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	<title>FONTI dell’ISTITUTO PER STORIA DEL RISORGIMENTO Archivi | Gangemi</title>
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	<title>FONTI dell’ISTITUTO PER STORIA DEL RISORGIMENTO Archivi | Gangemi</title>
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	<item>
		<title>Vincenzo Tizzani. Effemeridi Romane</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2015 14:05:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana FONTI dell'ISTITUTO PER STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO n. 104Premessa di ROMANO UGOLINIPrefazione di VINCENZO PAGLIALa fama di monsignor Vincenzo Tizzani (1809-1892) è da sempre legata alla lunga ed affettuosa amicizia con Giuseppe Gioachino Belli. Il sodalizio del prelato con il grande poeta, reso memorabile dalla tutela degli autografi dei celebri sonetti affidatigli dal Belli, ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana FONTI dell&#8217;ISTITUTO PER STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO n. 104</p>
<p>Premessa di ROMANO UGOLINI<br />Prefazione di VINCENZO PAGLIA</p>
<p>La fama di monsignor Vincenzo Tizzani (1809-1892) è da sempre legata alla lunga ed affettuosa amicizia con Giuseppe Gioachino Belli. Il sodalizio del prelato con il grande poeta, reso memorabile dalla tutela degli autografi dei celebri sonetti affidatigli dal Belli, non fu comunque che un episodio, per quanto importante, nella longeva e feconda esistenza di monsignor Tizzani, conoscitore profondo e disincantato della Roma del suo tempo, assai vicino ai papi Gregorio XVI e Pio IX, mantenendo però sempre un lucido spirito critico, frutto anche di un lungo tirocinio accademico. Entrato giovanissimo tra i Canonici regolari di S.Pietro in Vincoli, dove il Belli era di casa, Tizzani vi divenne abate procuratore generale, prima di essere nominato nel 1843 vescovo di Terni, per far poi definitivamente ritorno nella sua Roma ed occupare l&#8217;ufficio di Cappellano maggiore dell&#8217;esercito pontificio. Docente di storia della Chiesa alla Sapienza fin dal 1833, il prelato ricoprì anche delicati incarichi di consultore nella Curia Romana, in particolare della Congregazione dell&#8217;Indice, ed ebbe un ruolo importante nella vita ecclesiastica, prendendo parte ad eventi significativi, come la redazione del celebre Sillabo ed il Concilio Vaticano I, di cui fu attento e critico memorialista. Ma il Tizzani fu anche uomo generoso e benefico nei vari ambienti sociali della Roma dell&#8217;Ottocento, attento ai bisogni del “ricco e del poverello” come scriverà di lui l&#8217;amico Belli. La perdita totale della vista, che fu la grande tragedia della sua vita, non fiaccò la tenace volontà dell&#8217;uomo avvezzo al ministero sacerdotale ed agli studi austeri. Grande estimatore di Antonio Rosmini che difese coraggiosamente presso Pio IX e Leone XIII, Tizzani continuò infatti ad insegnare alla Sapienza fino al 1870, e a seguire, prima e dopo la caduta del potere temporale, le vicende della Chiesa e della società romana, fino alla morte avvenuta nel 1892. Amico di personalità come Silvio Pellico, Gino Capponi, Gaetano Moroni, Luciano Bonaparte, Antonio Stoppani, Carolina de Sayn-Wittgenstein (la musa di Liszt), Tizzani ha consegnato i ricordi della sua vita in un diario che attraversa gran parte dell&#8217;Ottocento, le Effemeridi, di cui inizia con questo volume la pubblicazione integrale.</p>
<p>GIUSEPPE M. CROCE (Messina 1952), dottore in lettere alla Sapienza e in storia ecclesiastica (Pontificia Università Gregoriana), archivista presso l&#8217;Archivio Segreto Vaticano dal 1984, è stato anche docente invitato nella Facoltà di Storia ecclesiastica della Pontificia Università Gregoriana, nonché professeur associé nell&#8217;Università di Paris IV-Sorbonne. Membro dell&#8217;Association française d&#8217;histoire religieuse contemporaine di Parigi, e dell&#8217;Accademia Ambrosiana di Milano, è autore di numerose pubblicazioni che spaziano dalla storia del monachesimo a quella delle relazioni interconfessionali (La Badia greca di Grottaferrata e la rivista Roma e l&#8217;Oriente, Città del Vaticano 1990). Collaboratore di varie riviste italiane ed estere, ha curato l&#8217;edizione del Kniga Bytija moego (Il libro della mia vita) dell&#8217;orientalista francese Cyrille Korolevskij, opera premiata nel 2007 dall&#8217;Académie Française, prendendo anche parte alla redazione di dizionari ed enciclopedie in varie lingue.</p>
