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	<title>Godart Louis Archivi | Gangemi</title>
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	<title>Godart Louis Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Cittadinanza europea e diritti umani</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/cittadinanza-europea-e-diritti-umani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Feb 2018 14:08:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Intorno al 2110 a.C. il re mesopotamico Ur-Nammu promulga un sistema di leggi che sancisce i diritti dei membri più deboli della società: orfani, vedove e poveri. Tre secoli dopo il sovrano babilonese Hammurabi emana un codice in cui viene riconosciuta agli schiavi e alle donne la personalità giuridica. Nel 1222 Sundjata Keïta, primo imperatore ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Intorno al 2110 a.C. il re mesopotamico Ur-Nammu promulga un sistema di leggi che sancisce i diritti dei membri più deboli della società: orfani, vedove e poveri. Tre secoli dopo il sovrano babilonese Hammurabi emana un codice in cui viene riconosciuta agli schiavi e alle donne la personalità giuridica. Nel 1222 Sundjata Keïta, primo imperatore del Mali, proclama “ai quattro angoli del mondo” l&#8217;abolizione della schiavitù e il rispetto dei valori inalienabili della vita umana, della libertà individuale, della giustizia e della solidarietà.<br />Sono occorsi molti secoli e diverse rivoluzioni perché questi princìpi fossero ripresi dall&#8217;Occidente e riformulati nelle varie “Dichiarazioni dei diritti dell&#8217;uomo”, che hanno profondamente segnato la formazione della coscienza collettiva contemporanea. Eppure, ancora oggi nelle nostre democrazie che si fregiano di Carte costituzionali liberali e garantiste, non mancano esempi desolanti di brutale sfruttamento dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo e di diritti calpestati, mentre stanno nascendo nuove forme di schiavitù, più subdole ma non meno disumane di quelle di un tempo.</p>
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		<title>Il Codex Purpureus Rossanensis</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/il-codex-purpureus-rossanensis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Nov 2013 14:05:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica, in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, l'Arcivescovado di Rossano e l'Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Libraio, ospita nel giorno della visita ufficiale di Sua Santità Francesco, il Codice Purpureo di Rossano.L'Evangeliario, candidato all'inserimento ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica, in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, l&#8217;Arcivescovado di Rossano e l&#8217;Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Libraio, ospita nel giorno della visita ufficiale di Sua Santità Francesco, il Codice Purpureo di Rossano.<br />L&#8217;Evangeliario, candidato all&#8217;inserimento nei beni degni di figurare nell&#8217;elenco del patrimonio mondiale stabilito dall&#8217;UNESCO, è una mirabile testimonianza dell&#8217;arte cristiano-bizantina presente nel Mezzogiorno d&#8217;Italia, di cui il nostro Paese può essere giustamente orgoglioso.<br />Donato Marra<br />Segretario Generale della Presidenza della Repubblica</p>
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		<title>La fede di Costantino</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/la-fede-di-costantino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 May 2013 14:05:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Catalogo dell'omonima mostra: La diffusione della Buona NovellaAccolta da un piccolo gruppo di discepoli a Gerusalemme la "Buona Novella" non sembra all'inizio colpire granché le popolazioni distratte dell'impero. Tuttavia grazie al miscuglio delle etnie e alla facilità di comunicazione dovuta alla pace romana, il messaggio evangelico si diffonde rapidamente tra i gruppi israeliti della "diaspora" ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Catalogo dell&#8217;omonima mostra:</p>
