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	<title>ANTICO/FUTURO Archivi | Gangemi</title>
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	<title>ANTICO/FUTURO Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Ricominciare la città</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/ricominciare-la-citta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 14:04:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Questo libro raccoglie le esperienze maturate all’interno della Facoltà di Architettura dell’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara nella redazione dei Piani di ricostruzione dei comuni di Castelvecchio Subequo, Castel di Ieri, Capitignano, Ofena, dopo il sisma che il 6 aprile del 2009 ha colpito l’Abruzzo. Partendo da un’impostazione metodologica che considera centri storici e territori di ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo libro raccoglie le esperienze maturate all’interno della Facoltà di Architettura dell’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara nella redazione dei Piani di ricostruzione dei comuni di Castelvecchio Subequo, Castel di Ieri, Capitignano, Ofena, dopo il sisma che il 6 aprile del 2009 ha colpito l’Abruzzo.<br />
Partendo da un’impostazione metodologica che considera centri storici e territori di pertinenza come realtà necessariamente inscindibili, i Piani sono stati proposti come piani integrati strategici, caratterizzati cioè da una molteplicità di scale di approccio e di competenze diverse: dallo Stato rappresentato dal Commissario delegato, supportato da un’apposita Struttura Tecnica di Missione, agli enti territoriali della Regione e delle Provincie, ad altre autorità come la Direzione Regionale, le Soprintendenze, i Parchi Nazionali e Regionali, fino agli uffici tecnici comunali e agli abitanti dei singoli centri terremotati, per forza di cose principali interlocutori di qualsiasi discorso sulla ricostruzione.<br />
Il lavoro svolto con i Piani di ricostruzione ha tentato di prefigurare la nuova identità della regione dopo lo shock del terremoto, cercando di esorcizzare il rischio, già corso in Abruzzo dopo la seconda guerra mondiale, non solo di una ricostruzione poco consapevole dei valori in gioco ma anche tale da essere avviata e poi interrotta, per quel processo di nuova migrazione possibile con la ricostruzione delle case, delle speranze e della possibilità per la regione di vivere non solo attraverso i centri più grandi, peraltro numericamente trascurabili, ma pure e soprattutto attraverso quelli minori.</p>
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		<title>Un restauro per la città: palazzo Ardinghelli all’Aquila</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/un-restauro-per-la-citta-palazzo-ardinghelli-allaquila/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jul 2025 15:22:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli n.21 La pubblicazione dei risultati di una ricerca universitaria, come quella illustrata in questo volume, non è soltanto una scelta obbligata, ma ha anche il compito di ripercorrere una fattiva collaborazione tra istituzioni diverse – Direzione Regionale poi Segretariato, Soprintendenza, Università, Direzione del Museo MAXXI – che hanno guidato ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli n.21</p>
<p>La pubblicazione dei risultati di una ricerca universitaria, come quella illustrata in questo volume, non è soltanto una scelta obbligata, ma ha anche il compito di ripercorrere una fattiva collaborazione tra istituzioni diverse – Direzione Regionale poi Segretariato, Soprintendenza, Università, Direzione del Museo MAXXI – che hanno guidato e sostenuto il restauro di palazzo Ardinghelli all’Aquila dopo il terremoto del 2009. Il libro presenta dati di prima mano sulle condizioni del palazzo prima del sisma, che permettono di ripercorrere l’iter degli acquisti della famiglia sulla piazza di Santa Maria Paganica, così come le fasi progettuali della ricostruzione, lette attraverso inediti disegni del XVIII secolo. Le analisi delle condizioni del palazzo all’indomani del sisma del 6 aprile 2009 giungono ad una valutazione positiva della costruzione settecentesca, che ha contribuito a ridurre i crolli fuori del piano. L’edificio aveva quindi una sua capacità intrinseca di resistere agli eventi sismici, che il restauro si è incaricato di confermare e rafforzare. La strategia seguita nei lavori non introduce quindi elementi di discontinuità, ma punta all’unità dell’opera, senza dimenticare i principi acquisiti della cultura italiana del restauro. Accanto all’anastilosi degli apparati lapidei, come nel loggiato, si situa la discreta reintegrazione geometrica delle volte interne, fino alla rilettura in chiave astratta della volta leggera del salone, noto oggi come “sala della voliera”. L’allestimento delle sale espositive del museo MAXXI-L’Aquila attribuisce felicemente un senso nuovo alla tipologia dell’edificio e sostanzia un intervento esemplare nella lunga opera di ricostruzione aquilana.</p>