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		<title>Epistolario di Urbano Rattazzi</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/epistolario-di-urbano-rattazzi-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Dec 2013 14:05:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana FONTI dell'ISTITUTO PER STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO n. 103Presentazione di ROMANO UGOLINIQuesto secondo volume dell'Epistolario di Urbano Rattazzi è interamente dedicato al 1862, anno intenso e controverso, connotato da eventi emblematici in rapida successione, che condizionano l'azione di governo e insidiano le fragili fondamenta del neonato Stato unitario: dalla caduta del barone di ferro ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana FONTI dell&#8217;ISTITUTO PER STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO n. 103</p>
<p>Presentazione di ROMANO UGOLINI</p>
<p>Questo secondo volume dell&#8217;Epistolario di Urbano Rattazzi è interamente dedicato al 1862, anno intenso e controverso, connotato da eventi emblematici in rapida successione, che condizionano l&#8217;azione di governo e insidiano le fragili fondamenta del neonato Stato unitario: dalla caduta del barone di ferro Ricasoli all&#8217;ascesa al potere dell&#8217;uomo del connubio, dalle mosse a sorpresa dell&#8217;eroe di Caprera in Lombardia al piccolo trionfo regale nelle province napoletane, dal folle replay di Garibaldi in Sicilia alla brusca fermata di Aspromonte, dalla dura repressione di Cialdini nel Mezzogiorno alla discussa amnistia osteggiata da La Marmora, dalle dimissioni infine del gabinetto all&#8217;amara uscita di scena dell&#8217;ambizioso avvocato alessandrino. Dai primi di marzo agli inizi di dicembre, sullo sfondo del dibattito in Parlamento, dell&#8217;azione diplomatica, della delega prefettizia, delle rivendicazioni gridate e degli ambigui silenzi, la parabola di Rattazzi, presidente del Consiglio e ministro, si compie. Della vicenda umana e politica di Rattazzi e della importante stagione del Risorgimento italiano che lo vede per la prima volta al timone della nave ministeriale, fa fede in queste pagine la corrispondenza che – come ricordato nell&#8217;Introduzione al primo volume – fu selezionata e ordinata da Carlo Pischedda in fervidi anni di ricerca e di studio, con l&#8217;intenzione di far seguire alla monumentale pubblicazione dell&#8217;Epistolario cavouriano la raccolta delle lettere di colui che, compiuto un fecondo tratto di strada comune con il grande statista, s&#8217;era poi trovato a combattere aspramente scelte politiche non condivise. Rosanna Roccia, allieva e collaboratrice di Pischedda, accogliendo prima l&#8217;appello di Giuseppe Talamo, e poi l&#8217;incoraggiamento di Romano Ugolini, ha dato concretezza al progetto del Maestro, mettendo a disposizione degli studiosi il materiale a suo tempo faticosamente riunito, integrato con alcuni ulteriori reperimenti.</p>
<p>ROSANNA ROCCIA, già direttore dell&#8217;Archivio Storico della Città di Torino, membro della Commissione Nazionale per la pubblicazione dei Carteggi del Conte di Cavour, del Comitato scientifico della Fondazione Camillo Cavour, della Deputazione Subalpina di Storia Patria, è direttore della rivista “Studi Piemontesi”. Ha ideato e diretto collane editoriali e pubblicato edizioni di documenti e saggi storici con particolare attenzione ai temi risorgimentali. Ha inoltre collaborato lungamente con Carlo Pischedda all&#8217;edizione dell&#8217;Epistolario cavouriano, di cui ha curato i volumi conclusivi.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;Archivio riservato del Ministero di grazia e giustizia dello Stato pontificio (1849-1868)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Sep 2012 14:05:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana FONTI dell'ISTITUTO PER STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO n. 102Un grande tesoro di notizie, in un piccolo archivio maltrattato. Con la denominazione “Ministero dell'interno, protocollo riservato” è giunto a noi questo fondo di appena 1477 fascicoli, sino ad ora privo d'inventario quindi raramente consultato, che senza dubbio è nato come “Archivio riservato del Ministero di ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana FONTI dell&#8217;ISTITUTO PER STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO n. 102</p>