<p><strong><span style='color:#9D1115'> La diffusione della Buona Novella</strong></span><br />Accolta da un piccolo gruppo di discepoli a Gerusalemme la &#8220;Buona Novella&#8221; non sembra all&#8217;inizio colpire granché le popolazioni distratte dell&#8217;impero. Tuttavia grazie al miscuglio delle etnie e alla facilità di comunicazione dovuta alla pace romana, il messaggio evangelico si diffonde rapidamente tra i gruppi israeliti della &#8220;diaspora&#8221; come presso i &#8220;Gentili&#8221; di ogni origine sparsi per il Mediterraneo orientale. Presto sarà il fascino di Roma stessa a suggerire alla Chiesa nascente di scegliere la capitale dell&#8217;Impero come residenza del proprio Capo e luogo privilegiato d&#8217;irradiazione del messaggio cristiano.</p>
<p><strong><span style='color:#9D1115'> Il Principe degli apostoli a Roma</strong></span><br />La questione della venuta di Pietro a Roma è stata discussa con passione. Oggi la presenza del &#8220;principe degli apostoli&#8221; nella Città Eterna è un dato acquisito. Sin dalla fine del I secolo la tradizione che ricordava il soggiorno a il martirio di Pietro a Roma era diffusa. Papa Clemente scrivendo nel 95 ai Cristiani di Corinto menziona la morte di Pietro e Paolo a Roma. A Ierapolis (oggi Pamukkalé in Turchia) il vescovo Papias, che ha conosciuto alcuni discepoli diretti dei Dodici Apostoli, assicura intorno al 130 nelle sue &#8220;<i>Spiegazioni delle parole del Signore</i>&#8221; che Marco ha dato nel suo Vangelo la sintesi delle prediche fatte da Pietro a Roma.<br />Infine il testo più celebre è quello del sacerdote frigio Gaio che durante il pontificato di Papa Zefiro (198-217) e in particolare intorno al 200 si adoperò per respingere l&#8217;eresia di Proclo. Quest&#8217;ultimo per giustificare le sue pretese invocava il possesso da parte della sua chiesa dei resti dell&#8217;Apostolo Filippo: &#8220;<i>E io posso farti vedere i trofei degli Apostoli. Se vai in Vaticano o sulla strada di Ostia potrai vedere i trofei di coloro che hanno fondato la Chiesa romana</i>&#8220;. Malgrado alcune dispute filologiche la parola &#8220;trofei&#8221; non ha un semplice significato commemorativo; significa &#8220;tomba dei martiri&#8221; oppure &#8220;ossa dei martiri&#8221; perché il corpo di un testimone di Cristo è considerato come l&#8217;emblema della propria vittoria. È proprio questo significato che alcuni scrittori come Eusebio, Prudenziano, San Basilio, San Gregorio, Sant&#8217;Ambrogio attribuiscono a questo termine.  <br />Eusebio parla esplicitamente del Vaticano e della strada di Ostia come dei luoghi di sepoltura di &#8220;coloro che hanno fondato la Chiesa di Roma&#8221;. Orbene, M. Guarducci analizzando gli scavi condotti sotto la Basilica di San Pietro e interpretando un graffito in greco ritiene che proprio sotto la Basilica madre della Cristianità si trova la tomba di San Pietro. </p>
<p>Questa scelta di Roma come “capitale della Cristianità” metteva a confronto due ideologie inconciliabili: da una parte l&#8217;ideale cristiano, il culto del Dio Unico, il messaggio di amore e di umiltà che a volte abbassa, a volte esalta l&#8217;individuo; dall&#8217;altra l&#8217;onnipotenza dello Stato promosso a rango di divinità in mezzo al caos delle teogonie e delle morali le più diverse. Anche tenendo conto delle prime crepe che appaiono nel meraviglioso edificio imperiale, la disuguaglianza tra le due forze è lampante. Il potere imperiale dispone di tutto l&#8217;apparato legislativo e della forza. Può contare sulla complicità di tutti coloro le cui ambizioni sono contrariate dalla nuova dottrina e può fare leva sull&#8217;inevitabile capitale di odio, di crudeltà e di malvagità che alberga in fondo al cuore di tanti individui.<br />La Chiesa perseguitata e decimata dovette anche affrontare la piaga delle eresie e lo scandalo delle apostasie ma in definitiva dopo due secoli e mezzo sarà il potere a capitolare. La civiltà romana, oramai stanca, finisce col vedere nella sua conversione l&#8217;unica possibilità di sopravvivenza. Nel momento preciso in cui Roma sembra condannata a cedere il passo e a scivolare verso un irrimediabile declino è il Cristianesimo a farne la &#8220;Città Eterna&#8221; e a raccogliere la sua prodigiosa eredità. Ed è in nome di Roma che i &#8220;Barbari&#8221; saranno a loro volta conquistati dalla fede.