<p>Con testi e ricerche di: Caterina Carocci, Stefano Cecamore, Elisa D’Urso, Sabino Gisonda, Margherita Guccione, Renato Morganti, Arianna Petraccia, Luciano Antonino Scuderi, Alessandra Tosone, Claudio Varagnoli.</p>
<p>Claudio Varagnoli, laureato in Architettura (1982) e Ph. D. (1987), è ordinario di Restauro architettonico presso Sapienza Università di Roma e in precedenza presso l’Università di Chieti-Pescara (2001-2024). È docente presso la Scuola Archeologica Italiana di Atene e presso le Scuole di Specializzazione in “Beni architettonici e paesaggio” della Sapienza Università di Roma e dell’Università di Ferrara; è inoltre visiting professor nell’Università di Coimbra (Portogallo) e lecturer in molte università italiane ed estere (UK, Spagna, Brasile, Messico). Attualmente è componente del Consiglio Nazionale Superiore dei Beni Culturali e presidente del “Comitato tecnico-scientifico per l’Arte e l’Architettura contemporanee” presso il Ministero della Cultura. Ha al suo attivo numerosi saggi, apparsi in riviste specialistiche e in opere editoriali di livello nazionale e internazionale, dedicati agli aspetti metodologici e operativi del restauro, alle tecniche costruttive tradizionali, al dibattito sulla difesa e valorizzazione dell’architettura tra Settecento e Novecento. Dirige dal 2017 la rivista di classe A “Opus. Quaderno di storia architettura restauro disegno” ed è componente del comitato direttivo della rivista “Palladio” e di altre testate. Fra i volumi più recenti, si segnalano: La costruzione tradizionale in Abruzzo. Fonti materiali e tecniche costruttive dalla fine del Medioevo all’Ottocento (2008); Muri parlanti. Prospettive per l’analisi e la conservazione dell’edilizia tradizionale (2009); Heritage in conflict. Memory, history, architecture (con M.P. García Cuetos, 2015); Marsica 1915-L’Aquila 2009. Un secolo di ricostruzioni (con F. Galadini, 2017); La tutela difficile. Patrimonio architettonico e conservazione a Pescara (2019).</p>
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		<title>Il terremoto del 1706</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/il-terremoto-del-1706/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Dec 2024 11:55:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nello studio delle vicende sismiche abruzzesi del passato emerge l’interesse di un documento, le Visite Pastorali di Vincenzo Capece arcivescovo di Chieti agli inizi del XVIII secolo; tale testo, mai studiato nel suo insieme, è rilevante in quanto immediatamente successivo al terremoto del 1706, quello della Maiella; uno dei più catastrofici in Abruzzo, che faceva ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nello studio delle vicende sismiche abruzzesi del passato emerge l’interesse di un documento, le <em>Visite Pastorali </em>di Vincenzo Capece arcivescovo di Chieti agli inizi del XVIII secolo; tale testo, mai studiato nel suo insieme, è rilevante in quanto immediatamente successivo al terremoto del 1706, quello della Maiella; uno dei più catastrofici in Abruzzo, che faceva seguito al cataclisma aquilano di tre anni prima. L’utilità maggiore di questa fonte archivistica, ai fini della storia dell’architettura, è rappresentata soprattutto dalle notizie in merito ad aspetti artistici, stato di conservazione dei fabbricati e qualità degli elementi accessori; fino alle tecniche costruttive e materiali usati: tali dati costituiscono un’eccezionale fonte d’informazione sugli edifici sacri che, già rovinati dal terremoto, nel breve volgere di pochi decenni sarebbero stati drasticamente trasformati, ovvero completamente sostituiti. Il terremoto non fu il motivo principale del diffuso fenomeno di rinnovamento, dovuto innanzitutto ad un programma generale di riordino che, specialmente nel territorio di Chieti, coincise con una notevole ripresa edilizia; tuttavia, se il sisma non fu l’unica causa della trasformazione del patrimonio edilizio religioso, ne segnò certamente l’avvio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The Pastoral Visits (1705-1709) of Vincenzo Capece, Archbishop of Chieti, is a document never deeply studied until now; this text is important because it followed the seismic event of 1706. The main utility of the text of the pastoral visits, for the purposes of the history of architecture, is represented above all by the information regarding artistic aspects, state of conservation of the buildings and quality of the furnishing elements; furthermore, the construction technique and the materials used: these data today constitute an exceptional source of information on a building heritage that, already ruined by the earthquake, in the short span of a few decades would have been drastically transformed, or completely replaced.</p>
