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	<title>ANTICO/FUTURO Archivi | Gangemi</title>
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	<title>ANTICO/FUTURO Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Ricominciare la città</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 14:04:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Questo libro raccoglie le esperienze maturate all’interno della Facoltà di Architettura dell’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara nella redazione dei Piani di ricostruzione dei comuni di Castelvecchio Subequo, Castel di Ieri, Capitignano, Ofena, dopo il sisma che il 6 aprile del 2009 ha colpito l’Abruzzo. Partendo da un’impostazione metodologica che considera centri storici e territori di ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo libro raccoglie le esperienze maturate all’interno della Facoltà di Architettura dell’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara nella redazione dei Piani di ricostruzione dei comuni di Castelvecchio Subequo, Castel di Ieri, Capitignano, Ofena, dopo il sisma che il 6 aprile del 2009 ha colpito l’Abruzzo.<br />
Partendo da un’impostazione metodologica che considera centri storici e territori di pertinenza come realtà necessariamente inscindibili, i Piani sono stati proposti come piani integrati strategici, caratterizzati cioè da una molteplicità di scale di approccio e di competenze diverse: dallo Stato rappresentato dal Commissario delegato, supportato da un’apposita Struttura Tecnica di Missione, agli enti territoriali della Regione e delle Provincie, ad altre autorità come la Direzione Regionale, le Soprintendenze, i Parchi Nazionali e Regionali, fino agli uffici tecnici comunali e agli abitanti dei singoli centri terremotati, per forza di cose principali interlocutori di qualsiasi discorso sulla ricostruzione.<br />
Il lavoro svolto con i Piani di ricostruzione ha tentato di prefigurare la nuova identità della regione dopo lo shock del terremoto, cercando di esorcizzare il rischio, già corso in Abruzzo dopo la seconda guerra mondiale, non solo di una ricostruzione poco consapevole dei valori in gioco ma anche tale da essere avviata e poi interrotta, per quel processo di nuova migrazione possibile con la ricostruzione delle case, delle speranze e della possibilità per la regione di vivere non solo attraverso i centri più grandi, peraltro numericamente trascurabili, ma pure e soprattutto attraverso quelli minori.</p>
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		<title>Un restauro per la città: palazzo Ardinghelli all’Aquila</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/un-restauro-per-la-citta-palazzo-ardinghelli-allaquila/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jul 2025 15:22:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli n.21 La pubblicazione dei risultati di una ricerca universitaria, come quella illustrata in questo volume, non è soltanto una scelta obbligata, ma ha anche il compito di ripercorrere una fattiva collaborazione tra istituzioni diverse – Direzione Regionale poi Segretariato, Soprintendenza, Università, Direzione del Museo MAXXI – che hanno guidato ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli n.21</p>
<p>La pubblicazione dei risultati di una ricerca universitaria, come quella illustrata in questo volume, non è soltanto una scelta obbligata, ma ha anche il compito di ripercorrere una fattiva collaborazione tra istituzioni diverse – Direzione Regionale poi Segretariato, Soprintendenza, Università, Direzione del Museo MAXXI – che hanno guidato e sostenuto il restauro di palazzo Ardinghelli all’Aquila dopo il terremoto del 2009. Il libro presenta dati di prima mano sulle condizioni del palazzo prima del sisma, che permettono di ripercorrere l’iter degli acquisti della famiglia sulla piazza di Santa Maria Paganica, così come le fasi progettuali della ricostruzione, lette attraverso inediti disegni del XVIII secolo. Le analisi delle condizioni del palazzo all’indomani del sisma del 6 aprile 2009 giungono ad una valutazione positiva della costruzione settecentesca, che ha contribuito a ridurre i crolli fuori del piano. L’edificio aveva quindi una sua capacità intrinseca di resistere agli eventi sismici, che il restauro si è incaricato di confermare e rafforzare. La strategia seguita nei lavori non introduce quindi elementi di discontinuità, ma punta all’unità dell’opera, senza dimenticare i principi acquisiti della cultura italiana del restauro. Accanto all’anastilosi degli apparati lapidei, come nel loggiato, si situa la discreta reintegrazione geometrica delle volte interne, fino alla rilettura in chiave astratta della volta leggera del salone, noto oggi come “sala della voliera”. L’allestimento delle sale espositive del museo MAXXI-L’Aquila attribuisce felicemente un senso nuovo alla tipologia dell’edificio e sostanzia un intervento esemplare nella lunga opera di ricostruzione aquilana.</p>
