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	<title>Tinti Gabriele Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Tinti Gabriele Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Tatsumi Orimoto &#8211; Art Mama</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tatsumi Orimoto (classe 1946) è tra i maggior artisti sperimentali contemporanei. Scapolo e senza figli, Orimoto vive da anni solo con l'anziana madre malata di Alzheimer e di depressione, nei confronti della quale rivolge ogni sua cura. Da questa esperienza ha tratto una serie di performance dal titolo Art Mama e Breadman, per la prima ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tatsumi Orimoto (classe 1946) è tra i maggior artisti sperimentali contemporanei. Scapolo e senza figli, Orimoto vive da anni solo con l&#8217;anziana madre malata di Alzheimer e di depressione, nei confronti della quale rivolge ogni sua cura. Da questa esperienza ha tratto una serie di performance dal titolo Art Mama e Breadman, per la prima volta esibite in una veste antologica in Italia.</p>
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		<title>Kuba Bakowski / Currently in the sky</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Kuba Bakowsky opera abitualmente con trasversalità di metodo e di linguaggio, comprendendo nella sua pratica consueta l'installazione così come la scultura, il video come la fotografia e la performance. La sua opera si muove con analoga disinvoltura anche nella scelta dei contenuti da comunicare, esprimendo spunti ironici al pari e assieme a rappresentazioni intense e ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Kuba Bakowsky opera abitualmente con trasversalità di metodo e di linguaggio, comprendendo nella sua pratica consueta l&#8217;installazione così come la scultura, il video come la fotografia e la performance. La sua opera si muove con analoga disinvoltura anche nella scelta dei contenuti da comunicare, esprimendo spunti ironici al pari e assieme a rappresentazioni intense e talvolta drammatiche. <br />Esemplare in questo senso lo splendido lavoro plastico “A boy and his dog” con il quale l&#8217;autore riproduce la propria immagine a passeggio –un passeggio inquietante, in un territorio post atomico, annichilito, azzerato dagli effetti di una gestione incomprensibile e contro natura da parte dell&#8217;uomo- assieme a quella del suo cane, entrambi suggestivamente realizzati in vetroresina. Immagine -quella autobiografica dell&#8217;uomo artista a passeggio- ch&#8217;egli veste con alcuni, per lo spettatore davvero magnetici, completi di protezione e d&#8217;emergenza –che tra l&#8217;altro ricorrono a tal punto nei suoi lavori da poter essere considerati quali elementi fondamentali nell&#8217;economia del proprio operare e che l&#8217;autore provvede a reperire con ossessività di ricerca, proprio per l&#8217;importanza che rivestono, nei mercati delle città d&#8217;oriente-. <br />Una tale intensità dell&#8217;opera -che nell&#8217;installazione sceneggiata e ad effetto fonda il proprio specifico- è naturale che finisca per trovare l&#8217;espressione risultante di un&#8217;alta temperatura poetica ed evocativa. E ciò anche per le tematiche sottese che, pur intruse di ironia, rappresentano il pericolo, la necessità della difesa, la cura ed il bisogno di un&#8217;abitatività al riparo. Da chi e da che cosa occorra ripararsi e difendersi, da chi sia necessario separarsi edificando abitazioni sicure oltre che capsule protettive adatte alla fuga appare chiaro una volta si sia riflettuto davvero sull&#8217;opera: occorre difendersi da noi, perché siamo noi la post umanità di cui l&#8217;artista narra, una umanità disillusa ed aliena perfino a se stessa, alla quale non rimane che la forza e lo spazio di potersi immaginare ancora una volta differente. Le foto della serie “Museum of Earth” –con le quali l&#8217;artista appunto immagina la propria civiltà esposta e congelata in un museo realizzato altrove, lontano dalla terra, su di un asteroide- confermano questa visione. Lo stesso fanno le piccole navette spaziali di “Spaceship, Explorers samplers and others explorative device”. Astronavi impossibili per viaggi surreali che l&#8217;autore costruisce utilizzando pillole, antibiotici e farmaci dei più vari, responsabili di effetti subiti per lo più su territori domestici e quotidiani –di addittivazioni scelte da molti per sopravvivere alla normalità- che nelle realtà altre, lontane, spaziali. <br />Bakowski opera quindi con ambiguità sottile e leggera su questo doppio binario: quello dell&#8217;ironia e della messa in campo di contenuti forti e shoccanti. Con la volontà di rideterminare e di amplificare l&#8217;immaginazione collettiva, acquisendo come proprio attivante fabrile le molteplici suggestioni e prospettive tratte dall&#8217;immaginario fantascientifico. Immaginario che viene da lui utilizzato nella sostanza quale efficace metafora di ciò che ci accade e di ciò che comunemente ci circonda. Questa ambiguità evocata e definita attraverso le opere, gioca al nascondimento della realtà effettiva che così provocata diviene una realtà in confusione, enigmatica, relativa ma proprio in quanto tale profondamente poetica. </p>
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