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	<title>Vivio Beatrice A. Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Vivio Beatrice A. Archivi | Gangemi</title>
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		<title>I templi di Paestum</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Sep 2018 14:08:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Occuparsi oggi del restauro e della manutenzione dei Templi di Paestum vuol dire misurarsi con un passato importante, che ha visto interventi pionieristici sui monumenti dorici sin dagli inizi dell'Ottocento. Lo dimostrano, oltre al contributo di Marina Cipriani in questo volume, una tesi di dottorato recentemente discussa presso la facoltà di architettura dell'Università di Napoli ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Occuparsi oggi del restauro e della manutenzione dei Templi di Paestum vuol dire misurarsi con un passato importante, che ha visto interventi pionieristici sui monumenti dorici sin dagli inizi dell&#8217;Ottocento. Lo dimostrano, oltre al contributo di Marina Cipriani in questo volume, una tesi di dottorato recentemente discussa presso la facoltà di architettura dell&#8217;Università di Napoli Federico II da parte di Stefania Pollone, sotto la supervisione della prof.ssa Valentina Russo. <br />Lo studio dei restauri storici fornisce spunti non solo per la storia dei monumenti stessi, ma anche per lo sviluppo di una scienza del restauro e di quelle che oggi si usano chiamare “buone pratiche”. Tra queste si annoverano lo studio scientifico del monumento, l&#8217;analisi dell&#8217;impatto statico, conservativo e visivo di eventuali interventi e la documentazione descrittiva e grafica di tutte le fasi del processo. <br />L&#8217;intervento degli anni &#8217;90 del secolo scorso, curato dalla Soprintendenza in collaborazione con l&#8217;Istituto Centrale per il Restauro, si inserisce dunque in una tradizione illustre di sperimentazioni e innovazioni, nella quale tuttavia non mancano momenti di disinteresse, come ebbe a constatare Amedeo Maiuri negli anni &#8217;20. Per quanto fossero stati meritevoli ed efficaci gli interventi susseguitisi nel corso di due secoli, quello che spesso mancava era la programmazione di un piano di manutenzione continuativa, che avrebbe garantito la durabilità degli interventi stessi e allontanato il più possibile il momento in cui considerare l&#8217;esecuzione di una nuova ed ulteriore operazione di restauro.<br />Perciò non è un aspetto secondario il fatto che l&#8217;ultimo intervento si sia concluso con la elaborazione di un piano di manutenzione, la cui valenza economica è comprensibile e condivisibile in quanto opera nella durata dell&#8217;investimento e ne allunga notevolmente l&#8217;efficacia.</p>
<p>Dall&#8217;Introduzione di Gabriel Zuchtriegel, Direttore del Parco Archeologico di Paestum</p>
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		<title>Franco Minissi</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/franco-minissi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anche solo l'ampiezza della produzione dell'architetto Franco Minissi (1919-1996) basterebbe a motivare una ragionata disamina delle opere, sia per rimuovere la patina di oblio che, a tre lustri dalla scomparsa dell'autore, purtroppo sembra già ricoprire il suo lavoro, sia per rispetto di un'epoca, il secondo dopoguerra italiano, che ha offerto spunti preziosi e realizzazioni di ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche solo l&#8217;ampiezza della produzione dell&#8217;architetto Franco Minissi (1919-1996) basterebbe a motivare una ragionata disamina delle opere, sia per rimuovere la patina di oblio che, a tre lustri dalla scomparsa dell&#8217;autore, purtroppo sembra già ricoprire il suo lavoro, sia per rispetto di un&#8217;epoca, il secondo dopoguerra italiano, che ha offerto spunti preziosi e realizzazioni di alta qualità. La critica architettonica ha esaltato le figure di Giovanni Michelucci, Carlo Scarpa, Franco Albini, Mario Ridolfi, Ignazio Gardella, mentre ha troppo spesso accostato Franco Minissi alla sola protezione dei siti archeologici. Una rilettura critica delle sperimentazioni di Gela, Eraclea Minoa, Piazza Armerina, assieme alle realizzazioni di Villa Giulia, del Museo di Agrigento o dell&#8217;Auditorium del SS. Salvatore di Palermo, può far conoscere la coerenza concettuale di questo architetto, particolarmente attento al connubio fra esigenze del presente e conservazione delle antichità, a qualsiasi scala. È un dialogo col passato, il suo, affinato da una sensibilità di museo grafo, che emerge nella propensione verso flessibilità e reversibilità dell&#8217;intervento, lasciando ai posteri la possibilità di rimuovere le aggiunte senza offesa del monumento, di fronte a nuove esigenze e interpretazioni. Gli aggiornamenti museografici delle ultime decadi, però, minacciano di eliminare ogni traccia di un modus operandi che può ancora offrire valide riflessioni: una leggerezza di accostamento e una ricerca di trasparenza per niente casuali, bensì fondate sulla consapevolezza storica di un progettista che vagalia, che per dirla con parole di Cesare Brandi, è riuscito ad essere &#8220;ad un tempo ossequioso dell&#8217;antico e assertore del moderno&#8221;.</p>
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