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	<title>Vannugli Antonio Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Vannugli Antonio Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Ricerche su Giovanni Baglione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Nov 2017 14:05:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Questo libro prende le mosse dall'individuazione di un nuovo Autoritratto che Giovanni Baglione (Roma 1569(?) – 1643) dipinse in gioventù e si sviluppa passando in rassegna gli autoritratti e i ritratti attualmente conosciuti dell'artista, per ampliare quindi il discorso sulla sua intera produzione ritrattistica. Attraverso tale indagine, è apparso come non mai evidente che l'incontro-scontro ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo libro prende le mosse dall&#8217;individuazione di un nuovo Autoritratto che Giovanni Baglione (Roma 1569(?) – 1643) dipinse in gioventù e si sviluppa passando in rassegna gli autoritratti e i ritratti attualmente conosciuti dell&#8217;artista, per ampliare quindi il discorso sulla sua intera produzione ritrattistica. Attraverso tale indagine, è apparso come non mai evidente che l&#8217;incontro-scontro con il Caravaggio ebbe a livello stilistico effetti ancor meno rilevanti di quanto – non di rado per inconfessabili ragioni di mercato – si è oggi generalmente disposti ad ammettere. Essi furono invece non solo marginali e transeunti, ma soprattutto svincolati dal percorso personale di Baglione verso una più fedele restituzione del colore naturale: percorso lungo il quale egli si era incamminato già prima del 1600 e che si svolse in realtà su una linea del tutto indipendente dai fondamenti del naturalismo caravaggesco. A tal fine ne viene ripercorsa la carriera fino al volgere del secolo e in special modo la scarna produzione giovanile da cavalletto pervenutaci, soffermandosi sull&#8217;Apparizione dell&#8217;angelo a san Giuseppe di Mosca come anche, varcata la soglia del Seicento, sulle due serie di Muse e sui diversi quadri con San Giovanni Battista. Infine, la prassi del Baglione pittore viene posta a confronto con il pensiero del Baglione scrittore, che si è tentato di definire con maggior precisione attraverso una sistematica analisi lessicale delle ricorrenze del termine “naturale” nelle Vite del 1642.</p>
<p>ANTONIO VANNUGLI (Roma 1959) ha studiato con Maurizio Calvesi presso l&#8217;Università di Roma “La Sapienza”, dove nel 1992 ha conseguito il titolo di dottore di ricerca. Professore associato di Storia dell&#8217;arte moderna dal 2002, insegna presso l&#8217;Università del Piemonte Orientale. I suoi principali interessi di ricerca si concentrano sul mecenatismo e il collezionismo spagnolo di arte italiana durante l&#8217;età moderna, campo di studi approfondito durante lunghi soggiorni in Spagna, e sulla pittura italiana del Cinquecento e del Seicento, con particolare attenzione verso Roma e l&#8217;Italia centrale.</p>
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		<title>Arte e committenza nel Lazio nell&#8217;età di Cesare Baronio &#8211; Art and commission in Lazio in the age of Cesare Baronio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 13:03:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il presente volume raccoglie i contributi scientifici presentati al convegno internazionale Arte e committenza nel Lazio nell'età di Cesare Baronio, organizzato in occasione del IV centenario della morte del cardinale sorano (1538-1607), storico della Chiesa e autore degli Annales Ecclesiastici. I temi affrontati spaziano dall'archeologia cristiana all'architettura, dalla storia dell'arte all'iconografia, seguendo l'ampio orizzonte di ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il presente volume raccoglie i contributi scientifici presentati al convegno internazionale Arte e committenza nel Lazio nell&#8217;età di Cesare Baronio, organizzato in occasione del IV centenario della morte del cardinale sorano (1538-1607), storico della Chiesa e autore degli Annales Ecclesiastici. I temi affrontati spaziano dall&#8217;archeologia cristiana all&#8217;architettura, dalla storia dell&#8217;arte all&#8217;iconografia, seguendo l&#8217;ampio orizzonte di argomenti influenzati dalla produzione storica e letteraria di Baronio. Emerge così dalla lettura del libro una ricca trama di relazioni culturali che, sulle orme del cardinale oratoriano, ha decisamente contrassegnato la committenza artistica non solo del Lazio dei papi, ma in generale del centro Italia, contribuendo a ridisegnare la politica delle arti nell&#8217;età della Controriforma.</p>
