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	<title>LA NUOVA ALLENZA: ARCHITETTURA &amp; AMBIENTE Archivi | Gangemi</title>
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	<title>LA NUOVA ALLENZA: ARCHITETTURA &amp; AMBIENTE Archivi | Gangemi</title>
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		<title>Sole vento acqua vegetazione e tecnologie avanzate</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/sole-vento-acqua-vegetazione-e-tecnologie-avanzate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Nov 2007 13:02:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana La nuova alleanza: Architettura &amp; Ambiente diretta da Paolo Portoghesi e Rolando ScaranoLo studio affronta il problema della complessità sostenibile nel campo della progettazione su diversi livelli e su variegate configurazioni e ambiti di conoscenza non nettamente delimitabili.La ricerca ha provato a individuare i problemi esistenti nell'area di studio e le loro soluzioni realizzate ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana La nuova alleanza: Architettura &#038; Ambiente diretta da Paolo Portoghesi e Rolando Scarano</p>
<p>Lo studio affronta il problema della complessità sostenibile nel campo della progettazione su diversi livelli e su variegate configurazioni e ambiti di conoscenza non nettamente delimitabili.<br />La ricerca ha provato a individuare i problemi esistenti nell&#8217;area di studio e le loro soluzioni realizzate nei diversi ambiti disciplinari, per avere una lettura della “situazione dei problemi”. <br />L&#8217;interesse di quanto riportato in questo volume non è, tuttavia, il risultato in sé, ma l&#8217;insieme del procedimento, che consiste nel lavorare criticamente sui problemi, nell&#8217;ottenerne una conoscenza diretta e nel produrre delle soluzioni, forse inadeguate, ma che aumentino le chances di trovare, un giorno o l&#8217;altro, una soluzione soddisfacente e illuminante.<br />L&#8217;impostazione e l&#8217;approfondimento della ricerca ha visto emergere aspetti positivi e critici della possibilità di rinvenire un nuovo approccio alla progettazione generato dalla interazione di aspetti fisici, ambientali, tecnologici e sociali.<br />I criteri per il processo conoscitivo sono stati:<br />1. Il “profondo mutamento che l&#8217;avvento della modernità fluida ha introdotto nella condizione umana” (Bauman) e la consapevolezza che “non esistono significati garantiti, che si vive sulla superficie del caos alla ricerca di una forma, ma una forma che non è mai fissata una volta per tutte” (Castoradis, 1995).<br />2. La nuova fase della storia della modernità in cui la “liquidità” costituisce la metafora pertinente, che elimina l&#8217;autonomia del progetto, che può essere solo risposta ai problemi della società.<br />3. Una pianificazione interattiva nella quale gli obiettivi socio-economici sono incorporati in quelli socio-ambientali <br />4. La definizione di un nuovo modello di coesione sociale e di cooperazione, che affronti le tre grandi sfide di interazione: coesistenza di culture differenti, riconciliazione tra lavoro e vita familiare, cultura come elemento strutturale.<br />5. La ricerca della conformazione di un nuovo habitat, dove i concetti di cultura, ecologia, natura, solidarietà e sostenibilità siano interconnessi per raggiungere un&#8217;alta qualità della vita collettiva.<br />Le proposte progettuali dei differenti ambiti disciplinari della ricerca sono confluite in un unico progetto, che va considerato, non soltanto nei suoi aspetti spaziali e di restituzione fisica, quanto quale metodologia capace di pensare il territorio e l&#8217;architettura in termini sostenibili e complessi.</p>
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		<title>L&#8217;architettura del sole</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/larchitettura-del-sole/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Oct 2005 12:01:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana La nuova alleanza: Architettura &amp; Ambiente diretta da Paolo Portoghesi e Rolando ScaranoA livello mondiale, la crescente attenzione per i problemi del degrado ambientale ha determinato l'esigenza di impostare programmi che forniscano indirizzi per un'alternativa ecologica e per un futuro sostenibile. Il problema energetico è diventato soprattutto il problema delle risorse alternative, e l'utilizzo ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana La nuova alleanza: Architettura &#038; Ambiente diretta da Paolo Portoghesi e Rolando Scarano</p>
<p>A livello mondiale, la crescente attenzione per i problemi del degrado ambientale ha determinato l&#8217;esigenza di impostare programmi che forniscano indirizzi per un&#8217;alternativa ecologica e per un futuro sostenibile. Il problema energetico è diventato soprattutto il problema delle risorse alternative, e l&#8217;utilizzo del solare e di tecnologie sia innovative, sia tradizionali, che consentano il risparmio energetico da una parte e una vivibilità migliore dall&#8217;altra, è diventato la strategia culturale e politica per il nuovo millennio. Parlare di un&#8217;architettura più legata alle molteplici problematiche ambientali significa dare un senso al concetto di architettura ecocompatibile, la quale non può prescindere da una migliore consapevolezza dei problemi energetici. Affrontare i prossimi anni in maniera responsabile vorrà dire coinvolgere i prodotti dell&#8217;architettura e i parametri della progettualità in una nuova etica del progetto, in cui la sopravvivenza dell&#8217;ambiente e dell&#8217;uomo siano un&#8217;unica e inderogabile esigenza. È impossibile pensare ad un risparmio energetico scisso da tutti quei fattori che rendono l&#8217;architettura e l&#8217;agire umano strettamente collegati all&#8217;ambiente ed alle sue risorse rinnovabili. &#8220;L&#8217;ambiente non viene inteso come una realtà neutra sulla quale proiettare idee e rappresentazioni culturali, ma come un mondo imbricato nella vita stessa dei vari organismi che si radicano e si ancorano al suo interno. Individui ed ambiente formano, in questa prospettiva, una coppia inseparabile. Visto il modo in cui si intendono l&#8217;abitare, l&#8217;agire e l&#8217;abilità, anche il loro contesto non può essere inteso come un paesaggio separato, per esempio come un possibile oggetto di contemplazione estetica, bensì come uno scenario dei compiti, in quanto ambito di pratiche e di abilità sia umane che non umane&#8221;. Sicuramente l&#8217;architettura non potrà essere da sola il soggetto propugnatore di un cambiamento ecologico dei comportamenti umani ma potrebbe contribuire notevolmente alla rifondazione ideologica del concetto di vivibilità su questa terra e alla generazione di una nuova spazialità più strettamente legata all&#8217;ambiente.</p>