<p>Con testi e ricerche di: Caterina Carocci, Stefano Cecamore, Elisa D’Urso, Sabino Gisonda, Margherita Guccione, Renato Morganti, Arianna Petraccia, Luciano Antonino Scuderi, Alessandra Tosone, Claudio Varagnoli.</p>
<p>Claudio Varagnoli, laureato in Architettura (1982) e Ph. D. (1987), è ordinario di Restauro architettonico presso Sapienza Università di Roma e in precedenza presso l’Università di Chieti-Pescara (2001-2024). È docente presso la Scuola Archeologica Italiana di Atene e presso le Scuole di Specializzazione in “Beni architettonici e paesaggio” della Sapienza Università di Roma e dell’Università di Ferrara; è inoltre visiting professor nell’Università di Coimbra (Portogallo) e lecturer in molte università italiane ed estere (UK, Spagna, Brasile, Messico). Attualmente è componente del Consiglio Nazionale Superiore dei Beni Culturali e presidente del “Comitato tecnico-scientifico per l’Arte e l’Architettura contemporanee” presso il Ministero della Cultura. Ha al suo attivo numerosi saggi, apparsi in riviste specialistiche e in opere editoriali di livello nazionale e internazionale, dedicati agli aspetti metodologici e operativi del restauro, alle tecniche costruttive tradizionali, al dibattito sulla difesa e valorizzazione dell’architettura tra Settecento e Novecento. Dirige dal 2017 la rivista di classe A “Opus. Quaderno di storia architettura restauro disegno” ed è componente del comitato direttivo della rivista “Palladio” e di altre testate. Fra i volumi più recenti, si segnalano: La costruzione tradizionale in Abruzzo. Fonti materiali e tecniche costruttive dalla fine del Medioevo all’Ottocento (2008); Muri parlanti. Prospettive per l’analisi e la conservazione dell’edilizia tradizionale (2009); Heritage in conflict. Memory, history, architecture (con M.P. García Cuetos, 2015); Marsica 1915-L’Aquila 2009. Un secolo di ricostruzioni (con F. Galadini, 2017); La tutela difficile. Patrimonio architettonico e conservazione a Pescara (2019).</p>
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		<title>San Venanzio a Camerino</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/san-venanzio-a-camerino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2023 14:09:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio VaragnoliQuesto libro tratta la vicenda costruttiva della basilica di San Venanzio a Camerino, un monumento densamente stratificato sito nell'entroterra dello Stato Pontificio: territorio ad elevata pericolosità sismica caratterizzato da continue riscritture del proprio patrimonio, e dunque scenario di un dibattito purtroppo sempre attuale sul destino dell'esistente e sul ruolo del ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli</p>
<p>Questo libro tratta la vicenda costruttiva della basilica di San Venanzio a Camerino, un monumento densamente stratificato sito nell&#8217;entroterra dello Stato Pontificio: territorio ad elevata pericolosità sismica caratterizzato da continue riscritture del proprio patrimonio, e dunque scenario di un dibattito purtroppo sempre attuale sul destino dell&#8217;esistente e sul ruolo del restauro. Tra le tante riscritture che la fabbrica di San Venanzio ha subito c&#8217;è quella, decisiva per l&#8217;entità dei lavori e per l&#8217;autorità dei committenti e progettisti, successiva al terremoto del 1799 e alla scelta di ricostruirla in stile neoclassico chiamando a supporto architetti del calibro di Benedetto Piernicoli e Luigi Poletti.