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	<title>ARCHINAUTI Archivi | Gangemi</title>
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	<title>ARCHINAUTI Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Claudio D&#8217;Amato Guerrieri e la “scuola barese” di architettura</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/claudio-damato-guerrieri-e-la-scuola-barese-di-architettura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2020 14:09:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana Archinauti del Politecnico di Bari diretta da Claudio D'Amato A più di un anno dalla sua scomparsa, dopo un periodo di raccoglimento e riflessione, il presente libro cerca di ricostruire la complessa personalità del prof. Claudio D'Amato, attraverso la raccolta di numerosi contributi scritti da autori a lui legati e appartenenti a generazioni anche ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana Archinauti del Politecnico di Bari diretta da Claudio D&#8217;Amato</p>
<p>A più di un anno dalla sua scomparsa, dopo un periodo di raccoglimento e riflessione, il presente libro cerca di ricostruire la complessa personalità del prof. Claudio D&#8217;Amato, attraverso la raccolta di numerosi contributi scritti da autori a lui legati e appartenenti a generazioni anche molto differenti: partendo dai maestri e amici, sino a raccogliere le testimonianze dei più giovani docenti e architetti formatisi presso la “scuola barese” di architettura. Quest&#8217;ultima, dal professore istituita e creata a partire dal 1990, è stata caratterizzata da una chiara forte identità, riconosciuta a livello accademico nazionale e internazionale, che ha attirato a sé grandi elogi e critiche per il suo modo di essere e voler essere differente e progressista per mezzo della tradizione e il culto della storia. L&#8217;intento è, dunque, quello di presentare più “letture” autoriali per tentare di dipanare il duplice e al contempo multiforme tema focalizzato sul prof. Claudio D&#8217;Amato e sulla sua scuola di architettura barese.<br />
Il libro è articolato in tre parti: I curatori, Tre Rettori del Politecnico di Bari e Contributi. La prima parte è relativa a due saggi: la visione dell&#8217;ex alunno ora docente (Giuseppe Fallacara), e quella di un collega caro amico (Amerigo Restucci). La seconda parte raccoglie i contributi dei Rettori del Politecnico di Bari che hanno segnato tre tappe fondamentali della vita di D&#8217;Amato: l&#8217;origine della creazione della Facoltà di Architettura (Umberto Ruggiero), l&#8217;assegnazione del titolo di Professore Emerito (Eugenio Di Sciascio), l&#8217;attuale Rettore (Francesco Cupertino). La terza parte rappresenta la raccolta di tutti i contributi suddivisi in sei sezioni: 3.1. Il maestro; 3.2. Gli amici; 3.3 La Facoltà di Architettura di Bari; 3.4. I primi allievi e docenti; 3.5. Gli allievi, i dottori di ricerca e gli specializzati; 3.6. Recensioni. Le sezioni, tutte organizzate nella successione alfabetica degli autori, si compongono secondo un avvicendamento generazionale che dal maestro Paolo Portoghesi giunge sino ai più giovani autori, come Ilaria Cavaliere e Dario Costantino, che hanno conosciuto il professore solamente ai primi anni del loro percorso universitario barese e che oggi studiano e indagano sul suo operato ancora foriero di grandi e profonde riflessioni future, con un contributo dal titolo Didattica dell&#8217;Architettura e Professione: l&#8217;ultimo convegno organizzato da Claudio D&#8217;Amato. I contributi, con la componente personale che li connota, vengono accomunati da alcuni temi ricorrenti, quali i ricordi di esperienze trascorse insieme a D&#8217;Amato – soprattutto nel caso degli amici –; la storia della Facoltà di Architettura di Bari a partire dalla sua fondazione; l&#8217;attività accademica a cui il professore ha dedicato tutto sé stesso; gli indirizzi di ricerca che hanno caratterizzato e che continuano a caratterizzare la scuola barese; le esperienze degli allievi.<br />
Si ringraziano per questo tutti coloro che hanno partecipato, con il loro apporto, alla realizzazione di questo volume.<br />
(Giuseppe Fallacara, Amerigo Restucci, Introduzione, pp. XIV, XV).</p>
<p>Giuseppe Fallacara (Bitonto &#8211; Bari, 17 dicembre 1973) è Architetto e Dottore di Ricerca.<br />
Dal primo aprile 2020 è Professore Ordinario in Composizione Architettonica presso il Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura del Politecnico di Bari, dove dirige il New Fundamentals Research Group. È coordinatore del CESAR, Corso di Alta Formazione Applicata in Architettura e Restauro della Scuola di Specializzazione del Politecnico di Bari. Esperto di Stereotomia e architettura in pietra, ha pubblicato numerose monografie e articoli scientifici sul tema e ha realizzato prototipi sperimentali litici. Ha esposto alla Biennale di Architettura di Venezia nel 2006 e annualmente, dal 2005, al Marmomac di Verona, nel settore Università e Ricerca. È stato visiting professor, tra le altre università, presso il NYIT (New York Institute of Technology) e il MISIS (National University of Science et Technology) di Mosca. È stato curatore della mostra Stereotomy 2.0 and Digital Construction Tools (New York, maggio 2018) ed è stato invitato da Alessando Melis a esporre presso il Padiglione Italia della Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia del 2021.</p>
<p>Amerigo Restucci (Matera, 10 novembre 1942) laureato in Architettura.<br />