<p>Un grande tesoro di notizie, in un piccolo archivio maltrattato. Con la denominazione “Ministero dell&#8217;interno, protocollo riservato” è giunto a noi questo fondo di appena 1477 fascicoli, sino ad ora privo d&#8217;inventario quindi raramente consultato, che senza dubbio è nato come “Archivio riservato del Ministero di grazia e giustizia” all&#8217;indomani della restaurazione pontificia del 1849, seguita alla caduta della Repubblica romana. Oggi abbiamo ritenuto archivisticamente più corretto conservarne l&#8217;intitolazione primitiva. [dall&#8217;Introduzione &#8211; Carla Lodolini Tupputi]
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		<item>
		<title>Epistolario di Quintino Sella</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/epistolario-di-quintino-sella-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 14:04:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana FONTI dell'ISTITUTO PER STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO n. 101L'Epistolario di Quintino Sella consta di otto volumi, che coprono l'intero arco della sua vita adulta: I (1842-1865); II (1866-1869); III (1870-1871); IV (1872-1874); V (1875-1878); VI (1879-1881); VII (1882-1884); VIII (appendice). Ciascun volume è corredato da un Indice, nel quale sono elencati tutti i nomi ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana FONTI dell&#8217;ISTITUTO PER STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO n. 101</p>
<p>L&#8217;Epistolario di Quintino Sella consta di otto volumi, che coprono l&#8217;intero arco della sua vita adulta: I (1842-1865); II (1866-1869); III (1870-1871); IV (1872-1874); V (1875-1878); VI (1879-1881); VII (1882-1884); VIII (appendice). Ciascun volume è corredato da un Indice, nel quale sono elencati tutti i nomi di persona e di luogo che compaiono sia nel testo delle lettere, sia nelle relative note. Questo Indice Generale, promosso dalla Fondazione Sella di Biella, comprende unicamente i nomi di persone, enti e periodici menzionati nel testo delle lettere di Quintino Sella. È perciò possibile seguire, attraverso l&#8217;Indice, il perdurare o meno dei suoi rapporti personali e dei suoi interessi. Mancano i nomi che compaiono nelle note: questi si possono conoscere consultando gli Indici che &#8211; come si è detto &#8211; corredano ognuno degli otto volumi dell&#8217;Epistolario. Con il medesimo scopo e secondo i medesimi criteri è stato compilato l&#8217;Indice generale dei nomi di luogo, pubblicato qui di seguito.</p>
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		<item>
		<title>Epistolario di Quintino Sella</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/epistolario-di-quintino-sella/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 13:04:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana FONTI dell'ISTITUTO PER STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO n. 100Questo volume comprende le lettere di Quintino Sella rintracciate dopo la pubblicazione dei volumi dell'Epistolario nei quali avrebbero dovuto essere ordinate cronologicamente. Esse provengono da archivi privati di nuova individuazione, e da fondi di archivi pubblici, ai quali in precedenza non era stato possibile accedere, o ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana FONTI dell&#8217;ISTITUTO PER STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO n. 100</p>
<p>Questo volume comprende le lettere di Quintino Sella rintracciate dopo la pubblicazione dei volumi dell&#8217;Epistolario nei quali avrebbero dovuto essere ordinate cronologicamente. Esse provengono da archivi privati di nuova individuazione, e da fondi di archivi pubblici, ai quali in precedenza non era stato possibile accedere, o per motivi burocratici (è il caso dell&#8217;Archivio storico del Politecnico di Torino), o perché non ancora ordinati. </p>