<br />L&#8217;aggiunta di un portico in facciata, già presente nel progetto di Piernicoli del 1802, è una transazione tra passato e presente cui Poletti darà esito nel tentativo di rivedere la fabbrica secondo il gusto dell&#8217;epoca e al contempo conservarne il frammento ritenuto più rappresentativo della facies originaria e maggiormente collegabile con la venerazione del Santo eponimo. Secondo una modalità assai ricorrente nella revisione ottocentesca delle fabbriche medievali, dallo stesso Poletti sperimentata con successo in più occasioni, il  pronao neoclassico è di fatto una sorta di diaframma monumentale dell&#8217;antico prospetto, conservato a guisa di reliquia che sembra anticipare e promettere quelle del martire conservate nella cripta. Estremi spaziali, la facciata e la cripta, tra i quali non c&#8217;è però spazio nella fabbrica per altre transazioni, posto che l&#8217;esigenza di guadagnarne principi di firmitas e venustas nuovi, dunque adeguati ai tempi, ai gusti e alle circostanze ne comportano la quasi completa ricostruzione a danno soprattutto delle aggiunte barocche, ma ad alimento, paradossalmente, di un palinsesto architettonico che il libro ripropone alla luce di nuove conoscenze e certezze sui valori del patrimonio e le sue istanze di tutela.</p>
<p>ROSSELLA DE CADILHAC è Professore associato per il ssd Icar/19 (Restauro), in servizio presso il dipartimento ArCoD del Politecnico di Bari. È titolare del Laboratorio di Restauro architettonico al IV anno del Corso di Laurea Magistrale in Architettura. Insegna Strumenti conoscitivi per lo studio del patrimonio al III anno del medesimo CdLM e Teoria del Restauro presso la Scuola di Specializzazione in “Beni Architettonici e del Paesaggio”. È componente del Collegio dei docenti nel DR Progetto per il patrimonio: conoscenza, tradizione e innovazione e nel DR Ingegneria per la sostenibilità e la sicurezza delle costruzioni civili e industriali presso il Politecnico di Bari.<br />Svolge attività scientifica volta all&#8217;approfondimento di questioni teoretiche, allo studio di aspetti storici, materiali e tecnici dell&#8217;architettura tradizionale, all&#8217;analisi stratigrafica per lo studio del patrimonio<br />costruito. Ha pubblicato saggi, capitoli di libri e contributi in atti di convegni nazionali e internazionali sulla tutela, la conservazione e il restauro del patrimonio architettonico, con particolare riguardo alle architetture degli ordini mendicanti, alle opere fortificate e ai luoghi dell&#8217;abbandono.<br />È responsabile scientifico di ricerche sulla conservazione e valorizzazione del patrimonio architettonico pugliese nell&#8217;ambito di convenzioni con il Segretariato Regionale del MiC per la Puglia e con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bari.</p>
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		<title>Iannis Xenakis: Le Corbusier, architettura, musica, pensieri</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/iannis-xenakis-le-corbusier-architettura-musica-pensieri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Oct 2022 14:09:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio VaragnoliQuesto saggio, pubblicato in occasione del centenario della nascita, rende omaggio alla figura di Iannis Xenakis, sospesa tra architettura, musica, ingegneria, matematica e filosofia. La sua attività è pressoché impossibile da suddividere in comparti in quanto è costante la presenza di elementi musicali applicati in architettura come nel caso dei ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli</p>
<p>Questo saggio, pubblicato in occasione del centenario della nascita, rende omaggio alla figura di Iannis Xenakis, sospesa tra architettura, musica, ingegneria, matematica e filosofia. La sua attività è pressoché impossibile da suddividere in comparti in quanto è costante la presenza di elementi musicali applicati in architettura come nel caso dei pans de verre ondulatoires, concretizzati in particolar modo sulle facciate del convento de La Tourette. Nonostante ciò la vita di Xenakis-architetto va divisa in due fasi, la prima delle quali (1947-59), coincide con il lungo periodo in cui lavora nell&#8217;atelier di Le Corbusier, offrendo importanti contributi, in particolare al Padiglione Philips di Bruxelles. Il secondo periodo inizia il 31 agosto 1959 quando lo stesso Le Corbusier lo allontana per sempre dallo studio. Torna allora prepotente la musica, acustica ed elettronica, ma Xenakis non abbandona l&#8217;architettura, progettando case per amici musicisti e per la sua famiglia nonché partecipando al concorso per la Cité de la Musique di Parigi, la più grande delusione professionale. In questo periodo Xenakis produce anche riflessioni teoriche come la Città cosmica per cinque milioni d&#8217;abitanti, concepita in alternativa all&#8217;intero paradigma della linea retta adottato dal Movimento Moderno, realizzando inoltre i Polytopes, straordinari allestimenti per spettacoli di luci e suoni. Non più sorretto da un maestro come Le Corbusier nel cui studio era libero di sperimentare forme e programmi, il lavoro di Xenakis diviene principalmente immaginario – come dimostra la “visione” di Città Cosmica – ma la sua creatività resta definitivamente «una provocazione permanente, un invito a giocare con lo spazio» (Sterken).</p>