Ha insegnato Storia dell&#8217;Architettura in qualità di Professore Ordinario all&#8217;Università IUAV di Venezia, della quale è stato Rettore dal 2010 al 2016. Dal 1987 al 1995 ha insegnato presso la Scuola di Specializzazione in Archeologia e Storia dell&#8217;Arte dell&#8217;Università degli Studi di Siena. Nel 1989 è stato eletto nel Consiglio Superiore del Ministero dei Beni Culturali e ha esaminato, tra gli altri, i restauri della cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze, del Ponte Sisto a Roma, delle Torri medioevali di Pavia e della Reggia di Caserta. Dal 1992 è entrato nel Consiglio Direttivo dell&#8217;ICOMOS-UNESCO per la tutela del patrimonio mondiale nel settore dei monumenti e dell&#8217;ambiente e nel 1996 è stato nominato nel comitato internazionale per lo studio ed il restauro della Basilica di Sant&#8217;Antonio a Padova. Dal 1999 al 2003 è stato Presidente dell&#8217;Accademia delle Belle Arti di Venezia. Nel 2002 è stato eletto nel Consiglio Direttivo della Biennale di Venezia; nel 2004 ha ricevuto l&#8217;incarico da parte del Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo del MIBACT e dell&#8217;APT della Basilicata per la progettazione degli itinerari di Federico II di Svevia in Basilicata e Puglia. Nel 2015 ha coordinato l&#8217;elaborazione del dossier di candidatura de Il paesaggio vitivinicolo delle colline di Conegliano e Valdobbiadene iscritto nel 2019 nella Lista del Patrimonio Mondiale dell&#8217;Umanità UNESCO.</p>
<p><em>Con saggi di:</em><br />
Giuseppe Fallacara, Amerigo Restucci, Francesco Cupertino, Eugenio Di Sciascio, Umberto Ruggiero, Paolo Portoghesi, Alfonso Acocella, Giuseppe Arcidiacono, Lucio Valerio Barbera, Enrico Bordogna, Augusto Romano Burelli, Francesco Cellini, Giangiacomo D&#8217;Ardia, Alberto Ferlenga, Cherubino Gambardella, Ghisi Grütter, Giuseppe Carlo Marano, Marco Trisciuoglio, Bruno Messina, Vincenzo Pavan, Domenico Potenza, Franz Prati, Franco Purini, Fabio Tellia, Paolo Tombesi, Angelo Torricelli, Duccio Trombadori, Paolo Zermani, Michele Balice, Rossana Carullo, Giovanni Cucci, Rossella de Cadilhac, Francesco Defilippis, Loredana Ficarelli, Matteo Ieva, Antonio Labalestra, Marco Mannino, Anna Bruna Menghini, Mauro Mezzina, Carlo Moccia, Michele Montemurro, Lorenzo Netti, Spartaco Paris, Attilio Petruccioli, Antonio Riondino, Giorgio Rocco, Giuseppe Strappa, Vincenzo Paolo Bagnato, Annalisa Di Roma, Calogero Montalbano, Giulia Annalinda Neglia, Anna Rosa Pagliarulo, Nicola Parisi, Mariangela Turchiarulo, Mariangela Alicino, Maurizio Barberio, Micaela Colella, Nicola Boccadoro, Claudia Calabria, Maria Rita Campa, Vito Cascione, Ilaria Cavaliere, Dario Costantino , Niccolò Dambrosio, Vito De Bellis, Graziella Fittipaldi, Alessandro Iacovuzzi, Rosaria Valeria Loliva, Nicola Martielli, Alessandra Mongelli, Ubaldo Occhinegro, Marco Stefano Orsini, Alessandra Paresce, Giuseppe Rociola, Hilde Grazia Teresita Romanazzi, Nicola Sacco, Mohamed Saidi, Raffaella Sanseverino, Alessandra Scarcelli, Francesco Scricco, Marco Stigliano, Luigi Alini, Roberta Amirante</p>
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		<item>
		<title>Cupole stereotomiche in pietra da taglio nel XXI secolo</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/cupole-stereotomiche-in-pietra-da-taglio-nel-xxi-secolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2019 14:09:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana Archinauti del Politecnico di Bari diretta da Claudio D'AmatoQuesto libro espone lo studio di ricerca sull'aggiornamento della costruzione dello spazio cupolato in pietra da taglio, riconoscendo nella morfologia strutturale organica della cupola lapidea, la vantaggiosa consustanzialità di forma, struttura e simbolo, che ne determina contemporaneamente venustas, firmitas ed utilitas.A partire da una originale analisi ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana Archinauti del Politecnico di Bari diretta da Claudio D&#8217;Amato</p>
<p>Questo libro espone lo studio di ricerca sull&#8217;aggiornamento della costruzione dello spazio cupolato in pietra da taglio, riconoscendo nella morfologia strutturale organica della cupola lapidea, la vantaggiosa consustanzialità di forma, struttura e simbolo, che ne determina contemporaneamente venustas, firmitas ed utilitas.<br />A partire da una originale analisi storica comparativa delle differenti apparecchiature costituenti le cupole emisferiche lapidee ed attraverso un rigoroso e fondamentale studio geometrico dei metodi adoperati per la suddivisione strutturale della sfera, questo lavoro presenta un innovativo progetto architettonico di apparecchiatura stereotomica ottimizzata per cupole emisferiche in pietra da taglio.<br />Tale risultato viene raggiunto attraverso la geometria strutturale dell&#8217;apparecchiatura basata sulla disposizione, secondo un dodecaedro sferico, di una particolare tassellazione geodetica a simmetria quinaria, derivata dalla configurazione pentagonale “Aa” definita da J. Kepler nell&#8217;Harmonices Mundi (1619), presente nella struttura atomica dei quasicristalli a simmetria icosaedrica, qui per la prima volta applicata alla costruzione architettonica dello spazio cupolato in pietra da taglio. Tale morfologia strutturale permette di ridurre il numero dei conci-invarianti ripetibili da produrre in serie, mantenendo le loro normali dimensioni (lo spessore dei conci misura 22 cm, l&#8217;altezza delle loro facce all&#8217;estradosso varia da 35 a 41 cm), raggiungendo un diametro della cupola pari a 10 metri, morfologicamente e tipologicamente significativo in architettura, ottenendo contemporaneamente una ottima definizione statica ed estetica. I modelli fisici realizzati e l&#8217;analisi strutturale effettuata hanno verificato l&#8217;apparecchiatura e le sue possibili differenti configurazioni date dall&#8217;appropriata sottrazione di particolari conci ed anche dalla variazione del diametro della cupola. L&#8217;opportuno impiego degli attuali strumenti di disegno infografico facilita l&#8217;esatta definizione stereotomica degli elementi strutturali, la cui simmetrica ripetizione favorisce il processo costruttivo e quello produttivo, semplificato dalle avanzate tecnologie robotiche di taglio a cui il disegno tridimensionale viene direttamente trasferito, raggiungendo l&#8217;unità di idea-progetto-costruzione. Questo lavoro delinea un valido metodo progettuale di suddivisione architettonica ottimizzata della copertura emisferica, dove la connessione organica degli elementi secondo configurazione euritmica ed intrecciata, determina contemporaneamente una tessitura lapidea resistente ed un ricamo fortemente espressivo, ricercando il principio chiaramente leggibile di verità strutturale della forma architettonica voltata, che storicamente costituisce la rappresentazione simbolica della volta celeste, l&#8217;assoluta sfera che «si distende in circular figura» (Dante Alighieri, Divina Commedia, Paradiso, XXX, v. 103).</p>