<p>Il volume è a cura di Marisa Quazza.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Giuseppe Mazzini e i Democratici nel Quarantotto Lombardo</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/giuseppe-mazzini-e-i-democratici-nel-quarantotto-lombardo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana FONTI dell'ISTITUTO PER STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO n. 96Il libro, attraverso un'accurata e dettagliata disamina delle fonti primarie coeve (in particolare carteggi, giornali e documenti manoscritti ed a stampa), rivisita l'azione di Mazzini, di Garibaldi e di altri patrioti di primo e di secondo piano nella Lombardia redenta dalle Cinque giornate, con uno sguardo ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana FONTI dell&#8217;ISTITUTO PER STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO n. 96</p>
<p>Il libro, attraverso un&#8217;accurata e dettagliata disamina delle fonti primarie coeve (in particolare carteggi, giornali e documenti manoscritti ed a stampa), rivisita l&#8217;azione di Mazzini, di Garibaldi e di altri patrioti di primo e di secondo piano nella Lombardia redenta dalle Cinque giornate, con uno sguardo agli antecedenti ed agli avvenimenti successivi. L&#8217;autore però ha dato rilievo anche ai &#8220;dimenticati dalla Storia&#8221;, cioè a quei tanti sconosciuti che non occuparono ruoli dirigenti o non apportarono contributi teorici al dibattito risorgimentale, ma che fecero sì che l&#8217;Italia vivesse la stagione della &#8220;primavera dei popoli&#8221; grazie al loro coraggio ed ai loro sacrifici spinti talvolta fino all&#8217;estremo. Del resto non furono solo i grandi personaggi a dare vita al Quarantotto italiano, un nodo cruciale della nostra storia, perché entrò prepotentemente in scena quel popolo che per tanti anni i democratici avevano cercato di chiamare alla lotta affinché la nostra penisola conquistasse l&#8217;indipendenza, la libertà e la nazionalità. <br />Dal volume emerge quindi un quadro articolato e vivace in cui risalta l&#8217;importanza del cosiddetto &#8220;partito d&#8217;azione&#8221; con le sue componenti e le sue figure più o meno famose. Indubbiamente i democratici del Risorgimento commisero molti errori e mostrarono limiti progettuali e politici, ma riuscirono a forgiare la coscienza nazionale scrivendo pagine indelebili nel nostro lungo e tortuoso cammino per diventare una nazione.</p>
<p>GIOVANNI LUSERONI, docente di Storia contemporanea nell&#8217;Università del Molise, si occupa prevalentemente del Risorgimento con particolare attenzione agli aspetti politici, alla circolazione delle idee ed alla formazione di una coscienza civile e sociale nei ceti meno abbienti. Ha pubblicato numerosi saggi su riviste quali Critica storica, Rassegna storica toscana, Il Risorgimento, Rassegna storica del Risorgimento. È autore anche dei seguenti volumi: La stampa clandestina in Toscana (1846-47). I &#8220;bullettini&#8221;, Firenze, Olschki, 1988; Cronache della Rivoluzione francese. La &#8220;Gazzetta universale&#8221; del 1789, Milano, Angeli, 1990; Giuseppe Montanelli e il Risorgimento, Milano, Angeli, 1996. Ha curato inoltre le Interdizioni israelitiche di CARLO CATTANEO, sia per la Regione Lombardia e l&#8217;Istituto lombardo (Milano, Mondadori, 2002), sia per il Comitato nazionale per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Carlo Cattaneo (Firenze, Le Monnier, 2005).</p>
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			</item>
		<item>
		<title>1866. Una missione segreta di Lodovico Frapolli a Berlino &#8211; 1866. Une mission secrète de Lodovico Frapolli à Berlin</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/1866-una-missione-segreta-di-lodovico-frapolli-a-berlino-1866-une-mission-secrete-de-lodovico-frapolli-a-berlin/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana FONTI dell'ISTITUTO PER STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO n. 95Cavour, Ricasoli e altri hanno spesso coltivato relazioni con gli esuli ungheresi e con le popolazioni balcaniche, con l'obiettivo di fornire loro un supporto in caso di guerra per spingerle all'insurrezione, al fine di alleggerire la pressione austriaca sulle nostre truppe. Così accadde nel 1866, quando ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://gangemi.com/prodotto/1866-una-missione-segreta-di-lodovico-frapolli-a-berlino-1866-une-mission-secrete-de-lodovico-frapolli-a-berlin/">1866. Una missione segreta di Lodovico Frapolli a Berlino &#8211; 1866. Une mission secrète de Lodovico Frapolli à Berlin</a> proviene da <a href="https://gangemi.com">Gangemi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana FONTI dell&#8217;ISTITUTO PER STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO n. 95</p>
