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	<title>FONDAZIONE AQUILEIA Archivi | Gangemi</title>
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	<title>FONDAZIONE AQUILEIA Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Tesori e Imperatori. Lo Splendore della Serbia Romana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Feb 2018 14:09:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Catalogo della mostra presso Aquileia (Ud), Palazzo Meizlik dal 10 marzo al 3 giugno 2018Fortezze, residenze imperiali, prosperi quartieri urbani, commerci fiorenti, convivenza di culture e segni dei diversi influssi religiosi e delle nuove sensibilità provenienti da Roma e da Oriente: sono questi gli elementi di fondo a cui pensiamo quando parliamo di "splendore della ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Catalogo della mostra presso Aquileia (Ud), Palazzo Meizlik dal 10 marzo al 3 giugno 2018</p>
<p>Fortezze, residenze imperiali, prosperi quartieri urbani, commerci fiorenti, convivenza di culture e segni dei diversi influssi religiosi e delle nuove sensibilità provenienti da Roma e da Oriente: sono questi gli elementi di fondo a cui pensiamo quando parliamo di &#8220;splendore della Serbia romana&#8221;, una terra che conobbe uno sviluppo eccezionale nel III e IV secolo ed in cui nacquero ben 17 o 18 Imperatori, da Ostiliano a Costanzo III, passando attraverso Costantino il Grande, nativo di Naissus (Niš). Un territorio che vide sorgere grandiose ville imperiali, come quella di Felix Romuliana, oggi Gamzigrad, o nuovi centri, che nel caso di Sirmium, oggi Sremska Mitrovica, potevano includere la presenza di un circo, elemento che trasformava un agglomerato urbano in grande e importante città.</p>
<p>Continuando il percorso culturale già intrapreso con le mostre del ciclo &#8220;Archeologia Ferita&#8221;, con questa esposizione in Palazzo Meizlik ad Aquileia vengono esposti sessanta preziosi reperti, provenienti dal Museo Nazionale di Belgrado e da altri musei serbi, che illustrano e raccontano la storia della Serbia romana.<br />Un territorio che sotto il dominio di Roma era diviso tra tre province, ma che fu contraddistinto da comuni esigenze strategiche e militari, che comportarono il potenziamento del sistema di difesa del limes danubiano, e da un prepotente sviluppo dei centri urbani e di altre località periferiche, che avevano dato i natali ad un numero consistente di imperatori tra il III e il V secolo e per questo motivo erano stati omaggiati con la costruzione delle loro maestose residenze.</p>
<p>Exhibition catalog &#8211; Aquileia (Ud), Palazzo Meizlik. March 10th &#8211; June 3rd 2018</p>
<p>Strongholds, imperial palaces, wealthy city districts, thriving trades, a melting pot of civilizations and the signs of the different religious influences and of the new inspirations coming from Rome and from the East: all these images come to our mind when we think of the &#8220;splendour of Roman Serbia&#8221;. These territories enjoyed an extraordinary growth between the 3rd and 4th centuries, and were homeland to as many as 17 or 18 emperors, from Hostilian to Constantius III, including Constantine the Great, who was born in Naissus (Niš). Serbia saw the rise of monumental imperial residences, like Felix Romuliana, today&#8217;s Gamzigrad, and of new cities, like Sirmium, now Sremska Mitrovica, which included a circus, a sign that the earlier urban settlement had grown into an important metropolis.</p>
<p>As a further step in the path of the project &#8220;Wounded Archaeology&#8221;, with this new exhibition in Palazzo Meizlik in Aquileia sixty precious artefacts from the National Museum of Belgrade and other Serbian museums are exhibited to tell the history of Roman Serbia. While the territory of present-day Serbia fell into three different Roman provinces, it was affected by the same strategic and military needs, which caused the strengthening of the defensive system on the Danube boundary and the powerful growth of the urban centres and of other peripheral settlements. A large share of the Roman emperors who ruled between the 3rd and 4th centuries were native from those places, which they honoured with the construction of impressive residences.</p>