<br />Tutto avviene nel 312. Costantino e Massenzio si affrontano a Prima Porta, alle porte di Roma, laddove si ergeva la casa di Livia. Costantino ebbe una visione: gli apparve la croce con la scritta famosa IN HOC SIGNO VINCES &#8220;<i>Vincerai grazie a questo simbolo</i>&#8221; e l&#8217;imperatore sconfisse Massenzio. Con l&#8217;editto di Milano del 313 stabilì la libertà religiosa nell&#8217;impero e lui stesso nel 323 si convertì al Cristianesimo.</p>
<p>A partire dal 330 la capitale dell&#8217;impero è Costantinopoli mentre dal 404 dopo l&#8217;abbandono di Milano da parte di Onorio la vera capitale dell&#8217;Occidente è Ravenna. La città è stata scelta perché meno esposta alle invasioni barbariche della metropoli lombarda e più facile da difendere perché città portuale che approfittava del dominio marittimo romano. <br />L&#8217;ultimo trionfo di un imperatore celebrato a Roma fu quello di Onorio nel 403. L&#8217;anarchia regnava sovrana nell&#8217;antica capitale: Roma fu conquistata nel 410 da Alarico, nel 455 da Genserico e i suoi Vandali. Odoacre che ha deposto nel 476 Romolo Augustulo chiudendo definitivamente la saga della dinastia occidentale fu abbattuto dall&#8217;ostrogoto Teodorico. Sotto questo sovrano che ha l&#8217;ambizione di voler ripristinare l&#8217;antica grandezza di Roma, la città diede per un breve periodo l&#8217;impressione di voler rinascere. La morte di Teodorico nel 526 seppellì definitivamente questo sogno.<br />I sovrani ostrogoti fortemente influenzati dalla romanità hanno rispettato il patrimonio culturale latino e saputo circondarsi da letterati di grande prestigio come Cassiodoro o Boezio.</p>
<p><strong><span style='color:#9D1115'>L&#8217;Impero romano di Costantino e il suo tramonto</strong></span><br />L&#8217;impero romano rappresentava una solidarietà organizzata di popoli che non si poteva definire europea. Tutto girava intorno al Mediterraneo e al suo epicentro che era l&#8217;Urbe. Le istituzioni militari, fiscali, amministrative che costituivano l&#8217;armatura di questo universo mediterraneo impedivano all&#8217;Europa di nascere. Appena l&#8217;ossatura poderosa dell&#8217;impero romano cominciò a manifestare cedimenti, apparve timidamente la prima elaborazione di questa realtà che chiamiamo Europa.<br />A un certo punto l&#8217;impero romano che raggruppava intorno al Mediterraneo terre occidentali, orientali, asiatiche, meridionali e africane si è spezzato in tre parti. Ognuna affrancata dall&#8217;autorità dell&#8217;Urbe ha dovuto inventarsi una propria vita. I territori orientali sono stati i primi a fare secessione. Nel 330 Costantino trasferì la capitale dell&#8217;Impero da Roma a Bisanzio e alla morte dell&#8217;imperatore Teodosio nel 395 l&#8217;Impero fu diviso in due parti: un impero d&#8217;Occidente con capitale prima a Milano e dopo a Ravenna e un impero d&#8217;Oriente con capitale a Costantinopoli.<br />La divisione dell&#8217;impero tra Oriente e Occidente ha permesso di evidenziare le profonde divergenze che esistevano tra i due mondi. L&#8217;Occidente era fondamentalmente agricolo con grandi proprietà rurali, l&#8217;Oriente molto più evoluto, costellato da città piene di vita, ricche, riempite di negozi dove abbondavano i prodotti di lusso, alcuni frutti di un artigianato locale, altri portati da carovane che venivano da lontano.<br />L&#8217;altra frattura è rappresentata dal tragico crollo dell&#8217;Africa romana sotto i colpi dell&#8217;islam. Gli eserciti fanatizzati di Allah si lanciano sulla Siria nel 634, sull&#8217;Egitto nel 640, sull&#8217;Africa nel 643 e sulla Spagna nel 711. Erano terre profondamente romanizzate e cristianizzate che avevano saputo dare alla civiltà occidentale personaggi di primo piano come Settimio Severo o Sant&#8217;Agostino; una volta conquistate dagli Arabi girano le spalle al loro secolare passato e diventano una minaccia per l&#8217;Occidente.