<p>Cavour, Ricasoli e altri hanno spesso coltivato relazioni con gli esuli ungheresi e con le popolazioni balcaniche, con l&#8217;obiettivo di fornire loro un supporto in caso di guerra per spingerle all&#8217;insurrezione, al fine di alleggerire la pressione austriaca sulle nostre truppe. Così accadde nel 1866, quando Bettino Ricasoli inviò Lodovico Frapolli a Berlino, dove gli Ungheresi, al comando di György Klapka, stavano raccogliendosi in Legione per invadere la Patria. Frapolli doveva investigare sullo stato della situazione e stabilire quale poteva essere il contributo italiano all&#8217;impresa. La missione si svolse nel momento in cui più confuse erano le trattative per l&#8217;armistizio, con il quale alla fine si concluse il conflitto. Da allora l&#8217;emigrazione ungherese cessò i suoi rapporti con l&#8217;Italia, sia perché questa aveva raggiunto la quasi totalità dei suoi obbiettivi, sia perché l&#8217;Ausgleich di Deak dell&#8217;anno successivo convinse molti di loro a ritornare in Patria.<br />Il volume, articolato in una parte introduttiva, suddivisa in tre capitoli, e in un&#8217;ampia sezione di Documenti, ricostruisce la missione di Frapolli. Per meglio lumeggiare il contesto in cui essa si svolse e spiegare perché essa fu affidata a Frapolli, con un gruppo di documenti l&#8217;autore illustra le relazioni fra i protagonisti dell&#8217;impresa, mentre con altri dà un&#8217;idea della familiarità di Frapolli con il mondo dell&#8217;emigrazione ungherese.</p>
<p>LUIGI POLO FRIZ ha svolto attività di ricerca in diversi campi della chimica, dando alle stampe numerose pubblicazioni scientifiche in riviste nazionali e internazionali. Come giornalista pubblicista ha redatto centinaia di articoli in quotidiani e periodici. Cultore da tempo di studi sul Risorgimento Italiano, si occupa in particolare di Lodovico Frapolli, Gran Maestro della prima Massoneria italiana. Ha condensato fino ad ora parte dei suoi studi sull&#8217;argomento in una trentina di saggi e nel volume La Massoneria italiana nel decennio post &#8211; unitario. Lodovico Frapolli (Milano, Franco Angeli, 1998). Ha presieduto per venti anni il Comitato di Novara &#8211; Verbania dell&#8217;Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, organizzando Convegni e curando la pubblicazione degli Atti. Da circa dieci anni fa parte del Consiglio di Presidenza dello stesso Istituto.</p>
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		<title>Cronaca di Roma. Volume quarto 1859-1861</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana FONTI dell'ISTITUTO PER STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO n. 98Con il triennio 1859-1861 l'immagine e la realtà di Roma città chiusa in se stessa, isolata e staccata dal resto della Penisola vengono spazzate via. Come già nel '48, a partire dalla II guerra d'indipendenza il mondo esterno si catapulta nell'Urbe. Il clima di fermento patriottico ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana FONTI dell&#8217;ISTITUTO PER STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO n. 98</p>
<p>Con il triennio 1859-1861 l&#8217;immagine e la realtà di Roma città chiusa in se stessa, isolata e staccata dal resto della Penisola vengono spazzate via. Come già nel &#8217;48, a partire dalla II guerra d&#8217;indipendenza il mondo esterno si catapulta nell&#8217;Urbe. Il clima di fermento patriottico che si apre con la consegna dell&#8217;ultimatum austriaco al governo di Torino fa il suo corso anche nella capitale pontificia. A partire dalla manifestazione del 24 aprile 1859, grazie alla compiacenza delle truppe francesi, il Comitato nazionale romano può trasformare Roma quasi in una zona franca sottratta al controllo delle autorità pontificie e nella quale per la prima volta dopo la caduta della Repubblica del 1849 lo spazio cittadino diviene il palcoscenico per affermare la concreta presenza dei patrioti nella vita quotidiana. L&#8217;armistizio di Villafranca non segna la totale normalizzazione della situazione: ancora fino al primo semestre del 1861, le