<p>RAFFAELE GIANNANTONIO, è Professore Associato di Storia dell&#8217;Architettura nell&#8217;Università “G. d&#8217;Annunzio” di Chieti Pescara. È Socio Ordinario del Centro Studi per la Storia dell&#8217;Architettura di Roma, membro del Comitato di redazione della Rivista “Palladio” e del Comitato Editoriale della Collana Architettura e territorio, Componente del Consiglio Direttivo del Centro Nazionale di Studi Dannunziani, Presidente e Direttore Artistico del “Premio Sulmona. Rassegna Internazionale di Arte Contemporanea”. È inoltre membro dell&#8217;UEDXX, Urbanism of European Dictatorships during the XXth Century Scientific Network, Bauhaus-Universität Weimar; dell&#8217;AISU International – Associazione Italiana di Storia Urbana di Torino; dell&#8217;Associazione Les amis de Iannis Xenakis di Parigi. Ha svolto attività didattica nel Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, nel Dipartimento Interateneo in Scienze, Progetto e Politiche del Territorio del Politecnico e Università degli Studi di Torino. Le sue ricerche scientifiche, partite dall&#8217;architettura fra le Due Guerre, si sono recentemente estese ai rapporti dell&#8217;architettura con la letteratura (Gadda, Wittgenstein, Musil, Flaiano, d&#8217;Annunzio, Ovidio, Dante Alighieri) e la musica (Iannis Xenakis). Sue opere sono state tradotte e pubblicate all&#8217;estero, in particolare in Svezia, Romania e USA.</p>
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		<title>Rovine e ruderi: conservazione e progetto</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/rovine-e-ruderi-conservazione-e-progetto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Dec 2017 14:08:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli n.14 Gli studi sulle cause che portano un edificio alle condizioni di rudere sono molteplici, ma il dibattito al quale si assiste sul come conservare un oggetto del genere assume toni sicuramente più pacati in presenza di ruderi tradizionalmente intesi (complessi monumentali isolati) e in prevalenza in contesti non ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli n.14 </p>
<p>Gli studi sulle cause che portano un edificio alle condizioni di rudere sono molteplici, ma il dibattito al quale si assiste sul come conservare un oggetto del genere assume toni sicuramente più pacati in presenza di ruderi tradizionalmente intesi (complessi monumentali isolati) e in prevalenza in contesti non urbani. Un po&#8217; meno serenamente viene affrontato il tema nel momento in cui queste rovine si manifestano in contesti urbani, laddove i motivi di abbandono sono molto meno frequenti rispetto a eventi calamitosi.<br />Su questi si può dispiegare una vasta gamma di ipotesi progettuali, al centro delle quali mantenere sempre la materia, portatrice di valori tanto materiali, appunto, quanto immateriali, questi ultimi essendo garantiti proprio dalla presenza di resti tangibili. Guerre e rivoluzioni al pari di terremoti, incendi o insufficienze strutturali possono segnare il tessuto urbano con ferite che prima di tutte le altre si vogliono sanare; l&#8217;opinione pubblica viene di volta in volta interpellata o strumentalizzata per forzare posizioni culturali che, a caldo, tendenzialmente mirano a far accettare quel dov&#8217;era, com&#8217;era; in questo recitano giustamente un ruolo primario anche motivazioni che nulla hanno a che vedere con l&#8217;architettura. Le funzioni contemplative, di cui molti ruderi sono luogo di elezione, richiedono costi di gestione che raramente il pubblico o il privato si sentono di accollarsi. Inoltre, il concetto di ‘bene&#8217; culturale ha assunto progressivamente accezioni sempre più legate alla sostenibilità economica che un oggetto garantisce prima e dopo l&#8217;intervento di restauro; non è chi non veda in questo possibili ‘forzature&#8217; nelle ipotesi progettuali volte alla conservazione di un patrimonio architettonico costituito prevalentemente di episodi non monumentali.</p>