<p>Paolo Portoghesi è nato a Roma nel 1931. Dal 1967 al 1977 ha insegnato nella facoltà di architettura del Politecnico di Milano, di cui è stato Preside dal 1968 al 1976. Dal 1995 è professore ordinario di Progettazione presso l&#8217;Università &#8220;La Sapienza&#8221; di Roma. La sua attività si è svolta parallelamente nel campo della ricerca storica e della progettazione architettonica secondo l&#8217;indirizzo di una reintegrazione della memoria collettiva nella tradizione dell&#8217;architettura moderna. Ha diretto il Dizionario Enciclopedico di Architettura e Urbanistica (1968) e le riviste di architettura &#8220;Controspazio&#8221; (1969/89), &#8220;Eupalino&#8221; (1985/90), &#8220;Materia&#8221; (dal 1990) e &#8220;Abitare la terra&#8221; (dal 2001). Premio nazionale INARCH per la critica storica nel 1963, Laurea Honoris Causa in Scienze Tecniche del Politecnico di Losanna nel 1984, ha ricevuto la Legion d&#8217;Honneur francese nel 1985, è accademico dei Lincei dal 2000 e membro onorario dell&#8217;American Institute of Architects e Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana dal 2002. È autore di notissime pubblicazioni, tra le quali: Roma Barocca; Borromini, architettura come linguaggio; Dopo l&#8217;architettura moderna; Postmodern: l&#8217;architettura nella società post-industriale; Architettura e Natura. La sua opera più nota è la Moschea con annesso Centro Culturale Islamico a Roma.<br />Rolando Scarano è professore ordinario di Progettazione Architettonica e Urbana, presso l&#8217;Università di Napoli &#8220;Federico II&#8221;. Ha diretto, in qualità di responsabile scientifico, numerosi progetti CNR e progetti di ricerca cofinanziati MIUR. È stato responsabile nazionale del progetto: &#8220;Integrazione fotovoltaica nell&#8217;edilizia&#8221; (Ministero Ambiente-CNR); componente della Consulta Tecnica per le Aree Naturali Protette (Ministero dell&#8217;Ambiente); componente dei Comitati Nazionali CNR. È attualmente responsabile scientifico dell&#8217;unità di ricerca: &#8220;Progettazione integrata con tecnologie innovative per il recupero sostenibile e la valorizzazione dei beni architettonici ed ambientali&#8221; all&#8217;interno del Centro di Competenza della Regione Campania &#8220;Conservazione, valorizzazione e fruizione dei beni culturali ed ambientali&#8221;; direttore del Master <br />di II livello in &#8220;Progettazione e recupero architettonico, urbano ed ambientale con l&#8217;utilizzo di tecnologie innovative&#8221; e responsabile scientifico del Master per &#8220;Esperto in progettazione edile ed ambientale per l&#8217;integrazione del fotovoltaico&#8221;. Ha pubblicato numerosi libri sulla metodologia e sulle tecniche della progettazione architettonica e ambientali.</p>
<p>Scritti di:<br />Cesare Blasi, Enrico Bordogna, Guido Canella, Alberto Cuomo, Aimaro Isola, David Lloyd Jones, Françoise H. Jourda, Antonio Monestiroli, Gabriella Padovano, Piero Paoli, Michael Pawlyn, Antonietta Piemontese, Paolo Portoghesi, Tjerk Reijenga, Philippe Samyn, Luciano Semerani, Rolando Scarano, Hadi Teherani, Rodo Tisnado, Maurizio Vogliazzo, Ken Yeang.</p>
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		<title>Energia solare e architettura</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/energia-solare-e-architettura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jan 2003 13:01:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana La nuova alleanza: Architettura &amp; Ambiente diretta da Paolo Portoghesi e Rolando ScaranoL'architettura, fin dalle sue origini, ci restituisce l'immagine della costruzione come modifica del microclima nonché la trasformazione dell'habitat come risposta alle necessità fisiologiche dell'uomo.Il problema reale, e probabilmente il vincolo maggiore ad una capillare diffusione delle tecnologie sostenibili per il risparmio energetico ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana La nuova alleanza: Architettura &#038; Ambiente diretta da Paolo Portoghesi e Rolando Scarano</p>
<p>L&#8217;architettura, fin dalle sue origini, ci restituisce l&#8217;immagine della costruzione come modifica del microclima nonché la trasformazione dell&#8217;habitat come risposta alle necessità fisiologiche dell&#8217;uomo.<br />Il problema reale, e probabilmente il vincolo maggiore ad una capillare diffusione delle tecnologie sostenibili per il risparmio energetico risiede nel fatto che la base di conoscenza scientifica per la loro applicazione avviene in un linguaggio che non è quello dei progettisti quanto piuttosto quello dei fisici o degli ingegneri sistemisti.<br />Il problema presenta tutte le caratteristiche della complessità e non si presta ad essere risolto o semplicemente affrontato per parti: la diffusione del concetto di sostenibilità ambientale nella progettazione deve integrare nel tempo e nello spazio la divulgazione della informazione, la formazione e la rimozione della barriera del linguaggio.<br />Nel settore delle costruzioni il problema del linguaggio è estremizzato, forse a causa delle esigenze di differenziazione fra ingegneri ed architetti.<br />L&#8217;ambiente è caratterizzato da parametri fisici e, per controllarne la qualità, occorre avvalersi del linguaggio della scienza che è capace di farlo.<br />Con l&#8217;avvento della cultura moderna l&#8217;architettura è divenuta non più espressione di una cultura socio antropologica localizzata, ma espressione della cultura propria degli attori della produzione; questo fenomeno origina la decontestualizzazione che rende simili tutte le città del mondo. Se da un lato si ottengono effetti positivi (libero scambio di persone, di cultura, di capitali e quindi di materiali) non può tacersi l&#8217;abbassamento della qualità della vita per la perdita di tradizione e cultura, soprattutto nelle grandi città.<br />Attraverso il percorso verso il funzionalismo del Movimento Moderno e l&#8217;affermazione della cultura industriale, che porta anche una crescente conflittualità tra le classi sociali, il cambiamento coinvolge anche l&#8217;ambiente: esso perde il valore proprio e si trasforma in uno dei tanti dati esterni al progetto da adeguare alle esigenze presenti.<br />L&#8217;International Style, quando si pone il problema, lo limita all&#8217;orientamento degli edifici secondo la geometria solare tralasciando l&#8217;integrazione sia con l&#8217;ambiente naturale sia con quello artificiale, non considerando minimamente la possibilità di modificare l&#8217;edificio stesso.<br />Le ricerche che l&#8217;architettura razionalista effettuò in quel periodo, ad esempio, quelle di Le Corbusier, Gropius e Klein, anche se ponevano l&#8217;attenzione all&#8217;esposizione degli edifici ed alla loro disposizione nell&#8217;impianto urbanistico in relazione alle reciproche costruzioni, rimangono fini a se stesse poiché non riescono a superare quel gradino che porta alla corretta integrazione con l&#8217;ambiente circostante.<br />L&#8217;architettura degli ultimi 50 anni ha progressivamente dimenticato e trascurato a larga scala, nei processi progettuali, le tecniche di risparmio energetico per climatizzare gli edifici. Gli effetti sono noti: inquinamento, esaurimento delle risorse, ect.