strade, i teatri, l&#8217;Università sono i luoghi dove liberali e papalini si &#8216;danno battaglia&#8217; per la conquista dello spazio pubblico, per attestare una maggiore visibilità rispetto alla parte avversa. L&#8217;irruzione del mondo esterno nella Città Eterna trova poi altre manifestazioni nell&#8217;afflusso verso Roma di volontari stranieri pronti a combattere in difesa del potere temporale della Chiesa, i quali diventano un elemento importante della vita cittadina; così come nella concentrazione nella capitale pontificia della nobiltà legittimista partenopea, che determina un coinvolgimento di ciò che rimane degli Stati della Chiesa nel grande brigantaggio postunitario. Il metodo scelto da Roncalli nel redigere i suoi polizzini &#8211; riportare non solo i fatti, ma in primo luogo i temi all&#8217;ordine del giorno nelle conversazioni dei romani &#8211; permette di avvicinarsi alla comprensione di quella che fu la reale atmosfera quotidiana dell&#8217;Urbe in quei mesi con una immediatezza ed una freschezza del tutto peculiari ed accentuate dalla capacità del redattore di immedesimarsi con lo stato d&#8217;animo dei propri concittadini.<br />A cura di Domenico Maria Bruni</p>
<p>Domenico Maria Bruni è stato borsista presso l&#8217;Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano di Roma dal giugno 2003 al maggio 2006. Attualmente è titolare di assegno per attività di ricerca presso la LUISS &#8220;Guido Carli&#8221; di Roma. Fa parte del Consiglio direttivo della Società Toscana per la Storia del Risorgimento e collabora con la Fondazione Luigi Einaudi per studi di politica ed economia di Roma. È autore di studi sulla censura della stampa nel Granducato di Toscana nell&#8217;età del Risorgimento. Oltre al terzo volume della Cronaca di Roma di Nicola Roncalli (Roma, Archivio Guido Izzi, Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, 2006), ha curato Potere e circolazione delle idee. Stampa, accademie e censura nel Risorgimento italiano (Milano, Franco Angeli, 2007) e, con Simone Visciola, Il Comune popolare e l&#8217;igiene sociale a Firenze (1907-1910). Documenti e inchieste (Manduria-Bari-Roma, Lacaita, 2003).</p>
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		<title>Carducci e la Rivoluzione. I sonetti di Ça ira</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana FONTI dell'ISTITUTO PER STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO n. 97La corona dei dodici sonetti di Ça ira dà voce poetica alle riflessioni di Carducci sul "momento più epico della storia moderna", come egli stesso definì il Settembre 1792 in una nota posta in calce alla prima edizione del poemetto nel maggio 1883. Sullo sfondo dell'opera, ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana FONTI dell&#8217;ISTITUTO PER STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO n. 97</p>
<p>La corona dei dodici sonetti di Ça ira dà voce poetica alle riflessioni di Carducci sul &#8220;momento più epico della storia moderna&#8221;, come egli stesso definì il Settembre 1792 in una nota posta in calce alla prima edizione del poemetto nel maggio 1883. Sullo sfondo dell&#8217;opera, il cui titolo riprende le parole del canto che risuonò nelle strade di Parigi, era anche il contrasto di interpretazioni sull&#8217;eredità della Rivoluzione francese, che la fase critica dei rapporti italo-francesi aveva riacceso fra moderati e democratici. Superate le asprezze della giovanile esperienza giambica, ma ancora animato da una forte passione civile, Carducci restituisce il senso degli episodi rivoluzionari &#8220;senza mistura di elementi personali&#8221;, adottando una forma metrica del tutto insolita per un tema storico e rielaborando alcuni spunti delle narrazioni di Carlyle, Blanc e Michelet. Nei &#8220;settembrini&#8221;, che inevitabilmente rinfocolarono le polemiche (l&#8217;autore replicò nei mesi successivi con una lunga e battagliera prosa apologetica), è riaffermato il valore non soltanto delle idee del 1789, ma anche dei successivi esiti, drammatici e violenti, della Rivoluzione, fino alla luminosa giornata di Valmy (20 settembre 1792), quando anche Goethe, presente all&#8217;epica battaglia, volle cogliere, nella vittoria dell&#8217;esercito francese, l&#8217;inizio di una nuova era per l&#8217;umanità. A un profilo storico-biografico di Carducci, orientato alla definizione dei suoi giudizi intorno alla Francia rivoluzionaria, si uniscono la ricostruzione della genesi di Ça ira e i commenti ai singoli sonetti, mentre un&#8217;ampia appendice offre l&#8217;edizione critica del poemetto, qui per la prima volta presentato sulla base di una organica classificazione delle testimonianze manoscritte e a stampa.<br />Con premessa di William Spaggiari</p>
