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	<title>Cusmano Silvia Chiara Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Cusmano Silvia Chiara Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Rappresentare l&#8217;utopia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Sep 2005 12:01:00 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per una di quelle contraddizioni che segnano, a volte fatalmente, i percorsi più alti del pensiero, il non-luogo “utopia” ha bisogno della città per prendere corpo e manifestarsi: reclama quella parola antica che, più di ogni altra, invera il luogo, lo definisce e lo tesse, vi insuffla la vita e lo rende abitato. Spesso l&#8217;idea stessa di utopia non è che la descrizione di una città immaginata e, altrettanto spesso, rappresentata: e le parole usate sono le stesse dei nostri più consueti racconti urbani, a volte soltanto con qualche enfasi in più; mentre le tecniche del disegno assumono l&#8217;espressività cui ci hanno abituato le mappe preziose dei secoli trascorsi, soltanto – ma non sempre – con qualche maggior eccesso della fantasia. Fra i tanti possibili percorsi di riflessione che il pensiero utopico ci consegna – segnatamente per il Settecento – questa ricerca vuol privilegiare, per l&#8217;utopia descritta, alcuni tra quegli autori che sono stati anche finissimi letterati, impareggiabili scrittori e che quindi hanno immesso nella narrazione della loro visione fantastica e dell&#8217;attenta indagine della società contemporanea, l&#8217;arte della prosa, con tutte le armi del linguaggio, gli stili dell&#8217;eleganza, le geometrie e le prospettive della composizione colta. Mentre per l&#8217;utopia rappresentata si fa avanti, forse inaspettatamente, l&#8217;immagine della Firenze sognata dal Granduca Leopoldo: laddove non siano i luoghi e gli edifici a mutare il senso della loro presenza o dei loro rapporti armonici, quanto i rispettivi ruoli raggiunti in una città in cui gli alti valori esistenti possano ancora moltiplicarsi continuamente, quasi intrecciandosi fra loro, superando i confini ingannevoli dello spazio e del tempo.</p>
<p>Silvia Chiara Cusmano, architetto, è dottore di ricerca in Storia dell&#8217;Architettura e dell&#8217;Urbanistica presso l&#8217;Università di Firenze, dove ha conseguito, tra l&#8217;altro, una borsa post dottorato e alcuni assegni di ricerca. È autrice di numerose pubblicazioni, in particolare su alcuni protagonisti dell&#8217;architettura tardo barocca tra Siena, Firenze e Roma e sulle trasformazioni del territorio agricolo e della città tra Sette e Ottocento.<br />Giuseppina Carla Romby, docente di Storia dell&#8217;Architettura presso l&#8217;Università degli Studi di Firenze, ha al suo attivo ampi e numerosi studi indirizzati alle tematiche della storia dell&#8217;architettura e della città nel periodo compreso tra XIII e XVIII secolo, con particolare riferimento all&#8217;area fiorentina e toscana. Ha partecipato, con significativi contributi critici, a convegni e conferenze nazionali e internazionali.</p>
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		<title>Bernini e la Toscana</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/bernini-e-la-toscana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jan 2002 13:01:00 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana ROMA STORIA, CULTURA, IMMAGINE diretta da Marcello Fagiolo n.9</p>
<p>L&#8217;attività di Gianlorenzo Bernini è intrinsecamente legata a papi toscani come Urbano VIII Barberini (che volle fare di lui &#8220;Michelangelo del Seicento&#8221;), Alessandro VII Chigi e Clemente IX Rospigliosi. Grazie al loro mecenatismo l&#8217;operato berniniano raggiunse anche la Toscana, coi lavori al Duomo di Siena e gli interventi a Pistoia e a Lamporecchio. Oltre ai debiti di Bernini con la tradizione fiorentina, vengono individuati alcuni importanti collegamenti fra la cultura architettonica romana e quella fiorentina, e in particolare l&#8217;apporto delle maestranze toscane operanti a Roma. La diffusione del linguaggio barocco in toscana cederà il passo alle nuove sensibilità che caratterizzano il Settecento, rispetto alle quali non appare peraltro estranea lezione di Bernini.</p>
<p>Con una introduzione di Marcello Fagiolo sulla &#8220;toscanità&#8221; di Bernini e la &#8220;romanità&#8221; di Michelangelo e Buontalenti. Testi di Franco Borsi, Silvia Colucci, Silvia Chiara Cusmano, Klaus Güthlein, Gabriele Morolli, Rosario Pagliaro, Francesco Quinterio, Alessandro Rinaldi, Sebastiano Roberto, Felicia Rotundo, Stefania Tuzi.</p>
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