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Liliana Guarino. Voces

Formato: 22 x 24 cm

Legatura: Filorefe

Pagine: 32

Anno edizione: 2005

ISBN: 9788849208412

EAN: 8849208413

UB. INT. : T463B V13e V92g

Contenuto

Catalogo della Mostra alla Galleria d’Arte Moderna Le Ciminiere, Catania

Cercare continuamente i valori della vita. Chiedersi il perché dell’esistenza umana. Dialogare intensamente con Chi ci ha creati e messi al mondo, per farci conoscere ogni giorno il Suo progetto di amore per l’uomo.
L’arte di Liliana Guarino sta solo apparentemente sulle tele, si esprime soltanto in parte con i pennelli, comunica appena in superficie con i colori. Ma se si osservano attentamente le sue opere, si scopre il linguaggio dell’anima, che travalica ogni definizione artistica, ogni tentativo di inquadramento in questa o in quella corrente pittorica.
È per questo che l’arte di Liliana Guarino è innanzitutto vocazione, è stimolo spirituale ancor prima che impulso artistico o primitivo istinto di lasciare traccia di sé nei cataloghi e nelle mostre.
La Galleria d’arte moderna del nostro centro culturale e congressuale Le Ciminiere si pregia, pertanto, di ospitare le composizioni materiche di quest’artista, “scultrice” di tele (per l’intensità dei colori e delle tecniche utilizzate, a cominciare dall’olio) e pittrice dell’anima.
Già dal titolo della mostra, “Voces”, si comprende, quindi, quale sia il sentiero tracciato dai suoi quadri, una trentina fra Deposizione, Crocifissione, Sindone, per riallacciarsi, in percorsi astratti, al filo conduttore dell’amore: quello di una madre per un figlio, quello di Dio per l’uomo, quello di una pittrice per la propria vita. E quello di chi vuol parlare, comunicare attraverso la propria vocazione, che per molti si traduce in preghiera.

On. Raffaele Lombardo
Presidente della Provincia Regionale di Catania

L’arte come metafora

Prima di concludere il mandato di Soprintendente per i beni culturali e ambientali di Ragusa, vincendo l’agguerrita concorrenza di un altro soggetto pubblico siciliano parimenti motivato, riuscii a far giungere nell’ex convento dei Padri Mercedari di Modica, nel centenario dalla nascita, acquisendolo dal figlio Alessandro, il poliedrico “archivio” di Salvatore Quasimodo, che una legge regionale del 1996 vuole costituisca, in locali comunali, l’Archivio Biblioteca Salvatore Quasimodo, esposto quest’anno a Stoccolma, ove il poeta è stato insignito nel 1959 del Nobel per la letteratura. Modica volle sottolineare l’evento con alcune manifestazioni celebrative, in una delle quali ebbi occasione di conoscere Liliana Guarino, che non da molto aveva deciso di tornare a dedicarsi alla pittura.
Pochi giorni dopo, in pausa pranzo, appresi dalla radio di un bar del centro di Ragusa, davanti a una granita di mandorle tostate, che il World Trade Center stava per disfarsi nel Ground Zero.
Un big bang a rovescio, una “stella implosa nel suo buco nero” per volontà di supponenti dei ribaltati, non fonte di vita ma Trionfo della morte, che ha catturato cuori e menti e orientato l’energia creativa di molti artisti verso l’interpretazione e la rappresentazione di tanto orrore: un Urlo collettivo, manifesta consapevolezza dell’arte non promessa di libertà né dostojevskiana salvezza del mondo, ma testimone triste e tormentato della sofferenza dell’umanità.
Anche la pittura di Liliana Guarino, stoppata all’11 settembre, ha urlato, con strani stridori, drammi spettrali di lacerazioni e rovine, gemiti hanno scavato guanciali (2002) e pesanti deliri hanno sconvolto fronti di donne dolenti, pantere dalle sembianze umane salmodianti sacre cantilene storpiate e neri ippocampi scortanti folli zattere in grigi silenzi verso un epilogo crudele di Crocifissione universale (2003) … oltre il quale può esser solo Resurrezione.
Ground Zero è diventato il luogo simbolo di una rinnovata coscienza e da “sofferenza e dolore” dell’arte di Liliana – come “il seme, che il contadino affida alle zolle della terra, deve prima nascondersi, decomporsi e imputridire, per essere fecondo” – sono nate “nuove piante, nuove vite”: tra armoniosi intrichi e giochi circensi di personali arlecchini (2002), correnti di linfa sconosciuta, albe di notti d’amore, emozioni infantili, supremi bagliori di tenerezza, fiori d’ambra, lattescenti infusi d’astri, sciami di sogni indistinti (2003), rinnovando la speranza che “la bellezza salverà il mondo”, narrandone le meraviglie.
Così, dopo improbabili conflitti di civiltà o religione e improponibili guerre preventive, risorgano dal nostro Mediterraneo pratiche di accoglienza tra i popoli del nord e del sud del mondo e di rispetto e valorizzazione delle diversità culturali, opponendo pacifica resistenza all’appiattimento indotto dai processi di incalzante globalizzazione.
La Provincia Regionale di Catania – che l’Amministrazione in carica ha indicato “euromediterranea”, volendo caratterizzare sulla centralità geopolitica che la contraddistingue il proprio programma – rivendica protagonismo in questa direzione e nella prospettiva dell’imminente attivazione (2010) della Zona di Libero Scambio Euromediterranea, frontiera politica di questo secolo, il cui primo pensiero, in tempo di guerra fredda, fu di un poeta della politica della stessa terra di Quasimodo e Liliana, Giorgio La Pira, di cui pure abbiamo da poco commemorato il centenario dalla nascita.

arch. Gesualdo Campo
Assessore alle Politiche Culturali della Provincia Regionale di Catania

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