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	<title>Capponi Gisella Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Capponi Gisella Archivi | Gangemi</title>
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		<title>La Cripta del Peccato Originale di Matera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Oct 2025 07:45:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il presente volume vive dei contenuti scientifici dei protagonisti di un esemplare intervento conservativo su una cavità naturale illuminata da uno splendido corredo iconografico altomedievale. È l’articolata traduzione di un lavoro di alta professionalità compiuto in un cantiere interdisciplinare proponente un codice di pratica per future iniziative di tutela e restauro del patrimonio rupestre meridionale. ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il presente volume vive dei contenuti scientifici dei protagonisti di un esemplare intervento conservativo su una cavità naturale illuminata da uno splendido corredo iconografico altomedievale. È l’articolata traduzione di un lavoro di alta professionalità compiuto in un cantiere interdisciplinare proponente un codice di pratica per future iniziative di tutela e restauro del patrimonio rupestre meridionale.</p>
<p>Giulia Caneva, professore Ordinario di Botanica Ambientale ed Applicata presso il Dip. di Scienze dell’Università Roma Tre. Ha una vasta attività di ricerca e di didattica, in Italia e all’estero, sulla vegetazione mediterranea, sul biodeterioramento e conservazione dei materiali lapidei, sulla pianificazione botanica in aree archeologiche, su temi del verde urbano e sulla valorizzazione dei beni culturali materiali ed immateriali, fra cui l’iconografia botanica nell’arte e l’etnobotanica, svolti sia in ambito nazionale, che internazionale (Pakistan (Mohenjo-daro), Cina (Chengde), Honduras (Copàn), El Salvador (Joya de Cerén), Georgia (Martvili), Turchia (Cappadocia), Cambogia (Angkor), Indonesia (Bali), Spagna (Altamira e Cáceres), Myanmar (Mrauk-U), Corea (Seul), Iran (Pasargadae), Giordania (Jerash). Vincitrice del Premio Lumbroso (Besso, 2011), del Gran Prix for Cultural Heritage (Comunità Europea &#8211; Europa Nostra, 2012), del Premio “Arte e Scienza” (Società Naz. Scienze, Lettere e Arti, Napoli &#8211; 2019) e del Premio “Messori-Roncaglia” dell’Accademia Nazionale dei Lincei (2024) per le sue attività scientifiche collegate al mondo artistico. Autrice di 360 articoli scientifici e di 25 testi monografici.</p>
<p>Gisella Capponi, architetto dal 1980 presso il Ministero per i Beni e le Attività culturali, ha diretto l’Istituto Centrale per il Restauro dal 2009 al 2018. Durante gli anni di direzione dell’ICR, ha rafforzato la presenza dell’ICR in contesti internazionali con programmi di formazione e restauro. Ha svolto un’intensa attività in cantieri di restauro e progetti di ricerca rivolta in particolare ai problemi di conservazione delle superfici architettoniche e ai temi della prevenzione e manutenzione. Dal 1995 ha collaborato con il Comitato per la salvaguardia della Torre pendente di Pisa e dal 2002 al 2011 è stata progettista e direttore del restauro delle superfici della Torre. Dal 2013 al 2016 ha diretto il restauro dei prospetti del Colosseo. Dal 2019 è membro del Consiglio Scientifico per la conservazione e il restauro della Cattedrale di Notre-Dame di Parigi. Ha insegnato in alcune Università italiane: Napoli, Roma, Palermo. Ha scritto, singolarmente e con altri, saggi sulla storia dell’architettura e del restauro, tra cui: Restauri al Quirinale (1999), La Torre restituita (2005), Restauro e calamità naturali (2015), I Templi di Paestum tra restauro e manutenzione (2018), Gli intonaci storici: la conoscenza (2022).</p>
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<h4>RASSEGNA ONLINE</h4>
<ul>
<li><a href="https://giornalemio.it/cronaca/presentazione-del-volume-codice-di-conservazione-per-la-cripta-del-peccato-originale/">Giornalemio.it &#8211; 5/10/2025 &#8211; Presentazione del volume “Codice di Conservazione per la Cripta del Peccato Originale</a></li>
<li><a href="https://www.trmtv.it/cultura/2025_10_20/505412.html/amp">Trmtv.it &#8211; 22/10/2025 &#8211; Matera, presentazione del libro sulla Cripta del Peccato Originale</a></li>
<li><a href="https://giornalemio.it/cultura/che-peccato-originale-non-aver-usato-quel-codice-per-il-patrimonio-rupestre/">Giornalemio.it 23/11/2025 Che Peccato Originale…non aver usato quel “Codice” per il patrimonio rupestre!</a></li>
<li><a href="https://giornalemio.it/eventi/presentazione-a-bari-del-volume-la-cripta-del-peccato-originale-di-matera-codice-di-conservazione/">Giornalemio.it &#8211; 04/05/2026 &#8211; Presentazione a Bari del volume “La Cripta del Peccato Originale di Matera – Codice di conservazione”</a></li>
</ul>
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		<title>Immagini di Dea</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/immagini-di-dea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2018 14:09:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana INTERVENTI d'Arte sull'Arte dedicata alla cultura della conservazione d'arte a cura della Fondazione Paola Droghetti onlus n.23La storia dei restauri delle sculture antiche dei Musei Capitolini non è stata ancora scritta: dai ritratti rilavorati già in antico – si pensi, su tutti, alla celebre Elena seduta al centro della Sala degli Imperatori del Palazzo ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana INTERVENTI d&#8217;Arte sull&#8217;Arte dedicata alla cultura della conservazione d&#8217;arte a cura della Fondazione Paola Droghetti onlus n.23</p>