<p>Roberta Gadaleta (Bari, 7 maggio 1989) è Architetto e Dottore di Ricerca. Dopo gli studi classici consegue la Laurea Specialistica in Architettura quinquennale a ciclo unico U.E. (Classe 4/S) nel 2013 presso il Politecnico di Bari, con votazione finale di 110/110. Dal 2014 è iscritta all&#8217;Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Bari, con il numero 3287. Nel 2017 ha conseguito a pieni voti il titolo di Dottore di Ricerca in Architettura: innovazione e patrimonio (XXIX ciclo) istituito dal Consorzio Argonauti (Politecnico di Bari &#8211; Università degli Studi Roma Tre). È stata assistente universitario presso il Politecnico di Bari dal 2014 al 2017 nel corso di Teoria dell&#8217;Architettura tenuto dal Prof. Claudio D&#8217;Amato ed ha svolto lezioni durante l&#8217;A.A. 2014-2015 nel corso di Stereotomia tenuto dal Prof. Giuseppe Fallacara. Ha partecipato in qualità di relatore a convegni e seminari accademici ed è autore di articoli scientifici in volumi e riviste specialistiche nazionali ed internazionali.<br />Dal 2014 al 2019 ha inoltre svolto attività di redazione editoriale di pubblicazioni accademiche affiancando il Prof. Claudio D&#8217;Amato. I suoi lavori di progettazione architettonica sono stati esposti in mostre nazionali ed internazionali. Ha ottenuto il Brevetto per Invenzione Industriale N. 102017000067509, depositato presso l&#8217;Ufficio Italiano Brevetti e Marchi del Ministero dello Sviluppo Economico e presente nell&#8217;archivio internazionale “Espacenet” dell&#8217;European Patent Office con il codice IT201700067509 (A1), riguardo la nuova apparecchiatura per cupole emisferiche in pietra da taglio presentata in questo libro.</p>
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		<item>
		<title>La Scuola Italiana di Architettura 1919-2012</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/la-scuola-italiana-di-architettura-1919-2012/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Apr 2019 14:09:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana Archinauti del Politecnico di Bari diretta da Claudio D'AmatoQuesto libro racconta nella sua prima parte in forma schematica le vicende, dalla loro nascita alla loro fine, delle Scuole/Facoltà italiane di architettura, assumendo come date convenzionali d'inizio il 1919, anno di attivazione della Scuola Superiore di Roma; e di fine il 2012, anno in cui ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana Archinauti del Politecnico di Bari diretta da Claudio D&#8217;Amato</p>
<p>Questo libro racconta nella sua prima parte in forma schematica le vicende, dalla loro nascita alla loro fine, delle Scuole/Facoltà italiane di architettura, assumendo come date convenzionali d&#8217;inizio il 1919, anno di attivazione della Scuola Superiore di Roma; e di fine il 2012, anno in cui le Facoltà furono soppresse e sostituite in tutte le loro funzioni (didattiche e di programmazione della docenza) dai Dipartimenti, in discendenza dalla legge 30.12.240 del 2010, c.d. Gelmini. Queste vicende sono collocate in un quadro temporale scandito dai relativi provvedimenti legislativi e articolato in due grandi periodi, corrispondenti ai capitoli 1 e 2: <br />&#8211; il primo è quello delle Scuole, caratterizzato da un modello di insegnamento c.d. “organico”, perché la loro architettura didattica fu pensata come un ben strutturato edificio di cinque piani attraversato verticalmente dalle materie della Composizione architettonica che ne costituivano la struttura portante, destinata all&#8217;esercizio del progetto professionale. In realtà le Scuole di Architettura furono soppresse nel 1935, e sostituite dalle Facoltà, ma il loro ordinamento didattico rimase immutato fino al 1969, anno in cui furono approvati i c.d. “provvedimenti urgenti” per l&#8217;Università (legge Codignola);<br />&#8211; il secondo è quello delle Facoltà, caratterizzato da un modello di insegnamento c.d. “seriale”, perché la loro architettura didattica fu pensata come un insieme di insegnamenti organizzati in “piani di studio” paralleli, privi di una sostanziale gerarchia disciplinare.<br />Il capitolo 3 descrive in maniera analitica la nascita e la formazione delle Scuole/Facoltà, assumendo come filo conduttore il succedersi dei Presidi, dei quali è raccontato in forma sintetica il ruolo svolto nella definizione del carattere delle Scuole/Facoltà.