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UID 2017 – Territori e frontiere della Rappresentazione / Territories and frontiers of Representation

prenotazione Autore di stampa e fornitura di n. 20 estratti del proprio saggio e del pdf impaginato via email completo di copertina con titolo e ISBN

Autori: Aa.Vv.

Facing English text

Formato: 24 x 28,5 cm

Legatura: Filorefe

Pagine:

Anno edizione: 2017

ISBN:

EAN: Ge6085

UB. INT. :

Contenuto

Prenotazione Autore di stampa e fornitura di n. 20 estratti del proprio saggio e del pdf impaginato via email completo di copertina con titolo e ISBN

Con questa 39.ma edizione, il più importante convegno dell’Unione Italiana per il Disegno continua il suo itinerario tra sedi importanti per la storia della rappresentazione. Dopo Firenze, ove fu messa a punto la prospettiva, Napoli, che vanta una delle scuole di rappresentazione grafica più antiche e prestigiose d’Italia.

With this 39th edition, the most important convention of the UID continues its route through important headquarters for the history of representation. After Firenze, where perspective was created, Napoli, proud to have one of the oldest and most prestigious schools of graphic representation in Italy.

224 contributi, sottoposti a double blind peer review
224 papers, submitted to double blind peer review

I territori della rappresentazione sono numerosi – comprendendo quelli della scienza, della tecnologia, dell’arte nelle sue innumerevoli manifestazioni, ma anche quelli della pedagogia, dell’educazione, dell’insegnamento e dell’apprendimento – e vastissimi, se non addirittura sterminati. La rappresentazione dell’architettura e dell’ambiente non occupa che qualche capitolo della più generale questione della rappresentazione che interessa l’umanità e che comprende quella del corpo, dello spazio, della terra e delle sue caratteristiche, manifestazioni e fenomeni (geologia, flora, fauna, antropizzazione), delle idee, dell’immaginazione: in una parola, dell’universo mondo nel quale essi prendono corpo e si sviluppano.
In molti casi quei territori si intersecano, si sovrappongono e si intrecciano, in maniera non sempre facilmente comprensibile. Sono sconfinati, perché la rappresentazione non ha frontiere o, il che è lo stesso, se le si pongono, sono valicabili e dinamiche, spostabili continuamente.
Sovente al di là di esse si aprono nuovi spazi da coltivare, nuovi territori da fecondare e nei quali mettere alla prova la propria identità, con il rischio – o la fortuna, se ci si colloca in ampie prospettive temporali – di vederla trasformata. Il superamento delle frontiere è infatti il solo modo per proseguire un itinerario fruttuoso e significativo, evitando il rischio di permanere in una situazione statica, di stallo, che presto si tramuta in consunzione. Non a caso, «Oltre il confine» è stato il titolo del Salone Internazionale del libro di Torino 2017, il cui manifesto ufficiale aveva l’immagine di un libro che scavalca un muro di confine.
Nel nostro caso, si tratta di una riflessione che si colloca in un altro momento di snodo epocale, dopo la rivoluzione infografica della fine del secolo scorso e per effetto della sua affermazione.
Dopo la realtà virtuale e la realtà aumentata oggi si annuncia infatti la cosiddetta ‘realtà mista’: misteriosa invenzione sulla quale la startup Magic Leap di Rony Abovitz sta lavorando dal 2011, in Florida, con ingentissimi finanziamenti di capitali-rischio, provenienti pure da alcune delle maggiori imprese del mondo digitale. Dovrebbe essere presentata entro l’anno prossimo – ma Microsoft pensa addirittura di anticiparla, quest’autunno, con qualcosa di analogo – e dovrebbe aprire una nuova era nella rappresentazione informatizzata. Farà, infatti, a meno di computer, PC, smartphone e apparecchi simili, per utilizzare solo un casco di visualizzazione e un paio di occhiali, in grado di fare apparire uno schermo, delle dimensioni desiderate, e consentire di interagire con il mondo reale, inserendovi immagini di oggetti virtuali.
Nel contempo si annuncia pure un forte e decisivo impulso alla costruzione robotizzata di edifici, mediante software e attrezzature già in avanzata sperimentazione, per varie vie, al MIT (si pensi al DCP: Digital Construction Platform) e in alcune università californiane.
In questi scenari, meno futuristici di quel che si pensa, la rappresentazione perde qualsiasi aspetto di improvvisazione e approssimazione, per diventare sempre rigorosa, assolutamente precisa e inequivocabile: in grado di delineare – materialmente e immaterialmente – spazi (stellari, territoriali, urbani e architettonici), oggetti, opere d’arte e quant’altro possa essere fruibile visivamente.
Con questa prospettiva, anche il successivo Convegno annuale della UID (Milano 2018), centrato sulla rappresentazione tra materiale e immateriale, lascia ben sperare per riflessioni profonde e finalmente attuali.
In realtà, quest’anno il tema del Convegno avrebbe dovuto essere solo «frontiere della rappresentazione»; ma per il significato negativo che non pochi, nella pericolosa deriva che ha preso in termini di valori umani la cosiddetta società civile, attribuiscono al primo termine, alcuni hanno proposto di premettere ‘territori’. Ciò ha comportato un considerevole aumento delle proposte di paper, ma ridotto la possibilità di discutere, come sarebbe stato invece auspicabile, solo delle frontiere della rappresentazione.
Il titolo di UID Napoli 2017 delinea infatti una tematica molto ampia; in tal senso ha risposto in pieno all’esigenza, manifestasi con forza negli scorsi anni e alla quale già si rispose con il tema del Convegno di Firenze, di dare a tutti i colleghi dell’area la possibilità di inviare un contributo. Ha quindi consentito di continuare ad avere (come, per la prima volta, lo scorso anno a Firenze) un’ampia e significativa panoramica sulla produzione scientifica dell’intero settore scientifico-disciplinare.