<p>Patrizia Tosini insegna Storia dell&#8217;arte moderna all&#8217;Università di Cassino. È autrice di numerosi saggi sulla produzione artistica nell&#8217;età della Controriforma e sulla pittura della seconda metà del Cinquecento a Roma e nel Lazio. Tra i volumi recentemente pubblicati, una monografia sul pittore Girolamo Muziano (2008). Per la Gangemi Editore ha curato con Natalia Gozzano il volume La cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi. Arte e committenza nella Roma di Caravaggio (2005).</p>
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		<title>Papi in Posa. 500 anni di Ritrattistica Papale</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/papi-in-posa-500-anni-di-ritrattistica-papale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo la mostra “Papi in posa”, ospitata nell'autunno 2004 nel Palazzo Braschi sede del Museo di Roma, il tema della ritrattistica papale viene proposto per la prima volta in USA nel John Paul II Cultural Centre di Washington con la mostra “Portraits of Popes”. L'evento celebre il grande pontefice che ci ha lasciato in una ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la mostra “Papi in posa”, ospitata nell&#8217;autunno 2004 nel Palazzo Braschi sede del Museo di Roma, il tema della ritrattistica papale viene proposto per la prima volta in USA nel John Paul II Cultural Centre di Washington con la mostra “Portraits of Popes”.<br />
L&#8217;evento celebre il grande pontefice che ci ha lasciato in una sede prestigiosa a lui dedicata e si inaugura proprio il giorno della sua elezione. La mostra non si propone soltanto come una pregevole esposizione di capolavori provenienti da grandi musei internazionali – quali i Musei Vaticani o gli Uffizi – e da prestigiose collezioni private, ma si illustra soprattutto per essere una delle più importanti mostre di ritrattistica mai realizzate, sia per la ragguardevole qualità e la considerevole quantità dei dipinti e delle sculture presentati – eseguiti dai massimi artisti europei degli ultimi cinque secoli – sia per l&#8217;alto valore spirituale e sociale degli eminenti personaggi raffigurati: i principali Pontefici che dal XVI secolo ad oggi si sono succeduti sulla Cathedra Petri. È suggestivo constatare, percorrendo il singolare itinerario artistico proposto dai curatori della mostra, come attraverso il progressivo divenire delle epoche storiche ed in particolar modo in virtù della verve estetica e dell&#8217;intima sensibilità degli artisti, la descrizione della persona umana si sia orientata, con estrema duttilità plastica ed acutezza fisiognomica, a rappresentare non soltanto le linee somatiche caratterizzanti il soggetto effigiato ma, in particolar modo, i tratti più intimi dell&#8217;animo, la vivace mobilità del pensiero, le più riposte linee caratteriali, in un intenso dialogo di notazioni chiaroscurali dal quale si evincono le note caratterizzanti di personalità complesse, che appaiono in modo affatto chiaro ed evidente unicamente a coloro che sono capaci di sublimare il loro sguardo rendendolo acuta osservazione. Da questa prestigiosa galleria di ritratti emerge inequivocabilmente come il cammino in senso antropocentrico del pensiero umano si sia palesemente riverberato nell&#8217;ambito delle arti figurative attraverso una progressiva contestualizzazione, che vede il soggetto rappresentato svincolato da un&#8217;aura metatemporale di rarefatta astrazione e collocato, naturalisticamente, in un preciso e ben definito ambito spazio-temporale. Parallelamente si assiste ad una graduale definizione del personaggio rappresentato in quanto portatore di una chiara connotazione personale – il sé e l&#8217;identità, che sembrano essere invisibili e dunque impossibili da rappresentare – e non più, pareneticamente, quale emblema idealizzato e metaforico di valori assoluti in ossequio ad una concezione estetica marcatamente etico-pedagogica.<br />