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		<title>La Piana del Cavaliere</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/la-piana-del-cavaliere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Nov 2024 09:58:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Piana del Cavaliere e la comunità Carseolana rappresentano contestualmente un ambito geografico-paesaggistico e un sistema di relazioni e processi insediativi fusi in un patrimonio culturale di straordinario interesse. Già nel 2009 nell’ambito del progetto di schedatura del patrimonio architettonico di Carsoli, coordinato dal Prof. Claudio Varagnoli, emergevano l’opportunità di studiare il palinsesto architettonico del ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Piana del Cavaliere e la comunità Carseolana rappresentano contestualmente un ambito geografico-paesaggistico e un sistema di relazioni e processi insediativi fusi in un patrimonio culturale di straordinario interesse. Già nel 2009 nell’ambito del progetto di schedatura del patrimonio architettonico di Carsoli, coordinato dal Prof. Claudio Varagnoli, emergevano l’opportunità di studiare il palinsesto architettonico del castrum, del borgo e dei ruderi di Colle Sant’Angelo, mai indagato attraverso la metodologia propria del restauro architettonico, ma anche la consapevolezza del valore del sito a livello territoriale e paesaggistico. La ricerca si è poi proiettata sulla Piana del Cavaliere, un territorio vasto e configurato da testimonianze del passato di varia natura, materiale e immateriale, con l’obiettivo di acquisire informazioni utili a instaurare un dialogo efficace e scientificamente fondato con altri ambiti di studio e settori disciplinari, al fine di pianificare e gestire la trasformazione della conca carseolana attraverso pratiche e progetti coerenti con i luoghi e la loro identità.</p>
<p>This volume born as a personal tribute to a territory -the Piana del Cavaliere and to a community, the Carseolana, which simultaneously represent a geographical-landscape area and a system of relationships and settlement processes fused into a cultural heritage of extraordinary interest. The book is configured as a collection and narration of components, derived from the reconnaissance of sector studies and personal analyses of the built environment, useful for defining a basis for subsequent in-depth studies and desirable actions for the protection and enhancement of the Piana del Cavaliere.</p>
<p>STEFANO CECAMORE, architetto e docente di Arte e Immagine, Tecnologia e Disegno e Storia dell’Arte presso gli Istituti secondari di primo e secondo grado, consegue nel 2015 il Dottorato di Ricerca in Storia, Conservazione e Rappresentazione dell’Architettura (XXVII ciclo) presso l’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, dove svolge attività di ricerca dal 2016 al 2019 in qualità di Assegnista.<br />
Collabora con il Dipartimento di Architettura dello stesso Ateneo e con l’attuale Ministero della Cultura a studi e progetti per la conservazione del patrimonio storico-culturale e ad attività di schedatura e tutela dell’architettura moderna e contemporanea. Pubblica contributi relativi alle tecniche costruttive tradizionali, alle fortificazioni, allo sviluppo e conservazione di emergenze architettoniche e centri urbani e alle ricostruzioni post-simiche e post-belliche di preesistenze storiche.</p>
<p>STEFANO CECAMORE, architect and professor of Technology and Drawing and Art History at schools, obtained the PhD in History, Conservation and Representation of Architecture (XXVII cycle) at the University “G. d’Annunzio”, where he carried out activities as Research Fellow. He collaborates on studies for the conservation of the historical-cultural heritage and contemporary architecture. He publishes contributions relating to traditional construction techniques, fortifications and conservation of architectural emergencies and urban centers.</p>