<br />Le sequenze cronologiche dei Presidi di tutte le sedi, qui organizzate per la prima volta in maniera integrale, ha consentito di costruire una mappa dello sviluppo storico delle sedi stesse, distinguendole in: “storiche” (fino al 1944), “nate negli anni ‘60”, e “nate dopo la legge sull&#8217;autonomia universitaria del 1989”. Di ogni Scuola/Facoltà è stata poi fornita solo la sequenza dei docenti delle materie compositive: una scelta selettiva non solo pratica, che ribadisce la tesi di fondo del volume che nella Composizione architettonica vede la disciplina centrale intorno a cui riorganizzare oggi la rinascita delle Scuole di Architettura italiane. Da notarsi il ruolo “mobile” di molti docenti che compaiono in più sedi a seconda dei loro avanzamenti di carriera. Un dato, questo della mobilità, che ha costituito una ricchezza della Scuola italiana di architettura che è riuscita in questo modo a rinnovarsi di idee e di energie fino alla metà degli anni &#8217;90. Di questi eccellenti Architetti, ai quali è dedicato il libro, sono poi stati individuati gli Accademici di San Luca: ne è emerso un quadro nazionale che forse è proprio quello che dà credibilità a una “scuola italiana di architettura”, al di là delle profonde, a volte inconciliabili diversità delle singole personalità. Infine questi Eccellenti Architetti sono stati poi raggruppati per “stili di insegnamento”, nei due grandi periodi delle Scuole e delle Facoltà. <br />Infine il capitolo 4 analizza la crisi che oggi attanaglia le Facoltà, governate da una corporazione di docenti espertissimi nell&#8217;assicurarsi il prolungamento della loro progenie disciplinare, ma ormai del tutto incapaci di esercitare il mestiere di architetto. È analizzato il conflittuale rapporto fra dipartimenti e ordini professionali: da una parte le astuzie per praticare la professione a spese dello stato; dall&#8217;altra il tentativo di smantellare strutture, incapaci di aggiornarsi, con il facile elargimento di crediti extracurriculari. È individuata come causa centrale della crisi il monopolio statale nel campo dell&#8217;insegnamento e la necessità di offrire una alternativa non statale all&#8217;insegnamento: una scuola pubblica non statale, i cui ordinamenti didattici siano riconosciuti direttamente dall&#8217;Unione Europea.</p>
<p>APPENDICE ALLA PRIMA PARTE<br />Per la prima volta è ristampato in edizione critica il testo del 1925 di G. Giovannoni Discussioni didattiche, fondamentale per la comprensione di tutta l&#8217;elaborazione successiva, fino ai nostri giorni, sui modelli didattici.</p>
<p>SECONDA PARTE<br />È dedicata all&#8217;illustrazione dettagliata del modello didattico da me applicato alla Facoltà di Architettura di Bari, come preside e come direttore del corso di laurea nei ventidue anni consecutivi della mia gestione: di esso ne sono spiegati gli aspetti originali, i limiti e le cause della decadenza.<br />Ho fatto ciò attraverso testi brevi per necessità di sintesi e chiarezza; e allo stesso tempo attraverso un&#8217;esaustiva e completa mole di apparati redazionali che rendono conto del lavoro didattico e di ricerca svolto da tutti i protagonisti –professori e allievi– che quel lavoro hanno svolto nel corso degli anni.</p>
<p>CLAUDIO D&#8217;AMATO GUERRIERI<br />Bari, 22 dicembre 1944<br />Professore emerito nel Politecnico di Bari<br />Accademico Nazionale di San Luca</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Tecniche tradizionali e artigianato nella Scuola di Stoccarda &#8211; Traditional techniques and crafts in the Stuttgart School of Architecture</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/tecniche-tradizionali-e-artigianato-nella-scuola-di-stoccarda-traditional-techniques-and-crafts-in-the-stuttgart-school-of-architecture/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2017 14:08:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana ARCHINAUTI diretta da Claudio D'Amato / ARCHINAUTI series edited by Claudio D'Amato n.73Questo libro si colloca all'interno di un'ampia ricerca messa in campo dalla Facoltà di Architettura di Bari attorno alla figura e all'opera di Paul Schmitthenner (1884-1972). In Italia si conosce poco del lavoro pratico e teorico di Schmitthenner, se si fa eccezione ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana ARCHINAUTI diretta da Claudio D&#8217;Amato / ARCHINAUTI series edited by Claudio D&#8217;Amato n.73</p>
<p>Questo libro si colloca all&#8217;interno di un&#8217;ampia ricerca messa in campo dalla Facoltà di Architettura di Bari attorno alla figura e all&#8217;opera di Paul Schmitthenner (1884-1972). In Italia si conosce poco del lavoro pratico e teorico di Schmitthenner, se si fa eccezione per la monografia di Vitangelo Ardito comparsa in questa collana. Eppure il suo lavoro si mostra subito in tutta la sua complessità e ricchezza, audacia e parsimoniosa attenzione per il semplice e l&#8217;inapparente. Alla concezione sulla forma e al suo rapporto fondativo con le origini della costruzione si associa la particolare attitudine di Schmitthenner alla innovazione delle tecniche artigianali, sedimentate nell&#8217;alveo di quel mestiere che andava insegnando nella Stuttgarter Schule. Un aspetto questo che portava con sè le modalità attraverso cui si attua il fare architettonico, e rispetto al quale era necessario un ulteriore lavoro di approfondimento e ricerca: esso rappresenta il nucleo tematico di questa pubblicazione. La presenza nel curriculum e il ruolo determinante assegnato sin dal primo anno di corso, nella preparazione dell&#8217;allievo, agli elementi della costruzione e ai caratteri della forma, al rapporto con il luogo e alla qualità dello spazio, erano tesi all&#8217;esercizio progettuale di un&#8217;architettura semplice e ben fatta, che si mostrasse vera rispetto ai rituali della vita che in essa si ripetono. L&#8217;insegnamento e il mestiere, la tradizione e la modernità si intrecciano continuamente senza mai distaccarsi da una legge dell&#8217;ordine delle cose, che ogni volta definisce la ragione della forma e l&#8217;appropriatezza della costruzione. Dall&#8217;ordinamento del processo, dalla razionalizzazione degli elementi e delle loro relazioni prende le mosse il titolo di questo libro: “artigianato” e “tecnica” sono anch&#8217;essi dei concetti desueti, che potrebbero apparire anacronistici rispetto agli sviluppi della tecnologia e delle mode; ma considerare l&#8217;architettura a partire dalle sue origini significa ricucire lentamente il nostro operato con ciò che è essenziale e duraturo, con ciò che ha valore in ogni tempo e che spinge la forma a mutare, a risiedere rinnovata e con pregnante significatività nel nostro tempo.</p>
