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	<title>Vasile Turi Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Vasile Turi Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Raccontati da Turi Vasile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jan 2002 13:01:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Questa collana di libri nasce dalla collaborazione tra la casa editrice Gangemi e l'edizione italiana della rivista trimestrale Lettera Internazionale da me diretta. Questa rivista, come è noto, si distingue da ogni altro periodico di carattere culturale per la sua dimensione autenticamente sovra-nazionale, in quanto è alimentata dal coordinamento sistematico con numerose altre edizioni nazionali ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa collana di libri nasce dalla collaborazione tra la casa editrice Gangemi e l&#8217;edizione italiana della rivista trimestrale Lettera Internazionale da me diretta.  Questa rivista, come è noto, si distingue da ogni altro periodico di carattere culturale per la sua dimensione autenticamente sovra-nazionale, in quanto è alimentata dal coordinamento sistematico con numerose altre edizioni nazionali omonime che si pubblicano in altri paesi europei nelle rispettive lingue: dalla Germania alla Spagna, dalla Francia all&#8217;Ungheria, dalla Russia ai paesi balcanici.<br />Questa peculiarità ha consentito a Lettera Internazionale, nei suoi diciotto anni di vita, di poter contare sulla produzione culturale di autori di eccezionale valore che raramente collaborano con altri periodici italiani; e ciò nell&#8217;ambito delle discipline più diverse, dalla letteratura alla storia, dalla politica alla scienza, dalle religioni alle arti.<br />Viene qui in considerazione l&#8217;altro elemento di originalità di questa rivista che sta nel suo carattere interdisciplinare: nel duplice senso di affrontare i temi culturali più diversi e al tempo stesso di individuare, per quanto è possibile, collegamenti e itinerari comuni alle diverse discipline, superando le barriere tematiche proprie delle accademie.<br />La rivista Lettera Internazionale in quanto tale continuerà per ora a essere diffusa per abbonamento e nelle librerie. Il rapporto con le edicole è stato programmato, d&#8217;intesa con l&#8217;editore Gangemi, mediante la pubblicazione di un&#8217;apposita &#8220;Collana di Libri di Lettera Internazionale&#8221; su base tematica, in cui si alterneranno raccolte di testi di letteratura, di saggistica umanistica e di saggistica scientifica. In questi volumetti, distinti tra loro anche nella veste grafica secondo i contenuti, figurerà il meglio della produzione della rivista stessa in tutte le sue edizioni europee. <br />Confidiamo che questa sinergia tra una pubblicazione già affermata come la nostra e una casa editrice di alto livello come la Gangemi avrà effetti positivi in entrambe le direzioni, offrendo ai lettori occasioni di contatto con una produzione culturale particolarmente qualificata a cui è difficile accedere per le vie ordinarie.</p>
<p>Dalla prefazione alla collana di libri di Lettera Internazionale<br />Federico Coen<br />Il direttore di <br />Lettera Internazionale</p>
<p>Che cosa c&#8217;è prima del racconto o della poesia che ogni tanto ci càpita di leggere? Solamente il lavoro, a volte la fatica, di una mano in ansia davanti alla terribile pagina bianca? E cosa accade dopo che un racconto o un romanzo o un volume di poesie sono stati stampati? È solo un problema di tiratura, di quantità di lettori, di successo editoriale, o non anche e forse anzitutto di idee, di forme e figure di pensiero, insomma di problemi che assumono nuove prospettive? <br />Nel rispondere a queste domande, noi di solito prendiamo le mosse da due diverse tradizioni letterarie: quella più recente, strutturalista, che s&#8217;interessa solo del testo scritto (intendendo quasi sempre un racconto o un romanzo) e quella più antica, romantica, che esalta l&#8217;ispirazione pressoché inconscia di un poeta, la quale si traduce in versi che diventano memorabili un po&#8217; per conto loro, quasi senza che lui, il poeta, lo sappia. Siamo quindi abituati ormai a dimenticarci della persona che scrive. Conta l&#8217;opera. Nient&#8217;altro.