<p>Stefania Baragetti è dottoranda in Italianistica presso l&#8217;Università degli Studi di Parma e svolge attività di collaborazione presso il Dipartimento di Filologia Moderna dell&#8217;Università degli Studi di Milano. Ha in corso ricerche sull&#8217;Accademia dell&#8217;Arcadia.</p>
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		<title>Epistolario di Urbano Rattazzi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana FONTI dell'ISTITUTO PER STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO n. 99La pubblicazione dell'Epistolario di Urbano Rattazzi, come ricorda Giuseppe Talamo nella Presentazione del volume, è stata l'ultima preoccupazione di Carlo Pischedda che l'ha ideato e impostato mentre ancora attendeva alla cura dell'Epistolario di Cavour, avvertendo la necessità di seguire parallelamente la figura di chi, come Rattazzi, ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana FONTI dell&#8217;ISTITUTO PER STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO n. 99</p>
<p>La pubblicazione dell&#8217;Epistolario di Urbano Rattazzi, come ricorda Giuseppe Talamo nella Presentazione del volume, è stata l&#8217;ultima preoccupazione di Carlo Pischedda che l&#8217;ha ideato e impostato mentre ancora attendeva alla cura dell&#8217;Epistolario di Cavour, avvertendo la necessità di seguire parallelamente la figura di chi, come Rattazzi, era stato legato, per tanti motivi, fino alla conclusione del movimento unitario, alla politica del conte. L&#8217;Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano ha voluto mantenere l&#8217;impegno dello studioso e dell&#8217;Istituto stesso mandando ora alle stampe il primo dei tre volumi previsti, affidandolo alle cure di Rosanna Roccia, le cui qualità di studiosa e le cui capacità realizzatrici si sono già ampiamente manifestate in numerose opere e soprattutto nell&#8217;edizione dell&#8217;Epistolario cavouriano, in collaborazione con Pischedda e poi da sola. Il corpus degli autografi rattazziani, raccolto, selezionato e ordinato da Pischedda in lunghi anni di studio e difficoltosa ricerca, integrato con alcuni ritrovamenti recenti, pur se lacunoso e discontinuo, consente una migliore conoscenza sia di Rattazzi sia di diversi suoi corrispondenti, anche attraverso i laboriosi intrecci tessuti dalla curatrice con altre testimonianze disponibili e con la corrispondenza d&#8217;ufficio. Questo primo volume abbraccia gli anni 1846-1861: anni intensi ove l&#8217;ordito di una non brillante scrittura rivela legami parentali, di amicizia o di collaborazione, nonché singolari rapporti con sovrani e principi e ministri, protagonisti autorevoli della Storia di cui l&#8217;epistolografo alessandrino è, a fasi alterne, esponente di primo piano, o interessato osservatore. Dalle lettere qui raccolte e dal loro puntuale commento, insomma, si ricava non solo una ricostruzione più ricca del rapporto tra Cavour e Rattazzi ma anche una migliore conoscenza del dibattito politico dell&#8217;ultimo decennio del regno sardo e degli inizi del regno d&#8217;Italia.</p>
<p>Rosanna Roccia, già direttore dell&#8217;Archivio Storico della Città di Torino, membro della Commissione Nazionale per la pubblicazione dei Carteggi del Conte di Cavour, della Deputazione Subalpina di Storia Patria, del Comitato scientifico del Centro Studi Piemontesi, ha ideato e diretto collane editoriali e pubblicato edizioni di documenti e saggi di storia subalpina con particolare attenzione ai temi risorgimentali. Ha collaborato lungamente con Carlo Pischedda all&#8217;edizione dell&#8217;Epistolario cavouriano, di cui sta curando i volumi conclusivi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gangemi.com/prodotto/epistolario-di-urbano-rattazzi/">Epistolario di Urbano Rattazzi</a> proviene da <a href="https://gangemi.com">Gangemi</a>.</p>
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