<br />Di fronte a queste due clamorose secessioni l&#8217;Occidente non rimane fermo e cambia radicalmente. A partire dalla fine del V secolo è nelle mani dei Germani. Se potessimo dare un&#8217;occhiata a una carta dell&#8217;impero romano della fine del V secolo contempleremmo una realtà di questo genere: la parte orientale non è minacciata da invasori e rimane sempre sotto lo scettro dell&#8217;imperatore di Bisanzio mentre nella parte occidentale è attestato un fiorire di popoli nuovi. I Franchi occupano il nord della Gallia, gli Alemanni la Gallia orientale e la Renania, i Burgondi il lago Lemano, la Saona e il Rodano, i Visigoti il sud della Gallia e la Spagna; in Italia domina il regno di Odoacre. In poche parole l&#8217;Occidente è già popolato da invasori germanici che domani ne faranno la loro patria.<br />Nel tentativo di ripristinare l&#8217;unità dell&#8217;impero Giustiniano nel VI secolo strappando ai Vandali la parte orientale dell&#8217;Africa, agli Ostrogoti l&#8217;Italia, ai Visigoti il sud ovest della Spagna realizzò una conquista effimera che non coinvolse la Gallia, la maggior parte della penisola iberica, i territori a nord delle Alpi e ad est del Reno per non parlare dell&#8217;isola dei Bretoni. <br />Un nuovo assetto trovò la sua espressione politica alla soglia del IX secolo: l&#8217;impero carolingio. Non si tratta di un cambiamento dinastico ma della consacrazione politica di un mutamento fondamentale delle strutture in seno al mondo occidentale: l&#8217;elemento nordico diventa essenziale e sostituisce il vecchio centralismo mediterraneo. Si dimentica il latino per fare posto alle lingue germaniche o romaniche; poco a poco s&#8217;impone una civiltà barbara che ha in sé elementi e tradizioni di ispirazione orientale o nordica, che ha le sue leggi e la sua concezione propria della famiglia e del matrimonio. Per capire il capovolgimento provocato dall&#8217;inserzione di questo elemento nordico nel panorama europea, Lucien Febvre prende l&#8217;esempio di due cittadini di Lione, il primo del IV secolo, il secondo del IX secolo.<br />L&#8217;uomo del IV secolo viaggia. Si sente a casa propria a Roma, naturalmente; a Gades nella Spagna meridionale; a Cartagine. Se appartiene all&#8217;aristocrazia senatoriale può perfettamente possedere delle terre in Grecia o in Asia Minore. Non è uno straniero a Antiochia o a Alessandria. Tuttavia se attraversa il Reno si trova in mezzo ai Barbari dove non è di certo a suo agio.<br />L&#8217;uomo del IX secolo non è più a casa a Cartagine le cui rovine sono in mano agli Arabi, nemici della Croce. Non è a casa a Gadès che fa parte del califato di Cordoba. Ad Atene, Costantinopoli, Nicea, persino a Ravenna si trova nell&#8217;impero d&#8217;Oriente dove si parla greco e dove gli usi e costumi sono profondamente diversi da tutto quello che conosce. A Alessandria è di nuovo presso gli Arabi. Invece a Münster, Osnabrück, Brema, Magdeburgo sull&#8217;Elba si sente a suo agio benché non parli la lingua locale. Ma se conversa con i dotti usa il latino. Può parlare con loro delle grandi opere letterarie o filosofiche. Se entra in una Chiesa può pregare il suo Dio e sentire la stessa messa di quella celebrata a Lione. <br />Alla luce di questo esempio è facile capire l&#8217;importanza dell&#8217;inserimento dell&#8217;elemento nordico nel quadro europeo. Sulle rovine della vecchia civiltà romana germoglia una nuova civiltà che affonda le proprie radici in antichi strati composti da tradizioni, usi, costumi, strutture profondamente diversificate che raggruppavano elementi barbari e orientali portati dagli invasori. Ovviamente questa nuova civiltà non dimentica completamente il retaggio romano e a secondo dei territori dove emerge dà vita alla civiltà gallo-romana, ibero-romana, bretanno-romana e germano-romana. Gli uomini che elaborano la nuova civiltà s&#8217;impadroniscono di una religione per loro straniera, la religione cristiana, e si convertono in massa al nuovo credo. Il terremoto provocato da questa conversione, la forza che ne ricavò immediatamente la religione scelta, la debolezza delle altre istituzioni di fronte a un così radicale mutamento dei cuori e delle menti consentiranno alle gerarchie del mondo cristiano di assorbire rapidamente la totalità delle preoccupazioni culturali delle popolazioni che occupano i territori europei a partire dalla fine del VI secolo.</p>