<br />Emerge ora la necessità di ridurre i consumi degli edifici e per questo è necessario agire in modo radicalmente nuovo sulla formazione dei progettisti. La prima scommessa è dunque riuscire a progettare in sintonia con i principi bioclimatici ed eco-compatibili ma anche utilizzare in edilizia fonti energetiche rinnovabili.<br />Il controllo della qualità ambientale è diventato un requisito essenziale nelle fasi del processo edilizio a seguito delle prime crisi energetiche e del crescente decadimento ambientale. Nato in un primo momento con il solo scopo del controllo energetico in funzione del risparmio, con l&#8217;evoluzione della tecnologia e dell&#8217;inquinamento metropolitano, vi si sono aggiunti gradualmente i controlli di tutti quei parametri fisici collegati alla concezione del microclima, degli spazi confinanti e del confort ambientale nel sistema edificio quali l&#8217;acustica, la ventilazione, il raffrescamento, l&#8217;illuminazione naturale e le emissioni di inquinanti da parte di materiali impiegati nell&#8217;edilizia. Il confronto critico tra le innovazioni tecnologiche e l&#8217;architettura tende a mettere in crisi le metodologie tradizionali della progettazione. Con l&#8217;espansione del mercato dei prodotti per l&#8217;edilizia a seguito dello sviluppo delle nuove tecnologie, il processo edilizio ha acquistato un&#8217;estrema varietà di tecniche costruttive con innumerevoli possibilità di integrazione di componenti. Tale ampia possibilità di interventi costituisce il primo limite alla guida regolata dei processi costruttivi in rapporto alle ricadute che i loro effetti hanno nel raggiungimento del confort interno; l&#8217;individuazione di migliori prestazioni per ogni componente del “sistema ambiente” si è sempre più complessificata soprattutto a causa dello sviluppo di nuove tecnologie che hanno ampliato il campo delle tecniche costruttive acquisite dal processo edilizio ma che, di contro, non sono state integrate con una opportuna normativa.<br />La soluzione più idonea sembra essere quella di sviluppare approcci progettuali più consapevoli e capaci di utilizzare le potenzialità degli strumenti messi a disposizione dalla scienza e dalla ricerca sperimentale.<br />Scientifizzare gli stadi della progettazione può, oggi, portare a interventi meno rigidi nella progettazione architettonica, spesso obbligatori per il rispetto della progettazione stessa. Questo non vuole significare che il progetto tecnologico esaurisca quello architettonico, ma le due parti si trovano a vivere in una stretta connessione gestibile attraverso gli strumenti della cultura e della creatività.<br />In altri termini, l&#8217;intero progetto deve essere caratterizzato da una interdisciplinarità motivata.<br />L&#8217;organismo edilizio rappresenta l&#8217;elemento mediatore tra ambiente interno ed ambiente esterno, luogo di sperimentazione e campo di applicazione di quell&#8217;insieme di segni ed icone che ne sostanziano i contenuti.<br />La necessaria integrazione delle nuove tecnologie, quindi, si offre come elemento manifesto del linguaggio e della morfologia di quell&#8217;architettura espressione di una rinnovata coscienza ambientale.<br />Parlare di integrazione, in altri termini, significa riconsiderare l&#8217;insieme dei rapporti reciproci che determinano non solo la configurazione dell&#8217;edificio in se, ma anche le relazioni e lo scambio dialettico che esso stabilisce con il contesto e l&#8217;ambiente circostante.<br />Tendere ad un bilancio ambientale positivo significa verificare non solo i consumi energetici ma anche le tecnologie costruttive ed i materiali utilizzati per la realizzazione del progetto. Il controllo di questi elementi non può non influenzare la metodologia progettuale stessa;<br />Una delle possibilità concrete a nostra disposizione è quella di migliorare la qualità del vivere attraverso l&#8217;utilizzo delle risorse (gratuite) naturali; sole, vento, microclima del luogo, capacità termica del suolo e dei materiali da costruzione, trasparenza ed opacità dell&#8217;atmosfera alle diverse radiazioni, il raffrescamento dello specchio d&#8217;acqua che evapora, la diversa ombra fornita nelle stagioni da alberi e rampicanti, il colore delle facciate e dei tetti, etc.</p>
<p>La lettura della storia della città, nella sua evoluzione storica, ci offre una visione del rinnovamento urbano profondamente legato alla mutazione delle componenti linguistiche attraverso la successione di stili e metodologie. La comparsa di nuovi linguaggi o l&#8217;introduzione di nuovi materiali, quindi, costituiscono eventi difficilmente scindibili sia da rinnovate visioni degli organismi urbani sia da nuovi approcci alla risoluzione dei temi e delle problematiche connessi allo sviluppo della città.<br />In quest&#8217;ottica, una riflessione sulle possibilità offerte dall&#8217;introduzione delle “tecnologie sostenibili” e, in modo particolare, sul condizionamento che queste determinano nei principi generatori stessi del progetto di architettura, suggerisce, inevitabilmente, ricerche volte alla definizione di “nuovi linguaggi”.<br />Nello specifico studiare la tecnologia fotovoltaica limitando la propria attenzione ai soli aspetti tecnico-tecnologici o alle pur importanti ricadute sul piano della salvaguardia ambientale senza prenderne in considerazione le valenze “semantiche” può determinare una “riduzione concettuale” del tema foriera di incomprensioni e limitazioni allo sviluppo ed alla diffusione capillare di questo nuovo strumento.<br />Il pannello fotovoltaico, costituito da silicio di varie fatture e aspetti, può legittimamente essere considerato un “materiale da costruzione”, una nuova ed importante possibilità linguistica offerta dalla tecnologia al necessario processo di costruzione di una città che non richieda quantità di energia incompatibili con le risorse disponibili. <br />Allo stesso modo, è possibile configurare nuovi scenari e, quindi, immaginare nuovi esiti per tutte le operazioni di recupero e riqualificazione del patrimonio esistente che costituiscono alcune tra le istanze più urgenti della città contemporanea sia nell&#8217;intervento sul tessuto storico sia su quello di più recente formazione.<br />Attraverso l&#8217;utilizzo cosciente delle nuove “tecnologie ambientali” è sicuramente ipotizzabile la costruzione di un nuovo linguaggio: linguaggio non prodotto esclusivo di canoni estetici, non legato a valori formali, ma teso a sostanziare contenuto che prescinde dalla forma, presenza paritetica delle diverse componenti estetiche, costruttive, del rapporto con l&#8217;ambiente, del soddisfacimento di una migliore qualità della vita, etc. etc.<br />Anche il delicato tema del rispetto e dell&#8217;interpretazione delle identità locali può essere affrontato attraverso la ricerca di coerenza con i valori espressi dal luogo che non significa necessariamente il ricorso alla “mimesi”, quanto piuttosto una attenta riflessione sull&#8217;utilizzo del linguaggio e delle aggregazioni spaziali.