<p>La storia dei restauri delle sculture antiche dei Musei Capitolini non è stata ancora scritta: dai ritratti rilavorati già in antico – si pensi, su tutti, alla celebre Elena seduta al centro della Sala degli Imperatori del Palazzo Nuovo –, alle sculture del Teatro del Belvedere Vaticano donate ai Conservatori da Pio V nel 1566, agli importanti interventi realizzati nel corso del Settecento alla vigilia dell&#8217;apertura del Museo Capitolino e all&#8217;indomani della stessa, fino ad arrivare alle più recenti campagne di restauro condotte negli ultimi decenni, le opere capitoline si offrono al pubblico come un palinsesto di interventi e, nello stesso tempo, consentono di ripercorrere, capitolo per capitolo, la storia del restauro, dall&#8217;antichità ai nostri giorni.<br />La varietà della casistica rappresentata dalle sculture capitoline è ben esemplificata dalle due teste colossali di divinità appena restaurate: la Testa diademata inv. S 332, probabilmente giunta al Museo già nel corso del 1734 con le altre sculture della collezione Albani, si può considerare come un caso esemplare dell&#8217;approccio all&#8217;integrazione proprio del Settecento, volto a restituire al frammento antico la sua integrità nel rispetto ‘filologico&#8217; dello stile e dell&#8217;iconografia; al contrario, la Testa di Minerva inv. S 17 giunge al Museo Capitolino come frammento negli anni centrali dell&#8217;Ottocento, la superficie coperta da incrostazioni: se si esclude un tentativo, subito abbandonato, di pulizia delle superfici, sulla testa non sarà programmato alcun intervento successivo, atteggiamento anche questo tipico dell&#8217;epoca, che precede le campagne di de-restauro messe in atto soprattutto nei musei tedeschi.<br />Le due teste colossali si offrono di nuovo al pubblico, finalmente leggibili nella raffinatezza del modellato e nella preziosità del marmo. Immagini di dea, un tempo collocate all&#8217;interno di uno spazio sacro, le due sculture riconquistano oggi una nuova centralità nella storia centenaria del primo museo pubblico dell&#8217;età moderna.</p>
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		<title>I templi di Paestum</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/i-templi-di-paestum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Sep 2018 14:08:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Occuparsi oggi del restauro e della manutenzione dei Templi di Paestum vuol dire misurarsi con un passato importante, che ha visto interventi pionieristici sui monumenti dorici sin dagli inizi dell'Ottocento. Lo dimostrano, oltre al contributo di Marina Cipriani in questo volume, una tesi di dottorato recentemente discussa presso la facoltà di architettura dell'Università di Napoli ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Occuparsi oggi del restauro e della manutenzione dei Templi di Paestum vuol dire misurarsi con un passato importante, che ha visto interventi pionieristici sui monumenti dorici sin dagli inizi dell&#8217;Ottocento. Lo dimostrano, oltre al contributo di Marina Cipriani in questo volume, una tesi di dottorato recentemente discussa presso la facoltà di architettura dell&#8217;Università di Napoli Federico II da parte di Stefania Pollone, sotto la supervisione della prof.ssa Valentina Russo. <br />Lo studio dei restauri storici fornisce spunti non solo per la storia dei monumenti stessi, ma anche per lo sviluppo di una scienza del restauro e di quelle che oggi si usano chiamare “buone pratiche”. Tra queste si annoverano lo studio scientifico del monumento, l&#8217;analisi dell&#8217;impatto statico, conservativo e visivo di eventuali interventi e la documentazione descrittiva e grafica di tutte le fasi del processo. <br />L&#8217;intervento degli anni &#8217;90 del secolo scorso, curato dalla Soprintendenza in collaborazione con l&#8217;Istituto Centrale per il Restauro, si inserisce dunque in una tradizione illustre di sperimentazioni e innovazioni, nella quale tuttavia non mancano momenti di disinteresse, come ebbe a constatare Amedeo Maiuri negli anni &#8217;20. Per quanto fossero stati meritevoli ed efficaci gli interventi susseguitisi nel corso di due secoli, quello che spesso mancava era la programmazione di un piano di manutenzione continuativa, che avrebbe garantito la durabilità degli interventi stessi e allontanato il più possibile il momento in cui considerare l&#8217;esecuzione di una nuova ed ulteriore operazione di restauro.<br />Perciò non è un aspetto secondario il fatto che l&#8217;ultimo intervento si sia concluso con la elaborazione di un piano di manutenzione, la cui valenza economica è comprensibile e condivisibile in quanto opera nella durata dell&#8217;investimento e ne allunga notevolmente l&#8217;efficacia.</p>
<p>Dall&#8217;Introduzione di Gabriel Zuchtriegel, Direttore del Parco Archeologico di Paestum</p>