Dalle opere esposte, che si collocano a pieno titolo fra le testimonianze più insigni della ritrattistica, traspare una profonda armonia spirituale generatrice di bellezza e scaturisce un vivace dialogo con l&#8217;osservatore fondato su una vera e propria economia dello sguardo, pur svincolata dall&#8217;esercizio di uno psicologismo orientato verso derive incontrollabili. La ricezione del significato dei sistemi formali – pose e gesti riflessivi – implica infatti la presenza attiva dello spettatore in una sorta di dialogo visivo con il ritratto, che non viene considerato esclusivamente come un sistema commemorativo fisso bensì quale struttura interattiva. Nella prospettiva della ricezione l&#8217;osservatore si fa un elemento fondamentale per la costruzione del significato dell&#8217;immagine che, in questa particolarissima prospettiva, risente di evidenti trasformazioni epocali.<br />
Osservatore ed immagine divengono così parti integranti di un affascinante sistema di scambio visivo del tutto simile ai meccanismi del dialogo verbale: entrambi i membri della “coppia” rivestono contemporaneamente il duplice ruolo di soggetto – oggetto, riproponendo la complessa rete relazionale che si stabilisce in un rapporto tra un “io” e un “tu”. Al di là delle contingenze temporali, ogni ritratto si racconta e ci seduce attraverso il linguaggio universale della fama: esso incarna, nel profondo, il tentativo dell&#8217;artista di descrivere la personalità dei soggetti ritratti, consegnandone la multiforme essenza del carattere ad un gesto o ad una singola espressione, facendo ricorso ad una raffinata introspezione psicologica nel tentativo di rendere, visivamente, l&#8217;interiorità.<br />
È a motivo delle considerazione esposte in precedenza che, mentre plaudo alla felice iniziativa di dare vita ad una mostra di così vasto respiro culturale, sono ad augurare che tutti coloro i quali avranno il piacere di visitarla o almeno di sfogliare le pagine del presente catalogo, possano percepire i ritratti dei singoli pontefici non come altrettanti elementi a-sé-stanti, bensì come parti integranti di un insieme corale di uomini che, pur dibattendosi fra le molteplici ambasce del quotidiano, si sono studiati di servire Cristo nei fratelli, ciascuno nella chiara percezione di sé in quanto servus servorum Dei!<br />
Attraverso sguardi, gestualità, simboli, che l&#8217;artista consegna in un articolato codice iconografico alla pagina pittorica o scultorea, l&#8217;osservatore accorto non può non cogliere una larvata armonia spirituale, che riflette il profondo mistero della fede e propaga una eco della ineffabile bellezza di Dio, rivelando come, attraverso l&#8217;arte, l&#8217;uomo – divaricato tra l&#8217;eterno e il transeunte – tenti di avvicinarsi al suo Creatore.</p>
<p>Cardinal Francesco Marchisano<br />
Vicario del Papa per lo Stato della Città del Vaticano</p>
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		<title>Papi in Posa. 500 Years of Papal Portraiture</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/papi-in-posa-500-years-of-papal-portraiture/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>The exhibition entitled “Papi in Posa,” i.e., “Papal Portraiture,” with the highly refined and historically significant Braschi Palace – home of the Museum of Rome – in 2004, and now in Washington, The John Paul II Center, is not offered only as an excellent exposition of masterpieces from major international museums – such as the ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>The exhibition entitled “Papi in Posa,” i.e., “Papal Portraiture,” with the highly refined and historically significant Braschi Palace – home of the Museum of Rome – in 2004, and now in Washington, The John Paul II Center, is not offered only as an excellent exposition of masterpieces from major international museums – such as the Vatican Museums – and prestigious private collections, but stands out in particular because it is one of the most important expositions of portrait painting ever because of both the outstanding quality and the considerable number of paintings and sculptures offered – executed by Europe&#8217;s leading artists from the last five centuries – and the great spiritual and social significance of the personages portrayed: the greatest Pontiffs who from the 16th century to the present have sat in the Chair of Saint Peter.