<p>GIANLUIGI DE MARTINO (1970) si laurea in architettura nel 1998. Alle esperienze professionali relative a restauri di edifici, affianca l&#8217;attività di studio e ricerca. È vincitore di una borsa di dottorato in Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali presso il Politecnico di Milano dove consegue il titolo di Dottore di Ricerca nel 2003. È autore di numerosi saggi su riviste scientifiche e in volumi a livello nazionale e internazionale. Dal 2005 è ricercatore presso l&#8217;Università degli Studi di Napoli “Federico II”, dove fa parte del Dipartimento di Architettura e tiene corsi di Restauro dell&#8217;Architettura. Docente presso la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio, ha insegnato presso l&#8217;Università degli Studi di Catania (Facoltà di Architettura di Siracusa). Partecipa a progetti di ricerca di interesse nazionale, e divide la sua attività universitaria tra ricerca e didattica.</p>
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		<title>Marsica 1915 &#8211; L&#8217;Aquila 2009</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/marsica-1915-laquila-2009/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Jan 2017 14:08:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli n.13Il volume riunisce gli atti del convegno Ricostruzioni: Marsica 1915, L'Aquila 2009, organizzato con il Comune di Pescina (AQ) il 17 gennaio 2015 dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dall'Università di Chieti-Pescara “G. d'Annunzio”. La manifestazione rientrava nel quadro delle numerose attività che varie istituzioni pubbliche hanno organizzato ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli n.13</p>
<p>Il volume riunisce gli atti del convegno Ricostruzioni: Marsica 1915, L&#8217;Aquila 2009, organizzato con il Comune di Pescina (AQ) il 17 gennaio 2015 dall&#8217;Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dall&#8217;Università di Chieti-Pescara “G. d&#8217;Annunzio”. La manifestazione rientrava nel quadro delle numerose attività che varie istituzioni pubbliche hanno organizzato per il centenario del grande terremoto del 1915. L&#8217;attenzione per l&#8217;anniversario di questo sisma – che danneggiò seriamente un ampio settore dell&#8217;Italia centrale – ha soprattutto riguardato la Marsica, territorio dell&#8217;Abruzzo prossimo all&#8217;Aquila, città colpita nel 2009 da un altro terremoto che ha causato ingenti danni. Proprio questa adiacenza geografica consente di legare, in un percorso ideale, un secolo di distruzioni e ricostruzioni, e tentare di farne emergere aspetti salienti: per stimolare il confronto tra studiosi di varia estrazione sul nostro grado di conoscenza storica dei processi che hanno modificato sostanzialmente i paesaggi a seguito dei grandi terremoti e per verificare la maturità del dibattito su un argomento tanto complesso. Il fine prioritario di questa operazione è di natura didattica, legato al tentativo di rappresentare aspetti delle grandi difficoltà legate alle ricostruzioni “pesanti”. Quindi convincere della necessità di evitarle, mostrandole come esse sono nella realtà: necessario complemento (e spesso completamento) delle distruzioni, e quindi esse stesse richiamo a favore della lungimirante azione preventiva. </p>
<p>Testi di: Maurizio Di Nicola, Andrea Tertulliani, Sergio Castenetto, Nicola Tullo, Fabrizio Terenzio Gizzi, Maria Rosaria Potenza, Cinzia Zotta, Fabrizio Galadini, Clara Cipriani, Alberto Clementi, Raffaele Colapietra, Antonio Maria Socciarelli, Maurizio D&#8217;Antonio, Alessandra Vittorini, Claudio Varagnoli, Clara Verazzo, Lucia Serafini, Aldo Pezzi, Paolo Emilio Bellisario, Rosanna Tuteri, Emanuela Ceccaroni, Fabio Redi, Francesco Porcelli, Riccardo Trezzi, Ada di Nucci, Natascia Ridolfi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gangemi.com/prodotto/marsica-1915-laquila-2009/">Marsica 1915 &#8211; L&#8217;Aquila 2009</a> proviene da <a href="https://gangemi.com">Gangemi</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Le «forme» della conservazione</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/le-forme-della-conservazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Oct 2016 14:08:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli n.12Nel decennio che segna il passaggio tra XX e XXI secolo, l'attenzione ai temi della progettazione di elementi nuovi destinati alla conservazione e al riuso degli edifici del passato è andata amplificandosi nella critica e nei programmi didattici destinati alla formazione dell'architetto. Il volume propone un'analisi dedicata ad esperienze ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli n.12</p>
