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Sociologia n.3/2025
A cura di: Bixio Andrea
Autori: Marchetti Maria Cristina, Moro Giovanni, Guerra Alessandro, Bevilacqua Stefania Adriana, Allegri Giuseppe, Valente Michaela, Spina Ferdinando, Iagulli Paolo, Corso Lucia, Ridolfi Giorgio, Diotallevi Luca, Punzi Corrado, Merler Alberto, Pascali Michelangelo, Limoccia Leandro, Corradi Valerio, Antonilli Andrea, Di Tommaso Gaetano, Romualdi Iolanda, Berzano Luigi
Mamma Leonessa
Prosa in rima
Autori: Repaci Leonida
Formato: 12 x 20 cm
Legatura: Filorefe
Pagine: 136
Anno edizione: 1984
ISBN: 9788874481279
EAN: 8874481276
UB. INT. : V21i
Contenuto
Nella metà degli anni ’70 Leonida Rèpaci pubblicava da Mondadori un’antologia dei suoi versi, concepita come un «racconto / poetico che segue il tracciato / di una vita». Questo carattere di poesia come racconto era del resto anticipato fin dal sottotitolo, così come il titolo, La parola attiva, lasciava immaginare lo spazio e il potenziale (anche) ideologico che bisognava riconoscere all’intervento. del poeta su alcuni momenti drammatici del nostro secolo, dai quali la raccolta derivava la sua impronta più connotativa. Sì, non mancavano i temi che svariavano dall’elegia tenue delle sette composizioni per Leto al canto commosso dei Frammenti con cui venivano rievocati personaggi ed episodi — rapidi abbozzi per bassorilievo — di quella storia di famiglia che s’intramerà alle vicende della monumentale saga dei Rupe, ma erano soprattutto le guerre e la Resistenza, il 25 Luglio e gli argomenti dei Poemetti civili a conferire al volume il suo tono più proprio, a dargli quel tanto di antigrazioso, di risentito, di aspro, che prendeva l’ispirazione nutrendosi delle cronache interne e internazionali.
Un tale nutrimento bisogna assumerlo anche a punto di partenza nel giudicare questa nuova raccolta; vale a dire che ancora una volta è nell’attitudine di Rèpaci all’intervento sui fatti del mondo — al versante magno dell’esistenza, con conseguente aggio del pubblico sul privato — che va riconosciuta la ragione fondamentale del suo essere poeta. Ancora una volta infatti dando alla pagina una struttura e un andamento narrativo, per lo più poematico prima che poetico, Rèpaci riversa in Mamma leonessa una carica polemica, spesso sarcastica, dissacratoria, una puntuta pietrosità perfino nell’abbandono al dolore, per cui non è facile accostarsi alla sua poesia senza essere colto dall’allarme che ti procura una coscienza vigile, e senza provare l’ammirazione che suscita una parola attiva, efficiente — la quale abbia ridotto al minimo i suoi margini di ambiguità e si sia gettata dietro le spalle i suoi veli più umbratili. In Rèpaci, la parola messa al servizio della poesia riacquista, e quasi esibisce, la sua buona salute, il suo senso pieno. E così il poeta. Restituito finalmente a una posizione frontale rispetto alle cose. Quindi senza obliquità di sorta. Ma inerme e spavaldo, magnificamente vinto e vincitore, come accade ogni volta che un poeta si riappropria del suo ruolo dinanzi alla vita e al mondo.
Antonio Altomonte
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