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		<item>
		<title>Patrimonio fragile</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/patrimonio-fragile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2023 14:09:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli Patrimonio fragile costituisce un bilancio storico attorno a un evento eccezionale, quale fu il terremoto della Marsica del 1915, che mise in luce, drammaticamente, le fragilità strutturali di un territorio, ma meglio sarebbe dire di una civiltà, cui seguirono scelte strategiche che resero tali fragilità pressoché irreversibili. Al tempo ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli</p>
<p>Patrimonio fragile costituisce un bilancio storico attorno a un evento eccezionale, quale fu il terremoto della Marsica del 1915, che mise in luce, drammaticamente, le fragilità strutturali di un territorio, ma meglio sarebbe dire di una civiltà, cui seguirono scelte strategiche che resero tali fragilità pressoché irreversibili. Al tempo stesso costituisce un bilancio storiografico di cui si avvertiva l&#8217;esigenza vista l&#8217;ampia produzione che ruota non solo attorno al tema dell&#8217;emergenza sismica e della relativa prevenzione, ma ad un ritrovato interesse verso i processi di antropizzazione territoriale, dunque verso il carattere degli insediamenti e, aspetto non secondario, verso lo studio dei tipi edilizi nella loro processualità e nelle loro modalità costruttive. Patrimonio fragile si interroga, infine, sulla sorte dei tanti insediamenti marsicani abbandonati allo stato di rudere, testimonianza concreta e a tratti desolante, dei tanti sconvolgimenti subiti da questa nobile Terra per via di eventi naturali eccezionali, cui si sono aggiunte le ferite non risarcite della seconda guerra mondiale, il tutto aggravato da un fenomeno generale di spopolamento dell&#8217;Appennino.</p>
<p>Fragile heritage constitutes a historical assessment of an exceptional event, such as the Marsica earthquake of 1915, which dramatically highlighted the structural fragility of a territory. At the same time, it constitutes a necessary historiographical balance given the large production regarding the theme of the seismic emergency and its prevention, as well a newfound interest in the processes of territorial anthropization. Finally, Fragile heritage questions the fate of the many Marsica settlements abandoned in a state of ruins, concrete and at times desolating testimony of the many upheavals suffered by this noble Land.</p>
<p>CLARA VERAZZO, è professore Associato di Restauro architettonico presso l&#8217;Università “G. d&#8217;Annunzio” di Chieti e Pescara, dove tiene corsi di Laboratorio di restauro e di Teoria e storia del restauro. Specialista in Restauro dei monumenti (2003) e Dottore di ricerca in Conservazione dei Beni Architettonici (XIX ciclo), è autrice di volumi e saggi dedicati alla costruzione storica in Abruzzo, con particolare attenzione ai caratteri<br />
tecnici e materiali dell&#8217;edilizia tradizionale. Si occupa inoltre di studi sul dibattito fra antico e nuovo in ambiti storici, dalla scala architettonica a quella urbanistica.</p>
<p>CLARA VERAZZO, is Associate Professor of Restoration at the G. d&#8217;Annunzio University. She is a Specialist in Restoration of Monuments (2003) and a PhD in Conservation of Architectural Heritage (XIX cycle). She is involved in studies on the construction techniques of historic buildings in Abruzzo, as well as on the debate between old and new in historic contexts, from the architectural to the urban planning scale.</p>
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		<item>
		<title>San Venanzio a Camerino</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/san-venanzio-a-camerino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2023 14:09:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio VaragnoliQuesto libro tratta la vicenda costruttiva della basilica di San Venanzio a Camerino, un monumento densamente stratificato sito nell'entroterra dello Stato Pontificio: territorio ad elevata pericolosità sismica caratterizzato da continue riscritture del proprio patrimonio, e dunque scenario di un dibattito purtroppo sempre attuale sul destino dell'esistente e sul ruolo del ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli</p>