<p>Nel decennio che segna il passaggio tra XX e XXI secolo, l&#8217;attenzione ai temi della progettazione di elementi nuovi destinati alla conservazione e al riuso degli edifici del passato è andata amplificandosi nella critica e nei programmi didattici destinati alla formazione dell&#8217;architetto. Il volume propone un&#8217;analisi dedicata ad esperienze condotte in territorio italiano che hanno goduto di grande fortuna critica, tracciando un dialogo a più voci fatto di parole, disegni ed immagini, con l&#8217;obiettivo di fornire un contributo utile nel delineare intenzioni e prassi dell&#8217;intervento contemporaneo per il costruito. Il progetto di restauro costituisce un progetto unitario d&#8217;architettura i cui temi salienti vengono articolati, nella trattazione, secondo un&#8217;esposizione tripartita: il progetto, l&#8217;architettura come realtà costruita, la divulgazione dei contenuti dell&#8217;intervento. Ad emergere è una significativa eterogeneità negli orientamenti di metodo e nelle modalità d&#8217;espressione del progetto: da atto che si concretizza con una dichiarata presa di distanza dall&#8217;antico, a nuova fase del processo di sedimentazione in continuità con la materia e con le forme del tempo. Ciononostante, la capacità di governare il dettaglio esprime, in ciascun ambito, la possibilità di conservare il manufatto anche attraverso una chiara definizione dell&#8217;interfaccia compresa tra nuovo e antico. L&#8217;autonomia espressiva dell&#8217;architettura contemporanea dedicata alle preesistenze storiche sembra risiedere, infatti, proprio nelle relazioni e nei rapporti sintattici instaurati, a diverse scale, attraverso i contributi che incidono e si interpolano con il destino delle testimonianze materiali del passato.</p>
<p>SARA DI RESTA, architetto e dottore in Storia e Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali, è ricercatore di Restauro Architettonico nel DACC Dipartimento di Architettura Costruzione Conservazione dell&#8217;Università Iuav di Venezia. Dottore di Ricerca (PhD) in Conservazione dei Beni Architettonici, è autrice di contributi e saggi dedicati ai temi del progetto di architettura per le preesistenze storiche ed alla conservazione delle architetture del XX secolo. È membro della società scientifica SIRA onlus, Società Italiana per il Restauro Architettonico.</p>
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		<title>Nicola Maria Pietrocola</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/nicola-maria-pietrocola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2015 14:06:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli n.11L'architetto di cui si parla in questo libro è Nicola Maria Pietrocola, vissuto tra la fine del XVIII e la prima metà del XIX secolo, e con un'attività progettuale di lungo corso, sigillata negli ultimi anni della sua vita da un piccolo trattato sull'arte di costruire, pubblicato postumo a ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli n.11</p>
<p>L&#8217;architetto di cui si parla in questo libro è Nicola Maria Pietrocola, vissuto tra la fine del XVIII e la prima metà del XIX secolo, e con un&#8217;attività progettuale di lungo corso, sigillata negli ultimi anni della sua vita da un piccolo trattato sull&#8217;arte di costruire, pubblicato postumo a Napoli nel 1869 e rimasto unico nel suo genere, perlomeno in ambito locale. Nativo di Vasto, centro rivierasco dell&#8217;Abruzzo Citeriore, ma con una formazione di largo respiro, Pietrocola è il traghettatore in architettura del processo di modernizzazione avviato a nord del Regno di Napoli a partire dalla fine del Settecento, al passo con le istanze illuministiche e la necessità di rispondere alle esigenze della classe borghese. L&#8217;occasione del 150° anniversario della morte di Pietrocola, che ricorre nel 2015, è peraltro immancabile per supportare il testo con la riedizione del suo trattato e la contestualizzazione della sua figura e del suo ruolo in un ambito che supera, con i confini regionali, anche quelli del Regno. Portare all&#8217;attenzione la figura di un architetto come Nicola Maria Pietrocola, e ripubblicare oggi il suo trattato, sono necessità legate non solo alla circostanza di un deciso avanzamento, finalmente anche in ambito regionale, degli studi sul cantiere tradizionale, ma anche alla sopraggiunta consapevolezza del valore di patrimonio storico che le sue opere hanno nel tempo guadagnato, anche e soprattutto quando si sono stratificate su opere più antiche aggiungendo loro parti che le hanno rifuse e trasformate ma mai annullate nella loro identità. È questa eredità che oggi preme salvaguardare, tanto negli obiettivi perseguiti quanto nei mezzi utilizzati, alla resa dei conti tutt&#8217;altro che sorpassati e obsoleti. E tali dunque da offrire spunti e argomenti per una gestione del territorio più consapevole.</p>