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		<title>Tesori e Imperatori &#8211; Treasures and Emperors</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/tesori-e-imperatori-treasures-and-emperors/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Feb 2018 14:08:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Catalogo della mostra presso Aquileia (Ud), Palazzo Meizlik dal 10 marzo al 3 giugno 2018Fortezze, residenze imperiali, prosperi quartieri urbani, commerci fiorenti, convivenza di culture e segni dei diversi influssi religiosi e delle nuove sensibilità provenienti da Roma e da Oriente: sono questi gli elementi di fondo a cui pensiamo quando parliamo di "splendore della ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Catalogo della mostra presso Aquileia (Ud), Palazzo Meizlik dal 10 marzo al 3 giugno 2018</p>
<p>Fortezze, residenze imperiali, prosperi quartieri urbani, commerci fiorenti, convivenza di culture e segni dei diversi influssi religiosi e delle nuove sensibilità provenienti da Roma e da Oriente: sono questi gli elementi di fondo a cui pensiamo quando parliamo di &#8220;splendore della Serbia romana&#8221;, una terra che conobbe uno sviluppo eccezionale nel III e IV secolo ed in cui nacquero ben 17 o 18 Imperatori, da Ostiliano a Costanzo III, passando attraverso Costantino il Grande, nativo di Naissus (Niš). Un territorio che vide sorgere grandiose ville imperiali, come quella di Felix Romuliana, oggi Gamzigrad, o nuovi centri, che nel caso di Sirmium, oggi Sremska Mitrovica, potevano includere la presenza di un circo, elemento che trasformava un agglomerato urbano in grande e importante città.</p>
<p>Continuando il percorso culturale già intrapreso con le mostre del ciclo &#8220;Archeologia Ferita&#8221;, con questa esposizione in Palazzo Meizlik ad Aquileia vengono esposti sessanta preziosi reperti, provenienti dal Museo Nazionale di Belgrado e da altri musei serbi, che illustrano e raccontano la storia della Serbia romana.<br />Un territorio che sotto il dominio di Roma era diviso tra tre province, ma che fu contraddistinto da comuni esigenze strategiche e militari, che comportarono il potenziamento del sistema di difesa del limes danubiano, e da un prepotente sviluppo dei centri urbani e di altre località periferiche, che avevano dato i natali ad un numero consistente di imperatori tra il III e il V secolo e per questo motivo erano stati omaggiati con la costruzione delle loro maestose residenze.</p>
<p>Exhibition catalog &#8211; Aquileia (Ud), Palazzo Meizlik. March 10th &#8211; June 3rd 2018</p>
<p>Strongholds, imperial palaces, wealthy city districts, thriving trades, a melting pot of civilizations and the signs of the different religious influences and of the new inspirations coming from Rome and from the East: all these images come to our mind when we think of the &#8220;splendour of Roman Serbia&#8221;. These territories enjoyed an extraordinary growth between the 3rd and 4th centuries, and were homeland to as many as 17 or 18 emperors, from Hostilian to Constantius III, including Constantine the Great, who was born in Naissus (Niš). Serbia saw the rise of monumental imperial residences, like Felix Romuliana, today&#8217;s Gamzigrad, and of new cities, like Sirmium, now Sremska Mitrovica, which included a circus, a sign that the earlier urban settlement had grown into an important metropolis.</p>
<p>As a further step in the path of the project &#8220;Wounded Archaeology&#8221;, with this new exhibition in Palazzo Meizlik in Aquileia sixty precious artefacts from the National Museum of Belgrade and other Serbian museums are exhibited to tell the history of Roman Serbia. While the territory of present-day Serbia fell into three different Roman provinces, it was affected by the same strategic and military needs, which caused the strengthening of the defensive system on the Danube boundary and the powerful growth of the urban centres and of other peripheral settlements. A large share of the Roman emperors who ruled between the 3rd and 4th centuries were native from those places, which they honoured with the construction of impressive residences.</p>