<p><strong><span style='color:#9D1115'>Il messaggio delle civiltà classiche</strong></span><br />Il passato del Mediterraneo insegna l&#8217;amore e la passione per la ricerca di nuovi orizzonti. Questo “Mare interno” non ha mai accettato di rimanere chiuso dentro la propria storia. La civiltà mediterranea ha rapidamente capito che per progredire occorreva superare i propri limiti geografici. In un lontano passato, all&#8217;alba della Storia, ha appreso l&#8217;organizzazione dello Stato dalle civiltà coeve del Vicino e Medio Oriente e dell&#8217;Egitto e per secoli è rimasta affascinata dalla cultura trasmessa dai popoli e dagli Stati orientali. Tramite Roma, la civiltà mediterranea si è poi estesa verso le vaste steppe euroasiatiche che confinano con il Mar Nero e, più a Nord ancora, in direzione dei popoli delle grandi foreste, lenti a svegliarsi ma pronti ad accogliere il messaggio civilizzatore dell&#8217;impero romano. Più tardi, la cultura mediterranea raggiungerà il Nuovo Mondo e darà vita alla civiltà atlantica.<br />Il <i>Mare Internum</i> è inserito nel più vasto insieme di terre emerse che vi sia al mondo: il grandioso continente unitario euro-afro-asiatico, che costituisce da solo un vero e proprio pianeta, dove tutto, dai beni, alle idee e alle genti, sin dai tempi più remoti, è circolato precocemente. Gli uomini hanno trovato, attraverso l&#8217;unione di questi tre continenti, il palcoscenico che diventerà il teatro dei loro scambi decisivi, dove potranno recitare la loro storia universale. Il peso di questa storia scivola irresistibilmente verso le coste del Mediterraneo, diventate il punto d&#8217;approdo d&#8217;esperienze infinite che il genio mediterraneo ha saputo trasformare radicalmente. Da queste trasformazioni è nato il volto della prima Europa disegnato dalla Grecia antica. Due dei grandi valori dell&#8217;Europa odierna, l&#8217;idea di “democrazia” e la convinzione che l&#8217;Uomo abbia il dovere di ribellarsi all&#8217;ingiustizia, sono nati nell&#8217;Atene del V secolo a.C. Il grido di ribellione di Prometeo incatenato sulle pareti di uno dei monti del Caucaso perché colpevole, agli occhi di Zeus, d&#8217;aver amato troppo gli uomini, è quello dell&#8217;antica Grecia: “Ho cercato la verità; ho trovato la giustizia e la libertà. Ho fatto rialzare l&#8217;uomo prosternato davanti agli dèi da oltre quattro millenni e così l&#8217;ho liberato dal despota”. È il grido di Elena, Arianna, Antigone, Clitemnestra, Saffo, Medea e delle umili contadine dei villaggi di Creta o della Tessaglia che osavano sfidare i nazisti per andare a seppellire gli eroi della Resistenza, è l&#8217;eterno grido dell&#8217;Europa che non  accetta la tirannia. <br />L&#8217;insegnamento che le civiltà classiche hanno trasmesso al mondo rappresenta un primo sostanziale amalgama che accomuna i popoli d&#8217;Europa. Nel discorso pronunciato all&#8217;inaugurazione dei monumenti dell&#8217;acropoli, risorti dopo la terribile distruzione provocata nel 480 a.C. dalla seconda guerra persiana, Pericle osò lanciare un messaggio all&#8217;avvenire: “Possiate dire di noi secoli futuri che abbiamo costruito la città più bella e più felice”. Nessuno prima di lui aveva mai interpellato il futuro! Uscito dall&#8217;esperienza della guerra, Pericle aveva capito che la creazione di opere di pace in grado di sfidare i secoli era la sola cosa che potesse generare la felicità.<br />Questo messaggio va perennemente riproposto. Siano benedetti coloro che attraverso le loro opere continuano a trasmettere l&#8217;eterno grido delle civiltà classiche. </p>