<p>LUCIA SERAFINI è professore Associato di Restauro architettonico nel Dipartimento di Architettura dell&#8217;Università “G. d&#8217;Annunzio” di Chieti-Pescara, dove tiene corsi di Laboratorio di restauro e di Teoria e storia del restauro. Ha pubblicato numerosi saggi sulla costruzione storica in Abruzzo, con particolare riguardo per i caratteri tecnici e materiali dell&#8217;edilizia tradizionale. Della vicenda abruzzese ha anche analizzato la ricostruzione di città e monumenti successiva alla seconda guerra mondiale, e svolto ricerche sullo stato del patrimonio dopo il terremoto dell&#8217;Aquila del 2009. Si occupa anche di studi sul tema dell&#8217;incontro fra antico e nuovo nel restauro, sia a scala architettonica che urbanistica. </p>
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		<title>Le tecniche della tradizione</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/le-tecniche-della-tradizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2015 14:04:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli n.10Il patrimonio architettonico dell'Abruzzo meridionale, coincidente con l'attuale provincia di Chieti, in cui la presenza di centri urbani dominanti, a parte il capoluogo, si fa meno incidente e la diffusione del costruito storico sul territorio si rivela capillare, è spesso liquidato nei programmi di restauro e conservazione con una ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli n.10</p>
<p>Il patrimonio architettonico dell&#8217;Abruzzo meridionale, coincidente con l&#8217;attuale provincia di Chieti, in cui la presenza di centri urbani dominanti, a parte il capoluogo, si fa meno incidente e la diffusione del costruito storico sul territorio si rivela capillare, è spesso liquidato nei programmi di restauro e conservazione con una generica sentenza di inadeguatezza, ma in realtà sostanza e testimonianza dell&#8217;armatura urbana che innerva l&#8217;intero territorio regionale e che conferisce senso al paesaggio e alla stessa storia delle comunità locali. Molti di questi centri sono oggi soggetti all&#8217;abbandono, al sottoutilizzo, alle alterazioni abusive finalizzate quasi esclusivamente al consumo di suolo o all&#8217;affermazione di uno status sociale appariscente quanto effimero. È una condizione condivisa con tutte le aree montane interne, e che trova origine nei profondi disequilibri che hanno segnato la crescita economica dell&#8217;intero Paese. Il risultato finale è che tale patrimonio costruito, viene considerato come un impedimento ad una malintesa idea di sviluppo. Lo studio di Clara Verazzo ha il grande merito di conferire dignità scientifica a questa realtà, ricostruendo con pazienza e acribia la sapienza costruttiva che è diffusa in questi esempi. Rispetto agli studi dedicati ad altre aree centro-meridionali, Clara Verazzo punta ad una visione di sintesi, affidando alle illustrazioni il compito di approfondire dettagli tecnici e costruttivi, con una maggior presa sulla situazione attuale. Lo studio infatti si conclude con una rassegna dei principali restauri eseguiti nell&#8217;area, con considerazioni su possibili scenari di conservazione dei centri storici. Un altro tassello si aggiunge quindi alla conoscenza di un territorio, in cui si spera che questo lavoro possa essere una guida per interventi consapevoli e un fondamento di prospettive di sviluppo non incentrate sulla mera speculazione e sul consumo di suolo</p>
<p>CLARA VERAZZO è architetto, specialista in “Restauro dei monumenti” (2003), dottore di Ricerca in “Conservazione dei Beni Architettonici” (XIX ciclo, 2007), presso il Dipartimento di Architettura dell&#8217;Università di Chieti-Pescara, dove svolge attività di ricerca, e funzionario della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le province di Brescia, Cremona e Mantova (2012). Ha pubblicato studi e articoli sulla conservazione del patrimonio architettonico e del paesaggio culturale.</p>