<br />Focalizzare l&#8217;attenzione su di un approccio colto al progetto di architettura deve significare la ricerca di quegli equilibri in grado di stabilire una alleanza e simbiosi con l&#8217;ambiente presente e ancora parzialmente riscontrabile in tutto il bacino Mediterraneo fin dall&#8217;era pre-moderna.<br />Delle tecnologie che hanno sfruttato l&#8217;energia “solare” si è invece troppo spesso fatto uso architettonico posticcio, applicando i pannelli sopra tetti tradizionalmente concepiti o talvolta tentando di celarli nella struttura degli edifici (retrofit). Il fotovoltaico richiede invece studi approfonditi sulle possibilità applicative che tendano a far entrare lo stesso e la sua componentistica a pieno titolo nella composizione configurazionale dell&#8217;architettura così come nel progetto di design. <br />Allo stesso modo di altri materiali nel passato si tratta di sperimentarne ora, in modo paradigmatico, le potenzialità e possibilità d&#8217;uso, dando nuova espressività alla progettazione di una “architettura energetica” così attuale e futuribile nell&#8217;ottica della sostenibilità delle scelte di sviluppo della qualità edilizia.<br />Nell&#8217;integrazione particolare importanza assume la cura dei dettagli costruttivi che deve garantire il connubio tra parti strutturali ed elettriche. Soddisfatti i requisiti tecnici, le possibilità di sperimentazione estetica sono notevoli soprattutto lavorando sul design industriale a contatto con le ditte produttrici di pannelli. Si potrà operare sui supporti, sui sistemi compositivi di aggregazione, sulla componentistica edile prefabbricata.<br />E&#8217; forse legittimo ipotizzare una nuova interpretazione della “cultura ambientalista”, che identifica la condizione “naturale” dell&#8217;uomo moderno come quella che si sviluppa in un “ecosistema artificiale” e non più naturale, di cui la città rappresenta il prodotto più complesso restituendo la dualità del nostro modo di esistere nel mondo.<br />Questa condizione di “naturale artificialità” dell&#8217;uomo contemporaneo pone in evidenza tutte le contraddizioni maturate dal rapporto conflittuale tra l&#8217;“ecosistema urbano” in cui di fatto viviamo e l&#8217;”ecosistema naturale” cui aspiriamo.<br />Tuttavia, proprio da questa conflittualità apparentemente insanabile è possibile trarre utili indicazioni volta a definire nuovi modelli di sviluppo e trasformazione del nostro habitat: Interpretare la città contemporanea come l&#8217;ecosistema naturale dell&#8217;uomo determina una rivoluzione culturale in cui le nuove componenti tecnologiche divengono gli strumenti necessari e la misura scientificamente fondata di ogni attività edificatoria.<br />La sostenibilità ambientale in senso lato, il controllo e l&#8217;ottimizzazione dei processi produttivi, lo studio e l&#8217;applicazione cosciente dei materiali per l&#8217;edilizia sono gli strumenti oggi a nostra disposizione per la costituzione di una “naturalità artificiale” costituita da giardini, fontane, pavimentazioni, volumetrie, barriere ecologiche, barriere acustiche, barriere termiche, orientamento dell&#8217;aggregato edilizio, distribuzione delle comunicazioni veicolari etc.  Il linguaggio non è più rivolto esclusivamente ad un fine estetizzante quanto alla più asciutta e razionale soluzione di problemi attuando una trasformazione del lessico tecnologico dei materiali e del linguaggio tecnico.<br />In quest&#8217;ottica la nuova architettura solare diviene sinonimo di misura, risparmio, eleganza. La città, non più concepita secondo logiche tradizionali si offre come “ecosistema urbano”, territorio antropizzato fatto di un insieme di architetture tra loro necessariamente integrate.<br />La stessa forma degli edifici si traduce in uno strumento che produce e dissipa energia attraverso particolari organizzazioni morfologiche. L&#8217;energia solare è a tutti gli effetti una componente che non solo imprime forma ma che si rivela efficace anche da un punto di vista estetico.</p>
<p>Indice del volume<br />Introduzione &#8211; Il linguaggio dell&#8217;architettura solare &#8211; Il problema ambientale e lo sviluppo sostenibile &#8211; Le fonti energetiche rinnovabili &#8211; Dall&#8217;architettura eco-compatibile a quella bioclimatica &#8211; L&#8217;energia solare e le tecnologie per il suo sfruttamento &#8211; Elementi essenziali della tecnologia fotovoltaica &#8211; Fotovoltaico: i costi, il mercato e le politiche di incentivazione &#8211; Applicazioni del fotovoltaico in architettura &#8211; Edifici per uffici &#8211; Edifici polifunzionali &#8211; Edifici di servizio pubblico &#8211; Edifici per esposizione &#8211; Edifici industriali &#8211; Edifici governativi &#8211; Edifici per l&#8217;istruzione &#8211; Edifici residenziali &#8211; Bibliografia</p>
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			</item>
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		<title>Architettura e computer</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/architettura-e-computer/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana La nuova alleanza: Architettura &amp; Ambiente diretta da Paolo Portoghesi e Rolando Scarano“Ciò che stiamo sviluppando sono le regole per generare la forma piuttosto che le forme stesse. Descriviamo processi, non componenti”. L'architetto si trasforma in “un catalizzatore di vita artificiale soggetto, come il mondo naturale, ai principi di morfogenetica, codice genetico, riproduzione e ...</p>
<p>L'articolo <a href="https://gangemi.com/prodotto/architettura-e-computer/">Architettura e computer</a> proviene da <a href="https://gangemi.com">Gangemi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana La nuova alleanza: Architettura &#038; Ambiente diretta da Paolo Portoghesi e Rolando Scarano</p>
<p>“Ciò che stiamo sviluppando sono le regole per generare la forma piuttosto che le forme stesse. Descriviamo processi, non componenti”. L&#8217;architetto si trasforma in “un catalizzatore di vita artificiale soggetto, come il mondo naturale, ai principi di morfogenetica, codice genetico, riproduzione e selezione”.<br />Dall&#8217;acquisizione del computer come strumento progettuale, anche in una interazione sofisticata quale l&#8217;adattamento di CATIA di Frank Gehry per Bilbao, si sta sviluppando una tendenza radicalmente nuova di lasciare che il computer “guidi” il processo progettuale e sia esso stesso parte integrante della “trasformazione architettonica”. Le tecniche di questo approccio vanno dal paradigma evolutivo di Frazer e dallo spazio genetico di Karl Chu, alle esplorazioni interattive di giovani team di progettisti fino alle sperimentazioni di studi più affermati, come quelli di Eisenman, di Yeang, di Moss ed altri, ed alla cibermetafora di Tohio Ito. <br />E&#8217; necessario che i paradigmi culturali e spaziali, che ancora legano l&#8217;architettura alle rappresentazioni cartesiane tridimensionali, vengano abbandonati per un approccio differente che sappia utilizzare le notevoli potenzialità che la tecnologia digitale offre, anche in senso di pratica critica nel costruire, oltre che un ciberspazio, un territorio concettuale per il progetto di architettura, fino ad ora inimmaginabile.