<p>Questo libro tratta la vicenda costruttiva della basilica di San Venanzio a Camerino, un monumento densamente stratificato sito nell&#8217;entroterra dello Stato Pontificio: territorio ad elevata pericolosità sismica caratterizzato da continue riscritture del proprio patrimonio, e dunque scenario di un dibattito purtroppo sempre attuale sul destino dell&#8217;esistente e sul ruolo del restauro. Tra le tante riscritture che la fabbrica di San Venanzio ha subito c&#8217;è quella, decisiva per l&#8217;entità dei lavori e per l&#8217;autorità dei committenti e progettisti, successiva al terremoto del 1799 e alla scelta di ricostruirla in stile neoclassico chiamando a supporto architetti del calibro di Benedetto Piernicoli e Luigi Poletti.<br />L&#8217;aggiunta di un portico in facciata, già presente nel progetto di Piernicoli del 1802, è una transazione tra passato e presente cui Poletti darà esito nel tentativo di rivedere la fabbrica secondo il gusto dell&#8217;epoca e al contempo conservarne il frammento ritenuto più rappresentativo della facies originaria e maggiormente collegabile con la venerazione del Santo eponimo. Secondo una modalità assai ricorrente nella revisione ottocentesca delle fabbriche medievali, dallo stesso Poletti sperimentata con successo in più occasioni, il  pronao neoclassico è di fatto una sorta di diaframma monumentale dell&#8217;antico prospetto, conservato a guisa di reliquia che sembra anticipare e promettere quelle del martire conservate nella cripta. Estremi spaziali, la facciata e la cripta, tra i quali non c&#8217;è però spazio nella fabbrica per altre transazioni, posto che l&#8217;esigenza di guadagnarne principi di firmitas e venustas nuovi, dunque adeguati ai tempi, ai gusti e alle circostanze ne comportano la quasi completa ricostruzione a danno soprattutto delle aggiunte barocche, ma ad alimento, paradossalmente, di un palinsesto architettonico che il libro ripropone alla luce di nuove conoscenze e certezze sui valori del patrimonio e le sue istanze di tutela.</p>
<p>ROSSELLA DE CADILHAC è Professore associato per il ssd Icar/19 (Restauro), in servizio presso il dipartimento ArCoD del Politecnico di Bari. È titolare del Laboratorio di Restauro architettonico al IV anno del Corso di Laurea Magistrale in Architettura. Insegna Strumenti conoscitivi per lo studio del patrimonio al III anno del medesimo CdLM e Teoria del Restauro presso la Scuola di Specializzazione in “Beni Architettonici e del Paesaggio”. È componente del Collegio dei docenti nel DR Progetto per il patrimonio: conoscenza, tradizione e innovazione e nel DR Ingegneria per la sostenibilità e la sicurezza delle costruzioni civili e industriali presso il Politecnico di Bari.<br />Svolge attività scientifica volta all&#8217;approfondimento di questioni teoretiche, allo studio di aspetti storici, materiali e tecnici dell&#8217;architettura tradizionale, all&#8217;analisi stratigrafica per lo studio del patrimonio<br />costruito. Ha pubblicato saggi, capitoli di libri e contributi in atti di convegni nazionali e internazionali sulla tutela, la conservazione e il restauro del patrimonio architettonico, con particolare riguardo alle architetture degli ordini mendicanti, alle opere fortificate e ai luoghi dell&#8217;abbandono.<br />È responsabile scientifico di ricerche sulla conservazione e valorizzazione del patrimonio architettonico pugliese nell&#8217;ambito di convenzioni con il Segretariato Regionale del MiC per la Puglia e con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bari.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;Aquila dopo il sisma del 2009</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/laquila-dopo-il-sisma-del-2009/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Jan 2023 14:09:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli Nel rapporto tra città e terremoto, L'Aquila rappresenta un termine di paragone di rilievo sia rispetto alle vicende post-sismiche del secolo scorso sia verso il panorama delineato dal recente sciame sismico del Centro Italia. Dalla narrazione delle circostanze legate alle ricostruzioni di Messina e Reggio Calabria, Marsica, Belìce, Friuli, ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli</p>
