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	<title>Ugolini Romano Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Ugolini Romano Archivi | Gangemi</title>
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		<title>La Prima Guerra Mondiale e l&#8217;Umbria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2015 14:06:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Catalogo della mostra aperta a Palazzo Baldeschi al Corso di Perugia dal 25 febbraio al 2 giugno 2015“Da due giorni il cannone tace. La montagna dorme nel suo silenzio e nel suo candore, terribilmente bella. Fino a poco fa, ci pareva di conquistarla contro un nemico che ce la contrastava; oggi sentiamo che noi non ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Catalogo della mostra aperta a Palazzo Baldeschi al Corso di Perugia dal 25 febbraio al 2 giugno 2015</p>
<p>“Da due giorni il cannone tace. La montagna dorme nel suo silenzio e nel suo candore, terribilmente bella. Fino a poco fa, ci pareva di conquistarla contro un nemico che ce la contrastava; oggi sentiamo che noi non conquistiamo, né gli austriaci difendono la montagna, ma la montagna tollera noi e loro”. (3 ottobre 1915)</p>
<p>Sono le parole di Enzo Valentini, ragazzo perugino, classe 1896. Convinto interventista, non appena compì diciotto anni si arruolò come volontario nel 51° reggimento di Fanteria “Cacciatori delle Alpi” e venne inviato sul fronte sul massiccio della Marmolada.</p>
<p>In questa direzione va intesa questa mostra “La Prima guerra mondiale e l&#8217;Umbria” ospitata da Palazzo Baldeschi al Corso di Perugia: “fare memoria” non solo delle vicende che coinvolsero l&#8217;intera Nazione, ma ricordare anche il coinvolgimento dei territori italiani in questo tragico conflitto.</p>
<p>Sulle targhe commemorative, sulle lapidi, sui monumenti ai caduti che troviamo nelle nostre città leggiamo lunghi elenchi di nomi e cognomi. Ma quei nomi e cognomi erano persone, con un volto, un&#8217;identità, una famiglia. E in ogni casa italiana ci sono ricordi di qualcuno di loro. </p>
<p>Ecco quindi che in questa mostra l&#8217;attenzione si focalizza, non solo sulle vicende storiche nazionali della Grande Guerra, ma anche sui volti dei ragazzi umbri, che in molti partirono e in pochi tornarono, sulle loro parole scritte nelle lettere ai familiari o nei diari. Come Enzo Valentini, del quale in mostra troviamo la raccolta delle lettere che scrisse alla mamma, ogni giorno del conflitto.</p>
<p>Dall&#8217;introduzione di Franco Marini, Presidente del Comitato storico scientifico per gli anniversari di interesse nazionale</p>
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		<title>Cento anni del Vittoriano 1911-2011</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/cento-anni-del-vittoriano-1911-2011/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jan 2013 14:05:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Vittoriano inaugurato nel 1911 rappresenta uno dei simboli dell'Unità d'Italia. Sorto come monumento commemorativo a Vittorio Emanuele II divenne, nel corso degli anni, l'Altare della Patria e accolse la tomba del Milite Ignoto nel 1921. Questo volume raccoglie gli atti della giornata di studio tenutasi al Vittoriano in occasione del Centenario della sua inaugurazione. ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Vittoriano inaugurato nel 1911 rappresenta uno dei simboli dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. Sorto come monumento commemorativo a Vittorio Emanuele II divenne, nel corso degli anni, l&#8217;Altare della Patria e accolse la tomba del Milite Ignoto nel 1921. Questo volume raccoglie gli atti della giornata di studio tenutasi al Vittoriano in occasione del Centenario della sua inaugurazione. Il volume contiene gli interventi di Romano Ugolini, Federica Galloni, Marco Pizzo, Bruno Tobia, Fabio Mangone, Michele Finelli, Anna Villari.</p>
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		<title>Le Regioni. Regioni e testimonianze d&#8217;Italia per il 150° anniversario</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/le-regioni-regioni-e-testimonianze-ditalia-per-il-150-anniversario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 14:04:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Leggiamo oggi Carlo Cattaneo e ci appare assolutamente convincente il suo appello di allora a salvare le diversità regionali, portando in sede nazionale il meglio che esse esprimevano. Non meno convincente ci appare il progetto di regionalismo che Marco Minghetti riuscì a portare sino al tavolo del Governo e che lì fu fermato per decisione ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Leggiamo oggi Carlo Cattaneo e ci appare assolutamente convincente il suo appello di allora a salvare le diversità regionali, portando in sede nazionale il meglio che esse esprimevano. Non meno convincente ci