<br />Il volume affronta l&#8217;intera problematica del rapporto, spesso critico e dialettico, fra l&#8217;architettura del reale e l&#8217;architettura del virtuale. Il computer e le rappresentazioni digitali, se all&#8217;inizio erano un servizio sostitutivo della manualità nel lavoro professionale, che permetteva anche la riduzione dei costi di produzione del progetto, oggi hanno assunto un carattere propositivo nei processi di generazione della forma architettonica. Non solo c&#8217;è integrazione ideologica fra l&#8217;uomo e la macchina, ma questa non viene più considerata tale, ed il computer diviene un partner ideale per la risoluzione di situazioni e problemi complessi, oltre che un “alter ego intellettuale” per la strutturazione e la rappresentazione di innumerevoli configurazioni architettoniche. La prassi del progetto si sta modificando per l&#8217;acquisizione di una nuova pratica teorica della progettazione architettonica, in cui la “creatività” umana viene esaltata e non annichilita dalla “intelligenza artificiale”.</p>
<p>Indice:</p>
<p>premessa<br />antonietta piemontese</p>
<p>introduzione<br />l&#8217;interfaccia digitale con l&#8217;iper-realtà:<br />un confronto con l&#8217;architettura sperimentale</p>
<p>capitolo 1<br />l&#8217;alter ego meccanico<br />il computer come strumento cibernetico</p>
<p>capitolo 2<br />adattare CATIA</p>
<p>capitolo 3<br />lasciarsi guidare dal computer</p>
<p>capitolo 4<br />la corruzione dei media:<br />ibridi grafico-digitali</p>
<p>capitolo 5<br />un momento di transizione:<br />il computer nell&#8217;istruzione</p>
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		<title>Paolo Portoghesi. Architettura e Memoria</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/paolo-portoghesi-architettura-e-memoria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana La nuova alleanza: Architettura &amp; Ambiente diretta da Paolo Portoghesi e Rolando ScaranoPaolo Portoghesi, nato nel 1931, appartiene, come Roberto Gabetti, Aldo Rossi, Vittorio Gregotti, Guido Canella, alla generazione degli architetti "nati con la penna in mano". Prima ancora di laurearsi aveva già pubblicato un libricino su Guarino Guarini e diversi saggi sull'architetto che ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana La nuova alleanza: Architettura &#038; Ambiente diretta da Paolo Portoghesi e Rolando Scarano</p>
<p>Paolo Portoghesi, nato nel 1931, appartiene, come Roberto Gabetti, Aldo Rossi, Vittorio Gregotti, Guido Canella, alla generazione degli architetti &#8220;nati con la penna in mano&#8221;. Prima ancora di laurearsi aveva già pubblicato un libricino su Guarino Guarini e diversi saggi sull&#8217;architetto che sarebbe rimasto, per tutta la vita, il suo maestro: Francesco Borromini. Di Portoghesi, nel lontano 1953, il poeta Leonardo Sinisgalli scriveva in prima pagina, sulla &#8220;Fiera Letteraria&#8221;: «Era ancora un ragazzo, timido, magro, scarmigliato: era uscito appena dal liceo e non portava nelle tasche né racconti né versi. Aveva una cartella gonfia di libri sotto il braccio [&#8230;] erano libri antichi, libri rari [&#8230;], Vitruvio, Vignola, Lodoli, Cartesio, Ramelli. [&#8230;] Tra un esame e l&#8217;altro, tra l&#8217;una e l&#8217;altra esercitazione, ha inserito i suoi studi, le sue analisi. Non è ancora un architetto laureato ma è sicuramente un critico, un intenditore, un esperto». Da allora Portoghesi, in cinquanta anni, ha scritto trentacinque volumi e centinaia di saggi che da una parte hanno affrontato temi teorici e storici di grande rilievo; dall&#8217;altra hanno seguito la produzione architettonica internazionale durante quasi mezzo secolo di storia, dal Neo-realismo alle ultime tendenze del terzo millennio. Questo libro riunisce una serie di contributi dispersi in riviste e pubblicazioni di difficile reperimento e consente nel suo insieme di valutare il ruolo di Portoghesi come teorico, come storico, come critico militante, come architetto, come organizzatore e animatore culturale anche nel campo delle arti visive e soprattutto come strenuo difensore del valore creativo della memoria, indispensabile alimento di ogni innovazione che non sia fondata sulla sabbia. Come insegna del suo operare Portoghesi ha scelto, fin dal 1962, questa riflessione di Simone Weil: «È cosa vana distogliersi dal passato per pensare soltanto all&#8217;avvenire. È una illusione pericolosa pensare soltanto che sia possibile. L&#8217;opposizione tra avvenire e passato è assurda. Il futuro non ci porta nulla, non ci dà nulla; siamo noi che, per costruirlo, dobbiamo dargli tutto, dargli persino la nostra vita. Ma per dare bisogna possedere, e noi non possediamo altra vita, altra linfa che i tesori ereditati dal passato e digeriti, assimilati, ricreati da noi. Fra tutte le esigenze dell&#8217;anima umana nessuna è più vitale di quella del passato».</p>
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		<title>Luoghi e architetture del Mediterraneo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana La nuova alleanza: Architettura &amp; Ambiente diretta da Paolo Portoghesi e Rolando ScaranoLa nozione di viaggio, se si esclude il significato comune di spostamento fisico in una porzione di spazio geografico, si presenta assai vasta. Tra i molteplici viaggi non materiali - o se vogliamo "immaginari" - abbiamo scelto di intraprenderne uno dalle caratteristiche ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana La nuova alleanza: Architettura &#038; Ambiente diretta da Paolo Portoghesi e Rolando Scarano</p>
<p>La nozione di viaggio, se si esclude il significato comune di spostamento fisico in una porzione di spazio geografico, si presenta assai vasta. Tra i molteplici viaggi non materiali &#8211; o se vogliamo &#8220;immaginari&#8221; &#8211; abbiamo scelto di intraprenderne uno dalle caratteristiche singolari: una sorta di viaggio alla seconda potenza ovvero un viaggio nei viaggi. Come in ogni viaggio che si rispetti, esiste un itinerario e una meta, che nel nostro caso possiede la caratteristica peculiare di coincidere con il punto di partenza, dal momento che non è collocata all&#8217;estremità di un&#8217;ipotetica linea, ma lungo un cerchio ideale che comprende l&#8217;intero bacino mediterraneo. Nel caso specifico, si tratta dunque di un &#8220;periplo&#8221; &#8211; che secondo l&#8217;etimo è una &#8220;navigazione circolare&#8221; &#8211; non intorno a un continente o a un&#8217;isola, ma lungo i &#8220;bordi&#8221; di un ambito geografico circoscritto che è quello del Mediterraneo, un &#8220;mare chiuso&#8221; per definizione. Del resto, la tradizione del periplo è connaturata alla civiltà marinara mediterranea e, a ragione, può essere considerata il simbolo che esprime la sua unità geografica e culturale, poiché alla fine si ritorna sempre nello stesso punto da cui si era partiti, dimostrando con ciò che ogni luogo che si affaccia su questo mare è un punto appartenente alla stessa circonferenza.