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		<title>Potenze naturali</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/potenze-naturali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2015 14:06:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana INTERVENTI d'Arte sull'Arte dedicata alla cultura della conservazione d'arte a cura della Fondazione Paola Droghetti onlus n.16Con la pubblicazione di “Potenze Naturali Il Pastore di Arturo Martini Storie di restauro”, la Fondazione Paola Droghetti onlus ribadisce quello che è il principale scopo della sua attività: dare un contributo sistemico e costante alla salvaguardia del ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana INTERVENTI d&#8217;Arte sull&#8217;Arte dedicata alla cultura della conservazione d&#8217;arte a cura della Fondazione Paola Droghetti onlus n.16</p>
<p>Con la pubblicazione di “Potenze Naturali Il Pastore di Arturo Martini Storie di restauro”, la Fondazione Paola Droghetti onlus ribadisce quello che è il principale scopo della sua attività: dare un contributo sistemico e costante alla salvaguardia del patrimonio artistico nazionale e condividere la diffusione della auspicata cultura della conservazione d&#8217;arte che rappresenta il suo fine istituzionale. È con grande soddisfazione dunque che presentiamo il XVI volume della collana «Interventi d&#8217;Arte sull&#8217;Arte» della Fondazione, perché esso attesta anche e soprattutto, semmai ce ne fosse ancora bisogno, la necessità del rapporto pubblico-privato attorno al comune obiettivo della conservazione e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale in Italia. Per il 12° anno consecutivo la Fondazione ha bandito un concorso per due borse di studio annuali presso l&#8217;Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro che, come negli anni precedenti, sono state assegnate a giovani diplomati dello stesso Istituto per il restauro conservativo di un capolavoro del nostro patrimonio artistico. Questa volta si tratta di un&#8217;opera della Galleria d&#8217;Arte Moderna (GAM) a Roma: Il Pastore di Arturo Martini, capolavoro della collezione capitolina e della scultura italiana del 900, un&#8217;opera tra le più suggestive della maturità dell&#8217;artista. Lo stato di conservazione della scultura, la propria condizione strutturale e morfologica, costituita di una materia, di una tecnica esecutiva e di una concezione artistica intrinsecamente fragili, hanno richiesto un accurato e delicato lavoro di restauro eseguito presso i laboratori dell&#8217;Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (ISCR).<br />Dall&#8217;introduzione di Vincenzo Ruggieri, Presidente della Fondazione Paola Droghetti onlus</p>
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		<title>Filologia dei materiali e trasmissione al futuro</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/filologia-dei-materiali-e-trasmissione-al-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Benché i dipinti murali scoperti nelle città vesuviane, a partire dalla scoperta di Ercolano nel 1738, siano tra gli oggetti più studiati, sul versante strettamente archeologico, molto meno esplorata ne è la storia più recente, sviluppatasi a partire dal momento dello scavo. I pochi studi dedicati a questo specifico argomento si sono finora concentrati prevalentemente ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Benché i dipinti murali scoperti nelle città vesuviane, a partire dalla scoperta di Ercolano nel 1738, siano tra gli oggetti più studiati, sul versante strettamente archeologico, molto meno esplorata ne è la storia più recente, sviluppatasi a partire dal momento dello scavo. I pochi studi dedicati a questo specifico argomento si sono finora concentrati prevalentemente sull&#8217;analisi delle fonti, piuttosto che sull&#8217;esame delle opere, con il forte rischio che, in un&#8217;epoca in cui riallestimenti emostre si susseguono ormai a ritmo serrato, in assenza di adeguate informazioni che indirizzino verso indagini e scelte conservative coerenti e mirate, la storia materiale dei dipinti si perda per sempre. Queste riflessioni sono state alla base del progetto che l&#8217;Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro ha attuato sui dipinti murali staccati custoditi nei depositi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che possiede la più grande collezione al mondo di queste opere. Il lavoro si è avvalso di una scheda conservativa creata ad hoc &#8211; qui presentata per la prima volta &#8211; che ha l&#8217;ambizione di coniugare i dati relativi alle tecniche conservative ed allo stato di conservazione attuale con la storia dell&#8217;oggetto. Indagini scientifiche mirate hanno poi arricchito le conoscenze sull&#8217;ambiente di conservazione e sulla storia del restauro, in particolare sui materiali e le modalità utilizzati per l&#8217;imponente struttura lignea e per il risarcimento delle lacune, nonché per ravvivare e/o proteggere le superfici dipinte. Lo studio contribuisce ad accrescere in modo decisivo le nostre conoscenze sulla storia del restauro di queste opere, rendendo disponibile ai responsabili dei musei uno strumento per scelte conservative meditate.</p>
<p>Il volume è a cura di Gabriella Prisco.</p>
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