<p>Nicola Panzini (Monopoli, BA 1984) Laurea nella Facoltà di Architettura del Politecnico di Bari (2010). Ha conseguito nel 2014 il titolo di Dottore di ricerca in Progettazione Architettonica, con un lavoro inerente la costruzione della città e dell&#8217;edificio urbano nelle opere e negli scritti di Theodor Fischer (1863-1938), svolto tra Stoccarda e Monaco di Baviera. Nel 2012 ha vinto una borsa di ricerca finanziata dal DAAD presso l&#8217;Istituto di Storia dell&#8217;Architettura dell&#8217;Università di Stoccarda (Germania), sotto la supervisione del prof. Klaus Jan Philipp. Nel 2015 ha vinto una borsa di ricerca post-doc finanziata dal DAAD presso il dipartimento di Architettura dell&#8217;Università Hafencity di Amburgo e il Fritz-Schumacher-Institut (Germania), sotto la supervisione del prof. em. Hartmut Frank. Nel 2016 ha vinto una borsa triennale di ricerca finanziata dalla CEI sulle opere e gli scritti di Emil Steffann e Hans van der Laan. </p>
<p>Nicola Panzini (Monopoli, BA 1984) He graduated in Architecture at Polytechnic of Bari (2010), where he got (2014) his Ph. D. in architectural design entitled: “Stadtbaukunst. The construction of the city and buildings in the theoretical research and technical design of Theodor Fischer (1862- 1938)”. In 2012, he was awarded with a grant funded by the DAAD at the Institut für Architekturgeschichte, Universität Stuttgart (Germany), under the supervision of Prof. Klaus Jan Philipp. In 2015, he is awarded with a grant post-doc funded by the DAAD at the Department Architektur, HafenCity Universität Hamburg and the Fritz-Schumacher-Institut (Germany), under the supervision of Prof. em. Hartmut Frank. In 2016, he is awarded with a three-year research grant financed by the CEI on the works and writings of E. Steffann and H. van der Laan.</p>
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		<title>Le forme del museo &#8211; Architectural shapes of museums</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/le-forme-del-museo-architectural-shapes-of-museums/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2017 14:08:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana ARCHINAUTI diretta da Claudio D'Amato / ARCHINAUTI series edited by Claudio D'Amato n.73Questo è un libro di ragionamenti architettonici, che come tutti quelli sull'insegnamento della progettazione/composizione, segna l'‘eterno ritorno dell'uguale' che costringe ogni generazione di docenti a misurarsi con l'infinità circolare del tempo per impadronirsi del tema e farlo proprio. La maniera specifica con ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana ARCHINAUTI diretta da Claudio D&#8217;Amato / ARCHINAUTI series edited by Claudio D&#8217;Amato n.73</p>
<p>Questo è un libro di ragionamenti architettonici, che come tutti quelli sull&#8217;insegnamento della progettazione/composizione, segna l&#8217;‘eterno ritorno dell&#8217;uguale&#8217; che costringe ogni generazione di docenti a misurarsi con l&#8217;infinità circolare del tempo per impadronirsi del tema e farlo proprio. La maniera specifica con cui Zattera, Beccu e Menghini hanno scelto di percorrere questo cammino, è stata quella di individuare esempi significativi di musei di diversi autori ed epoche, interpretandoli con le categorie proprie del progetto d&#8217;architettura, e costruendo con essi possibili itinerari tematici e formali.<br />This is a book of architectural reasonings which, like all those on teaching of design/composition, marks the ‘&#8217;eternal return of the equal”, that forces each generation of teachers to confront themselves with the circular infinity of time to capture the architectural theme and take possession of it. The specific way in which Zattera, Beccu and Menghini have chosen to take this path, has been to identify examples of museums of different authors of different times, and to interprete them with their own categories of architectural design, giving them to the students as possible thematic and formal itinenaries.</p>
<p>ARIELLA ZATTERA (Venezia 1942) è stata professore associato di Composizione architettonica e urbana (ICAR/14) nella Facoltà di Architettura di Bari, in servizio nel Politecnico di Bari dal 1° novembre 1998 al 31 ottobre 2012. <br />Ariella Zattera (Venice 1942) has been an Associate Professor of Architectural design in the School of Architecture in the Polytechnic of Bari, from November 1st 1998 to October 31st 2012.</p>
<p>MICHELE BECCU (Cagliari 1952) è stato professore associato di Composizione architettonica e urbana (ICAR/14) prima nella Facoltà di Architettura poi nel Dipartimento di Scienze dell&#8217;ingegneria civile e dell&#8217;architettura (DICAR), in servizio nel Politecnico di Bari dal 3 marzo 1994 al 31 ottobre 2015. Oggi insegna nell&#8217;Università Roma Tre.<br />Michele Beccu (Cagliari 1942) has been an Associate Professor of Architectural design in the School of Architecture in the Polytechnic of Bari, from March 3rd 1994 to October 31st 2015. Today he teaches in University of Roma Tre.</p>
<p>ANNA BRUNA MENGHINI (Canino, VT 1960) è professore associato di Composizione architettonica e urbana (ICAR/14) nel Dipartimento di Scienze dell&#8217;ingegneria civile e dell&#8217;architettura (DICAR), in servizio nel Politecnico di Bari da 8 luglio 1999.<br />Anna Bruna Menghini (Canino, VT 1960) is today an Associate Professor of Architectural design in Department of Architecture in the Polytechnic of Bari, where she teaches from July 8th 1999.</p>