<br />Delimitato l&#8217;ambito geografico e chiarita la modalità &#8220;geometrica&#8221; dell&#8217;itinerario, resta da definire lo scopo del viaggio che, intimamente legato a un&#8217;idea unitaria della civiltà mediterranea, ha la finalità di conoscere e comparare le forme differenti eppure simili di luoghi naturali, insediamenti e architetture presenti in un ambiente dalle stratificazioni millenarie. Si è partiti dall&#8217;ipotesi che nella letteratura di viaggio nel Mediterraneo, ossia nelle tante relazioni, memorie e diari delle personalità che qui si sono spinte, siano stati registrati &#8211; anche se molto spesso in forma embrionale e a volte in maniera del tutto &#8220;inconscia&#8221; &#8211; alcuni caratteri costanti che in seguito serviranno a identificare quella particolare &#8220;totalità ambientale&#8221;, quel vasto ambito paesaggistico, insediativo e architettonico che viene oggi definito &#8220;ambiente mediterraneo&#8221;.<br />Prende così progressivamente forma nei viaggiatori &#8211; anche sotto gli impulsi provenienti a metà dell&#8217;Ottocento dalla cultura romantica d&#8217;oltralpe, che afferma il mito, dalle ascendenze più remote, di un&#8217;architettura delle origini, nata in accordo con le leggi della natura e all&#8217;insegna di una sauvagerie di stampo rousseauiano &#8211; la consapevolezza dell&#8217;esistenza nel Mediterraneo di un&#8217;architettura nativa, più tardi frettolosamente liquidata dagli storici ufficiali con la qualifica di &#8220;minore&#8221;, di grande forza figurativa: le case dei contadini, gli insediamenti spontanei, alcuni tipi edilizi perpetuatisi da millenni, ovvero tutte quelle costruzioni dove non compariva la mano dell&#8217;architetto. L&#8217;interesse verso queste manifestazioni, con l&#8217;implicito riconoscimento del loro valore, si ritroverà intatto anche nel secolo successivo, in molte personalità dell&#8217;ambito letterario e artistico, e in alcuni protagonisti del Movimento Moderno come Le Corbusier, la cui esemplare lettura dell&#8217;architettura mediterranea, pur con i limiti ideologici, mira in realtà a dimostrare la bontà dei principi architettonici moderni che per l&#8217;appunto si ritrovavano integri e applicati in maniera del tutto naturale nelle costruzioni spontanee. Questa attenzione all&#8217;architettura &#8220;senza architetti&#8221; ha riportato alla luce alcune qualità &#8220;strutturali&#8221; profonde in essa contenute, attualmente oggetto di un rinnovato interesse da parte della cultura progettuale, impegnata a chiarire la natura dell&#8217;immenso patrimonio dell&#8217;architettura mediterranea, i suoi &#8220;valori&#8221; e i suoi insegnamenti, da inserire ancora come elementi vitali nel progetto dello spazio di vita contemporaneo. </p>
<p>La nuova alleanza: <br />Architettura &#038; Ambiente<br />Collana diretta da Paolo Portoghesi e Rolando Scarano </p>
<p>Una nuova alleanza tra l&#8217;uomo e la natura e, quindi, tra l&#8217;uomo e l&#8217;ambiente della sua vita, tra l&#8217;uomo e la terra, è l&#8217;obiettivo primario di chi sente profondamente la responsabilità verso il futuro verso le generazioni che verranno e che hanno il diritto di ereditare dalle nostre un mondo non impoverito rispetto a quello che noi stessi abbiamo ereditato dai nostri padri. Il tema della Nuova Alleanza, enunciato con chiarezza nel libro di Ilya Prigogine e Isabelle Stengers, vede nella azione degli architetti, principali agenti di trasformazione della crosta terrestre, uno dei fattori decisivi per tradurre in realtà questa aspirazione, il solo grande ideale che abbiamo visto affacciarsi tra la fine del Novecento e l&#8217;inizio del nuovo millennio.<br />I volumi che la collana ospiterà indagheranno i nuovi strumenti che la tecnologia ha messo a disposizione della società per affrontare i problemi della Nuova Alleanza e le riflessioni teoriche che postulano un sostanziale cambiamento, la necessità di una nuova architettura capace di affrontare i problemi e le malattie della città contemporanea.<br />&#8220;Così la scienza&#8221;, hanno scritto Prigogine e la Stengers, &#8220;può ora pretendere di essere una scienza umana, una scienza fatta dall&#8217;uomo per un mondo umano. Nella nostra società, con il suo vasto spettro di conoscenze tecniche, la nostra scienza occupa la singolare posizione di ascolto poetico della natura &#8211; nel senso etimologico della parola, per cui un poeta è un artefice &#8211; cioè esplorazione attiva, manipolatrice e calcolatrice ma ormai capace di rispettare la natura che essa fa parlare. Fuori dal dialogo con la natura condotto dalla scienza classica, con la sua visione di una natura robotica, si è sviluppata una visione molto diversa, in cui proprio il fatto che noi interroghiamo la natura è parte dell&#8217;intrinseca attività della natura.&#8221;<br />Perché &#8211; ci chiediamo &#8211; anche l&#8217;architettura non può tornare scienza umana, capace di un ascolto poetico della natura, parte essa stessa dell&#8217;intrinseca attività della natura? La collana si propone di contribuire alla costruzione di una cultura della Nuova Alleanza.</p>
<p>nella stessa collana<br />Antonietta Piemontese e Rolando Scarano<br />ENERGIA SOLARE E ARCHITETTURA<br />il fotovoltaico tra sostenibilità e nuovi linguaggi<br />Paolo Portoghesi<br />Architettura e Memoria<br />James Steele<br />ARCHITETTURA E COMPUTER<br />azione e reazione nella rivoluzione del progetto digitale<br />Paolo Portoghesi e Rolando Scarano<br />L&#8217;ARCHITETTURA DEL MEDITERRANEO<br />Paolo Portoghesi e Rolando Scarano<br />L&#8217;ARCHITETTURA DEL SOLE</p>
<p>Alessandra Scarano <br />è dottore di ricerca in Composizione Architettonica e collabora attivamente in ricerche nazionali ed europee con il Dipartimento di Progettazione Architettonica e Ambientale dell&#8217;Università degli Studi di Napoli Federico II. Ha collaborato, inoltre, con il Dipartimento <br />di Conservazione e Storia dell&#8217;Architettura e con il Dipartimento Indaco <br />del Politecnico di Milano, nell&#8217;ambito di progetti cofinanziati dal Ministero dell&#8217;Università e della ricerca scientifica. <br />Opera nel Centro Regionale di Competenza INNOVA per lo sviluppo e il trasferimento dell&#8217;innovazione applicata ai beni culturali e ambientali della Regione Campania. Ha scritto articoli sulla rivista Abitare la Terra, diretta da Paolo Portoghesi e all&#8217;interno di INTBAU (International Network for Traditional Building, Architecture and Urbanism), patrocinato dal principe di Galles e finalizzato allo studio e al supporto dell&#8217;ambiente costruito tradizionale. <br />Dal 2002 svolge attività didattica nella facoltà di Architettura <br />di Napoli, ed è attualmente titolare di un contratto per attività didattiche integrative presso il Laboratorio di Progettazione Architettonica.</p>
