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1861-2011 L’Unità dell’arte italiana nella diversità delle regioni

Regioni e Testimonianze d'Italia per le celebrazioni del 150°anniversario

Formato: 24 x 30 cm

Legatura: Filorefe

Pagine: 208

Anno edizione: 2011

ISBN: 9788849221169

EAN: 8849221169

UB. INT. : V12a

Contenuto

Raccontare 150 anni di storia attraverso le opere degli artisti. È questo lo scopo che si prefigge la mostra “Regioni e Testimonianze d’Italia”, promossa dal nostro Ministero per i Beni e le Attività Culturali nell’anno dei festeggiamenti per l’Unità d’Italia. Un percorso dove, non a caso, le regioni assumono una valenza fondamentale e sembrano quasi ereditare, a distanza di pochi secoli, la fastosità e la magnificenza della famiglia dei Medici e del Granducato di Toscana, culla dell’Umanesimo e del Rinascimento Italiano, della pittura dei Veneti, da Palma il Vecchio a Lorenzo Lotto passando per la scuola di Tiziano, Tintoretto e Veronese, della gloriosa scuola di Parma del Correggio sino al Bramante, Raffaello e Michelangelo che si distinsero a Roma. Nella seconda metà dell’Ottocento la città di Firenze ritrovò quel ruolo di centro artistico di primaria importanza che aveva perduto dopo la grande stagione del Rinascimento e del Manierismo. Proprio nel 1861 la prima Capitale d’Italia divenne la sede della Prima Esposizione Nazionale di Belle Arti e cominciarono a delinearsi delle scuole regionali sulla cui base fu possibile riconoscere e classificare pittori e scultori fino agli anni delle prime Biennali veneziane. La città di Firenze divenne l’area elettiva del gruppo dei Macchiaioli, un gruppo di giovani artisti provenienti dalle regioni della Toscana, del Veneto e della Campania – come Raffaello Senesi, Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Silvestro Lega e Giuseppe Abbati – che può essere giustamente considerato il primo movimento artistico dell’Italia postunitaria. Un’analoga aspirazione a recuperare il senso dell’immediato e del vero può essere colto nel movimento letterario e artistico della Scapigliatura che trovò nella Lombardia – e più precisamente a Milano – il suo centro nevralgico e splendente. Accanto alla pittura di Daniele Ranzoni, di Tranquillo Cremona e di Giovanni Carnovali detto il Piccio, si affermò in Piemonte la scuola di Antonio Fontanesi e di Enrico Reycend come quella napoletana dei paesaggisti Giacinto Gigante, Filippo Palizzi, Michele Cammarano e Domenico Morelli. Dal contributo di ogni singola Regione d’Italia, che è stata chiamata ad offrire un tassello alla storia dell’arte degli ultimi 150 anni, sono certo che da questa esposizione risulterà un prezioso mosaico di diversità nel segno dell’Unità. [Francesco Maria Giro, Sottosegretario ai Beni e alle Attività Culturali]

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