appare il progetto di regionalismo che Marco Minghetti riuscì a portare sino al tavolo del Governo e che lì fu fermato per decisione dello stesso Cavour. Eppure l&#8217;Italia nacque centralista e forse non poteva essere altrimenti. Troppo deboli erano, in quel momento, le istituzioni unitarie per permettersi un decentramento che avrebbe potuto rendere difficile un processo di unificazione che era tutto da fare. Troppo forti erano ancora i sentimenti di appartenenza locale per esser certi che quelle difficoltà non avrebbero finito per trasformarsi in veri e propri impedimenti. Questo dovette pensare Cavour mentre fermava Minghetti, nella consapevolezza, una volta di più, che l&#8217;Italia possibile non era necessariamente l&#8217;Italia migliore, ma era quella, appunto, che si poteva fare. Certo si è che, da allora, la scelta centralista ha gravato a lungo sul paese, gli ha dato il suo scheletro unitario, ma ha contribuito non poco a limitarne le potenzialità. Con un paradosso per nulla inspiegabile, si è rivelata incapace di rimuovere differenze contrarie all&#8217;unità nello stesso momento in cui ha tarpato diversità che l&#8217;unità l&#8217;avrebbero arricchita. Sono passati centocinquant&#8217;anni e il clima è totalmente cambiato. Fu già la Costituzione della Repubblica a ripudiare oltre sessant&#8217;anni fa la scelta centralista a favore di un regionalismo segnato dalla diffusione dello stesso potere legislativo, così come aveva predicato Cattaneo. Si ritenne giustamente allora, che una democrazia con forti radici popolari come quella che si stava costruendo, non solo fosse compatibile con il decentramento, ma ne avesse addirittura bisogno, proprio per essere più vicina ai cittadini e a fornire loro più sedi e occasioni di partecipazione attiva. E sebbene ci siano voluti poi molti anni perché il nuovo ordinamento venisse attuato, quella strada non è stata più abbandonata. È stata anzi rafforzata con la riforma costituzionale del 2001, che ha addirittura fatto dell&#8217;architettura del potere istituzionale una costruzione che parte non più dall&#8217;alto, ma dal basso, trovando nei Comuni il luogo primigenio di quel potere, mentre è in corso di ulteriore avanzamento oggi, con le prospettive concretamente aperte di un regionalismo tanto avanzato da essere definito federalismo. In questo clima, la Mostra delle Regioni diviene, più di ogni altra, la mostra dell&#8217;Italia che abbiamo, la mostra dell&#8217;unità &#8211; perché è l&#8217;unità che celebriamo &#8211; attraverso le diversità che la compongono e le danno forza. È importante che ci siano tutte e che tutte ci mostrino il loro volto, con la loro cultura, i loro prodotti e le loro tradizioni, che sono allo stesso tempo tradizioni, produzioni e cultura italiane. Nella storia delle celebrazioni dell&#8217;unità d&#8217;Italia è la prima volta che accade. È certo vero &#8211; e significativo &#8211; che neppure negli anni del centralismo le Regioni fossero dimenticate in occasione di tali celebrazioni. Non lo furono infatti nel 1911, né lo furono nel 1961, quando, nonostante la Costituzione, la nascita delle istituzioni regionali (salvo quelle a statuto speciale) era ancora di là da venire. Ma questa volta sono le Regioni che presentano se stesse, che scelgono quindi ciascuna il volto con cui vogliono farlo. Questa è dunque una Mostra diversa da quelle del passato. Dobbiamo esserne grati a chi l&#8217;ha organizzata, superando difficoltà comprensibilmente accresciute dal peso e dalla quantità dei soggetti che era necessario sollecitare e coordinare. E grati a tutte le Regioni che, con la loro presenza, ci parlano di quel federalismo a cui giungono le nazioni mature, allo scopo di rappresentare e governare meglio le loro diversità interne. Non di quello, che in Italia non può avere accesso, che apre la strada alla divisione e all&#8217;indebolimento di tutti. Buon compleanno all&#8217;Italia e alle sue Regioni.<br />[Giuliano Amato, Presidente del Comitato dei Garanti per le Celebrazioni dei 150 anni dell&#8217;Unità d&#8217;Italia]
<p>L'articolo <a href="https://gangemi.com/prodotto/le-regioni-regioni-e-testimonianze-ditalia-per-il-150-anniversario/">Le Regioni. Regioni e testimonianze d&#8217;Italia per il 150° anniversario</a> proviene da <a href="https://gangemi.com">Gangemi</a>.</p>
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		<title>Garibaldi. Vita pensiero interpretazioni</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/garibaldi-vita-pensiero-interpretazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana STORIA E MEMORIA diretta da Lauro Rossi n.1Quest'opera non è un dizionario nel senso tradizionale del termine. Non pretende di presentare l'intero, e per certi aspetti, inesauribile universo garibaldino. Come sarebbe possibile infatti ridurre un personaggio così ricco e complesso, per tanti versi così esorbitante - tante volte raccontato, oggetto dei giudizi e dei ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana STORIA E MEMORIA diretta da Lauro Rossi n.1</p>