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		<title>Identità e differenze nell&#8217;architettura del Mediterraneo</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/identita-e-differenze-nellarchitettura-del-mediterraneo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana La nuova alleanza: Architettura &amp; Ambiente diretta da Paolo Portoghesi e Rolando ScaranoIl bacino del Mediterraneo, da sempre considerato uno dei più grandi esempi di vivacità culturale, baricentro naturale di tante civiltà costantemente in dialogo tra loro, è oggi un'area dominata dall'assenza di ricerca di nuovi linguaggi che lascia spazio a trasformazioni che non ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana La nuova alleanza: Architettura &#038; Ambiente diretta da Paolo Portoghesi e Rolando Scarano</p>
<p>Il bacino del Mediterraneo, da sempre considerato uno dei più grandi esempi di vivacità culturale, baricentro naturale di tante civiltà costantemente in dialogo tra loro, è oggi un&#8217;area dominata dall&#8217;assenza di ricerca di nuovi linguaggi che lascia spazio a trasformazioni che non dialogano in alcun modo con il contesto storico e naturale nel quale si inseriscono, e che generano i &#8220;non-luoghi&#8221; e la mancanza di riconoscibilità di tante periferie metropolitane e della maggior parte dei complessi turistici. Basti pensare ai tanti insediamenti costieri della Spagna, della Francia o delle isole greche, che sradicano gli aspetti più particolari in cambio di ambienti artificiali e totalmente indifferenti al preesistente. I processi di &#8220;identificazione&#8221; e &#8220;orientamento&#8221; diventano sempre più difficili, poiché &#8220;l&#8217;insediamento, quale luogo entro la natura, non esiste più, né esistono i fulcri urbani come luoghi di vita in comune, o gli edifici come sotto-luoghi significativi, capaci di trasmettere sia individualità che appartenenza. Anche il rapporto con la terra e con il cielo è andato perduto. La maggior parte degli edifici moderni esiste in un &#8220;nulla&#8221; senza alcun rapporto con il paesaggio o con un insieme urbano coerente: una vita astratta, in una specie di spazio matematico-tecnologico, ove a malapena il sopra si differenzia dal sotto&#8221; (C. Norberg-Schulz). L&#8217;intensità delle modificazioni paesistiche operate negli ultimi decenni, ha determinato un&#8217;ulteriore perdita del legame con lo spazio e con il paesaggio, cancellando gli antichi riferimenti e le antiche memorie con il conseguente smarrimento per chi in esse si era identificato. A questa costante perdita di identità, si oppone la sempre più evidente ricerca di radici e certezze, sostenuta dalla necessità di riconoscere e riconoscersi nei luoghi abitati e dalla volontà di sviluppare un senso comune di appartenenza. Ecco dunque l&#8217;importanza della ricerca di parametri che permettano di definire le &#8220;soglie&#8221; entro le quali un ambiente costruito possa essere definito e percepito quale &#8220;mediterraneo&#8221;, ricerca che potrebbe portare all&#8217;elaborazione di nuovi linguaggi architettonici più sensibili ed aperti al dialogo con i contesti culturali e ambientali. Dove ricercare le matrici di questi nuovi linguaggi? Non converrà indagare i caratteri dell&#8217;appartenenza alla &#8220;matrice mediterranea&#8221; nei luoghi della città diffusa, delle campagne in via di urbanizzazione o delle estese periferie, in quanto troppo lontani dal sistema di condizioni che in passato permetteva agli insediamenti di svilupparsi in armonia con il contesto. Perché questi luoghi non subiscano ulteriori trasformazioni di &#8220;disurbanizzazione&#8221;, tendenti ad un&#8217;omologazione del costruito, essi devono acquisire nuovi valori che si ricolleghino a quelli che in passato hanno generato quel particolare &#8220;spirito dei luoghi&#8221; che definisce la &#8220;mediterraneità&#8221;. Maggiori sono le possibilità di indagare questi valori nei luoghi &#8220;minori&#8221;, nei piccoli centri, nelle isole. È infatti nei cosiddetti luoghi marginali che realtà materica &#8211; il paesaggio costruito &#8211; e vita &#8211; intesa come cultura, comportamenti, stati d&#8217;animo &#8211; restituiscono ancora una visione più vera e sincronica del rapporto uomo-ambiente. L&#8217;individuazione di caratteristiche e valori si configura come il necessario presupposto alla prefigurazione di nuove vie di qualificazione e di utilizzo delle risorse dei diversi paesaggi mediterranei, in particolare di quelli in via di omologazione: scoprendo modi di riattribuzione di significati ai segni presenti si potrà infatti ridare spessore alle diverse identità paesaggistiche e architettoniche mediterranee, articolando il nuovo come risposta ad un moderno sistema di bisogni e di valori, che si fondi sull&#8217;analisi e sulla comprensione delle dinamiche culturali che lo hanno generato, in una prospettiva di continuità fra passato e presente la cui importanza è oggi troppo spesso ignorata.</p>
<p>Alessandra Scarano  (Napoli, 1978) è dottore di ricerca in Composizione Architettonica e collabora attivamente in ricerche nazionali ed europee con il Dipartimento di Progettazione Architettonica e Ambientale dell&#8217;Università degli Studi di Napoli Federico II. Ha collaborato, inoltre, con il Dipartimento di Conservazione e Storia dell&#8217;Architettura e con il Dipartimento Indaco del Politecnico di Milano, nell&#8217;ambito di progetti cofinanziati dal Ministero dell&#8217;Università e della ricerca scientifica. Opera nel Centro Regionale di Competenza INNOVA per lo sviluppo e il trasferimento dell&#8217;innovazione applicata ai beni culturali e ambientali della Regione Campania. Ha pubblicato nella stessa collana il volume Luoghi e architetture del Mediterraneo: viaggiatori alla scoperta del genius loci; ha scritto articoli sulla rivista Abitare la Terra, diretta da Paolo Portoghesi e all&#8217;interno di INTBAU (International Network for Traditional Building, Architecture and Urbanism), patrocinato dal principe di Galles e finalizzato allo studio e al supporto dell&#8217;ambiente costruito tradizionale. Dal 2002 svolge attività didattica nella facoltà di Architettura di Napoli, ed è attualmente titolare di un contratto per attività didattiche integrative presso il Laboratorio di Progettazione Architettonica.</p>
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		<title>Roma città mediterranea</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/roma-citta-mediterranea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana La nuova alleanza: Architettura &amp; Ambiente diretta da Paolo Portoghesi e Rolando ScaranoQuali sono i caratteri della mediterraneità che Roma esprime? In che modo si manifesta la struttura urbana del territorio romano? Quali sono le dinamiche in atto, le relazioni, le articolazioni di questa capitale euromediterranea?L'esigenza di spostare l'ottica con cui osservare le formazioni ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana La nuova alleanza: Architettura &#038; Ambiente diretta da Paolo Portoghesi e Rolando Scarano</p>
