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L’imperatore e la notte

Formato: 12 x 20 cm

Legatura: Filorefe

Pagine: 358

Anno edizione: 1988

ISBN: 9788874482023

EAN: 8874482027

UB. INT. :

Contenuto

Fulgore e morte come nel leopardiano duello di Moda e Morte si incontrano nel barocco di Emilio Argiroffi: lo splendore e la pienezza, e il vuoto. Dietro le forme corre il ghigno spaventoso della morte. Anche in questa poesia la malinconia della fine e il ritmo dionisiaco si intrecciano costantemente, l’idea drammatica della morte nella sua massima punta, i forni crematori, il disfacimento fisico e l’esaltazione della fisicità.
La duplice verità che ancora una volta rimanda ad Averroè e alla teoria della doppia verità si intreccia costantemente nel testo. Il testo diviene il campo di questa divisione grandiosa, il senso impudico della fisicità e il canto funebre della sua fine.
Soprattutto l’elemento basso unito alla costruzione simbolica crea una dimensione interessante di pastiche, un’alternanza singolare di momenti, una dilazione del ‘sublime’ nell’improvvisa caduta del ‘tono’.
Una simile poesia è totalmente interprete della modernità, in quanto essa è summa del passato e preludio del futuro, la modernità come velo dell’apparenza e perduta malinconia di essa, mistero e sospensione confine, il classico filo nietzschiano sospeso sull’abisso su cui passa il saltimbanco destinato alla morte.
Ma anche in questa condizione di sospensione e di ansia il testo è canto, è testimonianza dell’anima della parte nobile dell’uomo, quella di cui l’imperatore Adriano diceva: Animula vagula blandela, comes corporis. Proprio questi versi tremuli e forti si attagliano a sigla completa di questa sconvolgente poesia.

EMILIO ARGIROFFI, medico e senatore, oltre che le monografie scientifiche «La condizione medica e umana delle raccoglitrici di olive» e «Fare un ospedale in Calabria», vanno ricordati i numerosi saggi di politica sanitaria ed ecologia e i 400 interventi parlamentari e in convegni internazionali. Ma Argiroffi, pittore e operatore culturale, è soprattutto poeta, come dimostrano «Madrigale siciliano con alfabeti e tamburi», «I grandi serpenti miei amici», «Epicèdio per la Signora che si allontana», «Le stanze del Minotauro», «Il cimento della parola sconosciuta».

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