<p>Nel 1981 incontrai Melina Mercouri appena nominata Ministro della Cultura nel nuovo governo di Andreas Papandreou. Interrogai la grande attrice sui suoi anni di esilio e alla mia domanda: &#8220;Signora durante i sette lunghi anni trascorsi a Parigi cosa Le è mancato della Grecia?&#8221;.<br /> Mi rispose &#8220;Il giorno di Pasqua, la messa della risurrezione nelle chiesette dei paeselli e l&#8217;odore degli agnelli arrostiti sulle piazze in onore del &#8220;passaggio del Signore&#8221;. Poi aggiunse: &#8220;Ma badi bene che ogni Greco porta la Grecia in sé&#8221;.<br />Ammirando le opere del Maestro Georgios Oikonomoy sento di dire che porta in sé non solo la Grecia ma tutto l&#8217;immenso retaggio delle civiltà classiche. Dalla dea madre al mare dell&#8217;Ellade, dai racconti di Omero alla gloria dell&#8217;uomo, dalla dignità del cavallo alla bellezza attica è l&#8217;intero mondo classico che emerge dall&#8217;opera di Oikonomoy. Tutta la storia dei miti e delle scoperte archeologiche che hanno segnato la storia della Grecia e del Mediterraneo appare in filigrana nei suoi lavori. Oikonomoy ha rivisitato l&#8217;intero percorso di una civiltà che è alla base delle grande avventura europea. <br />Per celebrare l&#8217;evento che attraverso la conversione di Costantino al Cristianesimo era indispensabile che un artista illustrasse il percorso compiuto dal mondo classico che si apre alla nuova dimensione rappresentata dal messaggio di Cristo. Georgios Oikonomoy riesce mirabilmente in questa impresa.</p>
<p>Dalla Presentazione al volume di <br />Louis Godart</p>
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		<title>Il Palazzo e il Colle del Quirinale</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/il-palazzo-e-il-colle-del-quirinale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Mar 2013 14:05:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Catalogo dell'omonima mostra.Oltre un milione e duecento mila cittadini hanno varcato la soglia del palazzo del Quirinale negli ultimi sette anni, dimostrando così che questa residenza è sentita come la “casa comune degli italiani”. Per rendere conto di quanto è stato fatto per recuperare le testimonianze plurisecolari di una sede che affonda le radici nella ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Catalogo dell&#8217;omonima mostra.<br />Oltre un milione e duecento mila cittadini hanno varcato la soglia del palazzo del Quirinale negli ultimi sette anni, dimostrando così che questa residenza è sentita come la “casa comune degli italiani”. Per rendere conto di quanto è stato fatto per recuperare le testimonianze plurisecolari di una sede che affonda le radici nella storia millenaria dell&#8217;urbe e metterle a disposizione del pubblico, la Presidenza della Repubblica ha incoraggiato l&#8217;organizzazione di una mostra riassuntiva dei lavori che nel corso degli ultimi sette anni hanno cambiato la fisionomia del palazzo.  <br />La mostra “il palazzo e il colle del Quirinale. dai restauri del settennato Napolitano a Palazzo Valentini e alle collezioni Colonna e Pallavicini” racconta molto più del risultato delle scoperte archeologiche e delle ristrutturazioni realizzate negli ultimi sette anni, durante il settennato che il Presidente Napolitano ha illuminato con la sua straordinaria lucidità.</p>
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		<title>Tavola Doria</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/tavola-doria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 14:05:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L'Italia è tornata in possesso di un capolavoro universalmente citato, al di là di ogni controversia sulla sua attribuzione. L'opera vincolata con decreto della Reale Soprintendenza alle Gallerie di Napoli dell'8 novembre 1939 a firma di Bruno Molajoli era scomparsa da oltre 70 anni. L'entusiasmo e la competenza degli uomini del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Italia è tornata in possesso di un capolavoro universalmente citato, al di là di ogni controversia sulla sua attribuzione. L&#8217;opera vincolata con decreto della Reale Soprintendenza alle Gallerie di Napoli dell&#8217;8 novembre 1939 a firma di Bruno Molajoli era scomparsa da oltre 70 anni. L&#8217;entusiasmo e la competenza