<p>VITO DE BELLIS (Bari 1984) laureato nel 2010 in Architettura nel Politecnico di Bari dove nel 2015 ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Progettazione architettonica. Attualmente vive a Londra dove ha ottenuto una borsa di studio per un master presso la Prince&#8217;s Foundation.<br />Vito De Bellis (Bari, 1984) graduated in 2010 in Architecture in the Polytechnic of Bari where in 2015 he got his PhD in Architectural Design. He currently lives in London where he attends a masters at the Prince&#8217;s Foundation.</p>
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		<title>E.E. Viollet-le-Duc: innovazione e tradizione in architettura</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/e-e-viollet-le-duc-innovazione-e-tradizione-in-architettura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Nov 2015 14:07:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana ARCHINAUTI diretta da Claudio D'Amato / ARCHINAUTI series edited by Claudio D'Amato n.67[Dalla presentazione di Claudio D'Amato] “Lo scopo principale della ricerca è stato quello di ‘estrarre' un metodo del ben costruire dalle lezioni impartite da E.E. Viollet-le-Duc che, opportunamente aggiornate e discusse, possono rappresentare una risorsa per la progettazione contemporanea in area mediterranea. ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana ARCHINAUTI diretta da Claudio D&#8217;Amato / ARCHINAUTI series edited by Claudio D&#8217;Amato n.67</p>
[Dalla presentazione di Claudio D&#8217;Amato]  “Lo scopo principale della ricerca è stato quello di ‘estrarre&#8217; un metodo del ben costruire dalle lezioni impartite da E.E. Viollet-le-Duc che, opportunamente aggiornate e discusse, possono rappresentare una risorsa per la progettazione contemporanea in area mediterranea. Ciò che rende degno di grande attenzione il lavoro compiuto da Maria Rita Campa è il suo tentativo – pienamente riuscito – di coniugare la riflessione teorica con la dimostrazione applicata: dove la seconda ha sempre costituito la verifica della prima. Non, dunque, un lavoro di ricognizione storica sull&#8217;operato di un architetto, Viollet-le-Duc, così ampiamente indagato, bensì un&#8217;inedita analisi progettuale, efficacemente condotta secondo i metodi – e i mezzi – di un ‘tecnico&#8217; dell&#8217;architettura.” [Dal giudizio finale del prof. Franco Laner sulla tesi di Dottorato di Maria Rita Campa &#8211; luglio 2008] “Nella tesi, ma anche nella presentazione/esposizione degli scritti ed elaborati di Viollet-le-Duc proposti nel notevole lavoro della Campa, ho colto una rara capacità di analisi dei processi euristici e di sviluppo logico e conseguenziale di elementari figure di base, come il triangolo (nel piano) e il tetraedro (nello spazio), che risultano dall&#8217;analisi dei progetti di Viollet. [&#8230;] Il notevole contributo del neo dottore di ricerca è per me da ascriversi all&#8217;invito ad un modello metodologico, che si caratterizza nella decostruzione della meraviglia cui approda Viollet. Tale modello è condotto con strumenti storici (a partire da Villard de Honnecourt, De L&#8217;Orme, con la contaminazione di Leonardo da Vinci…), culturali, ma anche prettamente analitico-concettuali. L&#8217;analisi dunque troverà senz&#8217;altro utilizzo per la migliore comprensione dell&#8217;opera di Viollet, ma è anche uno strumento metodologico, per un proprio, autonomo, percorso progettuale.”</p>
[Dal giudizio finale del prof. Luciano Re sulla tesi di Dottorato di Maria Rita Campa &#8211; luglio 2008] Di là da una troppo diffusa riduzione di Viollet-le Duc agli aspetti della sua opera di restauratore e conoscitore dell&#8217;architettura storica, talvolta resi logori dalla loro riproposizione negli epigoni, Maria Rita Campa ha giustamente posto l&#8217;accento sulla valenza critica e il tema della progettualità, nella contestualità della nuova realtà della costruzione metallica come sinergica alla tradizione tipologico-materica della pietra e del mattone: una prospettiva la cui attualità è testimoniata anche da importanti realizzazioni recenti e che –ritengo- sia un corretto filtro per l&#8217;interpretazione di Viollet-le-Duc restauratore. [&#8230;] Lo strumento informatico ha consentito alla Candidata un&#8217;analisi precisa e dettagliata, della costruzione razionale delle volte a crociera alle proposte di Viollet-le-Duc circa i nuovi tipi strutturali e spaziali fondati sulle nuove tecnologie delle volte poliedriche miste di grande luce. La puntualità delle conclusioni della ricerca, la sua potenzialità propositiva, d&#8217;applicazione scientifica e didattica, pertinenti agli obiettivi del Dottorato, ne meritano un pieno apprezzamento e consenso.</p>
<p>Maria Rita Campa, Galatina (Lecce) 1979. Laureata in Architettura nel Politecnico di Bari nel 2005, Dottore di Ricerca in “Progettazione Architettonica per i Paesi del Mediterraneo” (XX ciclo) dal 2008. Ha pubblicato con la stessa collana: Philibert De l&#8217;Orme, Nouvelles inventions pour bien bastir et à petits fraiz, Edizione critica e traduzione integrale, PolibaPress, Bari, 2009</p>
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		<title>Architettura romanica pugliese &#8211; Apulian romanesque architecture</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/architettura-romanica-pugliese-apulian-romanesque-architecture/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Nov 2015 14:07:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana ARCHINAUTI diretta da Claudio D'Amato / ARCHINAUTI series edited by Claudio D'Amato n.71Nelle chiese e nelle cattedrali romaniche della Terra di Puglia i modi di impiego della pietra locale assumono la dignità di un linguaggio architettonico. Questo libro affronta lo studio dell'architettura romanica pugliese partendo dalle sue forme e strutture in pietra portante e ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana ARCHINAUTI diretta da Claudio D&#8217;Amato / ARCHINAUTI series edited by Claudio D&#8217;Amato n.71</p>