<br />It is suggestive to observe, as we scan the unique artistic itinerary offered by the curators of the exhibition, how through the succession of historical periods and particularly by virtue of the esthetic verve and inner sensitivity of the artists, the description of the human person was oriented, with extreme plastic ductility and acuity in their perception of their subjects&#8217; physiognomy, to represent not only the body lines of the subject being depicted but, in particular, the most intimate traits of the heart, the lively mobility of their thought, the innermost lines of the subject&#8217;s character, in an intense dialogue of chiaroscuro observations from which the characterizing notes of complex personages are evinced – persons who appear completely clear and evident only to those who are capable of sublimating their outward appearance into an acute observation.<br />From this prestigious gallery of portraits it emerges unmistakably how the anthropocentric path of human thought has manifestly reverberated within the bounds of the figurative arts through a progressive contextualization, which sees the subject represented unbound through a metatemporal aura of rarefied abstraction and placed, naturalistically, in a precise and well defined spatiotemporal sphere. At the same time, we witness a gradual definition of the personage portrayed as the bearer of a clear personal connotation – the self and the identity, which seem to be invisible and thus impossible to represent – no longer, hortatively, as an idealized and metaphoric emblem of absolute values in deference to a markedly ethical and pedagogical conception.<br />The exhibited works, which rightfully range themselves among the most outstanding expressions of portraiture, reveal a deep spiritual harmony evocative of beauty and unleash a lively dialogue with the onlooker based on a real and inherent economy of the act of viewing, albeit freed from the exercise of a psychologism oriented toward uncontrollable wanderings.<br />The reception of the meaning of the formal systems – thoughtful poses and attitudes – involves, to be sure, the active presence of the spectator in a sort of visual dialogue with the portrait that is not considered exclusively as a fixed commemorative system but rather as an interactive structure.<br />In the perspective of the reception, the observer becomes a fundamental element for the construction of the meaning of the image that, from this very private perspective, undergoes obvious momentous transformations.<br />Observer and image thus become integral parts of a fascinating system of visual exchange not unlike the mechanisms of verbal dialogue: both members of the “pair” take on contemporaneously the dual role of subject/object, restructuring the complex relational web established in a rapport between an “I” and a “you.”<br />Beyond the temporal contingencies, each portrait is recounted and seduces us through the universal language of fame: this incarnates, deeply, the artist&#8217;s attempt to describe the personality of the subjects portrayed, consigning the multiform essence of their nature to one attitude or to a single expression by resorting to a refined psychological introspection in an attempt to render visually the subject&#8217;s inner world.<br />It is owing to the above considerations that, while I applaud the felicitous initiative of giving life to such a culturally transcendent exhibition, I would wish that all those who will have the pleasure of visiting it or at least of perusing the pages of this catalogue will be able to perceive the portraits of the individual popes not as so many freestanding elements, but rather as integrated parts of a related set of men who, albeit struggling with the many and varied anxieties of everyday life, endeavored to serve Christ among their brothers, each one with a clear perception of himself as servo servorum Dei – the servant of God&#8217;s servants!<br />Through looks, attitudes and symbols committed by the artist in a well-constructed iconographic code to the pictorial or sculptural page, the discerning observer cannot help but grasp a veiled spiritual harmony that reflects the profound mystery of faith and propagates an echo of the ineffable beauty of God, revealing how, through art, man – pulled between the eternal and the transient – strives to draw close to his Creator.</p>
<p>Francesco Cardinal Marchisano<br />Vicar General of the Pope for the State of Vatican City</p>
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