, presupposti indispensabili per accrescere il benessere economico e insieme rinsaldare le istituzioni. Gli spiriti più illuminati, anche nei periodi oscuri della storia europea, hanno sempre guardato a questi obiettivi come a fattori in grado di determinare stabilmente le condizioni per la pace e per il progresso sociale ed economico del nostro Continente. La tenacia di questo disegno ha portato al traguardo storico della costituzione dell&#8217;Unione Europea; alla creazione delle istituzioni necessarie per il suo funzionamento. Non sono uno storico, nonostante l&#8217;interesse per la storia, soprattutto del Risorgimento. Credo, però, di poter sottolineare alcuni tratti della personalità di Cavour, alcune sue caratteristiche per così dire a-storiche, alle quali si può guardare come ad altrettanti valori. Mi riferisco all&#8217;intuito sicuro con cui comprende prontamente l&#8217;evolversi dei processi storici, alla sua &#8220;fede nel progresso&#8221;, che non è acritica infatuazione per il &#8220;moderno&#8221;, ma spregiudicata e coraggiosa analisi di contesti e di vincoli, valutazione rigorosa di costi immediati e di risultati prospettici.</p>
<p>Dal &#8220;saluto&#8221; di  Carlo Azeglio Ciampi, Presidente Emerito della Repubblica Italiana</p>
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		<title>Familia. Fotografie e filmini di famiglia nella Regione Lazio</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/familia-fotografie-e-filmini-di-famiglia-nella-regione-lazio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Catalogo mostra al Complesso del Vittoriano a RomaLa fotografia di famiglia è l'espressione visiva e materiale dell'idea che la famiglia vuole dare di sé. Attraverso un'accurata selezione ogni famiglia ha scritto nel corso dei decenni una biografia per immagini autorizzata ad uso dei contemporanei e dei posteri. Un diario intimo e privato che diventa un ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Catalogo mostra al Complesso del Vittoriano a Roma</p>
<p>La fotografia di famiglia è l&#8217;espressione visiva e materiale dell&#8217;idea che la famiglia vuole dare di sé. Attraverso un&#8217;accurata selezione ogni famiglia ha scritto nel corso dei decenni una biografia per immagini autorizzata ad uso dei contemporanei e dei posteri. Un diario intimo e privato che diventa un grande autoritratto collettivo quando centinaia di storie individuali convergono &#8211; come nella ricerca che è all&#8217;origine di questo libro &#8211; in un unico racconto comune, fatto di rituali socialmente condivisi, di semplici scenari della vita quotidiana e anche di separazioni, a volte momentanee a volte definitive e dolorose.</p>
<p>Un grande intreccio di storie, ricordi ed epoche storiche diverse. Con la mostra &#8220;Familia&#8221; si chiude il cerchio intorno a un&#8217;iniziativa che è riuscita, grazie al suo valore e alla sua semplicità, a coinvolgere e appassionare cittadini di tutto il Lazio. Dalla collaborazione tra la Regione Lazio, l&#8217;Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico e l&#8217;Istituto per la storia del Risorgimento italiano è nato &#8220;Famiglie Laziali&#8221;, un progetto fondato sull&#8217;idea della condivisione di una storia che appartiene all&#8217;intera comunità del Lazio. L&#8217;obiettivo era infatti quello di togliere dai cassetti vecchie fotografie e filmati per farne capitoli di un racconto a più voci sulla nostra regione.<br />Il compito di ricercare e scegliere il materiale è stato affidato ai giovani, protagonisti di un lavoro scrupoloso di ricerca e recupero, insieme alle loro famiglie e alle loro scuole. Quattro realtà diverse &#8211; delle province di Viterbo, Frosinone, Rieti e Latina &#8211; una sessantina di comuni coinvolti, per un totale di diecimila fotografie e più di cento riprese amatoriali. In questi numeri è racchiuso tutto il successo di Famiglie Laziali che, oggi, dopo le mostre già allestite nelle province di Viterbo, Frosinone, Rieti e Latina, sbarca al Complesso del Vittoriano di Roma. Ogni foto e ogni pellicola sono un racconto a sé, da cui emerge in primo luogo la verità delle persone ritratte, delle famiglie, delle abitazioni e delle strade in cui essi hanno vissuto. Frammenti di vita evocati con l&#8217;immediatezza tipica della fotografia, quella che Roland Barthes diceva essere la tipicità di questo straordinario mezzo: &#8220;ciò è stato&#8221;, dice senza mediazioni ogni fotografia e ogni filmato. E tuttavia dal confronto tra i diversi documenti ricaviamo anche qualcosa di più: la mostra di Roma è una raccolta di volti e voci, ma anche una narrazione corale sulle differenze tra i territori della nostra regione e, soprattutto, su come essa è cambiata nel tempo. Un complesso affresco al plurale per contribuire alla costruzione dell&#8217;identità sociale della nostra comunità. (Dalla presentazione di Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio)</p>
<p>Il catalogo è a cura di Gabriele D&#8217;Autilia, Laura Causano e Manuela Pacella con contributi di: Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio; Domenico Calopresti, presidente Aamod; Giuseppe Talamo, presidente dell&#8217;Istituto per la storia del Risorgimento italiano.</p>
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			</item>