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		<title>Volti di Palmira ad Aquileia &#8211; Portraits of Palmyra in Aquileia</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/volti-di-palmira-ad-aquileia-portraits-of-palmyra-in-aquileia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jun 2017 14:08:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un tempo città carovaniera e crocevia tra occidente e oriente, Palmira è uno dei siti archeologici greco-romani più sontuosi mai riportati alla luce, paragonabile a Pompei o a Efeso. La sua conquista nel maggio 2015 da parte delle forze dell'ISIS, e la distruzione di molti dei suoi più importanti monumenti, è stata una delle tragedie ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un tempo città carovaniera e crocevia tra occidente e oriente, Palmira è uno dei siti archeologici greco-romani più sontuosi mai riportati alla luce, paragonabile a Pompei o a Efeso. La sua conquista nel maggio 2015 da parte delle forze dell&#8217;ISIS, e la distruzione di molti dei suoi più importanti monumenti, è stata una delle tragedie più dolorose e gravi che abbiano colpito il patrimonio culturale mondiale. così come la decapitazione, il 18 agosto 2015, del direttore Generale delle antichità di Palmira, l&#8217;archeologo Khaled al-Asaad, assassinato per “essersi interessato degli idoli”. alla sua eroica figura l&#8217;Italia ha dedicato corsi di laurea e sale nei suoi musei.</p>
<p>La storia dell&#8217;impero romano e la storia di Palmira sono profondamente intrecciate. annessa all&#8217;impero nel I secolo a.C., la cosiddetta “Venezia del deserto” costituiva uno snodo fondamentale per i commerci tra il Mediterraneo e la Mesopotamia. a conferma di relazioni frequenti e molto vitali, nell&#8217;antica Roma fioriva una solida comunità palmirena, come testimoniato dall&#8217;esistenza di alcuni bassorilievi, custoditi ai Musei capitolini, che riportano scritture in palmireno, uno dei quali viene esposto ad Aquileia.</p>
<p>Palmira era un centro di libertà, di anticonformismo, di multiculturalismo, un crogiolo di elementi diversi. Vi si intrecciavano le eredità dell&#8217;antica Mesopotamia, della Siria aramaica, della Fenicia, erano presenti elementi persiani, arabi, della civiltà greca e della cultura ellenistica, consistenti e vivi pur sotto la dominazione romana. eppure Palmira è sempre rimasta se stessa, né ellenizzata né romanizzata, ma forte della sua peculiare unicità.<br />Una grande e fiorente città pericolosamente vicina a popoli nomadi e barbari e a civiltà diverse fortemente espansive. Sono questi caratteri che l&#8217;avvicinano suggestivamente ad Aquileia, anch&#8217;essa centro di grande civiltà e cultura, sede di commerci, ma anche città di frontiera, spesso minacciata, ma vicina al diverso e proprio per questo con una vocazione al dialogo ed alla comprensione.</p>
<p>Il grande vicino di Palmira era la Persia, il grande vicino di Aquileia erano i popoli barbarici. aureliano era impegnato sul basso Danubio nelle guerre contro i barbari quando gli giunse voce della marcia che la regina palmirena Zenobia aveva intrapreso dall&#8217;Anatolia verso Roma. interruppe le ostilità, spostò accampamenti e legionari e portò le sue truppe verso il Bosforo, marciando verso Palmira, dove nel 272 fermò il tentativo di conquista. nel 274 aureliano celebrò a Roma la vittoria su Palmira facendo costruire un tempio dedicato al Sole di cui non sono purtroppo rimaste tracce.</p>
<p>Sia Palmira che Aquileia erano dunque luoghi di tolleranza e fruttuosa convivenza tra culture e religioni diverse, oltre che testimoni del fatto che diciotto secoli fa il Mediterraneo costituiva un&#8217;unità integrata non solo dal punto di vista dei commerci, ma anche di quello della circolazione delle idee e di canoni artistici e narrativi. ne troviamo traccia nei monumenti di Palmira, che mutuano il barocco tardo-ellenistico con influenze arabe e romane.</p>
<p>Once a caravan city lying at the crossroads between the east and the West, Palmyra is one of the most sumptuous Graeco-Roman archaeological sites ever brought back to light, comparably to Pompeii or Ephesus. its capture by ISIS forces in May 2015 and the resulting destruction of several of its most remarkable monuments were one of the most painful and serious tragedies for the world cultural heritage. and the same is true for the beheading, on 18th august 2015, of the General director of antiquities of Palmyra, archaeologist Khaled al-Asaad, who was murdered for “being interested in idols”. There are now master&#8217;s degree courses and museum rooms named after his heroic memory in Italy.</p>