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		<title>Messico Italia restauro &#8211; México Italia Restauración</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/messico-italia-restauro-mexico-italia-restauracion/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Jul 2014 14:06:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli n.9Da più di vent'anni, i docenti delle facoltà di Architettura di due università, la Universidad Autónoma de México e la Università “Gabriele d'Annunzio” di Chieti e Pescara, hanno costruito un dialogo intenso e fertile sui temi della conservazione, del restauro, della ricezione del patrimonio architettonico dei due Paesi. Un ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://gangemi.com/prodotto/messico-italia-restauro-mexico-italia-restauracion/">Messico Italia restauro &#8211; México Italia Restauración</a> proviene da <a href="https://gangemi.com">Gangemi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli n.9</p>
<p>Da più di vent&#8217;anni, i docenti delle facoltà di Architettura di due università, la Universidad Autónoma de México e la Università “Gabriele d&#8217;Annunzio” di Chieti e Pescara, hanno costruito un dialogo intenso e fertile sui temi della conservazione, del restauro, della ricezione del patrimonio architettonico dei due Paesi. Un dialogo sviluppato attraverso lezioni, convegni, sopralluoghi a monumenti e a cantieri di restauro, che hanno visto i docenti delle due università scambiarsi opinioni, conoscenze, esperienze nell&#8217;ambito di una convenzione universitaria finalizzata alla ricerca in comune. Il volume raccoglie oggi i contributi dei docenti che hanno preso parte a questo dialogo ventennale.<br />Presenta quindi saggi su monumenti famosi, come la Cattedrale, il Palacio Nacional, il Palacio de Bellas Artes di Città del Messico: la prima, nota agli specialisti per i fenomeni di subsidenza che hanno interessato molti studiosi e scienziati italiani. Ma sono presi in esame interventi di restauro e di valorizzazione deugli edifici più noti della Capitale del Viceregno della Nueva España, fino a discussioni sui rapporti con l&#8217;architettura contemporanea. E l&#8217;attenzione si allarga ad altri temi del grande Paese americano, dai complessi archeologici del nord, alla tipologia autoctona della capilla abierta, con le sue variazioni e interpretazioni. Il confronto con le esperienze italiane avviene in particolare sul tema della città, nei suoi problemi di interpretazione e rappresentazione, e su quello della ricostruzione, nei suoi rapporti con la conservazione del patrimonio architettonico storico, con attenzione al dibattito sull&#8217;Aquila e sull&#8217;Abruzzo interno dopo il terremoto del 2009. L&#8217;illustrazione del cantiere di restauro del monastero di S. Sofia a Gravina di Puglia richiama infine l&#8217;approccio all&#8217;edificio come archivio di segni e di testimonianze del passato, da conservare proprio per la sua ricchezza stratigrafica.</p>
<p>MARCELLO D&#8217;ANSELMO professore di Restauro architettonico presso la Facoltà di Architettura dell&#8217;Università degli Studi “G. d&#8217;Annunzio” di Chieti-Pescara, dove ha tenuto i corsi di Laboratorio di Restauro architettonico e Consolidamento degli edifici storici. È stato componente del Collegio dei docenti del dottorato di ricerca in Conservazione dei beni architettonici, del master universitario di II livello in Conservazione e recupero dell&#8217;edilizia storica e della Scuola di Specializzazione in Restauro dei monumenti. Ha scritto saggi incentrati sul rapporto tra analisi e progetto nell&#8217;ambito della conservazione, soprattutto in relazione alle tematiche riguardanti la conservazione dei centri storici e a quelle relative alle relazioni esistenti tra Restauro, Scienza e Tecnica. </p>
<p>Testi di:<br />Luis ARNAL SIMÓN, Juan Benito ARTIGAS HERNÁNDEZ, Antonio AULENTI, Carlos CACCIAVILLANI, Rossella de CADILHAC, José Luis CALDERÓN CABRERA, Raúl Cándido NIETO GARCÍA, Carlos Darío CEJUDO CRESPO, Mónica CEJUDO COLLERA, Marcello D&#8217;ANSELMO, Stefano D&#8217;AVINO, Francisco Javier GONZÁLES CÁRDENAS, Agustín HERNÁNDEZ HERNÁNDEZ, José LÓPEZ QUINTERO, Gabriel MÉRIGO BASURTO, José Manuel MIJARES y MIJARES, Haydeé OREA MAGAÑA, Luis ORTIZ MACEDO, Caterina PALESTINI, Fernando PINEDA GÓMEZ, Ricardo PRADO NÚÑEZ, Flavio SALAMANCA GÜÉMES, Lucia SERAFINI, Claudio VARAGNOLI, Clara VERAZZO, Alejandro VILLALOBOS PÉREZ.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gangemi.com/prodotto/messico-italia-restauro-mexico-italia-restauracion/">Messico Italia restauro &#8211; México Italia Restauración</a> proviene da <a href="https://gangemi.com">Gangemi</a>.</p>
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