<p>Nel rapporto tra città e terremoto, L&#8217;Aquila rappresenta un termine di paragone di rilievo sia rispetto alle vicende post-sismiche del secolo scorso sia verso il panorama delineato dal recente sciame sismico del Centro Italia. Dalla narrazione delle circostanze legate alle ricostruzioni di Messina e Reggio Calabria, Marsica, Belìce, Friuli, Irpinia, Marche-Umbria, Molise ed Emilia, la rinascita del capoluogo abruzzese emerge come congruente alle istanze del restauro e si distingue per la marginalità di interventi di totale sostituzione o sostanziale alterazione dell&#8217;esistente. L&#8217;Aquila giunge alla sua sesta ricostruzione risorgendo ancora una volta sull&#8217;impianto e sul tessuto urbano del passato attraverso una paziente opera di rimontaggio e cura delle cicatrici; è stata la consuetudine ai terremoti, che emerge chiaramente dai caratteri costruttivi e dagli espedienti antisismici rilevabili nel centro storico, a ricondurre ogni intervento nella trama della tradizione. In quest&#8217;ottica il volume raccoglie alcuni studi rivolti alla comprensione della struttura e del rivestimento nella costruzione in pietra nell&#8217;Abruzzo aquilano, quale indispensabile fonte diretta degli interventi di restauro per un uso consapevole della storia e delle sue testimonianze materiali.</p>
<p>In the rapport between city and earthquake the rebirth of L&#8217;Aquila emerges congruent with the instances of restoration and unrelated from the interventions of total substitution and alteration of the past. The Abruzzese capital rising once again through a patient work of reassembly and care of its scars; its own habit of earthquakes emerge clearly from its construction characteristics and the anti-seismic expedients detectable in the historic centre. This volume offers the study of the building structure and stone cladding that constitutes an direct source of the restoration interventions that goes towards a conscious use of history and of its material testimonials.</p>
<p>STEFANO CECAMORE, architetto e docente di Arte e Immagine, Tecnologia e Disegno e Storia dell&#8217;Arte presso gli Istituti secondari di primo e secondo grado, consegue nel 2015 il Dottorato di Ricerca in Storia, Conservazione e Rappresentazione dell&#8217;Architettura (XXVII ciclo) presso l&#8217;Università “G. d&#8217;Annunzio” di Chieti-Pescara, dove svolge attività di ricerca dal 2016 al 2019 in qualità di Assegnista.<br />
Collabora con il Dipartimento di Architettura dello stesso Ateneo e con l&#8217;attuale Ministero della Cultura a studi e progetti per la conservazione del patrimonio storico-culturale e ad attività di schedatura e tutela dell&#8217;architettura moderna e contemporanea. Pubblica contributi relativi alle tecniche costruttive tradizionali, alle fortificazioni, allo sviluppo e conservazione di emergenze architettoniche e centri urbani e alle ricostruzioni post-simiche e post-belliche di preesistenze storiche.</p>
<p>STEFANO CECAMORE, architect and professor of Technology and Drawing and Art History at schools, obtained the PhD in History, Conservation and Representation of Architecture (XXVII cycle) at the University &#8220;G. d&#8217;Annunzio&#8221;, where he carried out activities as Research Fellow. He collaborates on studies for the conservation of the historical-cultural heritage and contemporary architecture. He publishes contributions relating to traditional construction techniques, fortifications and conservation of architectural emergencies and urban centers.</p>
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		<title>Iannis Xenakis: Le Corbusier, architettura, musica, pensieri</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/iannis-xenakis-le-corbusier-architettura-musica-pensieri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Oct 2022 14:09:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio VaragnoliQuesto saggio, pubblicato in occasione del centenario della nascita, rende omaggio alla figura di Iannis Xenakis, sospesa tra architettura, musica, ingegneria, matematica e filosofia. La sua attività è pressoché impossibile da suddividere in comparti in quanto è costante la presenza di elementi musicali applicati in architettura come nel caso dei ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli</p>
<p>Questo saggio, pubblicato in occasione del centenario della nascita, rende omaggio alla figura di Iannis Xenakis, sospesa tra architettura, musica, ingegneria, matematica e filosofia. La sua attività è pressoché impossibile da suddividere in comparti in quanto è costante la presenza di elementi musicali applicati in architettura come nel caso dei pans de verre ondulatoires, concretizzati in particolar modo sulle facciate del convento de La Tourette. Nonostante ciò la vita di Xenakis-architetto va divisa in due fasi, la prima delle quali (1947-59), coincide con il lungo periodo in cui lavora nell&#8217;atelier di Le Corbusier, offrendo importanti contributi, in particolare al Padiglione Philips di Bruxelles. Il secondo periodo inizia il 