<p>The history of the Roman empire and the history of Palmyra are closely entwined. annexed to the Roman empire in the 1st century BC, the so-called “Venice in the desert” represented a key junction for the trade between the Mediterranean Sea and Mesopotamia. Bearing evidence of the frequent and lively relations of Rome and Palmyra, a solid Palmyrene community thrived in Rome, as confirmed by some Roman reliefs bearing Palmyrene inscriptions, preserved in the Capitoline Museums: one of them is displayed in the exhibition dedicated to Palmyra in Aquileia.</p>
<p>Palmyra was a centre of freedom, non-conformance, multiculturalism, and a melting pot of different civilizations. The legacies of ancient Mesopotamia, Aramaic Syria, Phoenicia all blended there. Persian, Arab, Greek and Hellenic traditions stood firm and alive in spite of the Roman domination. and yet, Palmyra always remained an entity per se, neither Hellenized or Romanized, invariably strong in its peculiar unique identity. a great and thriving city, dangerously close to nomadic and barbaric peoples and to an alien civilization extremely prone to expansion. These features bring Palmyra suggestively close to Aquileia, another great centre of civilization and culture, a hub of trade, but also a border city, a neighbour to a different civilization, and therefore with a vocation for dialogue and cohabitation.</p>
<p>Palmyra&#8217;s great neighbour was Persia; Aquileia&#8217;s great neighbour were the Barbarian peoples. emperor Aurelian was fighting against the latter in the lower Danube area when he became acquainted that Palmyra&#8217;s queen Zenobia was marching across Anatolia towards Rome. he put an end to the war, moved military camps and legions and brought his army towards the Bosphorus, heading to Palmyra, where he eventually stopped Zenobia&#8217;s attempt in 272 ad. in 274 AD, Aurelian celebrated his triumph over Palmyra in Rome and had a temple built and dedicated to the Sun, of which unfortunately no traces remain.</p>
<p>Both Palmyra and Aquileia, then, were places of tolerance and fruitful cohabitation between different cultures and religions. They were also witness to the fact that eighteen centuries ago the Mediterranean Sea used to be an integrated unity, not only for trade but also for the circulation of ideas, as well as of literary and artistic styles. evidence of this can be found in Palmyrene monuments, where late Hellenistic Baroque elements are revisited with Arab and Roman influences alike.</p>
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		<title>Made in Roma and Aquileia</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/made-in-roma-and-aquileia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Jan 2017 14:08:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Catalogo della mostra presso Palazzo Meizlik ad Aquileia Il percorso espositivo comprende ben 125 pezzi aquileiesi oltre ai 150 provenienti dall'esposizione che si è appena chiusa con successo ai Mercati Traianei di Roma: in mostra piatti, lucerne, gemme, gioielli, vetri, strumenti medicali, materiale laterizio, anfore tutti caratterizzati da marchi, loghi, firme e i più diversi ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Catalogo della mostra presso Palazzo Meizlik ad Aquileia </p>
<p>Il percorso espositivo comprende ben 125 pezzi aquileiesi oltre ai 150 provenienti dall&#8217;esposizione che si è appena chiusa con successo ai Mercati Traianei di Roma:  in mostra piatti, lucerne, gemme, gioielli, vetri, strumenti medicali, materiale laterizio, anfore tutti caratterizzati da marchi, loghi, firme e i più diversi segni di proprietà e appartenenza. Ne esce il ritratto di una società in cui grazie alla pax romana si ampliò il sistema produttivo e commerciale – con botteghe, aziende, corporazioni, artigiani, trasporti, strade – e dove i simboli codificarono le identità e la volontà di appartenere ad un sistema produttivo e culturale comune. I preziosi reperti, oltre che dal Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, provengono da prestigiosi musei romani e internazionali, tra i quali, per il ruolo delle città come importanti centri di produzione nell&#8217;Impero Romano, vanno menzionati in particolare il Römisch-Germanisches Museum der Stadt Köln (Germania, Colonia), l&#8217;Arheološki muzej u Splitu (Croazia, Spalato).</p>
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