<p>Nelle chiese e nelle cattedrali romaniche della Terra di Puglia i modi di impiego della pietra locale assumono la dignità di un linguaggio architettonico. Questo libro affronta lo studio dell&#8217;architettura romanica pugliese partendo dalle sue forme e strutture in pietra portante e individua i paradigmi del muro e della campata come chiavi di lettura per la sua comprensione, sia a livello progettuale che costruttivo. I tipi di muro, i tipi di campata e le rispettive aggregazioni, riscontrate negli edifici esaminati, sono analizzati sulla base di tre filoni architettonici, appositamente calibrati per consentire la definizione dei fili conduttori tra le diverse soluzioni architettoniche analizzate. Si evidenziano, in particolare, i modi comuni di incremento dimensionale, di variazione dimensionale, di determinazione del sistema di copertura e di genesi della plastica secondaria, che costituiscono nel loro insieme un modus operandi virtuoso rispetto all&#8217;implemento dell&#8217;idea organica e muraria di architettura, sottesa agli edifici romanici di Puglia. I nodi stereotomici in pietra sono considerati come veri e propri paradigmi della costruzione, mettendone in evidenza l&#8217;importante ruolo nella concezione progettuale degli edifici. Attraverso i rilievi dei nodi costruttivi di maggiore interesse per diffusione e complessità, quali le volte a catino, i pennacchi e le cuffie, si presentano nuove ipotesi sulle pratiche del cantiere medievale, necessarie alla rispettiva realizzazione. La ricerca offre infine la codifica delle evidenze geometriche degli elementi costruttivi rilevati, in tecniche costruttive nuovamente trasmissibili. </p>
<p>Enrica Leonardis (Bari, 1983) Architetto e Dottore di Ricerca in Progettazione Architettonica per i Paesi del Mediterraneo. Dal 2012 è docente a contratto presso il Dipartimento di Scienze dell&#8217;Ingegneria Civile e dell&#8217;Architettura del Politecnico di Bari, nei corsi di Laurea di Architettura e Disegno Industriale. Ha svolto attività di tutor per laboratori di laurea e stage in cantiere-scuola (Formedil-Bari), legati all&#8217;uso di tecniche costruttive tradizionali. È autrice di numerosi articoli scientifici ed interventi in congressi internazionali, sul tema dell&#8217;architettura romanica pugliese.</p>
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		<title>Moderne architetture romane</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/moderne-architetture-romane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2015 14:06:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana ARCHINAUTI diretta da Claudio D'Amato / ARCHINAUTI series edited by Claudio D'Amato n.69Questo percorso di ricerca intorno al linguaggio architettonico nel secondo ventennio del ventesimo secolo in Italia, prende le mosse dalla figura “dimenticata” di Giovanni Battista Milani per diversi motivi. Innanzitutto per la convinzione che una figura come quella di Milani possa servire ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana ARCHINAUTI diretta da Claudio D&#8217;Amato / ARCHINAUTI series edited by Claudio D&#8217;Amato n.69</p>
<p>Questo percorso di ricerca intorno al linguaggio architettonico nel secondo ventennio del ventesimo secolo in Italia, prende le mosse dalla figura “dimenticata” di Giovanni Battista Milani per diversi motivi. Innanzitutto per la convinzione che una figura come quella di Milani possa servire a gettare una luce sulla difficile fase di passaggio alla modernità, a Roma, dalla oscura stagione precedente, solo da poco oggetto di studio. Sono proprio queste fasi di passaggio le più fervide di indicazioni metodologiche, proprio per la natura complessa delle relazioni tra progetto costruzione e pensiero formale. In secondo luogo, perché Milani fa parte della “fazione” che risultò perdente nella congerie del dibattito architettonico, che portò i cosiddetti accademici all&#8217;ostracismo professionale: l&#8217;accademismo di Milani offre la possibilità di legare il pensiero ottocentesco alle figure emergenti, leggendo i caratteri di continuità e di innovazione della ricerca romana. Come legare l&#8217;innovazione delle forme, conseguente l&#8217;adozione di nuovi materiali, con le esigenze della continuità ambientale con le forme della tradizione classica nella costruzione della città? Quale era la via italiana alla modernità, quale il linguaggio rispondente alle istanze di cogenza strutturale e di convenienza ambientale (nel senso più ampio del termine, dalle problematiche legate al clima a quelle legate al contesto urbano)? Questi temi saranno affrontati a partire da edifici o complessi architettonici esemplari, andando ad indagare gli etimi del linguaggio nel rapporto tra forma, struttura e costruzione, per poi allargarsi a scuole, progettisti, dibattiti intorno ai temi dello stile. Stile su cui questo studio intende fornire, in ultima analisi, un contributo per una architettura moderna mediterranea che sappia legare tradizione e costruzione, storia e natura.</p>
<p>Marco Stefano Orsini (Castellaneta, 1976), laureato a Bari nel 2006 con una tesi sulla stereotomia del legno in Spagna. Ha conseguito nel 2009 il titolo di Dottore di ricerca in Progettazione Architettonica. Nel 2011 vince una borsa di studio di post- dottorato con uno studio intorno ai caratteri tipologici, formali e costruttivotecnologici delle grandi coperture voltate in calcestruzzo armato o a struttura metallica dell&#8217;altra modernità romana. Nel 2014 vince una borsa di studio su “Strategie di recupero, innovazione e valorizzazione di alcuni moderni complessi edilizi del Mediterraneo”, presso il Politecnico di Bari, dove, dal 2009, collabora ai corsi di progettazione architettonica al III anno della Facoltà di Architettura.</p>