31 agosto 1959 quando lo stesso Le Corbusier lo allontana per sempre dallo studio. Torna allora prepotente la musica, acustica ed elettronica, ma Xenakis non abbandona l&#8217;architettura, progettando case per amici musicisti e per la sua famiglia nonché partecipando al concorso per la Cité de la Musique di Parigi, la più grande delusione professionale. In questo periodo Xenakis produce anche riflessioni teoriche come la Città cosmica per cinque milioni d&#8217;abitanti, concepita in alternativa all&#8217;intero paradigma della linea retta adottato dal Movimento Moderno, realizzando inoltre i Polytopes, straordinari allestimenti per spettacoli di luci e suoni. Non più sorretto da un maestro come Le Corbusier nel cui studio era libero di sperimentare forme e programmi, il lavoro di Xenakis diviene principalmente immaginario – come dimostra la “visione” di Città Cosmica – ma la sua creatività resta definitivamente «una provocazione permanente, un invito a giocare con lo spazio» (Sterken).</p>
<p>RAFFAELE GIANNANTONIO, è Professore Associato di Storia dell&#8217;Architettura nell&#8217;Università “G. d&#8217;Annunzio” di Chieti Pescara. È Socio Ordinario del Centro Studi per la Storia dell&#8217;Architettura di Roma, membro del Comitato di redazione della Rivista “Palladio” e del Comitato Editoriale della Collana Architettura e territorio, Componente del Consiglio Direttivo del Centro Nazionale di Studi Dannunziani, Presidente e Direttore Artistico del “Premio Sulmona. Rassegna Internazionale di Arte Contemporanea”. È inoltre membro dell&#8217;UEDXX, Urbanism of European Dictatorships during the XXth Century Scientific Network, Bauhaus-Universität Weimar; dell&#8217;AISU International – Associazione Italiana di Storia Urbana di Torino; dell&#8217;Associazione Les amis de Iannis Xenakis di Parigi. Ha svolto attività didattica nel Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, nel Dipartimento Interateneo in Scienze, Progetto e Politiche del Territorio del Politecnico e Università degli Studi di Torino. Le sue ricerche scientifiche, partite dall&#8217;architettura fra le Due Guerre, si sono recentemente estese ai rapporti dell&#8217;architettura con la letteratura (Gadda, Wittgenstein, Musil, Flaiano, d&#8217;Annunzio, Ovidio, Dante Alighieri) e la musica (Iannis Xenakis). Sue opere sono state tradotte e pubblicate all&#8217;estero, in particolare in Svezia, Romania e USA.</p>
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		<title>Rovine e ruderi: conservazione e progetto</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/rovine-e-ruderi-conservazione-e-progetto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Dec 2017 14:08:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli n.14 Gli studi sulle cause che portano un edificio alle condizioni di rudere sono molteplici, ma il dibattito al quale si assiste sul come conservare un oggetto del genere assume toni sicuramente più pacati in presenza di ruderi tradizionalmente intesi (complessi monumentali isolati) e in prevalenza in contesti non ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli n.14 </p>
<p>Gli studi sulle cause che portano un edificio alle condizioni di rudere sono molteplici, ma il dibattito al quale si assiste sul come conservare un oggetto del genere assume toni sicuramente più pacati in presenza di ruderi tradizionalmente intesi (complessi monumentali isolati) e in prevalenza in contesti non urbani. Un po&#8217; meno serenamente viene affrontato il tema nel momento in cui queste rovine si manifestano in contesti urbani, laddove i motivi di abbandono sono molto meno frequenti rispetto a eventi calamitosi.<br />Su questi si può dispiegare una vasta gamma di ipotesi progettuali, al centro delle quali mantenere sempre la materia, portatrice di valori tanto materiali, appunto, quanto immateriali, questi ultimi essendo garantiti proprio dalla presenza di resti tangibili. Guerre e rivoluzioni al pari di terremoti, incendi o insufficienze strutturali possono segnare il tessuto urbano con ferite che prima di tutte le altre si vogliono sanare; l&#8217;opinione pubblica viene di volta in volta interpellata o strumentalizzata per forzare posizioni culturali che, a caldo, tendenzialmente mirano a far accettare quel dov&#8217;era, com&#8217;era; in questo recitano giustamente un ruolo primario anche motivazioni che nulla hanno a che vedere con l&#8217;architettura. Le funzioni contemplative, di cui molti ruderi sono luogo di elezione, richiedono costi di gestione che raramente il pubblico o il privato si sentono di accollarsi. Inoltre, il concetto di ‘bene&#8217; culturale ha assunto progressivamente accezioni sempre più legate alla sostenibilità economica che un oggetto garantisce prima e dopo l&#8217;intervento di restauro; non è chi non veda in questo possibili ‘forzature&#8217; nelle ipotesi progettuali volte alla conservazione di un patrimonio architettonico costituito prevalentemente di episodi non monumentali.</p>