<p>Quali sono i caratteri della mediterraneità che Roma esprime? In che modo si manifesta la struttura urbana del territorio romano? Quali sono le dinamiche in atto, le relazioni, le articolazioni di questa capitale euromediterranea?<br />L&#8217;esigenza di spostare l&#8217;ottica con cui osservare le formazioni urbane contemporanee e l&#8217;opportunità di ri-descrivere la metropoli diffusa sono alcune delle premesse che presiedono a una ricerca su Roma Contemporanea intesa come possibile Città Mediterranea. <br />Non la Roma dei Cesari, ridotta al turismo benculturalistico come funzione quasi monoculturale, né la Roma delle Plebi, né le molte altre città di Roma caratterizzate da diverse residenzialità. <br />Si è voluto piuttosto osservare, attraverso una rivalutazione dei paesaggi urbani e un&#8217;attenzione nei confronti delle molteplici centralità, quella città di Roma eterogenea, una non-forma di non-città, che comprende fasci infrastrutturali ed enclave naturalistiche, permanenze surreali di campagna-città e realissime emergenze architettoniche ed urbane. <br />Si è trattato di scansionare varie specie di paesaggi metropolitani di Roma come si presentano ad una descrivibilità tra l&#8217;analitico ed il meta-progettuale, in alcune campionature tipologicamente e criticamente significative, usando parametri non immediatamente architettonici o pianificatori, ma costruiti sulla esperienza stessa degli “attraversamenti” e delle svariate specie di spazi rintracciabili.<br />Se contemporaneo è ciò che comprende tutti insieme gli strati e i sensi della storia per rimetterli in gioco – laddove moderno è stato ciò che cancella il passato in una tabula rasa disponibile ad un puro futuribile – forse il momento è adatto a rileggere la città al di fuori delle modellistiche troppo forti e centrate che hanno spesso finora registrato errori e fallimenti.<br />Significa però che i principi di ordine e di abitabilità devono essere rinvenuti tra quelli ad essa appropriati e non necessariamente estrinseci. Significa probabilmente che una nozione contemporanea di città deve introiettare di nuovo un&#8217;idea di storicità, non semplicisticamente lineare e progressiva, ma costituita anche di discontinuità e disgiunzioni, di complessità e perfino complicazioni a volte irrisolvibili. <br />Quattordici “tasselli” di 1km x 1km costituiscono le aree campione studiate. Esse appartengono a quattro macrosistemi principali della città. Tre di essi corrispondono alle strutture topografiche, fisiche e antropiche primarie che hanno dato l&#8217;imprinting alla città e che ne hanno condizionato sviluppi e crescite: il Tevere, il sistema delle Mura Aureliane e delle infrastrutture radiali delle Consolari e il cuneo verde del Parco dell&#8217;Appia e del Parco degli Acquedotti. Il quarto macrosistema è quello dei “luoghi dello scambio”, ovvero di tutte quelle aree che trasversalmente interferiscono con le strutture primarie, determinando situazioni di conflitto e di scompaginamento dell&#8217;impianto originario. Queste coincidono spesso con le aree e i luoghi informi delle piazze contemporanee.<br />La tesi è che l&#8217;osservazione e la comprensione di questi fenomeni possa contribuire ad aggiornare gli strumenti d&#8217;intervento sulla città e quindi costruire nuove mappe aperte al progetto contemporaneo. </p>
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		<item>
		<title>L&#8217;architettura del Mediterraneo</title>
		<link>https://gangemi.com/prodotto/larchitettura-del-mediterraneo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana La nuova alleanza: Architettura &amp; Ambiente diretta da Paolo Portoghesi e Rolando ScaranoLuogo di confluenza, di contrasti e di conflitti ciclicamente affioranti il Mediterraneo, spazio tra le terre, unisce i popoli che lo circondano nella affinità delle radici e nella unità della sua storia. Una identità polare e composita, dunque, basata su fusioni, separazioni, ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana La nuova alleanza: Architettura &#038; Ambiente diretta da Paolo Portoghesi e Rolando Scarano</p>
<p>Luogo di confluenza, di contrasti e di conflitti ciclicamente affioranti il Mediterraneo, spazio tra le terre, unisce i popoli che lo circondano nella affinità delle radici e nella unità della sua storia. Una identità polare e composita, dunque, basata su fusioni, separazioni, intrecci, scambi, scorrerie, battaglie, che spesso tende, non ostante tutto, a ricomporsi, riconoscendo alla massa d&#8217;acqua un che di materno, che sfocia in una comune responsabilità. La ragione di questo libro, che sviluppa con straordinario impegno di ricerca i temi di un convegno svoltosi a Napoli, sta proprio nella condivisione, da parte degli studiosi che hanno risposto con passione al nostro appello, di questo senso di responsabilità. Il baricentro delle grandi trasformazioni epocali da tempo si è spostato, rispetto al mare che ha visto nascere al suo intorno le tre grandi tradizioni religiose monoteiste; ma è pur vero che alcuni dei problemi cruciali del nostro tempo hanno qui la loro collocazione geografica e il confronto Occidente e Oriente ha qui uno dei suoi “sensori” più delicati. Di fatti, fino a qualche decennio fa, sulle due sponde opposte del Mediterraneo vigevano, rispetto alla storia comune, due ottiche diverse. La vicenda delle crociate, interpretata ideologicamente, era la cartina di tornasole della incomprensione reciproca e della diffidenza, dura da eliminare. Oggi molto è cambiato e molti sono i sintomi di futuri ulteriori cambiamenti che favoriranno il dialogo e la ricerca in collaborazione. Lo dimostra il materiale raccolto per questo libro da studiosi delle due sponde con metodologie affini e tutte basate sul rigore filologico e sugli strumenti di un comune sapere. Si delinea all&#8217;orizzonte una stagione di “studi mediterranei” alimentata, senza distinzione di qualità, dalla cultura islamica e da quella occidentale; e non è per caso che uno dei terreni più fertili di incontro si sia rivelato quello della storia della città. Nel momento in cui, in tutto il mondo, la città attraversa una crisi di identità, l&#8217;area in cui la città stessa ha avuto origine e si è sviluppata in modo armonioso, sperimentando forme di aggregazione, gerarchie, partizioni, dimensioni e modelli spaziali i più diversi &#8211; ma sempre confrontabili con i bisogni e i desideri dei cittadini &#8211; può ancora insegnarci molte cose da utilizzare nel futuro. E&#8217; forse il respiro corale della città mediterranea il suo valore più alto, che manca di regola nella città moderna, il segreto da indagare, il valore su cui riflettere per dare atto di quel “senso di responsabilità” comune di cui è giusto parlare. I saggi qui raccolti contribuiscono a mettere a fuoco questo respiro corale, a ritrovarlo <br />in situazioni ed epoche diverse, come un crisma di mediterraneità.<br />Paolo Portoghesi</p>
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