degli uomini del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, coadiuvati dai nostri magistrati e dai funzionari del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, hanno permesso di individuare il luogo dove si trovava la Tavola Doria e, al termine di complesse trattative con il Tokyo Fuji Art Museum che l&#8217;aveva acquistata in buona fede, di restituirla al patrimonio nazionale. La mostra che la Presidenza della Repubblica ha deciso di allestire, è rivolta a rendere omaggio all&#8217;intero bilancio dell&#8217;attività straordinariamente meritoria svolta dall&#8217;Arma dei Carabinieri, attraverso l&#8217;apposito Comando specializzato nella tutela di un fondamentale interesse nazionale quale il recupero di opere d&#8217;arte illegalmente trafugate. [Giorgio Napolitano Presidente della Repubblica Italiana]
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		<title>1861-2011 L&#8217;Unità dell&#8217;arte italiana nella diversità delle regioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 14:04:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Raccontare 150 anni di storia attraverso le opere degli artisti. È questo lo scopo che si prefigge la mostra "Regioni e Testimonianze d'Italia", promossa dal nostro Ministero per i Beni e le Attività Culturali nell'anno dei festeggiamenti per l'Unità d'Italia. Un percorso dove, non a caso, le regioni assumono una valenza fondamentale e sembrano quasi ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Raccontare 150 anni di storia attraverso le opere degli artisti. È questo lo scopo che si prefigge la mostra &#8220;Regioni e Testimonianze d&#8217;Italia&#8221;, promossa dal nostro Ministero per i Beni e le Attività Culturali nell&#8217;anno dei festeggiamenti per l&#8217;Unità d&#8217;Italia. Un percorso dove, non a caso, le regioni assumono una valenza fondamentale e sembrano quasi ereditare, a distanza di pochi secoli, la fastosità e la magnificenza della famiglia dei Medici e del Granducato di Toscana, culla dell&#8217;Umanesimo e del Rinascimento Italiano, della pittura dei Veneti, da Palma il Vecchio a Lorenzo Lotto passando per la scuola di Tiziano, Tintoretto e Veronese, della gloriosa scuola di Parma del Correggio sino al Bramante, Raffaello e Michelangelo che si distinsero a Roma. Nella seconda metà dell&#8217;Ottocento la città di Firenze ritrovò quel ruolo di centro artistico di primaria importanza che aveva perduto dopo la grande stagione del Rinascimento e del Manierismo. Proprio nel 1861 la prima Capitale d&#8217;Italia divenne la sede della Prima Esposizione Nazionale di Belle Arti e cominciarono a delinearsi delle scuole regionali sulla cui base fu possibile riconoscere e classificare pittori e scultori fino agli anni delle prime Biennali veneziane. La città di Firenze divenne l&#8217;area elettiva del gruppo dei Macchiaioli, un gruppo di giovani artisti provenienti dalle regioni della Toscana, del Veneto e della Campania &#8211; come Raffaello Senesi, Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Silvestro Lega e Giuseppe Abbati &#8211; che può essere giustamente considerato il primo movimento artistico dell&#8217;Italia postunitaria. Un&#8217;analoga aspirazione a recuperare il senso dell&#8217;immediato e del vero può essere colto nel movimento letterario e artistico della Scapigliatura che trovò nella Lombardia &#8211; e più precisamente a Milano &#8211; il suo centro nevralgico e splendente. Accanto alla pittura di Daniele Ranzoni, di Tranquillo Cremona e di Giovanni Carnovali detto il Piccio, si affermò in Piemonte la scuola di Antonio Fontanesi e di Enrico Reycend come quella napoletana dei paesaggisti Giacinto Gigante, Filippo Palizzi, Michele Cammarano e Domenico Morelli. Dal contributo di ogni singola Regione d&#8217;Italia, che è stata chiamata ad offrire un tassello alla storia dell&#8217;arte degli ultimi 150 anni, sono certo che da questa esposizione risulterà un prezioso mosaico di diversità nel segno dell&#8217;Unità. [Francesco Maria Giro, Sottosegretario ai Beni e alle Attività Culturali]
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