<p>Quest&#8217;opera non è un dizionario nel senso tradizionale del termine. Non pretende di presentare l&#8217;intero, e per certi aspetti, inesauribile universo garibaldino. Come sarebbe possibile infatti ridurre un personaggio così ricco e complesso, per tanti versi così esorbitante &#8211; tante volte raccontato, oggetto dei giudizi e dei commenti più diversificati &#8211; nelle pagine di un dizionario? Questo è un repertorio di parole chiave, volto ad attestare, da un lato, il progredire delle ricerche sul personaggio, dall&#8217;altro ad aprire, nei limiti del possibile, un nuovo orizzonte di tematiche e questioni critiche. Suo obiettivo primario è, in altri termini, quello di rimarcare la singolarità e la valenza di un personaggio di assoluto rilievo non solo nella storia del nostro paese, ma, per dirla con Victor Hugo, significativo per il mondo intero. Per questo al termine dizionario è stato aggiunto quello di &#8220;critico&#8221;, perché scegliere tra i diversi aspetti e gli innumerevoli temi che si intrecciano nella vita e nell&#8217;esperienza garibaldina, riandare alle molteplici letture che ne hanno offerto, nel tempo, storici e interpreti non vuol dire certo collocarsi in una posizione di neutralità, ma operare scelte precise. Come ben sa chi si occupa di questioni storiografiche, nessuna narrazione può definirsi neutra, nessun interrogativo può considerarsi libero da condizionamenti culturali, provenendo essi dalle necessità e dalle prospettive del nostro presente. Il modo più semplice e nello stesso tempo efficace per illustrare questa realtà è sottolineare la data in cui questo dizionario vede la luce: esso s&#8217;inserisce nel pieno di una occasione celebrativa ma al tempo stesso aspira all&#8217;opposto, ad essere, cioè, critico dell&#8217;evento commemorativo in senso stretto.<br />Riproporre oggi la figura di Garibaldi vuol dire infatti non appiattirsi su una celebrazione rituale, ma offrire una lettura articolata che dia spessore e profondità al personaggio e ne evidenzi i legami con il presente. Sono trascorsi duecento anni dalla nascita di Garibaldi e centoventicinque dalla sua morte: nel corso di questi anni le nostre conoscenze su di lui si sono arricchite e ci hanno consentito di ripercorrerne criticamente le esperienze. Se oggi, infatti, interroghiamo o tentiamo di interrogare le diverse fasi della sua esistenza e del suo pensiero, possiamo disporre di un bagaglio e di una consapevolezza intellettuale senz&#8217;altro più acuti ed efficaci di quanto non sarebbe stato alcuni decenni fa. Un solo esempio: le tragedie totalitarie del ventesimo secolo, di cui il nostro paese è stato parte, non devono indurre a ritenere che Garibaldi e il Risorgimento ne siano stati in qualche misura la causa, anche se ci possono senz&#8217;altro rendere più coscienti delle molteplici sfaccettature e contraddizioni che hanno segnato la realtà del processo di unificazione. Va da sé &#8211; ma forse è pleonastico aggiungerlo &#8211; che il dizionario non intende rappresentare né un&#8217;unica, né singole scuole storiografiche: Garibaldi è personaggio troppo rilevante perché possa divenire oggetto di una sorta di &#8220;spartizione&#8221; sia essa di natura storiografica o politica. Da qui anche la deliberata ampiezza dello spettro di studiosi invitati a redigere le singole voci &#8211; brevi saggi &#8211; che comprende non solo alcuni illustri specialisti ma anche le più recenti leve della ricerca storica. Come tutte le opere del genere, questo repertorio aspira ad essere di agevole accesso e di facile fruibilità da parte dei lettori. È stata, per questo, approntata una serie di strumenti intesi a facilitare la consultazione, a stabilire i nessi tra le diverse voci, a illustrare a livello iconografico aspetti e momenti riconosciuti di particolare interesse. Molte immagini hanno, in qualche caso, la pretesa di proporsi come un secondo momento di lettura di fatti o avvenimenti narrati. Lo spettro dei destinatari dell&#8217;opera è vasto. Vi troveranno risposte &#8211; è nostro auspicio &#8211; non solo coloro che se ne serviranno come strumento di studio e di consultazione, ma anche quei molti lettori in vario modo interessati alla conoscenza della storia e dei suoi protagonisti che cercano mezzi efficaci per meglio comprendere, attraverso il passato, le ragioni del presente. (Dall&#8217;introduzione di Lauro Rossi)</p>
<p>LAURO ROSSI si occupa da anni di storia italiana fra Sette e Ottocento. Tra i suoi lavori: Fondare la nazione: i repubblicani del 1849 e la difesa del Gianicolo (Roma 2001); L&#8217;Orazione a Bonaparte pel Congresso di Lione di Ugo Foscolo (Roma 2002).</p>
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