<p>GIANLUIGI DE MARTINO (1970) si laurea in architettura nel 1998. Alle esperienze professionali relative a restauri di edifici, affianca l&#8217;attività di studio e ricerca. È vincitore di una borsa di dottorato in Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali presso il Politecnico di Milano dove consegue il titolo di Dottore di Ricerca nel 2003. È autore di numerosi saggi su riviste scientifiche e in volumi a livello nazionale e internazionale. Dal 2005 è ricercatore presso l&#8217;Università degli Studi di Napoli “Federico II”, dove fa parte del Dipartimento di Architettura e tiene corsi di Restauro dell&#8217;Architettura. Docente presso la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio, ha insegnato presso l&#8217;Università degli Studi di Catania (Facoltà di Architettura di Siracusa). Partecipa a progetti di ricerca di interesse nazionale, e divide la sua attività universitaria tra ricerca e didattica.</p>
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		<title>Marsica 1915 &#8211; L&#8217;Aquila 2009</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Jan 2017 14:08:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli n.13Il volume riunisce gli atti del convegno Ricostruzioni: Marsica 1915, L'Aquila 2009, organizzato con il Comune di Pescina (AQ) il 17 gennaio 2015 dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dall'Università di Chieti-Pescara “G. d'Annunzio”. La manifestazione rientrava nel quadro delle numerose attività che varie istituzioni pubbliche hanno organizzato ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://gangemi.com/prodotto/marsica-1915-laquila-2009/">Marsica 1915 &#8211; L&#8217;Aquila 2009</a> proviene da <a href="https://gangemi.com">Gangemi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli n.13</p>
<p>Il volume riunisce gli atti del convegno Ricostruzioni: Marsica 1915, L&#8217;Aquila 2009, organizzato con il Comune di Pescina (AQ) il 17 gennaio 2015 dall&#8217;Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dall&#8217;Università di Chieti-Pescara “G. d&#8217;Annunzio”. La manifestazione rientrava nel quadro delle numerose attività che varie istituzioni pubbliche hanno organizzato per il centenario del grande terremoto del 1915. L&#8217;attenzione per l&#8217;anniversario di questo sisma – che danneggiò seriamente un ampio settore dell&#8217;Italia centrale – ha soprattutto riguardato la Marsica, territorio dell&#8217;Abruzzo prossimo all&#8217;Aquila, città colpita nel 2009 da un altro terremoto che ha causato ingenti danni. Proprio questa adiacenza geografica consente di legare, in un percorso ideale, un secolo di distruzioni e ricostruzioni, e tentare di farne emergere aspetti salienti: per stimolare il confronto tra studiosi di varia estrazione sul nostro grado di conoscenza storica dei processi che hanno modificato sostanzialmente i paesaggi a seguito dei grandi terremoti e per verificare la maturità del dibattito su un argomento tanto complesso. Il fine prioritario di questa operazione è di natura didattica, legato al tentativo di rappresentare aspetti delle grandi difficoltà legate alle ricostruzioni “pesanti”. Quindi convincere della necessità di evitarle, mostrandole come esse sono nella realtà: necessario complemento (e spesso completamento) delle distruzioni, e quindi esse stesse richiamo a favore della lungimirante azione preventiva. </p>
<p>Testi di: Maurizio Di Nicola, Andrea Tertulliani, Sergio Castenetto, Nicola Tullo, Fabrizio Terenzio Gizzi, Maria Rosaria Potenza, Cinzia Zotta, Fabrizio Galadini, Clara Cipriani, Alberto Clementi, Raffaele Colapietra, Antonio Maria Socciarelli, Maurizio D&#8217;Antonio, Alessandra Vittorini, Claudio Varagnoli, Clara Verazzo, Lucia Serafini, Aldo Pezzi, Paolo Emilio Bellisario, Rosanna Tuteri, Emanuela Ceccaroni, Fabio Redi, Francesco Porcelli, Riccardo Trezzi, Ada di Nucci, Natascia Ridolfi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gangemi.com/prodotto/marsica-1915-laquila-2009/">Marsica 1915 &#8211; L&#8217;Aquila 2009</a> proviene da <a href="https://gangemi.com">Gangemi</a>.</p>
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