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		<title>I Padri Fondatori</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/i-padri-fondatori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Questo volume è dedicato ai "Padri Fondatori", a quelle figure maggiori dell'epopea risorgimentale cui dobbiamo la formazione dello Stato Italiano. Centocinquanta anni fa l'Italia riuscì a dare forma politica alla sua coscienza nazionale. Una "Nazione culturale" seppe divenire uno Stato, facendo finalmente ingresso nell'Europa moderna. Si coronava così una storia fatta di aspirazioni ideali, che ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo volume è dedicato ai &#8220;Padri Fondatori&#8221;, a quelle figure maggiori dell&#8217;epopea risorgimentale cui dobbiamo la formazione dello Stato Italiano. Centocinquanta anni fa l&#8217;Italia riuscì a dare forma politica alla sua coscienza nazionale. Una &#8220;Nazione culturale&#8221; seppe divenire uno Stato, facendo finalmente ingresso nell&#8217;Europa moderna. Si coronava così una storia fatta di aspirazioni ideali, che affondano le proprie radici nei secoli. <br />Di quella storia il volume, catalogo della mostra celebrativa organizzata dal Senato della Repubblica in collaborazione con L&#8217;Istituto per la storia del Risorgimento Italiano, presenta una selezione di documenti e di immagini, che testimoniano i momenti salienti della nascita della Nazione italiana. </p>
<p>Il volume a cura di Giuseppe Talamo e in collaborazione con Marco Pizzo, nasce da un&#8217;idea di Bruno Vespa con il coordinamento di Alessandro Nicosia.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cavour</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/cavour/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Questo volume è la riedizione di un libro scritto da Giuseppe Talamo nel 1992. Si tratta di uno studio biografico sulla vita e le opere di Camillo Benso, conte di Cavour, che ha mantenuto intatto negli anni il suo valore, costituendo un punto di riferimento essenziale per la ricerca storica sul Risorgimento. Questa pubblicazione vuole ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://gangemi.com/prodotto/cavour/">Cavour</a> proviene da <a href="https://gangemi.com">Gangemi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo volume è la riedizione di un libro scritto da Giuseppe Talamo nel 1992. Si tratta di uno studio biografico sulla vita e le opere di Camillo Benso, conte di Cavour, che ha mantenuto intatto negli anni il suo valore, costituendo un punto di riferimento essenziale per la ricerca storica sul Risorgimento. Questa pubblicazione vuole essere anche un omaggio alla memoria diGiuseppeTalamo (1925-2010) in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia e del 150° anniversario della nascita di Cavour.</p>
<p>Giuseppe Talamo (Napoli 11 febbraio 1925 &#8211; Roma 25 maggio 2010) ordinario di Storia del Risorgimento all&#8217;università di Roma &#8220;La Sapienza&#8221;, è stato direttore dell&#8217;Istituto di scienze storiche (1973-1977), preside della Facoltàdi Magistero (1977-1979 e 1985-1987), direttore del Dipartimento di studi storici dal medioevo all&#8217;età contemporanea (1984-1985) e magnifico rettore (1987-1988). Membro del Consiglio universitario nazionale dal 1979 al 1985, socio ordinario dell&#8217;Arcadia, dell&#8217;Istituto di studi romani.Membro della Giunta per gli Istituti storici presieduta da Paolo Prodi e del Comitato dei garanti per le celebrazioni del 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. Già Vice Presidente dell&#8217;Istituto per la storia del Risorgimento italiano, ne divenne Presidente nel 1995 conservando la carica fino al 2010. Nel 2001 ha curato la riapertura del<br />Museo Centrale del Risorgimento. Autore e curatore di molti studi e ricerche di fondamentale importanza per lo studio della storia d&#8217;Italia tra l&#8217;Otto e il Novecento si ricordano: le edizioni critiche degli scritti di Cavour; i 3 volumi sulla storia del quotidiano &#8220;IlMessaggero&#8221;; la pubblicazione di una serie di fonti<br />sulla storia d&#8217;Italia per la Direzione Generale degli Archivi di Stato; i volumi sulla storia dell&#8217;istruzione e della scuola italiana. Tra i suoi lavori più importanti si ricordano la monografia su Cavour, e gli studi su De Pretis, sulle fonti archivistiche del Ministero degli Esteri e sulle fonti per la storia dell&#8217;Ottocento all&#8217;interno dell&#8217;Archivio Centrale dello Stato. Come Presidente dell&#8217;Istituto per la storia del Risorgimento italiano ha coordinato una serie di mostre per il ciclo &#8220;Le Radici della Nazione&#8221; e diverse mostre itineranti sulle figure del Risorgimento italiano realizzate in Italia e all&#8217;Estero.</p>
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		<title>Il lavoro che cambia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>prologo: il lavoro tra cultura estetica e sapere tecnologico y forme di associazione: dagli statuti delle arti e delle corporazioni alle associazioni sindacali y la produzione industriale e le arti applicate. Tradizione e innovazione y i materiali del lavoro: “la cultura delle cose” y i luoghi del lavoro: dagli insediamenti rurali alle fabbriche y didattica ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>prologo: il lavoro tra cultura estetica e sapere tecnologico y forme di associazione: dagli statuti delle arti e delle corporazioni alle associazioni sindacali y la produzione industriale e le arti applicate. Tradizione e innovazione y i materiali del lavoro: “la cultura delle cose” y i luoghi del lavoro: dagli insediamenti rurali alle fabbriche y didattica del lavoro: forme di trasmissione del sapere y il lavoro e i materiali a stampa: varietà tipologiche y estetica e lavoro contemporaneo y il lavoro che cambia: un percorso fotografico</p>
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