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		<title>Castel del Monte</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/castel-del-monte-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2015 14:06:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana ARCHINAUTI diretta da Claudio D'Amato / ARCHINAUTI series edited by Claudio D'Amato n.70Questo convegno è testimonianza di un caparbio percorso di ricerca iniziato sei anni fa nel Politecnico di Bari, nell'ambito del “Dottorato di ricerca in Architettura” da me coordinato; e proseguito, grazie alla costanza e alla passione di Giuseppe Fallacara e Ubaldo Occhinegro, ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana ARCHINAUTI diretta da Claudio D&#8217;Amato / ARCHINAUTI series edited by Claudio D&#8217;Amato n.70</p>
<p>Questo convegno è testimonianza di un caparbio percorso di ricerca iniziato sei anni fa nel Politecnico di Bari, nell&#8217;ambito del “Dottorato di ricerca in Architettura” da me coordinato; e proseguito, grazie alla costanza e alla passione di Giuseppe Fallacara e Ubaldo Occhinegro, attraverso significative tappe1 in cui sono stati coinvolti molteplici soggetti disciplinari. Che hanno trovato il loro comune denominatore non solo nel monumento ma soprattutto nel fattore “acqua” che finalmente spiega l&#8217;utilitas del monumento stesso: una macchina complessa per captare l&#8217;acqua dal sottosuolo, utile alla cura corporis di Federico II.</p>
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		<item>
		<title>Architettura e design</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/architettura-e-design/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2015 14:06:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana ARCHINAUTI diretta da Claudio D'Amato / ARCHINAUTI series edited by Claudio D'Amato n.68Architettura e Design. Complementi di Tecnologia per un nuovo manuale dell'architetto è trascrizione di Materiali, processi, normalizzazione. Complementi di Tecnologia per il C.D.L. in Disegno Industriale, Bari 2003 con integrazioni tratte da Sistemi costruttivi. Complementi didattici per i corsi di Progettazione di ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana ARCHINAUTI diretta da Claudio D&#8217;Amato / ARCHINAUTI series edited by Claudio D&#8217;Amato n.68</p>
<p>Architettura e Design. Complementi di Tecnologia per un nuovo manuale dell&#8217;architetto è trascrizione di Materiali, processi, normalizzazione. Complementi di Tecnologia per il C.D.L. in Disegno Industriale, Bari 2003 con integrazioni tratte da Sistemi costruttivi. Complementi didattici per i corsi di Progettazione di sistemi costruttivi e di Tecnologia dell&#8217;Architettura, Bari 2004, compendi didattici, entrambi, mai pubblicati da Roberto Perris, a lungo sopravvissuti sotto forma di dispense cartacee sparse tra le copisterie del Politecnico di Bari, ma, di fatto, completi per una pubblicazione già dal 2006. Il volume raccoglie quattro comunicazioni e quattordici capitoli, distribuiti all&#8217;interno di quattro sezioni tematiche, (Introduzione. Sistemi produttivi; Parte prima. Organizzazione, rappresentazione e normalizzazione del progetto; Parte seconda. Materiali e lavorazioni; Parte terza. Elementi e sistemi costruttivi), che guidano ad una “rapida escursione nel territorio dei sistemi costruttivi e delle novità introdotte dall&#8217;approccio esigenziale-prestazionale […] per tracciare un filo logico che evidenzi le relazioni essenziali tra le diverse nozioni ed i diversi processi in atto e consenta di ipotizzarne alcune tendenze di sviluppo, al fine di orientare studi, ricerche ed approfondimenti da parte dello studente”. Appendice e Apparati raccolgono, infine: elaborati grafici, a cura del prof. arch. Spartaco Paris, che aggiornano le tavole grafiche del capitolo 13. Sistemi di chiusura verticale, in considerazione delle ricadute tecnologiche e progettuali intervenute nella nuova normativa sul risparmio energetico dell&#8217;involucro; le più significative innovazioni normative italiane, che integrano alcuni riferimenti citati; una Bibliografia ragionata, che raccoglie testi significativamente aggiornati e una ricostruzione ampiamente esaustiva dei contributi su libro e su rivista e citazioni dell&#8217;Autore; Elenco delle Illustrazioni e Indice degli argomenti, dei nomi e dei luoghi; Testimonianze di amici, colleghi e docenti appartenenti ai SSD della Tecnologia dell&#8217;Architettura e del Design a cura di Rossella Martino.</p>
<p>Roberto Perris (1937-2010), architetto e professore universitario, ha vissuto e operato tra Roma, Latina e Bari. Dopo aver compiuto gli studi scientifici, si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza e, in seguito all&#8217;incontro con Ugo Luccichenti, alla Facoltà di Architettura di Roma, ove si laureò con lode con Ludovico Quaroni. Da studente fece parte di studi di architettura condividendo esperienze concorsuali con Francesco Cellini, Franco Cervellini, Claudio D&#8217;Amato, Franco Purini, Mario Seccia, Andrea Silipo, Duccio Staderini, Laura Thermes, Paola Trucco; frequentò il GRAU e il Gruppo 63. Partecipò attivamente al movimento degli studenti del 1968 insieme a Paolo Flores D&#8217;Arcais, Massimiliano Fuksas, Renato Nicolini, Sergio Petruccioli e Franco Russo. Dal 1972, svolse attività didattica nei corsi di Progettazione architettonica a fianco di Ludovico Quaroni e di Salvatore Dierna. Dal 1994, insegnò Tecnologia dell&#8217;Architettura prima a Roma, poi dal 1998 al Politecnico di Bari dove dal settembre 2002 al marzo 2010 fu presidente del corso di laurea in Disegno Industriale.</p>
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