The territories of representation are numerous – including the ones of science, technology, art and its manifestations, as well as pedagogy, education, teaching and learning – and broad, if not even boundless. Architectural and environmental representation is not more than a chapter of a broader question of representation that interests humanity and comprehends the one of bodies, of space, of earth and its characteristics, manifestations and phenomena (geology, flora, fauna, human colonization), of ideas, of imagination: in a word, the universe in which they were born and grown.
In several cases, such territories are entwined, overlapped and crossing, in a trend difficult to comprehend. Boundless, because representation has no frontiers or, which actually is the same thing, are crossable and dynamic, continuously movable. Often there are other spaces opened beyond it, to be cultivated, new territories to fertilize and in which to prove its identity, with the risk – or the fortune, if placed in broad temporal perspectives – to see it transformed.
Surpassing boundaries is perhaps the only way to pursue a fruitful and significant route, avoiding the risk of remaining in a static, stall situation that quickly turns in consumption. Not by chance, the title of the Salone Internazionale del Libro (International Book Fair) of Torino in 2017 was «Oltre il Confine» (Beyond Boundaries), the official manifesto of which had the image of a book that climbs over a border wall.
In our case, it is a thinking located in another greatly important crucial moment, after the computer generated images revolution at the end of the past century and for the effect of its affirmation.
After virtual reality and augmented reality, today in fact it is being announced the so called ‘mixed reality’: mysterious invention on which the start-up Magic Leap by Rony Abovitz is working still in 2011, in Florida, with great financing campaigns from venture capitals, and from some of the major digital companies. It should be presented next year – but Microsoft even thinks of anticipating it, this autumn, with something similar – and is meant to start a new era in the field of computer representation. In fact it will no longer need a PC, smartphone or other devices, but just a visualization helmet and an eyewear, capable of making a monitor appear (of the needed size) and to allow interaction with the real world, inserting virtual objects.
In the meantime, a strong impulse to robot construction has been announced, with software and devices in an advanced experimenting at this time, by the MIT (just think at the DCP) to east and other universities of the west coast.
In these scenarios, which are far less futuristic than you can think, representation loses any aspect of improvisation and approximation, to become much more rigorous, absolutely precise and unequivocal: capable of outlining – materially and non-materially – spaces (stellar, territorial, urban and architectural), objects, artworks and anything that can be “visually usable”.
With this perspective, the following UID convention (Milan 2018), focused on representation between material and non-material, gives good hope for profound and (finally) topical thinking.
Actually the theme of this year’s conventions was meant to be only «the frontiers of representation»; but for the negative meaning that not few people, in the dangerous drift that the so called “civil society” gained in terms of human values, attribute to the term, some have proposed to broach with ‘territories’. This lead to a considerable increase in papers, but decreased the possibility of arguing about, as otherwise would have been desirable, only the frontiers of representation.
The title of UID Napoli 2017 outlines in fact a very broad topic; in this sense, it fulfilled the exigency, strongly manifested in the last years and to which a partial response was given with the topic of Firenze, to give all the fellows from the scientific-disciplinary area the possibility of submitting. Therefore, it allowed to keep on having (as, for the first time, last year in Firenze) a broad and significant sight over the scientific

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