<br />Le persone che hanno scritto ciò che di fatto leggiamo attirano il nostro sguardo solo quando, per il vizio di bearci delle frivolezze dello star system, ci appaiono come uomini o donne che fanno notizia sui giornali, nei mass media, per aver compiuto atti o per essere più o meno casualmente  incappati in fatti che non c&#8217;entrano con la letteratura in quanto tale, anzi su questo piano non dicono nulla, ma si prestano invece molto bene al piacere del pettegolezzo. <br />Se al contrario ci interrogassimo sugli autori letterari proprio in quanto scrittori, in quanto cioè persone che costruiscono la propria vita &#8211; il proprio approccio con il prossimo e con le cose, con la città, con il viaggio, con la tecnologia, con l&#8217;amore, con la storia, con il telefono, con il vestire, con la famiglia, con la campagna, con il lavoro, con l&#8217;automobile, con la propria nevrosi, in definitiva il proprio approccio con il mondo &#8211; in funzione della scrittura, in funzione quindi di un rifacimento virtuale del mondo (ogni volta di pezzi di mondo) con i materiali forniti dalle parole e con gli strumenti della sensibilità e della fantasia ragionante, se  cercassimo di sapere chi sono coloro che esercitano tale mestiere e chi è di persona colui o colei che ha  inventato quella pagina scritta (quel &#8220;mondo scritto&#8221;, come lo chiama qui Italo Calvino) scopriremmo che parlare con gli scrittori degli scrittori stessi è molto più interessante (e spesso anche divertente) di quanto non dica il luogo comune.<br />Dialogare con loro infatti non significa solo scoprire itinerari umani un po&#8217; speciali, ma anche ricevere opinioni inconsuete, punti di vista originali, riflessioni e autoriflessioni sorprendenti, oltre che naturalmente idee più comuni, le quali però, per il modo in cui vengono comunicate, hanno sempre la qualità imprevista di indurci a pensare, di stimolarci a considerare cose nuove o anche cose vecchie, ma in termini nuovi. <br />Quando poi si tratta, come in questo caso, di autori italiani, il gioco si fa assai più intrigante. Perché, se è sempre vero che de te fabula narratur, che la favola narrata in versi o in prosa da uno scrittore di fatto narra di noi, e che dunque chi se la inventa deve, per forza di cose, aver osservato e studiato bene chi noi siamo, come siamo fatti, quali sono i nostri difetti e le nostre virtù, insomma com&#8217;è l&#8217;essere umano in generale, è anche vero che l&#8217;occhio dello scrittore italiano cade prima di tutto e con maggiore attenzione sulla fattispecie italiana dell&#8217;essere umano. E poi, come risulta con chiarezza dalle pagine che seguono, la lingua batte dove il dente duole.<br />E pare che l&#8217;Italia sia un dente che duole un po&#8217; a tutti questi osservatori intensi delle cose della vita. Non però nel senso vecchio in cui i nostri padri dicevano a se stessi che dopo aver fatto l&#8217;Italia bisognava fare gli italiani e però questi italiani (pur essendo, contraddittoriamente e fortunatamente, già fatti come navigatori, poeti, scienziati, fabbri della propria fortuna e non so più che altro) non si riusciva proprio a farli e quindi era una disperazione. Nei dialoghi che qui presentiamo &#8211; per così dire iniziati da un discorso-premessa di Calvino sul generale problema metodologico, oggi, del senso della scrittura, del ruolo dello scrittore &#8211; sono piuttosto le vicende del paese stesso che scorrono sotto il nostro sguardo, come storia e anche come costume in mutamento, certo, ma soprattutto come processi e problemi  che non attengono affatto o almeno molto subordinatamente al soggettivo &#8220;carattere&#8221; degli italiani, ma appaiono invece connaturati alla struttura stessa della società contemporanea quale si configura qui e ora.              <br />È uno specchio davvero riflessivo, questo offertoci in ordine cronologico da Calvino, Luzi, Eco, Arbasino, Magris, Camilleri, Maraini e Tabucchi, uno specchio della verità, inusuale per noi abituati quasi soltanto alle immagini veloci e apodittiche, sostanzialmente manipolatorie ed esibizionistiche, dei talk shows e dei servizi televisivi. Da esso possiamo ricavare un quadro che saremmo tentati di definire &#8220;intelligente&#8221; della nostra realtà, anzitutto culturale, un quadro certo frammentato e molto incompleto, ma ogni volta produttivamente partigiano, che eccita alla discussione. <br />Nessun panorama riassuntivo, dunque. Non è questo il fine del presente volume. Che vuol essere solo una occasione per di-scutere. Alla fine comunque un dato di sintesi ci sembra di potercelo leggere: cioè che i nostri scrittori, a interrogarli su se stessi e sul mondo, danno risposte  migliori di quanto non lasci supporre la piatta cultura corrente della società dello spettacolo. È un dato importante, ricco di implicazioni.</p>
<p>Dall&#8217;introduzione<br />Alberto Scarponi</p>
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